Nifedipin-Mepha 20 retard, compresse a rilascio prolungato
Mepha Pharma AG
Composizione
Principi attivi
Nifedipina.
Sostanze ausiliarie
Nucleo della compressa: cellulosa microcristallina, lattosio monoidrato, talco, silice colloidale anidra, acido stearico, croscarmellosa sodica (E468), magnesio stearato.
Rivestimento della compressa: talco, titanio diossido (E171), ossido di ferro giallo (E172), ossido di ferro rosso (E172), ipromellosa, macrogol 6000.
1 compressa a rilascio prolungato di Nifedipin-Mepha 20 retard contiene 18 mg di lattosio e un massimo di 0,27 mg di sodio.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
1 compressa a rilascio prolungato di Nifedipin-Mepha 20 retard contiene 20 mg di nifedipina.
Indicazioni/Possibilità d'impiego
Angina pectoris cronica-stabile (angina da sforzo).
Per il trattamento della pressione alta (ipertensione).
Posologia/Impiego
Il trattamento deve essere personalizzato tenendo conto il più possibile del grado di gravità della malattia e della reattività del paziente. Salvo diversa indicazione, per gli adulti valgono le seguenti linee guida di dosaggio:
Malattia coronarica, ipertensione
In caso di angina pectoris cronica-stabile (angina da sforzo) e ipertensione, la dose indicativa è di 1 compressa a rilascio prolungato di Nifedipin-Mepha 20 retard per 2 volte al giorno (2 × 20 mg). Se necessario, è possibile aumentare la dose secondo le esigenze individuali a 2 compresse a rilascio prolungato di Nifedipin-Mepha 20 per 2 volte al giorno (2 × 40 mg). In base al quadro clinico, è bene raggiungere la dose indicativa gradualmente.
Modo di somministrazione
In generale le compresse a rilascio prolungato si assumono con una piccola quantità di liquido. Non utilizzare succo di pompelmo (cfr. «Interazioni»). Le compresse possono essere assunte indipendentemente dall'alimentazione. Non masticare o rompere le compresse a rilascio prolungato!
L'intervallo consigliato tra due assunzioni di Nifedipin-Mepha 20 retard è di 12 ore e non deve essere inferiore alle 4 ore.
Istruzioni posologiche speciali
Pazienti con disturbi della funzionalità epatica
I pazienti con disturbi della funzionalità epatica lievi, moderati o gravi devono essere sottoposti a un attento monitoraggio; può essere necessaria una riduzione della dose. La farmacocinetica della nifedipina non è stata esaminata in pazienti con disturbi della funzionalità epatica gravi, è quindi necessaria cautela nell'uso della nifedipina con questi pazienti.
Pazienti anziani (>65 anni)
La farmacocinetica di Nifedipin-Mepha 20 retard è diversa nei pazienti anziani rispetto ai giovani. È quindi necessario adeguare la dose di mantenimento in tutti i casi.
I pazienti con una malattia cerebrovascolare grave devono essere trattati con una dose bassa.
Bambini e adolescenti
L'uso e la sicurezza delle compresse a rilascio prolungato di Nifedipin-Mepha 20 retard nei bambini e negli adolescenti finora non sono stati esaminati.
Controindicazioni
Ipersensibilità al principio attivo o a una delle sostanze ausiliarie secondo la composizione.
Nifedipin-Mepha è controindicato durante le prime 20 settimane di gravidanza e anche per tutto il periodo di allattamento (cfr. «Gravidanza, allattamento»).
Nifedipin-Mepha 20 retard non deve essere somministrato in caso di collasso cardiocircolatorio.
Angina pectoris instabile.
Infarto miocardico acuto (entro le prime 4 settimane).
La nifedipina non deve essere assunta in combinazione con la rifamcipina poiché a causa dell'induzione enzimatica non è possibile raggiungere un livello sufficiente di nifedipina.
Avvertenze e misure precauzionali
Si richiede attenzione in caso di pressione arteriosa marcatamente bassa (ipotensione grave: pressione sistolica inferiore a 90 mm Hg), in caso di insufficienza cardiaca manifesta e in caso di stenosi aortica di grado elevato.
I pazienti con disturbi della funzionalità epatica lievi, moderati o gravi devono essere sottoposti a un attento monitoraggio; può essere necessaria una riduzione della dose. La farmacocinetica della nifedipina non è stata esaminata in pazienti con disturbi della funzionalità epatica gravi (cfr. «Posologia/impiego» e «Farmacocinetica/eliminazione»). È quindi necessaria cautela nell'uso della nifedipina in pazienti con disturbi della funzionalità epatica gravi.
La nifedipina è metabolizzata dal CYP3A4. I medicamenti per i quali sono note un'inibizione o un'induzione di questo sistema enzimatico possono quindi ritardare l'assorbimento o l'eliminazione della nifedipina.
In caso di uso concomitante della nifedipina con inibitori del CYP3A4, non è possibile escludere un aumento della concentrazione plasmatica e quindi un potenziamento dell'effetto della nifedipina. Sono interessati ad es.:
·antibiotici macrolidi come ad es. l'eritromicina,
·inibitori della proteasi come ad es. amprenavir, indinavir, nelfinavir, ritonavir o saquinavir,
·antimicotici azolici come ad es. itraconazolo o fluconazolo,
·gli antidepressivi fluoxetina e nefazodone,
·quinupristina/dalopristina,
·acido valproico,
·cimetidina,
·cisapride.
In caso di somministrazione concomitante di uno di questi principi attivi in combinazione con la nifedipina, è necessario monitorare la pressione arteriosa. Si deve prendere in considerazione una diminuzione della dose di nifedipina.
In caso di pazienti dializzati con ipertensione maligna e ipovolemia, si richiede attenzione poiché può verificarsi un calo netto della pressione arteriosa a causa della vasodilatazione.
Nel trattamento dei pazienti diabetici è necessario prestare attenzione al fatto che in rari casi sono stati osservati episodi di iperglicemia nel trattamento con la nifedipina.
In singoli casi di fecondazione in vitro, gli antagonisti del calcio, come la nifedipina, sono stati associati ad alterazioni biochimiche reversibili nella parte cefalica degli spermatozoi, che potrebbero causare una limitazione della loro funzionalità. Negli uomini la cui fertilità in vitro è risultata infruttuosa più volte senza aver individuato spiegazioni diverse, gli antagonisti del calcio come la nifedipina possono essere considerati una possibile causa.
Bambini e adolescenti
L'uso e la sicurezza delle compresse a rilascio prolungato di Nifedipin-Mepha 20 retard nei bambini e negli adolescenti finora non sono stati esaminati.
Sostanze ausiliarie
Questo medicamento contiene lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit totale di lattasi, o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere questo medicamento.
Questo medicamento contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per compressa a rilascio prolungato, cioè è essenzialmente «senza sodio».
Interazioni
Sostanze che possono influenzare la nifedipina
La nifedipina è metabolizzata dal CYP3A4 che si trova nella mucosa dell'intestino tenue e nel fegato. I medicamenti per i quali sono note un'inibizione o un'induzione di questo sistema enzimatico possono quindi (dopo la somministrazione per via orale) inibire l'assorbimento o l'eliminazione della nifedipina (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).
La rifamcipina ha un effetto di induzione marcato sul CYP3A4. In caso di somministrazione concomitante di rifamcipina, l'assorbimento della nifedipina è fortemente ridotto e il suo effetto quindi diminuisce. La somministrazione di nifedipina in combinazione con rifamcipina è quindi controindicata (consultare la sezione «Controindicazioni»).
In caso di uso concomitante della nifedipina e dei seguenti principi attivi, conosciuti come inibitori del CYP3A4, non è possibile escludere un aumento della concentrazione plasmatica e quindi un potenziamento dell'effetto della nifedipina. In caso di somministrazione concomitante di questi preparati insieme alla nifedipina è necessario monitorare la pressione arteriosa e, se necessario, prendere in considerazione una riduzione della dose di nifedipina (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»):
Antibiotici macrolidi come ad es. l'eritromicina
Finora non sono disponibili studi sull'interazione. Alcuni antibiotici macrolidi inibiscono il metabolismo mediato dal CYP3A4 di altri medicamenti. Quindi non è possibile escludere la possibilità di un aumento della concentrazione plasmatica della nifedipina in caso di somministrazione concomitante di queste sostanze.
L'azitromicina, che a livello strutturale è molto simile a un antibiotico macrolide, non inibisce il CYP3A4.
Inibitori della proteasi come ad es. amprenavir, indinavir, nelfinavir, ritonavir o saquinavir
Finora non sono stati condotti studi clinici per indagare eventuali interazioni della nifedipina con gli inibitori della proteasi. Le sostanze di questa classe sono note per inibire il CYP3A4. In particolare nei sistemi in vitro è stato possibile dimostrare che alcuni inibitori della proteasi influenzano la degradazione della nifedipina tramite il CYP3A4. Non è quindi possibile escludere un aumento sostanziale del livello plasmatico della nifedipina, poiché si riducono sia il metabolismo di primo passaggio sia l'eliminazione.
Antimicotici azolici come ad es. itraconazolo o fluconazolo
Non sono disponibili studi di interazione con questi medicamenti. Le sostanze di questa classe sono inibitori noti del CYP3A4. Non è quindi possibile escludere che, in caso di somministrazione concomitante della nifedipina con un antimicotico azolico, la biodisponibilità della nifedipina aumenti poiché si riduce il metabolismo di primo passaggio.
Fluoxetina
Non sono stati condotti studi clinici per indagare una possibile interazione della fluoexitina con la nifedipina. Tuttavia è stato possibile dimostrare che la fluoexitina in vitro inibisce la degradazione della nifedipina tramite il CYP3A4. Non è quindi possibile escludere un aumento del livello plasmatico della nifedipina se entrambi i medicamenti sono assunti contemporaneamente.
Nefazodone
Non sono stati condotti studi clinici per indagare una possibile interazione del nefadozone con la nifedipina. È noto che il nefadozone inibisce il metabolismo di altri principi attivi che vengono degradati tramite CYP3A4. Non è quindi possibile escludere un aumento del livello plasmatico della nifedipina se entrambi i medicamenti sono assunti contemporaneamente.
Quinupristina/dalopristina
La somministrazione concomitante di quinupristina/dalopristina e nifedipina può portare a un aumento dei livelli plasmatici di nifedipina.
Acido valproico
Non sono stati condotti studi per indagare una possibile interazione tra la nifedipina e l'acido valproico. Poiché è stato dimostrato che l'acido valproico aumenta le concentrazioni plasmatiche della nimodipina, un antagonista del calcio strutturalmente correlato, a causa dell'inibizione enzimatica, non è possibile escludere un aumento del livello plasmatico della nifedipina e quindi un potenziamento dell'effetto.
Cimetidina
A causa dell'inibizione del citocromo P4503A4, la cimetidina fa aumentare il livello plasmatico della nifedipina e quindi potenzialmente l'effetto di abbassamento della pressione arteriosa.
Cisapride
La cisapride fa aumentare il livello plasmatico della nifedipina e quindi potenzialmente l'effetto di abbassamento della pressione arteriosa.
In caso di uso concomitante di fenitoina e nifedipina, la biodisponibilità della nifedipina diminuisce e così si riduce la sua efficacia. Se si assumono entrambi i preparati contemporaneamente, è necessario monitorare la reazione clinica alla nifedipina ed eventualmente prendere in considerazione un aumento della dose di nifedipina. Può essere necessario un adeguamento della dose dopo la conclusione della terapia con fenitoina.
A seguito di esperienze con il calcio-antagonista nimodipina, non è possibile escludere che l'assunzione concomitante di carbamazepina o fenobarbital, a causa del loro effetto di riduzione enzimatica, porti a una riduzione della concentrazione plasmatica e quindi a una riduzione dell'effetto della nifedipina.
Il diltiazem riduce la clearance della nifedipina. La combinazione di entrambe le sostanze deve essere somministrata con cautela ed è necessario prendere in considerazione una diminuzione della dose di nifedipina.
Sostanze che possono essere influenzate dalla nifedipina
L'effetto ipotensivo della nifedipina può essere potenziato dalla somministrazione concomitante di ulteriori antipertensivi, così come di antidepressivi triciclici.
Se la nifedipina è somministrata in concomitanza con beta-bloccanti, il paziente deve essere tenuto sotto stretto monitoraggio perché si può verificare una diminuzione più marcata della pressione arteriosa. Occasionalmente sono stati segnalati l'insorgenza o il peggioramento di un'insufficienza cardiaca. Dopo la sospensione dei beta-bloccanti, occasionalmente la nifedipina ha determinato un peggioramento della sintomatologia dell'angina pectoris, causata dall'improvvisa sospensione del beta-bloccante. Si sconsiglia quindi una transizione improvvisa dai beta-bloccanti alla nifedipina.
La nifedipina può provocare un aumento dei livelli plasmatici di digossina e teofillina, si consiglia quindi il controllo di quest'ultima.
Nel trattamento concomitante con chinidina sono stati osservati una diminuzione dei livelli plasmatici di chinidina e, dopo l'interruzione della nifedipina, un netto aumento dei livelli plasmatici di chinidina. Quindi, in caso di somministrazione concomitante o di sospensione della nifedipina, si consiglia di monitorare i livelli di chinidina e, se necessario, di modificare la dose di chinidina.
L'uso concomitante di tacrolimus e nifedipina può portare a un aumento dei livelli plasmatici di tacrolimus, quindi in singoli casi è necessario ridurre la dose di tacrolimus. Si consiglia un controllo periodico dei livelli plasmatici di tacrolimus.
La nifedipina riduce l'eliminazione della vincristina, il che può far aumentare gli effetti collaterali della vincristina. Si deve quindi prendere in considerazione una diminuzione della dose di vincristina.
In caso di somministrazione concomitante di cefalosporine e nifedipina, è stato osservato un aumento dei livelli plasmatici della cefalosporina.
Interazioni con alimenti
Il succo di pompelmo inibisce la degradazione ossidativa della nifedipina, quindi in caso di assunzione con succo di pompelmo potrebbe verificarsi un aumento dei livelli di nifedipina. Come conseguenza l'effetto antipertensivo può essere potenziato. In caso di consumo regolare di succo di pompelmo, questo effetto può durare fino a tre giorni dopo l'ultima assunzione. La nifedipina non deve quindi essere assunta con il succo di pompelmo.
Altre interazioni
In combinazione con i nitrati sono potenziati gli effetti su pressione arteriosa e frequenza cardiaca.
La nifedipina non deve essere assunta in combinazione con il solfato di magnesio per via endovenosa perché ciò può portare a un blocco neuromuscolare (cfr. anche la rubrica «Gravidanza, allattamento»).
Poiché la nifedipina può provocare un'iperplasia gengivale, si consiglia di non somministrare la nifedipina ai pazienti che hanno sviluppato un'ipertrofia gengivale durante una terapia con ciclosporina.
Sostanze che non hanno mostrato alcun influsso sulla nifedipina
La combinazione della nifedipina con i principi attivi seguenti non modifica le proprietà farmacocinetiche della nifedipina:
·benazepril, candesartan, cilexetil, debrisoquin, doxazosin, irbesartan, triamteren/idroclorotiazide, talinololo,
·ajmalina,
·aspirina,
·omeprazolo, pantoprazolo, ranitidina,
·orlistat,
·rosiglitazone.
Gravidanza, allattamento
Gravidanza
Non esistono studi controllati su pazienti umani durante la gravidanza. Gli studi sugli animali hanno rilevato malformazioni nei feti. Dai dati clinici disponibili non è possibile dedurre alcun rischio prenatale specifico. Ciò nonostante è stato segnalato un aumento di casi di asfissia perinatale, parti cesarei, nascite premature o rallentamento della crescita fetale in correlazione alla nifedipina. Tuttavia non è chiaro se questi effetti sono da imputare a una malattia di base pregressa e al suo trattamento o se sono specifici per la sostanza nifedipina.
I dati attualmente disponibili non sono sufficienti per escludere effetti indesiderati su feti e neonati.
Quindi Nifedipin-Mepha 20 retard
·non deve essere usato nelle prime 20 settimane di gravidanza,
·può essere usato dalla 20a settimana di gravidanza se è strettamente necessario, cioè dopo un'attenta valutazione del rapporto rischi/benefici individuale, nel caso in cui altre opzioni terapeutiche non siano indicate o abbiano fallito (cfr. «Controindicazioni»).
In caso di assunzione di nifedipina in gravidanza, è indispensabile monitorare la pressione arteriosa poiché una sua riduzione eccessiva potrebbe avere effetti indesiderati per la madre e il feto. Questo vale, in particolare, in caso di somministrazione concomitante per via endovenosa di solfato di magnesio (cfr. «Interazioni»).
Allattamento
La nifedipina è escreta nel latte materno. Al momento non è noto se possa esservi un effetto dovuto al medicamento (farmacologico) nel lattante. Per questo motivo Nifedipin-Mepha 20 retard non deve essere usato nelle madri che allattano (cfr. «Controindicazioni»).
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine
Le diverse reazioni che possono manifestarsi a livello individuale possono compromettere la capacità di guidare veicoli o la capacità di utilizzare macchine. Questo vale in particolare all'inizio del trattamento, in caso di aumento della dose, di cambio del preparato e in caso di assunzione contemporanea di alcolici.
Effetti indesiderati
Sono stati osservati gli effetti indesiderati seguenti in seguito alla somministrazione di prodotti contenenti nifedipina in pazienti nell'ambito di studi in doppio cieco controllati con placebo (ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2006: 2'661 pazienti con nifedipina e 1'486 con placebo, così come i pazienti dello studio ACTION: 3'825 con nifedipina e 3'840 con placebo). In caso di effetti indesiderati «comuni», la frequenza è sempre stata inferiore al 3%, a eccezione degli edemi (9,9%) e della cefalea (3,9%).
Gli effetti indesiderati sono classificati secondo la classificazione sistemica organica MedDRA e la frequenza secondo la seguente convenzione: comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1'000, <1/100); raro (≥1/10'000, <1/1'000); non nota (la frequenza non può essere stimata sulla base dei dati disponibili):
Patologie del sistema emolinfopoietico
Raro: anemia.
Non nota: agranulocitosi, leucopenia.
Disturbi del sistema immunitario
Non comune: reazioni allergiche, edemi/angioedemi allergici (compresi angioedemi potenzialmente fatali nella zona della laringe).
Raro: prurito, orticaria, eruzione cutanea.
Non nota: reazioni anafilattiche/anafilattoidi.
Disturbi psichiatrici
Non comune: stati d'ansia, disturbi del sonno.
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Non nota: iperglicemia.
Patologie del sistema nervoso
Comune: cefalea.
Non comune: nervosismo, stordimento mentale, emicrania, sonnolenza, tremore.
Raro: parestesia, disestesia.
Non nota: ipoestesia, sonnolenza.
Patologie dell'occhio
Non comune: disturbi della vista.
Non nota: dolore oculare.
Patologie cardiache
Non comune: tachicardia, palpitazioni.
Non nota: casi di angina pectoris (ad es. aumento della frequenza, durata e livello di gravità dei casi nei pazienti con angina pectoris preesistente, in particolare all'inizio del trattamento).
Patologie vascolari
Comune: edemi, vasodilatazione.
Non comune: ipotensione, sincope.
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Non comune: dolore toracico, epistassi, congestione nasale.
Raro: dolore retrosternale.
Non nota: dispnea.
Patologie gastrointestinali
Comune: stipsi.
Non comune: dolori addominali, nausea, dispepsia, flatulenza, bocca secca.
Raro: iperplasia gengivale, vomito.
Non nota: insufficienza sfinterica.
Patologie epatobiliari
Non comune: aumento transitorio dei valori degli enzimi epatici.
Non nota: ittero.
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Non comune: eritema.
Non nota: necrolisi tossica epidermica, fotosensibilità, reazioni allergiche, porpora palpabile.
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Non comune: crampi muscolari, tumefazione articolare.
Non nota: artralgia, mialgia.
Patologie renali e urinarie
Non comune: nicturia, poliuria, disuria, peggioramento temporaneo della funzionalità renale.
Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella
Non comune: disfunzione erettile.
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione
Comune: astenia, malessere.
Non comune: dolori aspecifici, brividi.
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
Sintomi
Il sovradosaggio acuto può essere caratterizzato da: alterazioni della coscienza fino al coma, abbassamento della pressione arteriosa, assenza di polso periferico, aritmie cardiache di tipo tachicardico/bradicardico, iperglicemia, acidosi metabolica, ipossia, shock cardiogeno con edema polmonare.
Provvedimenti
In caso di individuazione precoce, il primo provvedimento terapeutico da prendere in considerazione è la lavanda gastrica con aggiunta di carbone, se necessario in combinazione con una lavanda dell'intestino tenue, molto importante soprattutto in caso di formulazioni a rilascio prolungato.
L'emodialisi non è indicata perché la nifedipina non è dializzabile, tuttavia si può prendere in considerazione una plasmaferesi (legame proteico elevato, volume di distribuzione relativamente basso).
Le aritmie cardiache bradicardiche si possono trattare sintomaticamente con beta-simpaticomimetici; in caso di aritmie cardiache bradicardiche potenzialmente letali, si può prendere in considerazione l'uso temporaneo di un pacemaker.
L'ipotensione provocata da shock cardiogeno e vasodilatazione arteriosa si tratta con calcio (1-2 g di gluconato di calcio per via endovenosa), dopamina (fino a 25 µg per kg di peso corporeo al minuto), dobutamina (fino a 15 µg per kg di peso corporeo al minuto), epinefrina o norepinefrina. Il dosaggio di questi medicamenti è orientato esclusivamente all'effetto ottenuto. È bene mantenere il livello di calcio sierico nella fascia alta della norma o leggermente elevato. L'apporto supplementare di liquidi o volume si deve somministrare con cautela e sotto controllo emodinamico a causa del rischio di sovraccarico cardiaco.
Proprietà/Effetti
Codice ATC
C08CA05
Meccanismo d'azione
La nifedipina, il principio attivo di Nifedipin-Mepha 20 retard, è un calcio-antagonista del gruppo 1,4 diidropiridinico.
I calcio-antagonisti inibiscono l'afflusso di ioni calcio attraverso il canale lento del calcio nella cellula. La nifedipina agisce soprattutto sulle cellule del tessuto muscolare liscio delle arterie coronarie e dei vasi periferici di resistenza. Questo effetto provoca una vasodilatazione.
A dosi terapeutiche la nifedipina non ha praticamente alcun effetto sul miocardio. A livello del cuore la nifedipina dilata soprattutto le grandi arterie coronarie facendo diminuire il tono muscolare, migliorando così la circolazione.
La resistenza periferica diminuisce. All'inizio del trattamento con un calcio-antagonista si può verificare un aumento riflesso della frequenza e della gittata cardiaca. Tuttavia questo aumento non è sufficientemente marcato da compensare la vasodilatazione. In caso di trattamento a lungo termine con la nifedipina, la gittata cardiaca, inizialmente più elevata, ritorna al valore iniziale. Dopo l'assunzione di nifedipina, negli ipertesi si osserva un calo particolarmente marcato della pressione arteriosa.
La nifedipina presenta le caratteristiche seguenti
·Miglioramento dell'apporto di ossigeno al muscolo cardiaco con concomitante riduzione del fabbisogno di ossigeno,
·Effetto antianginoso dopo la somministrazione per via orale,
·Diminuzione della resistenza periferica a causa della dilatazione dei vasi sanguigni,
·Effetto antipertensivo dopo la somministrazione per via orale.
Farmacodinamica
Nessun dato.
Efficacia clinica
Cfr. Meccanismo d'azione.
Farmacocinetica
Assorbimento
L'assorbimento della nifedipina avviene quasi completamente (90%) e quasi del tutto nel tratto gastrointestinale, prevalentemente nel digiuno superiore.
Con la compressa a rilascio prolungato, è possibile trovarne tracce nel plasma 30-60 minuti dopo l'assunzione e dopo 1-3 ore si raggiunge la massima concentrazione. La durata media per il raggiungimento dell'effetto terapeutico della compressa a rilascio prolungato è di 12 ore.
La biodisponibilità assoluta per la compressa a rilascio prolungato è del 45-56% circa.
Il principio attivo nifedipina, assunto a stomaco vuoto per via orale, è rapidamente e quasi completamente assorbito. La nifedipina è soggetta a un «effetto di primo passaggio» nel fegato, quindi la sua biodisponibilità sistemica, se somministrata per via orale, è del 50-70%.
Il succo di pompelmo aumenta la biodisponibilità della nifedipina attraverso l'inibizione del metabolismo di «primo passaggio».
Distribuzione
Nessun accumulo del principio attivo; il legame proteico della nifedipina è pari al 95%.
Metabolismo
La nifedipina è metabolizzata quasi completamente dall'organismo.
La nifedipina è metabolizzata dal CYP3A4 che si trova nella mucosa dell'intestino tenue e nel fegato. I medicamenti per i quali sono note un'inibizione o un'induzione di questo sistema enzimatico possono quindi (dopo la somministrazione per via orale) inibire l'assorbimento o l'eliminazione della nifedipina.
Eliminazione
Infatti, durante l'eliminazione si riscontra meno dello 0,1% della dose in forma immodificata. L'85-95% della dose è eliminata come metaboliti a livello renale e il resto, sempre come metaboliti, è eliminato nelle feci: gli stessi metaboliti sono farmacologicamente inefficaci.
L'emivita di eliminazione è pari a 6-11 ore a causa dell'assorbimento ritardato.
In uno studio che ha confrontato la farmacocinetica della nifedipina in pazienti con funzionalità epatica lievemente (Child-Pugh A) o moderatamente (Child-Pugh B) compromessa con quella di pazienti con funzionalità epatica normale, la clearance della nifedipina somministrata per via orale è risultata ridotta in media del 48% (Child-Pugh A) e del 72% (Child-Pugh B). Quindi, rispetto ai pazienti con funzionalità epatica normale, l'AUC e la Cmax della nifedipina sono aumentate in media del 93% e del 64% (Child-Pugh A) e del 253% e del 171% (Child-Pugh B). La farmacocinetica della nifedipina non è stata esaminata in pazienti con funzionalità epatica gravemente compromessa (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).
Dati preclinici
Tossicità acuta
La tossicità acuta è stata indagata su varie specie di animali. Non è stata osservata alcuna sensibilità specifica.
Tossicità cronica
Le indagini su ratti e cani non hanno mostrato alcun effetto tossico specifico della nifedipina.
Potenziale mutageno e cancerogeno
Le indagini in vivo e in vitro per la mutagenicità hanno dato esito negativo in tutti i casi, è quindi possibile escludere con sufficiente certezza un effetto mutageno nella specie umana.
Un'indagine a lungo termine (2 anni) sul ratto non ha restituito evidenza di effetti cancerogeni della nifedipina.
Tossicità per la riproduzione
Studi sperimentali su tre specie animali (ratto, coniglio, cane) hanno evidenziato effetti teratogeni (anomalie digitali, malformazioni degli arti, palatoschisi, anomalie cardiovascolari).
Le anomalie digitali potrebbero essere dovute alla circolazione uterina ridotta; tuttavia sono comparse anche in animali che hanno assunto la nifedipina solo dopo l'organogenesi.
A seguito della somministrazione di nifedipina, si sono manifestati vari effetti embriotossici, placentotossici e fetotossici, come malformazioni fetali in ratti, topi e conigli, placente di piccole dimensioni e villi coriali sottosviluppati nelle scimmie, morte embrionale e fetale in ratti, topi e conigli, oltre a gestazione prolungata e tassi di sopravvivenza ridotti nei ratti neonati (altre specie animali non sono state esaminate). Tutte le dosi che durante gli studi sperimentali hanno provocato effetti teratogeni, embriotossici e fetotossici, hanno avuto conseguenze tossiche anche sulle madri.
Altre indicazioni
Influenza su metodi diagnostici
La nifedipina può provocare un falso aumento dei valori dell'acido vanilil-mandelico misurati tramite spettrofotometro nelle urine. Tuttavia la misurazione tramite HPLC rimane invariata.
Stabilità
Il medicamento non dev'essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento
Il principio attivo nifedipina è fotosensibile. Anche se protetto dalla luce grazie alla pellicola della confezione blister, non esporre il medicamento alla luce solare diretta.
Conservare nella confezione originale per proteggere dalla luce e dall'umidità. Conservare a temperatura ambiente (15-25°C).
Tenere fuori dalla portata dei bambini.
Numero dell'omologazione
52896 (Swissmedic).
Confezioni
Nifedipin-Mepha 20 retard: confezioni da 30 e 100 compresse a rilascio prolungato. [B]
Titolare dell’omologazione
Mepha Pharma AG, Basel.
Stato dell'informazione
Gennaio 2026.
Numero interno della versione: 5.3