Zavedos®
Pfizer AG
Composizione
Principi attivi
Idarubicini hydrochloridum.
Sostanze ausiliarie
Zavedos, capsule rigide
Cellulosum microcristallinum, glyceroli mono/dipalmitas/stearas, gelatina, titanii dioxidum, ferrum oxidatum rubrum, lacca, propylenglycolum, ferrum oxidatum nigrum, kalii hydroxidum, ammoniae solutio concentrata.
Zavedos Solution, concentrato per soluzione per infusione
Glycerolum, acidum hydrochloridum, aqua ad iniectabile.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
Capsula rigida
Capsula rigida da 5 mg: 1 capsula rigida contiene 5 mg di idarubicina cloridrato.
Capsula di gelatina dura di colore rosso-arancione(contiene polvere di colore arancione) con impresso «IDARUBICIN 5» in nero.
Capsula rigida da 10 mg: 1 capsula rigida contiene 10 mg di idarubicina cloridrato.
Capsula di gelatina dura di colore rosso-arancione e bianco (contiene polvere di colore arancione) con impresso «IDARUBICIN 10» in nero.
Concentrato per soluzione per infusione
Per uso endovenoso.
Concentrato per soluzione per infusione da 5 mg: 1 flaconcino da 5 ml contiene 5 mg di idarubicina cloridrato, equivalenti a 1 mg/ml. Soluzione limpida di colore rosso-arancione.
Concentrato per soluzione per infusione da 10 mg: 1 flaconcino da 10 ml contiene 10 mg di idarubicina cloridrato, equivalenti a 1 mg/ml. Soluzione limpida di colore rosso-arancione.
Concentrato per soluzione per infusione da 20 mg: 1 flaconcino da 20 ml contiene 20 mg di idarubicina cloridrato, equivalenti a 1 mg/ml. Soluzione limpida di colore rosso-arancione.
Indicazioni/Possibilità d'impiego
Zavedos Solution (somministrazione endovenosa)
·Leucemia mieloide acuta in combinazione con altri citostatici.
·Leucemia linfocitica acuta come medicamento di riserva in combinazione con altri citostatici.
Zavedos, capsule rigide
·Induzione della remissione nella leucemia mieloide acuta all'interno di schemi terapeutici combinati attenuati nel trattamento di pazienti anziani. Le capsule rigide devono essere utilizzate solo quando la somministrazione endovenosa non è possibile per ragioni mediche (ad es. cattive condizioni delle vene) o psicologiche (ad es. rifiuto della terapia e.v.). Non devono essere utilizzate per la terapia palliativa.
·Trattamento del carcinoma mammario in stadio avanzato dopo il fallimento della chemioterapia di «prima linea» senza antracicline nei pazienti per cui è indicata la terapia con antracicline ma in cui la somministrazione endovenosa non è possibile per ragioni mediche, psicologiche o sociali.
Posologia/Impiego
Il medicamento deve essere utilizzato solo sotto la supervisione di ematologi/oncologi esperti in chemioterapia.
Somministrazione endovenosa
La somministrazione avviene dopo l'iniezione del concentrato in un'infusione di NaCl 0.9% in corso (per informazioni sulla preparazione e la somministrazione della soluzione per infusione cfr. «Altre indicazioni/indicazioni per la manipolazione»).
Leucemia mieloide acuta (negli adulti e negli adolescenti a partire dai 14 anni)
·Terapia combinata: il dosaggio è di 12 mg/m2 di idarubicina cloridrato al giorno somministrati per via e.v. per un periodo di 3 giorni in combinazione con citarabina. In alternativa si possono somministrare anche 8 mg/m2 di idarubicina cloridrato al giorno per via e.v. per un periodo di 5 giorni.
·Monoterapia: il dosaggio è di 8 mg/m2 di idarubicina cloridrato al giorno somministrati per via e.v. per un periodo di 5 giorni.
Zavedos è indicato per l'induzione della remissione (normalmente 1-2 cicli).
Leucemia linfocitica acuta (medicamento di riserva; negli adulti, negli adolescenti e nei bambini)
Negli adulti il dosaggio è di 12 mg/m2 di idarubicina cloridrato al giorno somministrati per via e.v. per un periodo di 3 giorni e nei bambini è di 10 mg/m2 di idarubicina cloridrato al giorno somministrati per via e.v. per un periodo di 3 giorni.
Somministrazione orale
Le capsule rigide devono essere assunte con un po' d'acqua e con un pasto leggero. Prima dell'assunzione occorre accertarsi che le capsule rigide siano intatte. Non devono essere succhiate, morsicate o masticate e nemmeno aperte. Occorre prestare attenzione a non inalare la polvere contenuta nelle capsule rigide (ad es. in caso di danneggiamento di una capsula rigida) e ad evitare il contatto con la pelle o le mucose. Qualora gli occhi, la cute e le mucose dovessero comunque venire a contatto con il contenuto delle capsule rigide, si dovrà sciacquare accuratamente con acqua la regione interessata.
Leucemia mieloide acuta (per l'induzione della remissione nel quadro di schemi terapeutici attenuati nei pazienti anziani)
Il dosaggio è di 15-30 mg/m² di idarubicina cloridrato somministrati nell'arco di 3 giorni consecutivi in combinazione con altri medicamenti ad azione antileucemica.
Carcinoma mammario in stadio avanzato
·Monoterapia: il dosaggio è di 45 mg/m2 di idarubicina cloridrato somministrati in un solo giorno o suddivisi in 3 giorni consecutivi (15 mg/m2/die). Il trattamento può essere ripetuto ogni 3-4 settimane.
·Terapia combinata: il dosaggio è di 35 mg/m2 di idarubicina cloridrato somministrati in un giorno in combinazione con ciclofosfamide orale.
Istruzioni posologiche speciali
Pazienti con disturbi della funzionalità epatica
In caso di disturbi della funzionalità epatica con valori di bilirubina di 1.2-2.0 mg/dl, in generale si raccomanda una riduzione della dose del 50%. Zavedos è controindicato in caso di gravi disturbi della funzionalità epatica (bilirubina >2.0 mg/dl).
Pazienti con disturbi della funzionalità renale
In caso di disturbi della funzionalità renale di grado da lieve a moderato, Zavedos deve essere usato con cautela. Zavedos è controindicato in caso di gravi disturbi della funzionalità renale (creatinina sierica >2.5 mg/dl).
Controindicazioni
·Ipersensibilità a idarubicina, ad altre antracicline, agli antracenedioni o a una qualsiasi delle sostanze ausiliarie.
·Grave insufficienza cardiaca (Grado III e IV).
·Recente infarto miocardico.
·Miocarditi acute.
·Gravi aritmie.
·Stomatite.
·Diatesi emorragica.
·Presenza di mielosoppressione.
·Precedente trattamento con dosi cumulative massime di idarubicina e/o di altre antracicline o antracenedioni.
·Infezioni attive.
·Grave insufficienza epatica (bilirubina >2.0 mg/dl).
·Grave insufficienza renale (creatinina sierica >2.5 mg/dl).
·Uso orale nei bambini e negli adolescenti.
·Gravidanza, allattamento (cfr. «Gravidanza, allattamento»).
Avvertenze e misure precauzionali
Per mancanza di dati, il trattamento con idarubicina dopo irradiazione corporea totale o trapianto di midollo osseo non è consigliato.
Prima dell'inizio di una terapia con idarubicina, i pazienti dovranno essersi ripresi dagli effetti indesiderati di un precedente trattamento citotossico come la stomatite e le infezioni generalizzate.
Ematotossicità
L'idarubicina somministrata a dosi terapeutiche causa mielosoppressione, specialmente leucopenia. Un trattamento con idarubicina potrà essere iniziato solo quando il paziente si sarà ripreso da una mielosoppressione causata da un precedente trattamento farmacologico o da una radioterapia.
All'inizio della terapia con idarubicina e durante ogni ciclo di terapia è necessario effettuare un controllo ematologico con la valutazione della formula leucocitaria. Complicanze come una grave emorragia e/o una grave infezione devono essere trattate in modo rapido ed efficace.
Funzionalità cardiaca
Occorre prestare particolare attenzione alla cardiotossicità associata all'idarubicina, che può manifestarsi in forma acuta o tardiva.
Tossicità acuta:
La cardiotossicità precoce insorge in forma acuta durante il trattamento (solitamente 24-48 ore dopo l'inizio della terapia) e si manifesta principalmente sotto forma di tachicardia sinusale e/o alterazioni dell'ECG, come le alterazioni aspecifiche del tratto ST. Sono stati riportati casi di tachiaritmia (incluse contrazioni ventricolari premature), tachicardia ventricolare e bradicardia nonché blocco AV e blocco di branca sinistra. Tali effetti sono raramente di rilevanza clinica e generalmente non determinano l'interruzione del trattamento con idarubicina.
Tossicità tardiva:
La cardiotossicità tardiva solitamente si manifesta in una fase avanzata della terapia oppure 2-3 mesi o addirittura diversi mesi o anni dopo la conclusione della terapia sotto forma di cardiomiopatia. Quest'ultima si manifesta con una riduzione della FEVS (frazione di eiezione del ventricolo sinistro), basso voltaggio e prolungamento dell'intervallo QT e/o sotto forma di insufficienza cardiaca scompensata con sintomi quali dispnea, edema polmonare, edemi da stasi, cardiomegalia ed epatomegalia, oliguria, ascite, versamento pleurico e ritmo di galoppo. Sono stati osservati anche effetti subacuti come pericardite/miocardite. L'insufficienza cardiaca potenzialmente fatale è la forma più grave di cardiomiopatia indotta da antracicline e rappresenta la tossicità cumulativa dose-limitante del medicamento.
Monitoraggio della funzionalità cardiaca:
La funzionalità cardiaca deve essere valutata prima dell'inizio del trattamento e monitorata per tutta la durata della terapia per ridurre al minimo il rischio di danno cardiaco grave. Il monitoraggio della funzionalità cardiaca deve essere particolarmente accurato nei pazienti trattati con dosi cumulative elevate o che presentano fattori di rischio. Tuttavia, è possibile che la cardiotossicità si manifesti anche a bassi dosaggi e indipendentemente dalla presenza di fattori di rischio.
La terapia deve essere sospesa immediatamente ai primi segni di disfunzione.
Metodi quantitativi adatti alla valutazione ripetuta della FEVS sono l'angiografia con radionuclidi a gate multipli (MUGA) o l'ecocardiografia (ECO).
Nei bambini, la funzionalità cardiaca deve essere monitorata a lungo termine e ad intervalli regolari.
Dose cumulativa totale:
Il rischio di insufficienza cardiaca scompensata aumenta rapidamente all'aumentare della dose cumulativa totale di idarubicina. Non è stato ancora possibile definire alcun limite massimo per le dosi cumulative e.v. o orali di idarubicina. Tuttavia, nel 5% dei pazienti trattati con dosi cumulative totali e.v. di 150-290 mg/m2 sono stati segnalati casi di cardiomiopatia associati all'idarubicina. Con tale dose di idarubicina occorre tenere conto di terapie antecedenti o concomitanti con antracicline come doxorubicina, epirubicina, daunorubicina o derivati dell'antracene. Si presume che la tossicità dell'idarubicina e di altre antracicline sia additiva.
Fattori di rischio:
Sono fattori di rischio per la cardiotossicità le malattie cardiovascolari manifeste o latenti, la radioterapia antecedente o concomitante della regione mediastinica/pericardica, il precedente trattamento con altre antracicline o antracenedioni nonché la somministrazione concomitante di medicamenti in grado di ridurre la contrattilità cardiaca o il cui uso è associato a cardiotossicità (ad es. trastuzumab).
Le antracicline, inclusa l'idarubicina, devono essere somministrate in combinazione con altri medicamenti cardiotossici solo sotto attento monitoraggio della funzionalità cardiaca del paziente. Il rischio di cardiotossicità delle antracicline potrebbe essere maggiore anche dopo la sospensione di altri medicamenti cardiotossici, specialmente se caratterizzati da una lunga emivita. L'emivita di trastuzumab è variabile; la sostanza può essere presente nel sangue fino a 7 mesi. Se possibile, dopo la sospensione di trastuzumab occorre quindi evitare una terapia con antracicline per un periodo fino a 7 mesi. Qualora vengano somministrate antracicline prima che sia trascorso tale periodo, si dovrà monitorare attentamente la funzionalità cardiaca.
Leucemia secondaria
È stata riportata l'insorgenza di leucemia secondaria con o senza fasi preleucemiche in pazienti trattati con antracicline, inclusa l'idarubicina. La leucemia secondaria si manifesta più frequentemente quando le antracicline vengono utilizzate in associazione a sostanze antineoplastiche che danneggiano il DNA, quando i pazienti sono già stati pretrattati in modo intensivo con sostanze citotossiche o il dosaggio delle antracicline è stato aumentato.
Le leucemie secondarie possono avere un tempo di latenza di 1-3 anni.
Stravaso
È necessario evitare l'iniezione paravenosa in quanto potrebbero manifestarsi gravi danni tissutali localizzati (vescicazione, grave cellulite e necrosi). Rispettando esattamente le raccomandazioni per la somministrazione è possibile ridurre il rischio di tromboflebite o stravaso (cfr. «Altre indicazioni/Indicazioni per la manipolazione»). In presenza di segni di stravaso è necessario sospendere immediatamente la somministrazione.
Sindrome da lisi tumorale
La rapida degradazione cellulare indotta dalla terapia può causare iperuricemia secondaria. È pertanto necessario monitorare i valori sierici di acido urico, che dovranno essere opportunamente trattati in caso di aumento. L'idratazione, l'alcalinizzazione dell'urina e la profilassi con allopurinolo contribuiscono a prevenire l'iperuricemia.
Effetti dell'immunosoppressione/aumento della suscettibilità alle infezioni
La somministrazione di vaccini vivi o attenuati in pazienti immunocompromessi a seguito di una chemioterapia, inclusa l'idarubicina, può causare infezioni gravi o fatali. Nei pazienti in trattamento con Zavedos occorre evitare l'immunizzazione con vaccini vivi.
Qualora vengano utilizzati vaccini uccisi o inattivati, occorre tenere presente che la copertura immunitaria potrebbe essere ridotta.
Tossicità embriofetale
L'idarubicina cloridrato può avere un'azione genotossica. I pazienti di sesso maschile e femminile devono utilizzare un metodo contraccettivo efficace durante e per un periodo dopo il trattamento con idarubicina cloridrato. Se applicabile e disponibile, si consiglia alle pazienti e ai pazienti che desiderano avere figli di richiedere una consulenza genetica dopo il completamento della terapia (cfr. «Gravidanza, allattamento» e «Dati preclinici»).
Elettroliti
Dopo l'inizio della terapia devono essere controllati anche i livelli di potassio, calcio, fosfato e creatinina.
Interazioni
La somministrazione concomitante di altri citostatici può aumentare la tossicità dell'idarubicina, in particolare la mielosoppressione, la tossicità gastrointestinale e la cardiotossicità.
La somministrazione concomitante di idarubicina e altre sostanze cardioattive (ad es. calcio-antagonisti) richiede il monitoraggio della funzionalità cardiaca per tutta la durata della terapia.
È possibile che con una radioterapia effettuata in concomitanza o nelle 2-3 settimane precedenti alla terapia con idarubicina si manifestino mielosoppressione additiva o cardiotossicità.
Gravidanza, allattamento
Gravidanza
Il potenziale embriotossico dell'idarubicina è stato dimostrato in studi sia in vitro che in vivo. Tuttavia, non esistono studi equivalenti e controllati su donne in gravidanza. Poiché il rischio potenziale per gli esseri umani non è noto, Zavedos non deve essere usato durante la gravidanza o nelle donne in età fertile che non stiano facendo uso di contraccezione. La paziente deve essere informata del potenziale rischio per il feto.
Durante il trattamento con idarubicina e per almeno 6.5 mesi dopo l'ultima dose, le donne in età fertile devono praticare una contraccezione efficace. Anche gli uomini con partner femminili in età fertile devono praticare una contraccezione efficace durante il trattamento e per almeno 3.5 mesi dopo l'ultima dose.
Ai pazienti che desiderano avere figli dopo l'interruzione della terapia deve essere consigliato di richiedere in primo luogo una consulenza genetica (se applicabile e disponibile).
Allattamento
Non è noto se l'idarubicina o i suoi metaboliti siano escreti nel latte umano. Poiché molti principi attivi, comprese le altre antracicline, sono escreti nel latte umano e a causa dei possibili gravi effetti indesiderati dell'idarubicina cloridrato sul bambino allattato, le donne non devono allattare durante il trattamento con idarubicina cloridrato e per almeno 14 giorni dopo l'ultima dose.
Fertilità
L'idarubicina può indurre danni cromosomici negli spermatozoi umani. Pertanto, sia gli uomini che le donne dovrebbero chiedere una consulenza sulla preservazione della fertilità prima del trattamento.
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine
Alla luce degli effetti indesiderati dell'idarubicina come nausea e vomito, si raccomanda cautela nella guida di veicoli o nell'impiego di macchine.
Effetti indesiderati
Gli effetti collaterali più gravi sono grave mielosoppressione e cardiotossicità.
L'esperienza dimostra che il nadir dei leucociti e trombociti viene raggiunto 10-14 giorni dopo l'inizio della terapia. Normalmente i valori si ristabiliscono nella terza settimana. Durante il periodo di mielosoppressione sussiste un aumentato rischio di sviluppare infezioni gravi e potenzialmente letali nonché emorragie.
Gli effetti indesiderati devono essere classificati secondo la classificazione sistemica organica MedDRA e la frequenza secondo la seguente convenzione: «molto comune» (≥1/10), «comune» (≥1/100, <1/10), «non comune» (≥1/1000, <1/100), «raro» (≥1/10'000, <1/1000).
Elenco degli effetti indesiderati
Infezioni ed infestazioni
Molto comune: infezioni (93%, Grado 3+4 43%).
Non comune: sepsi/setticemia.
Tumori benigni, maligni e non specificati (incl cisti e polipi)
Raro: leucemia secondaria (leucemia mieloide acuta), sindrome mielodisplastica.
Patologie del sistema emolinfopoietico
Molto comune: leucopenia, neutropenia, anemia, trombocitopenia, emorragia.
Disturbi del sistema immunitario
Comune: anafilassi, shock.
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Non comune: iperuricemia.
Patologie del sistema nervoso
Molto comune: neurotossicità (44%, Grado 3+4 10%), cefalea (20%).
Comune: crisi convulsive.
Patologie cardiache
Molto comune: effetti collaterali cardiaci, in totale ca. il 16%, tra cui: tachicardia sinusale, alterazioni dell'ECG, tachiaritmie, tachicardia ventricolare, bradicardia, blocco AV e blocco di branca, riduzione asintomatica della frazione di eiezione del ventricolo sinistro, insufficienza cardiaca, pericardite, miocardite, grave cardiotossicità, insufficienza cardiaca acuta.
Patologie vascolari
Comune: tromboflebite.
Molto raro: tromboembolia, embolia polmonare.
Patologie gastrointestinali
Molto comune: diarrea (62%, Grado 3+4 12%), anoressia (65%, Grado 3+4 12%), nausea/vomito (85%, Grado 3+4 6%), mucosite (58%, Grado 3+4 12%), stomatite, dolore addominale, bruciore di stomaco.
Comune: emorragie gastrointestinali, colite (inclusa l'enterocolite grave/enterocolite neutropenica con perforazione).
Non comune: esofagite.
Molto raro: erosione/ulcerazione.
La stomatite può manifestarsi ca. 3-10 giorni dopo l'inizio della terapia. In casi gravi, l'ulcera si manifesta nel giro di qualche giorno; la maggior parte dei pazienti si riprende nell'arco di 3 settimane.
Le perforazioni o le emorragie sono insorte in seguito alla somministrazione orale soprattutto nei pazienti affetti da leucemia acuta che avevano assunto medicamenti noti per causare complicanze gastrointestinali o nei pazienti affetti da altre malattie. Nei pazienti affetti da una patologia gastrointestinale che aumenta il rischio di emorragia o perforazione, il medico deve valutare i potenziali benefici della terapia orale a base di idarubicina rispetto ai rischi.
Patologie epatobiliari
Molto comune: aumento degli enzimi epatici e della bilirubina (10-20%).
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Molto comune: alopecia (70%, Grado 3+4 35%), irritazioni cutanee localizzate (15%, Grado 3+4 0.5%), eruzione cutanea (25%, Grado 3+4 0%).
Comune: prurito, ipersensibilità della cute irradiata («radiation recall reaction»).
Non comune: iperpigmentazione della cute e delle unghie, orticaria.
Molto raro: eritemi acrali.
Patologie renali e urinarie
Comune: colorazione rossastra delle urine dovuta al medicamento nei primi 1-2 giorni di trattamento.
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione
Molto comune: febbre (61%, Grado 3+4 18%).
Comune: disidratazione.
Molto raro: vampate di calore.
Singoli casi di brividi.
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
Dosi molto elevate di idarubicina possono causare danni miocardici acuti nell'arco di 24 ore e grave mielosoppressione nell'arco di 1-2 settimane. Il trattamento è sintomatico e prevede, se necessario, trasfusioni di sangue e isolamento. È stata segnalata l'insorgenza di insufficienza cardiaca diversi mesi dopo il sovradosaggio di antracicline. Pertanto, i pazienti dovranno essere sottoposti ad attento monitoraggio cardiaco affinché possa essere avviato un adeguato trattamento ai primi segni di insufficienza cardiaca. Specialmente in caso di sovradosaggio orale il paziente deve essere monitorato per eventuali emorragie gastrointestinali e danni gravi alle mucose.
Proprietà/Effetti
Codice ATC
L01DB06
Meccanismo d'azione
L'idarubicina (4-demetossidaunorubicina) è un antibiotico antraciclinico citotossico. Attraverso l'intercalazione nel DNA inibisce la topoisomerasi II e, di conseguenza, la sintesi degli acidi nucleici e la sintesi proteica. L'assenza del gruppo metossilico in posizione 4 nella struttura antraciclinica rende l'idarubicina più lipofila rispetto ad altre antracicline, migliorandone l'assorbibilità a livello cellulare. L'idarubicina ha una potenza maggiore rispetto alla daunorubicina. Studi in vitro su colture cellulari antraciclino-resistenti hanno evidenziato una resistenza crociata relativamente limitata per l'idarubicina con la doxorubicina e la daunorubicina.
Farmacodinamica
L'idarubicinolo, il principale metabolita dell'idarubicina, ha efficacia neoplastica sia in vitro sia in vivo, benché dimostri una cardiotossicità decisamente inferiore rispetto all'idarubicina.
La tossicità gastrointestinale e testicolare è analoga con la somministrazione orale ed endovenosa di idarubicina, mentre la nefro- ed epatotossicità sono maggiori con la somministrazione endovenosa.
Efficacia clinica
Nessuna informazione disponibile.
Farmacocinetica
La farmacocinetica dell'idarubicina può essere descritta con un modello bi- o tricompartimentale.
Assorbimento
Dopo la somministrazione orale, l'idarubicina viene assorbita rapidamente con un tmax di 2-4 ore. La biodisponibilità assoluta dell'idarubicina è di circa il 18-39% (i valori individuali degli studi variano tra il 3 e il 77%), mentre, stando ai dati relativi al metabolita attivo idarubicinolo, i valori medi della biodisponibilità dell'idarubicina sono leggermente più alti (29-58%, valori estremi 12-153%). L'assunzione concomitante di cibo non sembra influenzare l'assorbimento di idarubicina.
Distribuzione
Il volume di distribuzione dell'idarubicina è molto ampio (ca. 64 l/kg, o ca. 1500 l/m2).
L'idarubicina e l'idarubicinolo attraversano la barriera ematoencefalica. Le concentrazioni di idarubicina e idarubicinolo nelle cellule nucleate del sangue e del midollo osseo sono duecento volte superiori alle concentrazioni plasmatiche.
Il legame alle proteine plasmatiche di idarubicina e idarubicinolo è circa del 95-97%.
Metabolismo
L'idarubicina viene quasi completamente metabolizzata nel metabolita attivo idarubicinolo.
La metabolizzazione avviene sia nel fegato sia a livello extraepatico mediante una aldo-cheto reduttasi NADPH-dipendente.
Eliminazione
La clearance dell'idarubicina è di 51-99 l/h. L'emivita terminale dell'idarubicina è di 10-35 ore, quella dell'idarubicinolo è di 33-69 ore.
L'eliminazione avviene principalmente attraverso la bile e le feci, prevalentemente sotto forma di idarubicinolo. L'eliminazione renale è limitata.
Cinetica di gruppi di pazienti speciali
Disturbi della funzionalità epatica
La farmacocinetica dell'idarubicina non è stata studiata nei pazienti con disturbi della funzionalità epatica. Tuttavia, in questi pazienti si prevede che il metabolismo dell'idarubicina venga alterato e che i livelli plasmatici aumentino.
Disfunzioni renali
Non sono disponibili dati di farmacocinetica relativi ai pazienti con insufficienza renale.
Pazienti anziani
Non sono disponibili dati farmacocinetici relativi ai pazienti anziani.
Bambini e adolescenti
Per quanto riguarda l'emivita di eliminazione di idarubicina e idarubicinolo, in letteratura vengono riportati per i pazienti pediatrici dati analoghi a quelli degli adulti. Durante il trattamento di tre giorni si verifica un accumulo di idarubicinolo.
Dati preclinici
Tossicità per somministrazione ripetuta
Studi di cardiotossicità sugli animali hanno evidenziato che l'idarubicina possiede un indice terapeutico migliore rispetto alla daunorubicina e alla doxorubicina. Nei ratti, l'idarubicinolo, il metabolita farmacologicamente attivo dell'idarubicina, si è dimostrato molto meno cardiotossico dell'idarubicina quando somministrato a dosi uguali a quelle del farmaco progenitore.
Genotossicità
L'idarubicina si è dimostrata genotossica nella maggior parte dei test in vitro e in vivo.
Cancerogenicità
L'idarubicina è risultata cancerogena.
Tossicità per la riproduzione
L'idarubicina è risultata tossica per gli organi riproduttivi nei ratti, embriotossica e teratogena.
Altre indicazioni
Incompatibilità
Soluzione: si sconsiglia la combinazione con altri medicamenti. Occorre evitare il contatto prolungato con soluzioni alcaline poiché ciò potrebbe causare un rapido deterioramento.
Zavedos Solution non deve essere somministrato in combinazione con eparina in quanto potrebbe formarsi un precipitato.
Stabilità
Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento
Conservare fuori dalla portata dei bambini.
Zavedos, capsule rigide
Conservare a temperatura ambiente (15-25 °C) e al riparo dalla luce nella confezione originale.
Zavedos Solution, concentrato per soluzione per infusione
Conservare in frigorifero (2-8 °C) e al riparo dalla luce nella confezione originale.
Zavedos Solution non contiene conservanti. Pertanto, dal punto di vista microbiologico, i flaconcini devono essere utilizzati immediatamente dopo l'apertura. Se necessario, possono essere conservati al massimo per 24 ore in frigorifero (2-8 °C).
Indicazioni per la manipolazione
Indicazione relativa ai citostatici
Per la manipolazione di Zavedos, la preparazione della soluzione per infusione e lo smaltimento devono essere seguite le linee guida per l'uso dei citostatici.
Zavedos Solution
Preparazione e somministrazione della soluzione per infusione
La soluzione per infusione viene prodotta dal concentrato e può essere utilizzata direttamente: a questo scopo, il concentrato deve essere iniettato nell'arco di 10-15 minuti in un'infusione di NaCI 0.9% in corso.
La soluzione per infusione pronta all'uso deve essere somministrata solo per via endovenosa. Con questa tecnica si può ridurre il rischio di tromboflebite o di stravaso paravenoso, che può causare grave cellulite e necrosi.
Numero dell'omologazione
52256, 54670 (Swissmedic).
Confezioni
Zavedos capsule rigide 5 mg: 1. [A]
Zavedos capsule rigide 10 mg: 1. [A]
Zavedos Solution 5 mg/5 ml: 1 flaconcino. [A]
Zavedos Solution 10 mg/10 ml: 1 flaconcino. [A]
Zavedos Solution 20 mg/20 ml: 1 flaconcino. [A]
Titolare dell’omologazione
Pfizer AG, Zürich.
Stato dell'informazione
Luglio 2022
LLD V023