MonoFer®

Pierre Fabre Pharma AG

Composizione

Principi attivi

Ferro sotto forma di derisomaltosio ferrico.

Sostanze ausiliarie

Acqua per preparazioni iniettabili, sodio idrossido (per la regolazione del pH), acido cloridrico (per la regolazione del pH).

Contenuto di sodio: 1 ml di soluzione con 100 mg di MonoFer contiene fino a 11,4 mg di sodio.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Soluzione iniettabile/per infusione per somministrazione endovenosa

1 ml di soluzione contiene 100 mg di ferro sotto forma di derisomaltosio ferrico.

Un flaconcino da 1 ml contiene 100 mg di ferro sotto forma di derisomaltosio ferrico.

Un flaconcino da 5 ml contiene 500 mg di ferro sotto forma di derisomaltosio ferrico.

Un flaconcino da 10 ml contiene 1000 mg di ferro sotto forma di derisomaltosio ferrico.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

MonoFer è indicato per il trattamento della carenza di ferro nelle seguenti situazioni:

·Quando i preparati di ferro per via orale non sono efficaci o non possono essere utilizzati.

·Quanto a livello clinico è necessaria la rapida somministrazione di ferro.

La diagnosi di carenza di ferro deve essere basata su esami di laboratorio appropriati (ad esempio, livello plasmatico di ferritina, saturazione della transferrina (TSAT), emoglobina, ematocrito, conta eritrocitaria, MCV e MCH). In caso di perdita ematica acuta, l'emoglobina è sufficiente come esame diagnostico di laboratorio.

Posologia/Impiego

MonoFer deve essere utilizzato solo quando sono immediatamente disponibili operatori sanitari addestrati al riconoscimento e al trattamento delle reazioni anafilattiche e se il trattamento di emergenza, inclusa la rianimazione cardiopolmonare, è garantito dalla presenza di opportune attrezzature. Dopo ogni somministrazione di MonoFer, il paziente deve essere monitorato per almeno 30 minuti per eventuali effetti indesiderati, in particolare per i segni di una reazione di ipersensibilità (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

MonoFer non deve essere somministrato in concomitanza con preparati di ferro per via orale, poiché l'assorbimento del ferro per via orale può essere ridotto (cfr. «Interazioni».

Ogni somministrazione endovenosa di ferro comporta il rischio di una reazione di ipersensibilità. Per minimizzare il rischio, il numero di singole somministrazioni endovenose di ferro deve quindi essere ridotto al minimo.

Calcolo del fabbisogno cumulativo di ferro:

Sostituzione del ferro in pazienti con carenza di ferro:

La dose di MonoFer è data in milligrammi (mg) di ferro elementare. Il fabbisogno di ferro e il regime di trattamento di MonoFer devono essere determinati individualmente per ogni paziente. Il valore ottimale di riferimento per l'emoglobina (Hb) così come per le riserve di ferro può variare a seconda del gruppo di pazienti e individualmente nei pazienti. Si devono seguire le linee guida ufficiali.

L'anemia da carenza di ferro si sviluppa solo quando tutte le riserve di ferro sono state svuotate. Pertanto, il trattamento con ferro deve reintegrare sia il ferro nell'emoglobina che le riserve di ferro.

Dopo la correzione del deficit di ferro, può essere necessario continuare il trattamento con MonoFer per mantenere i livelli di emoglobina e gli altri parametri del ferro nei loro rispettivi intervalli di riferimento.

Il fabbisogno cumulativo di ferro può essere determinato utilizzando la formula di Ganzoni.

Formula di Ganzoni:

Deficit totale di ferro [mg] = dose cumulativa totale [mg] = peso corporeo(A) [kg] x (Hb(B) di riferimento - Hb attuale)(C) [g/dl] x 2,4(D) + ferro di riserva(E) [mg]

(A) Si raccomanda di utilizzare il peso ideale per i pazienti in sovrappeso e il peso pre-gravidanza per le donne in gravidanza. Per tutti gli altri pazienti, utilizzare il peso corporeo effettivo. Ci sono diversi modi per determinare il peso ideale, per esempio calcolando il peso corporeo (PC) corrispondente a un IMC di 25: peso ideale = 25 * (altezza in metri)2.

(B) La Hb standard di riferimento nella formula di Ganzoni è di 15 g/dl. In casi speciali, come le donne in gravidanza, può essere considerato un valore di riferimento inferiore per l'Hb.

(C) Per convertire l'Hb [mM] in Hb [g/dl], moltiplicare il valore dell'Hb [mM] per il fattore 1,61145.

(D) Fattore 2,4 = 0,0034 x 0,07 x 10 000.

0,0034: il contenuto di ferro dell'emoglobina è pari allo 0,34%.

0,07: volume ematico 70 ml/kg PC ≈ 7% del peso corporeo.

10 000: il fattore di conversione 1 g/dl = 10 000 mg/l.

(E) Nelle persone con un PC >35 kg, le riserve di ferro sono pari o superiori a 500 mg. Riserve di ferro di 500 mg rappresentano il limite inferiore di normalità nelle donne minute. Alcune linee guida raccomandano l'uso di 10-15 mg di ferro per kg PC.

Il deficit totale di ferro (mg) e la dose totale di MonoFer (ml) per i pazienti con un PC <35 kg, una Hb di riferimento di 13 g/dl e un ferro di riserva di 15 mg/kg e per i pazienti con un PC ≥35 kg, una Hb di riferimento di 15 g/dl e un ferro di riserva di 500 mg sono stati calcolati utilizzando questa formula di Ganzoni. Uno schema posologico semplificato si trova nella tabella 1.

In generale si raccomanda di utilizzare la formula di Ganzoni in pazienti che necessitano di adeguamenti individuali della dose, come i pazienti affetti da anoressia nervosa, cachessia, sovrappeso, gravidanza o anemia dovuta a emorragie acute.

Per un PC ≤66 kg, la dose cumulativa totale calcolata deve essere arrotondata per difetto ai 100 mg di ferro più vicini.

Per un PC >66 kg, la dose cumulativa totale calcolata deve essere arrotondata per eccesso ai 100 mg di ferro più vicini.

Tab. 1: Regime posologico semplificato

Hb (g/dl)

Pazienti con PC da 50 kg a 70 kg

Pazienti con peso corporeo ≥70 kg

≥10

1000 mg (10 ml di MonoFer)

1500 mg (15 ml di MonoFer)

<10

1500 mg (15 ml di MonoFer)

2000 mg (20 ml di MonoFer)

 

La dose totale per settimana non deve superare i 20 mg di ferro/kg di peso corporeo. Per una singola infusione, non si deve superare una dose di 20 mg di ferro/kg di peso corporeo.

Una singola iniezione in bolo di MonoFer non deve superare i 500 mg di ferro.

L'effetto del trattamento deve essere monitorato tramite esami del sangue. Per raggiungere il livello di Hb di riferimento, la dose cumulativa di ferro potrebbe dover essere aggiustata.

Sostituzione del ferro nella perdita ematica acuta:

La terapia di ferro nei pazienti con perdita ematica acuta deve fornire una quantità di ferro pari alla quantità di ferro persa con il sangue.

·Se i livelli di Hb sono ridotti: utilizzare la formula di Ganzoni considerando che le riserve di ferro non devono essere ripristinate:
Deficit totale di ferro [mg] = dose cumulativa totale [mg] = peso corporeo [kg] x (Hb di riferimento - Hb attuale) [g/dl] x 2,4.

·Se il volume della perdita ematica è noto: la somministrazione di 2 ml di MonoFer (200 mg di ferro) provoca un aumento dell'Hb corrispondente a 1 unità di sangue:
ferro da sostituire [mg] = numero di unità di sangue perse x 200.

Modo di somministrazione:

MonoFer non deve essere somministrato per via intramuscolare o sottocutanea.

Negli adulti, MonoFer può essere somministrato come iniezione endovenosa in bolo, come infusione endovenosa goccia a goccia o come iniezione diretta nella linea venosa di un dializzatore.

Iniezione endovenosa in bolo:

MonoFer può essere somministrato fino a tre volte alla settimana come iniezione endovenosa in bolo fino a una singola dose di 500 mg di ferro (5 ml). La velocità di somministrazione può essere fino a 250 mg di ferro/minuto. Il preparato può essere somministrato non diluito o diluito in un massimo di 20 ml di soluzione fisiologica sterile allo 0,9% (m/v).

Infusione endovenosa:

Le dosi fino a 1000 mg devono essere somministrate nell'arco di oltre 15 minuti.

Dosi che superano i 1000 mg devono essere somministrate nell'arco di 30 minuti o più.

Fino a una dose di 20 mg di ferro/kg PC, la dose cumulativa di ferro richiesta può essere somministrata nel quadro di una singola infusione di MonoFer; oppure in dosi singole con intervalli almeno settimanali fino al raggiungimento del fabbisogno cumulativo di ferro.

Se la dose cumulativa di ferro supera i 20 mg di ferro/kg PC, la dose deve essere divisa in due infusioni con un intervallo di almeno una settimana tra esse. Si raccomanda, quando possibile, di somministrare 20 mg di ferro/kg PC con la prima somministrazione. A seconda della valutazione clinica, per la seconda somministrazione si possono attendere i risultati degli esami di laboratorio di controllo.

MonoFer deve essere diluito solo con soluzione fisiologica sterile allo 0,9% (m/v). La concentrazione di ferro risultante dalla diluizione non deve essere inferiore a 1 mg di ferro/ml e il volume della soluzione fisiologica sterile allo 0,9% (m/v) non deve superare i 500 ml (in questo caso il volume della soluzione di derisomaltosio ferrico dal flaconcino non è preso in considerazione). Fare riferimento alla rubrica «Altre indicazioni».

Iniezione nel dializzatore:

MonoFer può essere iniettato direttamente nella linea venosa del dializzatore durante una sessione di emodialisi. La procedura è la stessa di quella per l'iniezione endovenosa in bolo.

Istruzioni posologiche speciali

Bambini e adolescenti

A causa di dati insufficienti sulla sicurezza e l'efficacia, l'uso di MonoFer non è raccomandato in pazienti di età inferiore ai 18 anni.

Pazienti anziani

MonoFer non è stato specificamente studiato in pazienti >65 anni di età. Tuttavia, un adeguamento della dose in base all'età non è presumibilmente necessario.

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

Non è richiesto alcun adeguamento speciale della dose in presenza di insufficienza renale.

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica

Non esistono esperienze con MonoFer nell'insufficienza epatica (cfr. anche «Avvertenze e misure precauzionali»).

Controindicazioni

·Ipersensibilità al principio attivo, a MonoFer o a una delle sostanze ausiliarie secondo la composizione.

·Grave ipersensibilità nota ad altri preparati parenterali di ferro.

·Forme di anemia diverse dall'anemia da carenza di ferro (ad es. anemia emolitica).

·Sovraccarico di ferro o disturbi nel metabolismo del ferro (ad es. emocromatosi, emosiderosi).

·Patologia epatica scompensata.

·Primo trimestre di gravidanza.

Avvertenze e misure precauzionali

Reazioni di ipersensibilità

I preparati di ferro somministrati per via parenterale possono causare reazioni di ipersensibilità incluse reazioni anafilattiche/anafilattoidi gravi e potenzialmente letali. Reazioni di ipersensibilità sono state riportate anche dopo precedenti iniezioni di preparati parenterali di ferro tollerate senza complicazioni.

Sono state riportate reazioni di ipersensibilità che sono progredite fino alla sindrome di Kounis (spasmo coronarico acuto di natura allergica che può portare a infarto miocardico, cfr. «Effetti indesiderati»).

Il rischio è aumentato nei pazienti con allergie note, comprese le allergie ai medicamenti, precedenti reazioni di ipersensibilità gravi ad altri preparati parenterali di ferro e nei pazienti con anamnesi di asma grave, eczema o altre condizioni atopiche.

Anche i pazienti con patologie immunologiche o infiammatorie (ad es. lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide) sono a rischio aumentato di reazioni di ipersensibilità ai preparati di ferro somministrati per via parenterale.

MonoFer deve essere usato solo se sono immediatamente disponibili operatori sanitari in grado di valutare e trattare le eventuali reazioni anafilattiche/anafilattoidi. Inoltre devono essere disponibili attrezzature per la rianimazione cardiopolmonare e per il trattamento di una reazione anafilattica/anafilattoide acuta, compresa una soluzione iniettabile di adrenalina 1:1000. Ogni paziente deve essere tenuto sotto osservazione per almeno 30 minuti dopo ogni iniezione di MonoFer per quanto riguarda la comparsa di effetti indesiderati. Se durante il trattamento si manifestano reazioni di ipersensibilità o segni di intolleranza, il trattamento deve essere interrotto immediatamente.

I sintomi tipici delle reazioni di ipersensibilità acuta includono abbassamento della pressione arteriosa, tachicardia, sintomi respiratori (broncocostrizione, edema della laringe e della faringe, ecc.), sintomi addominali (crampi addominali, vomito, ecc.) o cutanei (orticaria, eritema, prurito, ecc.) fino allo shock anafilattico.

Uso in pazienti con disturbi della funzionalità epatica

Nei pazienti con disfunzione epatica (sia compensata che scompensata), il ferro parenterale deve essere somministrato solo dopo un'accurata valutazione dei benefici e dei rischi. L'uso di ferro per via parenterale deve essere evitato nei pazienti con disfunzione epatica (alanina aminotransferasi e/o aspartato aminotransferasi >3 volte il limite superiore di normalità) in cui il sovraccarico di ferro è considerato un fattore precipitante, specialmente in presenza di porfiria cutanea tarda (PCT). La somministrazione parenterale di ferro deve essere evitata anche in presenza di qualsiasi altra patologia epatica acuta.

Altre misure precauzionali

Se l'iniezione endovenosa è troppo rapida possono verificarsi episodi ipotensivi.

Il ferro parenterale deve essere usato con particolare cautela nelle infezioni acute e croniche. MonoFer non deve essere usato in pazienti con batteriemia.

MonoFer deve essere somministrato con cautela per evitare lo stravaso. Lo stravaso di MonoFer nella sede di iniezione può causare irritazione della cute e una colorazione marrone potenzialmente duratura intorno alla sede di iniezione. La somministrazione di MonoFer deve essere interrotta immediatamente se si verifica uno stravaso.

Dopo l'introduzione sul mercato, in seguito alla somministrazione di ferro per via endovenosa è stata riportata anche un'alterazione del colore cutaneo a distanza dalla sede di iniezione.

Il ferro parenterale può portare all'ipofosfatemia. Uno dei rischi dell'ipofosfatemia è lo sviluppo di osteomalacia, che è stato riportato dopo l'uso ripetuto di ferro per via endovenosa. MonoFer può causare ipofosfatemia a breve termine. MonoFer non è stato associato all'osteomalacia.

Per evitare il sovraccarico di ferro si raccomanda un attento monitoraggio dello stato del ferro.

Dopo la somministrazione di MonoFer, deve essere effettuata una nuova valutazione da parte del medico curante, compresi gli appropriati esami di laboratorio, a seconda delle condizioni del singolo paziente. Per valutare l'efficacia del trattamento con ferro per via endovenosa, l'Hb deve essere rivalutata non prima di 4 settimane dopo l'ultima somministrazione di MonoFer per lasciare tempo sufficiente all'eritropoiesi e alla metabolizzazione del ferro. Se il paziente richiede un'ulteriore somministrazione di ferro, il fabbisogno di ferro deve essere ricalcolato.

Questo medicamento contiene fino a 11,4 mg di sodio per ml di soluzione non diluita (corrisponde a una dose di ferro pari a 100 mg), equivalenti allo 0,57% dell'assunzione massima giornaliera raccomandata dall'OMS che corrisponde a 2 g di sodio per un adulto.

Interazioni

Come per tutti i preparati parenterali di ferro, l'assorbimento dei singoli preparati orali di ferro è ridotto se vengono somministrati in concomitanza.

Gravidanza, allattamento

Gravidanza

I dati sull'uso di MonoFer nelle donne in gravidanza sono limitati a quelli che derivano da uno studio in cui sono state esposte al medicinale 100 donne in gravidanza. È pertanto necessaria un'attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio prima dell'uso durante la gravidanza.

Primo trimestre

MonoFer è controindicato nel primo trimestre di gravidanza (cfr. «Controindicazioni»).

Secondo trimestre/terzo trimestre

MonoFer deve essere usato nel 2° e 3° trimestre solo se sussiste un'indicazione imperativa, utilizzando il peso corporeo prima dell'inizio della gravidanza per calcolare la quantità di ferro necessaria al fine di evitare un possibile sovradosaggio (cfr. «Posologia/impiego»). Quando viene somministrato durante la gravidanza, si deve prestare particolare attenzione ai segni di reazioni di ipersensibilità.

Dopo la somministrazione parenterale di ferro può verificarsi bradicardia fetale. Questa è di solito transitoria e il risultato di una reazione di ipersensibilità della madre. Il nascituro deve quindi essere attentamente monitorato durante e dopo la somministrazione di ferro per via endovenosa alle donne in gravidanza.

Allattamento

MonoFer è escreto nel latte materno umano solo in quantità molto ridotte. Non si prevedono effetti sul lattante a dosi terapeutiche di MonoFer.

Fertilità

Non esistono dati sui possibili effetti di MonoFer sulla fertilità negli esseri umani. Negli studi sugli animali, la fertilità è rimasta inalterata dopo il trattamento con MonoFer.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Non sono stati effettuati studi in merito. È improbabile che MonoFer abbia un qualche effetto sulla capacità di guidare veicoli o sulla capacità di utilizzare macchine.

Effetti indesiderati

Reazioni di ipersensibilità acute e gravi possono verificarsi in seguito a somministrazione parenterale di preparati di ferro (cfr. anche «Avvertenze e misure precauzionali»). Queste si manifestano di solito nei primi minuti dalla somministrazione e sono solitamente caratterizzate da un'improvvisa insorgenza di problemi respiratori e/o collasso cardiovascolare; sono stati riportati casi di decesso. Possono esserci anche altre manifestazioni meno gravi di una reazione immediata, come orticaria e prurito. Durante la gravidanza, la somministrazione parenterale di preparati di ferro può essere associata a bradicardia fetale.

Oltre alle reazioni allergiche, con la somministrazione di ferro per via endovenosa, come con tutte le infusioni con nanoparticelle, possono verificarsi le cosiddette reazioni di Fishbane. Queste sono caratterizzate da rossore, dolore toracico e/o dorsale acuto e sensazione di costrizione toracica, in alcuni casi con dispnea. Potrebbero assomigliare ai primi sintomi di una reazione anafilattica/anafilattoide, ma non rappresentano una reazione allergica in senso stretto. Nell'eventualità di una tale reazione, l'infusione deve essere interrotta e si devono determinare i parametri vitali del paziente. I sintomi si placano poco dopo l'interruzione della somministrazione di ferro e di solito non si ripresentano quando la somministrazione viene ripresa a una velocità di infusione inferiore.

I seguenti effetti indesiderati sono stati osservati negli studi clinici o dopo l'introduzione sul mercato di MonoFer. La classificazione della frequenza si basa sulla seguente convenzione: comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1000, <1/100), raro (≥1/10 000, <1/1000), non nota (basata principalmente su segnalazioni spontanee dalla sorveglianza del mercato, la frequenza esatta non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Gli effetti indesiderati del medicamento più comunemente riportati sono nausea ed eruzione cutanea.

Disturbi del sistema immunitario

Non comune: reazione da ipersensibilità, incluse reazioni serie (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Raro: reazioni anafilattiche/anafilattodi, angioedema.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Non comune: ipofosfatemia.

Patologie del sistema nervoso

Non comune: cefalea, parestesie, disgeusia, sonnolenza, stanchezza.

Raro: disfonia, crisi convulsiva, tremore, alterazioni dello stato mentale, perdita di coscienza.

Patologie dell'occhio

Raro: visione annebbiata.

Patologie cardiache

Non comune: tachicardia.

Raro: aritmia, palpitazioni.

Non nota: sindrome di Kounis.

Patologie vascolari

Non comune: ipotensione, ipertensione, rossore.

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Non comune: dolore toracico, dispnea, broncospasmo.

Patologie gastrointestinali

Comune: nausea.

Non comune: dolore addominale, vomito, dispepsia, costipazione, diarrea.

Patologie epatobiliari

Non comune: enzimi epatici aumentati.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Comune: eruzione cutanea.

Non comune: prurito, oriticaria, sudorazione, dermatite.

Non nota: alterazione del colore cutaneo a distanza dalla sede di iniezione.

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Non comune: dolore dorsale, mialgie, artralgie, crampi muscolari.

Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione

Non comune: piressia, sensazione di freddo/brividi, infezione, flebite locale, desquamazione cutanea, reazioni in sede di applicazione (come ad es. tumefazione, dolore, alterazione del colore).

Raro: malessere, sintomi simil-influenzali (con insorgenza da poche ore a diversi giorni dopo la somministrazione).

Descrizione di alcuni effetti indesiderati

Con la somministrazione parenterale di preparati di ferro possono verificarsi anche reazioni di ipersensibilità di tipo ritardato anche gravi. I segni includono artralgia, mialgia e in alcuni casi febbre. Il tempo di insorgenza varia: le reazioni possono verificarsi da poche ore a quattro giorni dopo la somministrazione. I sintomi di solito durano da due a quattro giorni e si risolvono spontaneamente o dopo la somministrazione di semplici analgesici.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi effetto indesiderato sospetto, nuovo o serio, attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

Il derisomaltosio ferrico contenuto in MonoFer ha una bassa tossicità. Il rischio di sovradosaggio accidentale è minimo.

Il sovradosaggio può portare ad accumulo di ferro nei siti di deposito, portando infine a emosiderosi. Il monitoraggio dei parametri del ferro quali la concentrazione di ferritina sierica consente di individuare un eventuale accumulo di ferro. Possono essere utilizzate misure di supporto quali l'impiego di agenti chelanti.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

B03AC

Categoria farmacoterapeutica: ferro, preparati parenterali.

Meccanismo d'azione

Nella formulazione di MonoFer, il ferro è legato in un complesso che permette un rilascio controllato e lento di ferro biodisponibile alle proteine leganti il ferro. Il rischio di comparsa di ferro labile è basso.

MonoFer soluzione iniettabile è un colloide in cui il ferro è fortemente legato in particelle sferoidali di ferro-carboidrato.

Le particelle sono costituite ciascuna da una matrice di atomi di ferro(III) e derisomaltosio con un peso molecolare medio di 1000 Da e un basso indice di dispersione del peso molecolare, che è quasi completamente privo di mono- e disaccaridi. Nome comune internazionale: derisomaltosio ferrico (noto anche ferro (III) isomaltoside 1000).

La chelazione del ferro(III) con il carboidrato conferisce alle particelle una struttura simile a quella della ferritina che dovrebbe proteggere dagli effetti tossici del ferro(III) inorganico non legato.

Il ferro è disponibile in una forma non ionica e idrosolubile in una soluzione acquosa con un valore di pH compreso tra 5,0 e 7,0.

Farmacodinamica

Il ferro apportato con MonoFer, che è soggetto a controllo fisiologico, porta a un aumento dell'emoglobina e reintegra le riserve di ferro esaurite. Una risposta terapeutica si può osservare entro pochi giorni dalla somministrazione di MonoFer sotto forma di un aumento della conta dei reticolociti. A causa del lento rilascio di ferro biodisponibile, la concentrazione di ferritina nel siero raggiunge il suo massimo alcuni giorni dopo una dose endovenosa di MonoFer e ritorna lentamente al basale dopo alcune settimane.

Efficacia clinica

L'efficacia di MonoFer è stata studiata in varie aree terapeutiche in cui la somministrazione endovenosa di ferro era necessaria per trattare gli stati di carenza di ferro. Gli studi principali sono descritti più in dettaglio qui di seguito.

Anemia da carenza di ferro senza concomitante insufficienza renale cronica

In uno studio di non inferiorità multicentrico, randomizzato 2:1, comparativo, in aperto, n = 511 pazienti con anemia da carenza di ferro sono stati trattati con MonoFer o con ferro saccarato. Il 90% dei pazienti reclutati era di sesso femminile. Il dosaggio di MonoFer è stato eseguito in base alla tabella 1 (cfr. «Posologia/impiego») e il dosaggio del ferro saccarato è stato calcolato secondo Ganzoni e somministrato come infusioni da 200 mg. L'endpoint primario era la proporzione di pazienti con un aumento dell'Hb ≥2 g/dl rispetto al basale tra le settimane 1 e 5. Una proporzione significativamente maggiore di pazienti ha raggiunto l'endpoint primario con MonoFer rispetto al comparatore (68,5% contro 51,6%, p <0,0001).

Anemia da carenza di ferro nell'insufficienza renale cronica

Insufficienza renale cronica non richiedente dialisi

In uno studio di non inferiorità multicentrico, randomizzato 2:1, comparativo, in aperto, n = 351 pazienti con carenza di ferro ed insufficienza renale cronica non richiedente dialisi sono stati trattati con MonoFer o con ferro solfato per via orale (100 mg di ferro elementare due volte al giorno per 8 settimane). I pazienti del gruppo MonoFer sono stati randomizzati a ricevere 1000 mg come dose singola o iniezioni in bolo di 500 mg. Il trattamento con MonoFer non era inferiore al ferro orale alla settimana 4 (p <0,001) e ha anche mostrato un maggiore aumento dell'Hb rispetto al ferro orale dalla settimana 3 (p = 0,009) fino alla fine dello studio alla settimana 8.

Un altro studio su pazienti con insufficienza renale cronica non richiedente dialisi ha dimostrato la non inferiorità di MonoFer rispetto al ferro saccarato (dopo una dose cumulativa di 1000 mg aumento dell'Hb alla settimana 8 con MonoFer di 1,22 g/dl rispetto a 1,14 g/dl con il comparatore).

Insufficienza renale cronica richiedente emodialisi

In uno studio di non inferiorità multicentrico, randomizzato 2:1, comparativo, in aperto, n = 351 pazienti in emodialisi sono stati trattati con MonoFer 500 mg (randomizzati a un'iniezione singola o a dosi ripartite) o con ferro saccarato (500 mg in dosi ripartite). È stata dimostrata la non inferiorità. Con entrambi i trattamenti, oltre l'82% dei pazienti ha raggiunto un valore di Hb nell'intervallo di riferimento.

Carenza di ferro nei pazienti oncologici

Anemia correlata al cancro

In uno studio di non inferiorità multicentrico, randomizzato 2:1, comparativo, in aperto, n = 350 pazienti oncologici con anemia sono stati trattati con MonoFer o con un preparato orale di ferro solfato (100 mg di ferro elementare orale due volte al giorno per 12 settimane). I pazienti del gruppo MonoFer sono stati randomizzati a ricevere o un'infusione di massimo 1000 mg come dose singola in 15 minuti o iniezioni in bolo di 500 mg in 2 minuti. L'endpoint primario era il cambiamento nella concentrazione di Hb dal basale alla settimana 4. MonoFer è risultato non inferiore al ferro orale alla settimana 4 (p <0,001), e l'aumento di Hb è stato più rapido con MonoFer.

Carenza di ferro in gastroenterologia

Malattie infiammatorie croniche intestinali

In uno studio di non inferiorità multicentrico, randomizzato 2:1, comparativo, in aperto, n = 338 pazienti con malattia infiammatoria cronica intestinale hanno ricevuto MonoFer o un preparato orale di ferro solfato (100 mg di ferro elementare due volte al giorno per 8 settimane). I pazienti avevano un'attività di malattia da bassa a moderata. I pazienti del gruppo MonoFer sono stati randomizzati a ricevere o un'infusione di massimo 1000 mg come dose singola in 15 minuti o iniezioni in bolo da 500 mg in 2 minuti. Il fabbisogno di ferro per via endovenosa, con una Hb di riferimento di soli 13 g/dl, è stato calcolato utilizzando una formula di Ganzoni modificata. Questo ha portato a una dose media cumulativa di ferro per via endovenosa di 884 mg di ferro elementare rispetto a 11 200 mg con ferro orale. L'endpoint primario era il cambiamento della concentrazione di Hb dal basale alla settimana 8. Non è stato possibile dimostrare la non inferiorità. Il rapporto dose-risposta osservato con MonoFer suggerisce che il reale fabbisogno di ferro è stato sottostimato dalla formula di Ganzoni modificata. Nei pazienti che hanno ricevuto >1000 mg di MonoFer, il tasso di risposta (definito come un aumento di Hb di ≥2 g/dl) è stato del 93%.

Indicazioni ginecologiche

Emorragie postpartum

In uno studio monocentrico, comparativo, randomizzato 1:1, in aperto, n = 200 donne sane con emorragia postpartum superiore a 700 ml e Hb >6,5 g/dl (misurata >12 ore dopo il parto) hanno ricevuto una singola dose da 1200 mg di MonoFer o un trattamento medico standard. L'endpoint primario era la variazione complessiva in un cosiddetto punteggio di fatica fisica («Physical Fatigue Score») entro 12 settimane postpartum. La differenza di trattamento nella variazione complessiva di questo punteggio tra MonoFer e il braccio di confronto era -0,97 a 12 settimane postpartum a favore di MonoFer (p = 0,006).

Gravi emorragie uterine

In uno studio comparativo multicentrico, randomizzato 2:1, in aperto, n = 511 pazienti con anemia da carenza di ferro, 248 dei quali erano pazienti ginecologiche (>85% con anemia da carenza di ferro dovuta a emorragia uterina) sono stati trattati con MonoFer o ferro saccarato e seguiti per 5 settimane. La dose cumulativa di MonoFer è stata fino a 2000 mg ed è stata somministrata come infusione da 1000 mg o come iniezione da 500 mg in base al peso corporeo e all'Hb. La dose cumulativa di ferro saccarato è stata calcolata secondo Ganzoni e somministrata come infusioni ripetute da 200 mg.

L'endpoint primario era la proporzione di pazienti con un aumento dell'Hb di ≥2 g/dl dal basale in qualsiasi momento tra le settimane 1-5 (responder). Nella sottopopolazione ginecologica, MonoFer è risultato significativamente superiore al ferro saccarato, con un tasso di risposta del 70,9% contro il 57,0% (p = 0,033), e il tempo a un aumento dell'Hb ≥2 g/dl è risultato inferiore con MonoFer. Per tutti i parametri di efficacia biochimica, si sono ottenuti miglioramenti più rapidi e/o maggiori con MonoFer.

Farmacocinetica

Assorbimento

Non pertinente.

Distribuzione

Nella formulazione di MonoFer, il ferro è strettamente legato in un complesso che permette un rilascio controllato e lento di ferro biodisponibile alle proteine leganti il ferro, con un basso rischio di comparsa di ferro labile tossico. Dopo la somministrazione endovenosa, il derisomaltosio ferrico viene rapidamente assorbito dalle cellule del sistema reticoloendoteliale (RES), soprattutto nel fegato e nella milza, da dove il ferro viene lentamente rilasciato.

Metabolismo

Il complesso di ferro in circolo viene eliminato dal plasma dalle cellule del sistema reticoloendoteliale, che dividono il complesso nei suoi componenti ferro e derisomaltosio. Il ferro viene immediatamente legato dalle proteine disponibili, dando luogo a ferritina o emosiderina, le forme fisiologiche di deposito del ferro. In misura minore, si lega anche alla molecola di trasporto transferrina.

Eliminazione

Il ferro non viene eliminato facilmente dall'organismo e il suo accumulo può essere tossico. Dopo la somministrazione di una singola dose di MonoFer contenente da 100 a 1000 mg di ferro negli studi farmacocinetici, il ferro iniettato o infuso è stato eliminato dal plasma con un'emivita variabile da 1 a 4 giorni. L'eliminazione renale del ferro è risultata trascurabile. A causa delle dimensioni del complesso, MonoFer non viene eliminato attraverso i reni. Solo piccole quantità di ferro sono escrete nelle urine e nelle feci.

Il componente derisomaltosio è metabolizzato o escreto.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Disturbi della funzionalità epatica

Non sono stati condotti studi in pazienti con grave insufficienza epatica.

Bambini e adolescenti

Non sono stati condotti studi su bambini o adolescenti.

Dati preclinici

I dati preclinici degli studi convenzionali su farmacologia di sicurezza, tossicità per somministrazione ripetuta, genotossicità o fertilità non evidenziano alcun rischio particolare per l'essere umano.

Mutagenicità e cancerogenicità

Studi in vitro sulle mutazioni geniche nei batteri e sulle aberrazioni cromosomiche nei linfociti del sangue periferico umano, nonché un test in vivo sui micronuclei del topo, non hanno mostrato alcuna indicazione di potenziale mutageno/genotossico. Non sono stati condotti studi a lungo termine sugli animali per valutare il potenziale cancerogeno.

Tossicità per la riproduzione

L'effetto del derisomaltosio ferrico sulla fertilità è stato studiato nel ratto. I maschi hanno ricevuto una dose fino a 19 mg di ferro/kg/die per 28 giorni prima dell'accoppiamento e le femmine hanno ricevuto fino a 32 mg di ferro/kg/die per 14 giorni prima dell'accoppiamento. Non sono stati osservati effetti sulla fertilità maschile o femminile, sulla disponibilità all'accoppiamento o su altri parametri riproduttivi generali.

Altre indicazioni

Incompatibilità

Il medicamento può essere miscelato solo con i medicamenti riportati sotto «Indicazioni per la manipolazione».

Influenza su metodi diagnostici

È stato descritto che dosi di ferro somministrate per via parenterale superiori a 500 mg (5 ml o più) causano una colorazione brunastra del siero in campioni di sangue prelevati quattro ore dopo la somministrazione.

Il ferro parenterale può causare valori falsamente elevati per la concentrazione di bilirubina nel siero e valori falsamente diminuiti per la concentrazione di calcio nel siero.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Stabilità dopo apertura

Durata della stabilità dopo la prima apertura del contenitore (non diluito):

Da un punto di vista microbiologico, il preparato deve essere somministrato immediatamente, a meno che il metodo di apertura non escluda la contaminazione microbica.

Se il preparato non viene somministrato immediatamente, la durata e le condizioni di conservazione prima della somministrazione sono di responsabilità dell'utilizzatore.

Durata della stabilità dopo la diluizione in soluzione salina sterile allo 0,9% (w/v):

Da un punto di vista microbiologico, il preparato deve essere utilizzato immediatamente dopo la diluizione.

Precauzioni particolari per la conservazione

Tenere fuori dalla portata dei bambini. Conservare nella confezione originale a temperature non superiori a 30 °C.

Non congelare.

Indicazioni per la manipolazione

MonoFer deve essere miscelato solo con soluzione salina sterile allo 0,9% (m/v). Non usare altre soluzioni diluenti per via endovenosa né aggiungere altri medicamenti. Per le istruzioni sulla diluizione, cfr. «Posologia/impiego».

La soluzione è di colore marrone scuro e di consistenza opaca. Ispezionare visivamente che le fiale non presentino sedimenti o danni prima dell'uso. Usare solo contenitori con una soluzione omogenea e priva di sedimenti.

MonoFer è solo monouso. La soluzione non utilizzata deve essere smaltita secondo le normative locali.

Numero dell'omologazione

67001 (Swissmedic)

Confezioni

Flaconcini in vetro di tipo 1 con tappo di gomma in clorobutile e cappuccio in alluminio.

Dimensioni delle confezioni:

5 x 1 ml [B].

1 x 5 ml [B], 5 x 5 ml [B].

1 x 10 ml [B], 2 x 10 ml [B].

Titolare dell’omologazione

Pierre Fabre Pharma AG, Basel

Stato dell'informazione

Giugno 2026