Hytrin® BPH

Composizione

Principi attivi

Terazosinum ut terazosini hydrochloridum.

Sostanze ausiliarie

Hytrin BPH da 1 mg: lactosum monohydricum 128,56 mg, maydis amylum, talcum purificatum, magnesii stearas.

Hytrin BPH da 2 mg: lactosum monohydricum 127,28 mg, maydis amylum, talcum purificatum, magnesii stearas, E 104.

Hytrin BPH da 5 mg: lactosum monohydricum 123,07 mg, maydis amylum, talcum purificatum, magnesii stearas, ferri oxidum (E 172).

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Compresse da 1 mg (bianche), 2 mg (gialle) e 5 mg (marroni) di terazosina.

Indicazioni/possibilità d’impiego

Trattamento sintomatico dei disturbi della minzione nelliperplasia prostatica benigna (BPH).

Posologia/impiego

Il trattamento con Hytrin BPH deve sempre iniziare con una dose bassa che va aumentata gradualmente, cioè con la confezione starter.

Di regola, le compresse devono essere assunte al mattino, preferibilmente sempre alla stessa ora. In determinate situazioni, le compresse possono essere assunte anche in un orario diverso. Se, in casi eccezionali, le compresse devono essere assunte alla sera, occorre tuttavia ricordare che alcuni effetti indesiderati importanti (forte riduzione della pressione arteriosa ecc.) non vengono rilevati durante il sonno.

I sintomi migliorano solo dopo due settimane circa dall’inizio della terapia (cfr. «Proprietà/effetti»).

In genere, si consiglia di procedere come segue:

Dose iniziale

La prima dose di Hytrin BPH non deve superare 1 mg e va assunta poco prima di coricarsi.

Per ridurre il rischio di ipotensione acuta, è importante attenersi scrupolosamente a questa raccomandazione. A questo scopo, va utilizzata la confezione starter (7 compresse da 1 mg più 7 compresse da 2 mg), destinata all’inizio della terapia.

Le compresse da 1 e 2 mg servono principalmente a evitare il cosiddetto «effetto della prima dose» e in genere non sono dosi terapeutiche.

Dose di mantenimento

Fino al raggiungimento della dose di mantenimento abituale, pari a 5-10 mg al giorno, la dose di Hytrin BPH va aumentata a intervalli settimanali.

La dose massima giornaliera non deve superare 20 mg (4 compresse da 5 mg).

Se la terapia con Hytrin BPH è stata interrotta per diversi giorni o più, occorre riprendere con la dose più bassa, cioè con la confezione starter.

Istruzioni posologiche speciali

Pazienti anziani

Non sono disponibili dati sulla farmacocinetica nei pazienti anziani. A causa della maggiore predisposizione dei pazienti anziani all’ipotensione ortostatica, il trattamento con Hytrin BPH in questa fascia di età richiede tuttavia una titolazione particolarmente prudente della dose, soprattutto in caso di malattie di base predisponenti o trattamenti concomitanti.

Bambini e adolescenti

Le compresse Hytrin BPH non trovano alcuna indicazione in questa fascia di età.

Disturbi della funzionalità renale

Non è necessario alcun adeguamento della dose nei pazienti con compromissione della funzionalità renale (cfr. «Farmacocinetica»).

Disturbi della funzionalità epatica

La farmacocinetica della terazosina non è stata studiata in pazienti con compromissione della funzionalità epatica. Tuttavia, poiché la terazosina viene ampiamente metabolizzata a livello epatico, i pazienti con insufficienza epatica lieve o moderata (Child Pugh A e B) devono essere trattati sempre con particolare cautela (cioè con una titolazione particolarmente prudente della dose). In caso di insufficienza epatica grave (Child Pugh C), l’uso della terazosina è sconsigliato (cfr. anche «Farmacocinetica»).

Uso concomitante di diuretici e altri antipertensivi

Se si inizia de novo una terapia con Hytrin BPH in un paziente trattato con diuretici o altri antipertensivi, la titolazione della dose richiede particolare cautela, a causa del maggior rischio di ipotensione.

Se in un paziente in trattamento con Hytrin BPH si avvia de novo un trattamento antipertensivo, può essere necessaria una nuova impostazione della dose di Hytrin BPH.

Controindicazioni

§Sincopi minzionali all’anamnesi

§Uso concomitante di altri alfabloccanti

§Ipersensibilità nota ad altri antagonisti dei recettori alfa-adrenergici

§Ipersensibilità al principio attivo o a una delle sostanze ausiliarie

Avvertenze e misure precauzionali

Rischio di ipotensione

Come altri alfabloccanti, la terazosina può indurre un’ipotensione clinicamente rilevante con stordimento e capogiro, in particolare ipotensione ortostatica (sintomatica o asintomatica), talvolta fino alla sincope. Il rischio di ipotensione ortostatica sussiste soprattutto in posizione eretta o in caso di brusco cambio di posizione (ad es. rapido passaggio alla posizione eretta). Non comunemente, un evento di questo tipo può essere preceduto da una marcata tachicardia sopraventricolare, con frequenza cardiaca fino a 120-160 battiti al minuto. I dati disponibili indicano che il rischio di ipotensione ortostatica sussiste soprattutto nell’ora successiva all’assunzione.

L’ipotensione si manifesta soprattutto dopo l’assunzione della prima dose o di una delle prime dosi, talvolta anche in occasione della prima assunzione dopo l’aumento della dose. Un effetto simile può verificarsi anche in caso di assunzione irregolare e quando si riprende la terapia dopo averla interrotta. All’inizio della terapia e dopo un’interruzione del trattamento per diversi giorni o più, sono pertanto necessari controlli regolari della pressione arteriosa (in posizione seduta ed eretta). Per ridurre il rischio di ipotensione, all’inizio della terapia è importante seguire scrupolosamente le raccomandazioni per l’aumento graduale della dose, come descritto nella rubrica «Posologia/impiego». Quando, dopo la fase iniziale del trattamento, la pressione arteriosa si è stabilizzata, un improvviso calo pressorio si verifica raramente, mentre può sempre comparire una moderata ipotensione.

Il paziente deve essere informato dei possibili sintomi di ipotensione ortostatica (quali sensazione di debolezza, sudorazione, capogiro, stanchezza). In caso di segni di ipotensione, il paziente deve sdraiarsi fino alla completa regressione dei sintomi. In caso di collasso, è opportuno posizionare il paziente con la testa abbassata e le gambe sollevate. In caso di necessità, vanno avviate altre misure di supporto.

Se la terapia è stata interrotta per diversi giorni o più, il trattamento deve essere ripreso con la posologia iniziale seguita dalla titolazione della dose, per prevenire reazioni ipotensive.

Nelle seguenti situazioni, il rischio di ipotensione ortostatica è aumentato. Pertanto, la terapia con terazosina in questi gruppi di pazienti e in queste situazioni richiede particolare cautela, un’opportuna titolazione della dose e controlli regolari della pressione arteriosa, soprattutto all’inizio del trattamento:

·pazienti anziani

·pazienti con ipotensione ortostatica all’anamnesi: in questi pazienti, la prima dose deve essere assunta sotto monitoraggio della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa.

·pazienti che in passato hanno presentato ipotensione marcata dopo l’uso di un altro antagonista dei recettori alfa-1-adrenergici.

·trattamento concomitante con antipertensivi, nitrati, diuretici o altri medicamenti che abbassano la pressione arteriosa (cfr. «Interazioni»).

Se in un paziente in trattamento con terazosina si inizia de novo una terapia antipertensiva, la dose di terazosina deve essere ridotta. Eventualmente può essere necessario sospendere temporaneamente la terazosina e riprendere con una nuova titolazione della dose.

Se in un paziente in trattamento con antipertensivi si inizia de novo una terapia con terazosina, la dose dell’antipertensivo deve essere temporaneamente ridotta e si deve procedere a una nuova regolazione della pressione arteriosa.

·disturbi sintomatici o asintomatici della perfusione cerebrale all’anamnesi: in caso di calo pressorio, in questi pazienti possono manifestarsi disturbi cerebrali ischemici, quali TIA o ictus ischemico.

·cardiopatia coronarica: nei pazienti con cardiopatia coronarica, il trattamento specifico dell’insufficienza coronarica deve proseguire. A questo proposito, occorre ricordare che l’uso concomitante di nitrati e terazosina può potenziare il rischio di ipotensione. Poiché un calo pressorio rapido o marcato può portare a un peggioramento dell’angina pectoris, il paziente deve essere strettamente monitorato. In caso di nuova comparsa o peggioramento dei sintomi di angina pectoris, il trattamento con Hytrin deve essere interrotto.

·trattamento concomitante con inibitori della 5-fosfodiesterasi: il trattamento concomitante può indurre ipotensione sintomatica. Per ridurre al minimo il rischio di ipotensione ortostatica, il paziente deve ricevere una dose stabile di terazosina prima dell’inizio del trattamento con un inibitore della 5-fosfodiesterasi.

·Inoltre, a causa dell’effetto vasodilatatorio della terazosina, è richiesta particolare cautela in presenza delle seguenti patologie cardiache:

oinsufficienza cardiaca sinistra con bassa pressione di riempimento

oinsufficienza cardiaca ad alta gittata

oedema polmonare a seguito di stenosi aortica o mitralica

oinsufficienza cardiaca destra a seguito di embolia polmonare o versamento pericardico

Sindrome delliride a bandiera intraoperatoria

La sindrome delliride a bandiera intraoperatoria è stata osservata durante interventi chirurgici oculistici (cataratta e glaucoma) in alcuni pazienti in trattamento o trattati in passato con antagonisti dei recettori alfa-1-adrenergici. Questo tipo di costrizione della pupilla (sindrome della pupilla stretta) è caratterizzato da uniride flaccida che ondeggia in risposta allirrigazione intraoperatoria, da una miosi intraoperatoria progressiva nonostante la dilatazione preoperatoria con midriatici standard e da un potenziale prolasso delliride verso le incisioni eseguite per la facoemulsificazione. Loculista deve essere preparato alla possibilità di modificare la propria tecnica chirurgica (ad esempio, utilizzando divaricatori delliride, anelli di dilatazione delliride o sostanze viscoelastiche). Linterruzione dellantagonista del recettore alfa-1-adrenergico prima dellintervento chirurgico sembra non offrire alcun beneficio. Tuttavia, si raccomanda di non avviare un trattamento con terazosina se è in programma poco dopo un intervento chirurgico oculistico.

Altre misure precauzionali

A causa del metabolismo epatico, il medicamento deve essere usato sempre con cautela in pazienti con disturbi preesistenti della funzionalità epatica.

Il trattamento con terazosina per un massimo di 24 mesi non ha avuto effetti significativi sulla concentrazione sierica dell’antigene prostatico specifico (PSA).

Lattosio

Hytrin BPH contiene lattosio; i pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit totale di lattasi, o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere questo medicamento.

Interazioni

Con la terazosina non sono stati condotti studi specifici di interazione farmacocinetica.

Antipertensivi e diuretici

In caso di associazione con antipertensivi, è prevedibile un potenziamento dell’effetto antipertensivo. Questo effetto è stato osservato, ad es., con ACE-inibitori, betabloccanti, calcioantagonisti e diuretici tiazidici. Sono state osservate interazioni clinicamente rilevanti (stordimento e sintomi simili) soprattutto in caso di uso concomitante con ACE-inibitori e diuretici.

Nei pazienti trattati contemporaneamente con antipertensivi, la dose dell’antipertensivo deve essere eventualmente modificata in base alla dose di Hytrin BPH (cfr. «Posologia/impiego», sezione «Istruzioni posologiche speciali»).

Inibitori della PDE-5

Dopo l’uso concomitante di terazosina e inibitori della 5-fosfodiesterasi (PDE-5) è stata segnalata ipotensione.

Gravidanza, allattamento

Hytrin BPH è destinato esclusivamente al trattamento degli uomini.

Non sono disponibili dati sul passaggio della terazosina dallo sperma al feto.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull’impiego di macchine

La terazosina ha un effetto marcato sulla capacità di guidare veicoli o sulla capacità di utilizzare macchine.

Pertanto, soprattutto all’inizio della terapia e durante l’aumento della dose, il paziente deve rinunciare a guidare veicoli e ad esercitare attività pericolose finché non è nota la sua risposta al medicamento. Questo vale in particolare in caso di assunzione contemporanea di alcol.

Effetti indesiderati

L’effetto indesiderato più grave osservato con l’uso di alfabloccanti è la reazione ipotensiva (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

In studi clinici controllati verso placebo e durante la sorveglianza post-marketing, sono stati segnalati i seguenti effetti indesiderati:

Le frequenze sono definite come segue:

molto comune (≥1/10); comune (1/100, <1/10); non comune (1/1000, <1/100); raro (1/10000, <1/1000), molto raro (<1/10000); non nota (basata prevalentemente su segnalazioni spontanee della sorveglianza post-marketing, la frequenza esatta non può essere definita).

Infezioni ed infestazioni

Non nota: infezioni delle vie urinarie

Patologie del sistema emolinfopoietico

Non nota: trombocitopenia.

In studi clinici controllati, è stata inoltre riscontrata una riduzione lieve, ma statisticamente significativa, dell’ematocrito, dell’emoglobina, dei leucociti, delle proteine totali e dell’albumina. Questi risultati sono indicativi di una possibile emodiluizione.

Disturbi del sistema immunitario

Raro: eruzione cutanea generalizzata, anafilassi

Non nota: reazioni di ipersensibilità inclusi angioedema e pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP)

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Raro: aumento del peso corporeo

Disturbi psichiatrici

Non comune: riduzione della libido

Non nota: depressione

Patologie del sistema nervoso

Molto comune: capogiro (11%)

Comune: stordimento, cefalea, sonnolenza, parestesie

Patologie dellocchio

Comune: disturbi della vista, ambliopia

Non nota: sindrome dell’iride a bandiera intraoperatoria (IFIS; cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»)

Patologie cardiache

Non comune: palpitazioni, tachicardia

Raro: angina pectoris

Non nota: fibrillazione atriale, aritmie

Patologie vascolari

Comune: ipotensione ortostatica

Non comune: ipotensione, sincopi

Non nota: vasodilatazione

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Comune: congestione nasale, rinite, sinusite, dispnea

Non nota: aumento della tosse

Patologie gastrointestinali

Comune: nausea

Non nota: flatulenza, secchezza della bocca, stipsi, diarrea

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Non nota: eruzione cutanea, prurito

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Non nota: artralgie, artrite

Patologie renali e urinarie

Non nota: aumento della frequenza minzionale

Patologie dellapparato riproduttivo e della mammella

Comune: impotenza

Non nota: priapismo

Patologie generali

Comune: astenia, edemi periferici

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l’omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

Il sovradosaggio di un alfabloccante come la terazosina può portare a ipotensione acuta potenzialmente grave. Se la somministrazione di Hytrin BPH porta a ipotensione acuta, è indicato innanzitutto un supporto cardiovascolare. La pressione arteriosa e la frequenza cardiaca possono in genere essere riportate a valori normali facendo sdraiare il paziente. Se questo accorgimento non è sufficiente, possono essere utilizzati espansori del volume plasmatico ed eventualmente vasopressori. Sono indicati controlli ed eventualmente un supporto della funzionalità renale. A causa del forte legame della terazosina alle proteine plasmatiche, è improbabile che la dialisi possa essere efficace.

Proprietà/effetti

Codice ATC

G04CA03

Gruppo farmacoterapeutico

Antagonisti dei recettori alfa-adrenergici

Meccanismo d’azione

Terazosina cloridrato, un derivato della chinazolina, è un inibitore competitivo dei recettori alfa-1-adrenergici. L’inibizione è selettiva e duratura.

Le analisi in vitro hanno dimostrato che la terazosina antagonizza la contrazione indotta dalla fenilefrina nel tessuto prostatico umano.

I sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna (BPH) sono in genere dovuti all’ingrossamento della prostata, ma anche a un aumento del tono della muscolatura liscia del collo vescicale e della prostata stessa, che viene regolato dai recettori alfa-1-adrenergici. L’inibizione dei recettori alfa-1-adrenergici può avere un effetto urodinamico favorevole nei pazienti con ostruzione cronica del collo vescicale, come avviene ad es. nella BPH.

Farmacodinamica

Cfr. «Meccanismo d’azione».

Farmacodinamica di sicurezza

Negli studi sugli animali e nell’essere umano, la terazosina riduce la resistenza periferica totale e la pressione arteriosa, senza modificare in misura rilevante il volume sistolico la frequenza cardiaca.

Durante la terapia con terazosina, si osserva una tendenza all’aumento di peso.

 

Efficacia clinica

Negli studi clinici, con la terazosina è stato osservato un miglioramento della sintomatologia clinica e dell’urodinamica nei pazienti con BPH. Il miglioramento dei sintomi clinici è comparso in genere due settimane circa dopo l’inizio della terapia. Un aumento significativo del flusso urinario è stato riscontrato solo dopo un trattamento di 1-2 mesi.

Farmacocinetica

Assorbimento

Dopo somministrazione orale, la terazosina viene ben assorbita e la biodisponibilità assoluta è dell’80-100%.

La Cmax della base libera viene raggiunta dopo circa un’ora. L’assunzione prima, durante o dopo i pasti non ha alcun effetto sulla biodisponibilità.

Nell’intervallo di dose di 2-10 mg, la terazosina presenta una cinetica di assorbimento lineare.

Distribuzione

La terazosina è legata per il 90-94% circa alle proteine plasmatiche. Il legame con le proteine è indipendente dalla concentrazione totale del principio attivo. Il volume di distribuzione è di circa 25-30 litri.

Metabolismo

La terazosina viene ampiamente metabolizzata. I metaboliti principali della terazosina si formano tramite idrolisi ammidica, O-demetilazione e successiva coniugazione.

Eliminazione

L’emivita di eliminazione media è di circa 12 ore. La terazosina viene escreta per il 40% con le urine e per il 60% con le feci. Il 30% della dose somministrata viene escreto sotto forma di terazosina immodificata, di cui il 10% con le urine e il 20% con le feci.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Pazienti anziani

Non sono disponibili dati sulla farmacocinetica della terazosina nei pazienti di età ≥ 65 anni.

Insufficienza renale

La farmacocinetica della terazosina non viene pressoché alterata dall’insufficienza renale.

Insufficienza epatica

La farmacocinetica della terazosina non è stata studiata in pazienti con insufficienza epatica. In caso di insufficienza epatica grave si prevede, in teoria, una riduzione della clearance al 40% circa (cfr. «Posologia/impiego», sezione «Istruzioni posologiche speciali»).

Dati preclinici

Potenziale mutageno e cancerogeno

Dagli studi in vitro e in vivo sul potenziale mutageno non sono emersi segni di un potenziale effetto genotossico della terazosina.

Gli studi a lungo termine sul potenziale cancerogeno hanno evidenziato un aumento del tasso di feocromocitomi benigni della midollare surrenale soltanto nei ratti maschi che avevano ricevuto la dose massima di 250 mg/kg/d di terazosina. Dopo somministrazione di 8 e 40 mg/kg/d di terazosina e nei ratti femmina, non si è osservato alcun aumento della frequenza di tumori. Dagli studi a lungo termine condotti su topi ai quali erano stati somministrati al massimo 32 mg/kg/d di terazosina, non sono emersi segni di potenziale cancerogeno.

Tossicità riproduttiva

Gli studi sulla fertilità condotti nel ratto hanno mostrato tassi ridotti di gravidanze dopo somministrazione orale di 30 e 120 mg/kg/d di terazosina, ma non con 8 mg/kg/d. Il peso e la morfologia non sono risultati alterati, al contrario dell’atrofia testicolare osservata dopo somministrazione a lungo termine, e la densità degli spermatozoi negli strisci vaginali è apparsa ridotta.

Dosi materne tossiche di terazosina hanno portato a un aumento dei riassorbimenti fetali nel ratto e nel coniglio. Dopo somministrazione di 60 mg/kg/d di terazosina nel ratto e 22 mg/kg/d di terazosina nel coniglio, non sono stati osservati effetti teratogeni o embriotossici.

Nel ratto, la somministrazione orale di terazosina in fase peri e postnatale ha portato a un aumento della mortalità post-partum alla dose massima di 120 mg/kg/d, mentre 8 e 30 mg/kg/d non hanno indotto alcun effetto negativo.

Altre indicazioni

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Indicazioni particolari concernenti l’immagazzinamento

Conservare Hytrin BPH a temperatura ambiente (15–25 °C) e fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell’omologazione

52342 (Swissmedic)

Confezioni

Hytrin BPH, 1 mg e 2 mg: confezione starter con 7 compresse da 1 mg e 7 compresse da 2 mg (B)

Hytrin BPH, 5 mg: confezioni da 20 e 60 compresse (B)

Titolare dell’omologazione

Advanz Pharma Specialty Medicine Switzerland GmbH, Zürich

Stato dell’informazione

Luglio 2025