Salazopyrin®

Pfizer AG

Composizione

Principi attivi

Sulfasalazinum.

Sostanze ausiliarie

Silica colloidalis anhydrica, povidonum, magnesii stearas, maydis amylum.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Compressa.

1 compressa contiene 500 mg di sulfasalazina. Compresse di colore giallo-arancione, di forma rotonda, con impresso «KPh» su un lato e «101» e linea di frattura sull'altro.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Malattie infiammatorie dell'intestino crasso.

Colite ulcerativa, morbo di Crohn.

Posologia/Impiego

La posologia della salazopirina deve essere stabilita singolarmente in base alla gravità del quadro clinico e alla tollerabilità.

I pazienti che ricevono Salazopyrin per la prima volta devono aumentare la dose in modo graduale nelle prime settimane.

Ai pazienti che reagiscono con nausea a causa dell'effetto delle compresse nello stomaco si consiglia di utilizzare Salazopyrin EN compresse rivestite con film gastroresistente o di ridurre la dose di Salazopyrin compresse.

Terapia acuta (in caso di recidiva)

Adulti

Riacutizzazioni gravi: 2-4 compresse 3-4 volte/giorno.

Riacutizzazioni moderate e lievi: 2 compresse 3-4 volte/giorno.

Bambini dai 2 anni di età e adolescenti

40-60 mg per kg PC/giorno, suddivisi in 3-6 dosi singole.

Terapia di mantenimento (profilassi delle recidive)

Adulti

Nell'intervallo libero da recidive di colite ulcerativa, la dose di mantenimento è di 2 compresse 2(-3) volte/giorno. Il trattamento con questa dose deve essere proseguito a tempo indeterminato, tranne nel caso in cui si manifestino effetti collaterali. In caso di peggioramento del quadro clinico, la dose viene aumentata a 2(-4) compresse 3-4 volte/giorno.

Bambini dai 2 anni di età e adolescenti

20-30 mg/kg PC/giorno, suddivisi in 3-6 dosi singole.

Bambini (<2 anni)

La sicurezza e l'efficacia nei bambini di età inferiore ai 2 anni non sono state stabilite. L'uso di questo medicamento nei bambini di età inferiore ai 2 anni è controindicato.

Modo di somministrazione

La dose deve essere distribuita in parti uguali nell'arco della giornata e assunta preferibilmente durante i pasti.

Le compresse di Salazopyrin posseggono una linea di frattura. La compressa può essere suddivisa alla linea di frattura solo per agevolare l'assunzione, non tuttavia per il dosaggio di una dose parziale.

Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o a una delle sostanze ausiliarie secondo la composizione.

Ipersensibilità alle sulfonamidi e/o ai salicilati.

Porfiria acuta intermittente.

Ileo, insufficienza epatica e renale di grado elevato.

Malattie degli organi ematopoietici.

Pazienti con deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi.

Bambini di età inferiore ai 2 anni.

Avvertenze e misure precauzionali

Sono state osservate infezioni gravi correlate a mielosoppressione, incluse sepsi e polmonite. I pazienti che contraggono una nuova infezione durante il trattamento con sulfasalazina devono essere attentamente monitorati; in caso di infezione grave, la sulfasalazina deve essere interrotta. Si raccomanda cautela quando viene preso in considerazione l'uso di sulfasalazina in pazienti con infezioni ricorrenti o croniche all'anamnesi o che presentano disturbi predisponenti alle infezioni.

I pazienti devono essere tenuti sotto controllo medico prima e durante il trattamento: prima dell'inizio della terapia con sulfasalazina e ogni 2 settimane durante i primi 3 mesi di trattamento devono essere eseguiti un emocromo completo comprensivo di conta differenziale (leucociti) nonché le prove di funzionalità epatica. Gli stessi esami devono essere eseguiti una volta al mese dal 4o al 6o mese e successivamente ogni 3 mesi o secondo il giudizio del medico.

Una valutazione della funzionalità renale (incluso lo stato urinario) deve essere eseguita in tutti i pazienti all'inizio della terapia e almeno una volta al mese nei primi 3 mesi di trattamento.

In caso di esiti normali, sono necessarie valutazioni di controllo 1-2 volte/anno o alla comparsa di ulteriori segni di malattia.

La comparsa di sintomi come mal di gola, febbre, pallore, porpora o ittero durante il trattamento con sulfasalazina può indicare mielosoppressione, emolisi o epatotossicità. Se si manifestano gravi reazioni tossiche o da ipersensibilità, il trattamento con Salazopyrin deve essere interrotto immediatamente e devono essere eseguiti gli opportuni esami di laboratorio.

Possono manifestarsi gravi reazioni da ipersensibilità con coinvolgimento degli organi interni, come epatite, nefrite, miocardite, sindrome simil-mononucleosica (ad es. pseudomononucleosi), anomalie ematologiche (incl. istiocitosi ematofagica) e/o polmonite incl. infiltrazione eosinofila.

Il trattamento deve essere effettuato con cautela nei pazienti con gravi allergie o asma.

Nei pazienti con funzionalità epatica o renale ridotta o con discrasie ematiche, Salazopyrin deve essere utilizzato solo dopo un'attenta valutazione.

Ipertensione endocranica idiopatica: nei pazienti che ricevono sulfasalazina è stata riportata ipertensione endocranica idiopatica (pseudotumor cerebri). I pazienti devono essere avvisati dei segni e dei sintomi di ipertensione endocranica idiopatica, tra cui cefalea forte o ricorrente, disturbi visivi o tinnito. Se si manifesta ipertensione endocranica idiopatica, deve essere presa in considerazione l'interruzione di sulfasalazina.

Dopo l'uso di sulfasalazina sono state osservate reazioni cutanee potenzialmente fatali (dermatite esfoliativa, sindrome di Stevens-Johnson, necrolisi epidermica tossica, sindrome DRESS). Per quanto riguarda la sindrome di Stevens-Johnson e la necrolisi epidermica tossica, il rischio è massimo nelle prime settimane di trattamento, mentre la sindrome DRESS (Drug Rash with Eosinophilia and Systemic Symptoms), caratterizzata dai sintomi eruzione cutanea, febbre, eosinofilia e reazioni sistemiche come linfoadenopatia, epatite, nefropatia interstiziale o polmonite interstiziale, può manifestarsi con una latenza di 2-6 (-12) settimane dopo l'inizio della terapia.

I pazienti devono essere informati degli eventuali sintomi e devono essere strettamente monitorati per la comparsa di reazioni cutanee.

Salazopyrin deve essere interrotto ai primi segni di reazioni cutanee allergiche (ad es. eruzione cutanea (rash), spesso accompagnate da formazione di vescicole e lesioni della mucosa, febbre).

Nei pazienti che manifestano una sindrome di Stevens-Johnson, una necrolisi epidermica tossica o una sindrome DRESS durante il trattamento con sulfasalazina, il trattamento con sulfasalazina non deve essere ripreso in alcun momento.

La sulfasalazina somministrata per via orale inibisce l'assorbimento e il metabolismo dell'acido folico e può causare carenza di acido folico. Eventuali alterazioni dell'emocromo imputabili a una carenza di acido folico (ad es. macrocitosi e pancitopenia) possono essere normalizzate con la somministrazione di acido folico (leucovorin).

I pazienti con deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi devono essere esaminati in particolare per segni di anemia emolitica.

La sulfasalazina causa cristalluria e formazione di calcoli renali, pertanto è importante assicurare un sufficiente apporto di liquidi.

La sulfasalazina o i suoi metaboliti possono influire sull'assorbimento UV, soprattutto a 340 nm, e interferire con le analisi di laboratorio che prevedono l'uso di nicotinammide adenina dinucleotide [NAD(H)] o nicotinammide adenina dinucleotide fosfato [NADP(H)]. Ciò può portare a errori nelle misurazioni (risultati troppo alti o troppo bassi). Nei pazienti che ricevono sulfasalazina, tali risultati di laboratorio devono pertanto essere interpretati con cautela, cfr. «Interazioni». Se si sospetta un'interazione, è opportuno consultare il laboratorio d'analisi circa la metodologia utilizzata.

Interazioni

Un ridotto assorbimento di acido folico e digossina è stato osservato in caso di uso concomitante con Salazopyrin.

Sulfasalazina e ferro formano chelati. Ne consegue un minor assorbimento della sulfasalazina, ma non del metabolita sulfapiridina.

La somministrazione concomitante di antibiotici (dimostrata per ampicillina, neomicina, rifampicina, etambutolo) può ridurre la divisione batterica a causa del danneggiamento della flora intestinale. Ciò porta a livelli plasmatici di sulfapiridina più bassi, a una riduzione della concentrazione locale di acido 5-aminosalicilico (5-ASA) nell'intestino crasso e a un'aumentata eliminazione della sulfasalazina nelle feci.

Gli scambiatori anionici come il colestipolo o la colestiramina legano nell'intestino sia la sulfasalazina sia i suoi metaboliti.

La degradazione di anticoagulanti orali come il fenprocumone tramite il fegato può risultare compromessa. L'assunzione concomitante richiede particolare cautela e il regolare monitoraggio dello stato di coagulazione.

L'uso concomitante di ciclosporina e sulfasalazina può portare a ridotti livelli di ciclosporina e rendere necessaria la verifica o l'adeguamento della posologia. La causa di ciò è verosimilmente l'induzione del citocromo P450.

L'assunzione concomitante di metotrexato e altri preparati ad alto legame proteico può potenziare gli effetti collaterali gastrointestinali di questi medicamenti.

La somministrazione concomitante con sulfaniluree può potenziare l'effetto ipoglicemizzante di queste ultime.

È possibile una ridotta reazione immunitaria dopo la somministrazione del vaccino antitifico vivo. Pertanto, tra l'assunzione di sulfasalazina e l'uso di un vaccino antitifico vivo si raccomanda un intervallo di almeno 24 h.

Anche con l'assunzione concomitante di Salazopyrin e mercaptopurina o azatioprina possono verificarsi interazioni dovute all'inibizione della tiopurina metiltransferasi.

In numerosi casi, nei pazienti esposti alla sulfasalazina o al suo metabolita 5-ASA è stata riportata una possibile interferenza con le misurazioni (HPLC) della normetanefrina nelle urine che ha portato a risultati falso-positivi.

La sulfasalazina o i suoi metaboliti possono influire sull'assorbimento UV, soprattutto a 340 nm, e interferire con le analisi di laboratorio che prevedono l'uso di NAD(H) o NADP(H) e con la misurazione dell'assorbimento UV grossomodo all'interno di questa gamma di lunghezze d'onda. Ne sono un esempio le analisi con cui vengono determinati l'alanina-aminotransferasi (ALT), l'aspartato-aminotransferasi (AST), la creatinchinasi isoenzima MB (CK-MB), la glutammato deidrogenasi (GLDH), l'ammoniaca, la tiroxina o il glucosio. È necessario consultare il laboratorio d'analisi circa la metodologia utilizzata. Nei pazienti trattati con sulfasalazina, questi valori di laboratorio devono essere interpretati con cautela; i risultati devono essere interpretati in correlazione con i referti clinici, cfr. «Avvertenze e misure precauzionali».

Gravidanza, allattamento

Gravidanza

Gli studi sulla riproduzione negli animali non hanno evidenziato rischi per il feto, ma non sono disponibili studi controllati sulle donne in gravidanza.

Le donne che desiderano avere figli devono attendere una fase inattiva della malattia. La sulfasalazina può portare a problemi di assorbimento dell'acido folico. Poiché la carenza di acido folico viene discussa come causa di difetti del tubo neurale (anencefalia, spina bifida) e di altre malformazioni, alle donne in età fertile e durante il primo trimestre di gravidanza occorre consigliare la supplementazione con acido folico. La sulfasalazina non deve essere utilizzata durante la gravidanza, a meno che ciò non sia inequivocabilmente necessario.

Allattamento

La concentrazione di sulfasalazina nel latte materno è bassa.

Circa il 40% della concentrazione sierica materna di sulfapiridina viene escreta nel latte materno. Tuttavia, se Salazopyrin è somministrato a dosi terapeutiche, il rischio di effetti negativi è limitato in quanto la sulfapiridina presenta una bassa capacità di spiazzamento della bilirubina.

Nei bambini allattati da madri trattate con sulfasalazina sono stati osservati sangue nelle feci o diarrea. Nei casi di cui è stata riportata l'evoluzione successiva, il sangue nelle feci o la diarrea nel lattante sono scomparsi dopo l'interruzione di sulfasalazina nella madre. Pertanto, durante l'uso di Salazopyrin non si deve allattare.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Dopo l'uso di Salazopyrin possono manifestarsi vertigini, cefalea o vomito (cfr. «Effetti indesiderati»). Per questo motivo, la capacità di guidare veicoli o di utilizzare macchine può essere compromessa. Non sono stati effettuati studi in merito.

Effetti indesiderati

Gli effetti indesiderati sono elencati secondo la classificazione sistemica organica e in ordine di frequenza tenendo conto delle seguenti definizioni: «molto comune» (≥1/10); «comune» (≥1/100, <1/10); «non comune» (≥1/1'000, <1/100); «raro» (≥1/10'000, <1/1'000); «molto raro» (<1/10'000); «frequenza non nota» (non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Con l'assunzione di sulfasalazina per via orale circa un terzo dei pazienti manifesta effetti collaterali, perlopiù sotto forma di sintomi gastrointestinali o cefalea. Alcuni effetti collaterali sono dose-dipendenti e i sintomi possono essere alleviati mediante riduzione della dose. Circa il 75% degli effetti collaterali si manifesta nei primi 3 mesi dall'inizio del trattamento.

Patologie del sistema emolinfopoietico

Comune: anemia da carenza di acido folico (comunemente megaloblastosi e macrocitosi), leucopenia.

Non comune: pancitopenia, anemia emolitica, metaemoglobinemia, trombocitopenia, agranulocitosi (nei primi 3 mesi dall'inizio del trattamento).

Raro: anemia aplastica, agranulocitosi (trattamento a lungo termine), plasmocitosi, mielosoppressione, eosinofilia.

Molto raro: sindrome mielodisplastica.

Frequenza non nota: pseudomononucleosi.

Disturbi del sistema immunitario

Non comune: induzione di autoanticorpi, ipogammaglobulinemia, lupus eritematoso sistemico.

Raro: malattia da siero, edema periorbitale.

Frequenza non nota: anafilassi.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Comune: perdita dell'appetito.

Frequenza non nota: carenza di folato.

Disturbi psichiatrici

Non comune: depressione.

Molto raro: psicosi.

Patologie del sistema nervoso

Molto comune: cefalea.

Comune: vertigini, disturbi del gusto.

Non comune: tinnito, parestesie, disturbi dell'olfatto.

Raro: encefalopatia, neuropatia periferica, meningite asettica, gusto metallico.

Frequenza non nota: ipertensione endocranica idiopatica (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Patologie dell'occhio

Non comune: congiuntivite allergica.

Raro: ingiallimento degli occhi.

Molto raro: ingiallimento delle lenti a contatto.

Patologie cardiache

Non comune: palpitazioni, tachicardia.

Raro: pericardite, miocardite.

Patologie vascolari

Non comune: ipertensione.

Molto raro: sindrome di Raynaud.

Frequenza non nota: pallore.

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Comune: tosse.

Non comune: asma bronchiale, dispnea.

Raro: alveolite fibrosante, polmonite eosinofila.

Molto raro: bronchiolite obliterante.

Frequenza non nota: malattia polmonare interstiziale, dolore orofaringeo.

Patologie gastrointestinali

Molto comune: nausea, dolore addominale, mancanza di appetito, dispepsia, fastidio allo stomaco.

Comune: vomito, diarrea.

Non comune: gonfiore.

Raro: pancreatite, stomatite.

Molto raro: esacerbazione di colite ulcerativa remittente, colite pseudomembranosa.

Patologie epatobiliari

Comune: aumento degli enzimi epatici.

Non comune: ittero.

Raro: epatite.

Molto raro: epatite fulminante (potenzialmente con esito fatale).

Frequenza non nota: segnalazioni di epatotossicità, inclusi valori epatici aumentati (SGOT/AST; SGPT/ALT, GGT, LDH, fosfatasi alcalina, bilirubina), ittero, ittero colestatico, cirrosi e possibili danni epatocellulari incluse necrosi epatica, epatite fulminante e insufficienza epatica. Alcuni di questi casi hanno avuto esito fatale. È stato segnalato anche un caso di malattia simil-Kawasaki che ha comportato alterazioni della funzionalità epatica.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Comune: esantema, orticaria, eritema, prurito, porpora.

Non comune: edema di Quincke, fotosensibilità, enantema, alopecia.

Raro: cianosi, dermatite esfoliativa, lichen planus, pustolosi esantematica acuta generalizzata, colorazione giallo-arancione della pelle.

Molto raro: necrolisi epidermica tossica (sindrome di Lyell), sindrome di Stevens-Johnson, sindrome DRESS (reazione cutanea con eosinofilia e sintomi sistemici, in parte reazioni simili a mononucleosi infettiva o malattia da siero).

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Comune: artralgia, sindrome di Sjögren.

Non comune: debolezza muscolare.

Raro: mialgia.

Patologie renali e urinarie

Comune: proteinuria.

Raro: sindrome nefrosica, ematuria, cristalluria, nefrite interstiziale, colorazione giallo-arancione delle urine.

Frequenza non nota: nefrolitiasi.

Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella

Molto comune: negli uomini trattati con Salazopyrin sono state osservate oligospermia e sterilità. Questi effetti sono scomparsi dopo l'interruzione del medicamento.

Patologie generali

Molto comune: stanchezza.

Comune: febbre, sonnolenza, stordimento, disturbi della concentrazione, insonnia.

Non comune: edema della faccia, sensazione di debolezza generale.

Frequenza non nota: ingiallimento dei liquidi corporei.

Esami diagnostici

Raro: aumento degli anticorpi antinucleo (ANA).

Note

Sono dose-dipendenti gli effetti collaterali comuni a carico del tratto gastrointestinale, verosimilmente anche vertigini, cefalea, tinnito, proteinuria, ematuria e cristalluria. In questi casi, una riduzione della dose può alleviare i sintomi. Certi sintomi ematologici (macrocitosi, anemia emolitica, leucopenia) sembrano anch'essi essere dose-dipendenti. Ad ogni modo, questi sintomi non vanno confusi con agranulocitosi o anemia aplastica, nelle quali Salazopyrin deve essere interrotto in ogni caso.

Può verificarsi un ingiallimento della pelle e dei liquidi corporei, nonché un ingiallimento delle lenti a contatto morbide.

In singoli casi può essere difficile distinguere gli effetti collaterali dalla malattia di base (colite ulcerativa, m. di Crohn), in quanto i sintomi sono in parte molto simili.

Casi di meningite asettica sono stati finora osservati solo in pazienti che assumevano sulfasalazina per il trattamento della poliartrite cronica.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi effetto indesiderato sospetto, nuovo o serio, attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

Sono state somministrate ai pazienti dosi di sulfasalazina fino a 16 g al giorno senza che ciò abbia portato alla morte; è stata riportata un'intossicazione con esito fatale in un adulto (solfoemoglobinemia e metaemoglobinemia) dopo l'assunzione di 43 g/24 h.

Segni e sintomi

I sintomi di sovradosaggio possono includere: nausea, vomito, fastidio allo stomaco e dolore addominale. Nei casi più gravi possono anche presentarsi sintomi a carico del SNC, come stordimento e convulsioni. È stato dimostrato che l'incidenza e la gravità della tossicità sono direttamente correlabili alla concentrazione sierica della sulfapiridina. Pertanto, la concentrazione sierica di sulfapiridina può essere impiegata come marcatore per monitorare il recupero da un sovradosaggio.

Trattamento

Procedura da seguire in caso di necessità: lavaggio gastrico o vomito più lassativi, se indicati. Alcalinizzazione delle urine. In caso di funzionalità renale normale, assunzione forzata di liquidi. In presenza di anuria, limitazione dell'apporto di liquidi e sali e trattamento adeguato. Il basso peso molecolare della sulfasalazina e dei suoi metaboliti ne facilita la rimozione mediante dialisi.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

A07EC01

Meccanismo d'azione/Farmacodinamica

Salazopyrin è utile per il trattamento delle malattie infiammatorie croniche intestinali. La sulfasalazina e i suoi principali metaboliti hanno effetti antinfiammatori, immunosoppressivi e antibatterici e presentano un'elevata affinità per il tessuto connettivo.

La sulfasalazina presenta inoltre un ampio spettro di effetti in altri sistemi biologici.

È tuttavia difficile valutare la significatività dei singoli effetti farmacologici, in quanto l'eziologia della colite ulcerativa è in gran parte ignota.

Efficacia clinica

Nessuna informazione.

Farmacocinetica

Assorbimento

Dopo somministrazione orale, la sulfasalazina viene assorbita per ca. il 20% nell'intestino tenue. La concentrazione sierica massima viene raggiunta dopo 3-6 h.

Distribuzione

Dopo iniezione endovenosa, il volume di distribuzione (VdSS) della sulfasalazina è di 7.5±1.6 l. La sulfasalazina si lega fortemente all'albumina (>99.3%), mentre la sulfapiridina è legata all'albumina solo per ca. il 70%. L'acetilsulfapiridina, il principale metabolita della sulfapiridina, si lega per ca. il 90% alle proteine plasmatiche.

Metabolismo

La maggior parte della dose somministrata di sulfasalazina raggiunge l'intestino crasso non metabolizzata e lì viene scomposta dai batteri del colon nei metaboliti sulfapiridina e acido 5-aminosalicilico (5-ASA).

La sulfapiridina viene riassorbita, parzialmente acetilata e idrossilata nel fegato e coniugata all'acido glucuronico. La maggior parte della sulfapiridina viene quindi eliminata nelle urine.

La sulfapiridina non acetilata si lega alle proteine sieriche e raggiunge i livelli sierici massimi dopo 12 h. Solo dopo 3 giorni la sulfapiridina non è più rilevabile nel siero.

Entro 3 giorni dalla somministrazione di una dose singola da 2 g di Salazopyrin compresse, in totale circa l'80% (70-90%) della dose somministrata viene rilevato nelle urine sotto forma di molecola integrale e dei metaboliti della sulfapiridina.

Eliminazione

L'emivita media è di 5.7 h dopo una dose singola, di 7.6 h dopo dosi ripetute. Una piccola parte della sostanza assorbita viene eliminata con le urine, il resto ritorna nell'intestino tenue attraverso la bile (circolo enteropatico). I livelli sierici diminuiscono entro 2 giorni dall'assunzione fino a raggiungere quantità trascurabili.

5-ASA viene assorbito in quantità limitata. Il 15% della dose viene eliminato con le urine. La maggior parte (75%) rimane nell'intestino e viene eliminata con le feci.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

I pazienti geneticamente predisposti ad acetilazione lenta sviluppano concentrazioni sieriche più alte di sulfapiridina libera e sono dunque più facilmente soggetti a effetti collaterali.

Dati preclinici

Mutagenicità

La sulfasalazina non è risultata mutagena né al test di Ames (test di mutazione batterica inversa) né al test su cellule di linfoma sul gene HGPRT in topi L51784. Tuttavia, la sulfasalazina ha evidenziato reazioni mutagene ambigue al test del micronucleo condotto sul midollo osseo di topi e ratti e sugli eritrociti periferici di topi, nonché ai test di scambio di cromatidi fratelli, di aberrazione cromosomica e del micronucleo su linfociti umani.

Cancerogenicità

Sono stati condotti studi di cancerogenicità orale della durata di due anni con maschi e femmine di ratti F344/N e di topi B6C3F1. La sulfasalazina è stata testata nel ratto a dosi da 84 (496 mg/m2), 168 (991 mg/m2) e 337.5 (1'991 mg/m2) mg/kg/giorno. Nei ratti maschi è stato osservato un aumento statisticamente significativo dell'incidenza di papilloma a cellule di transizione della vescica. Tra le femmine di ratto, due (4%) degli esemplari trattati con 337.5 mg/kg hanno evidenziato un papilloma a cellule di transizione del rene. L'aumentata incidenza di tumori della vescica e del rene nel ratto è stata inoltre associata a un'aumentata formazione di calcoli renali e a iperplasia dell'epitelio di transizione. Nel topo, la sulfasalazina è stata testata a dosi da 675 (2'025 mg/m2), 1'350 (4'050 mg/m2) e 2'700 (8'100 mg/m2) mg/kg/giorno. Adenomi o carcinomi epatocellulari si sono presentati a tutte le dosi testate con una frequenza significativamente maggiore nei maschi e nelle femmine di topo rispetto agli animali di controllo.

Tossicità per la riproduzione

Negli studi sulla riproduzione nel ratto a una dose da 800 mg/kg/giorno (4'800 mg/m2) è stata osservata una compromissione della fertilità maschile. Negli uomini trattati con sulfasalazina sono state riportate oligospermia e infertilità. Questi effetti sembrano essere reversibili con l'interruzione del medicamento.

Altre indicazioni

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Precauzioni particolari per la conservazione

Conservare a temperatura ambiente (15-25 °C) e tenere fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell'omologazione

15303 (Swissmedic).

Confezioni

Compresse (con linea di frattura) da 500 mg: 100. [A]

Titolare dell’omologazione

Pfizer AG, Zürich.

Stato dell'informazione

Maggio 2026.

LLD V016