Primovist® 0,25 mmol/ml

Bayer (Schweiz) AG

Composizione

Principi attivi

Dinatrii gadoxetas (Gd-EOB-DTPA).

Sostanze ausiliarie

Calcii trinatrii caloxetas (Ca-EOB-DTPA), Trometamolum, Acidum hydrochloridum, Natrii hydroxidum, Aqua ad iniectabile.

Quantità totale di sodio: 11,8 mg di sodio per 1 ml.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

1 ml di soluzione iniettabile per iniezione endovenosa contiene 0,25 mmol di gadoxetato disodico (equivalente a 181,43 mg di gadoxetato disodico).

Proprietà fisico-chimiche

Osmolalità a 37°C (mOsm/kg H2O)

688

Viscosità a 37°C (mPa·s)

1,19

Densità a 37°C (g/ml)

1,0881

pH

6,8-8,0

 

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Solo a fini diagnostici.

Primovist è un mezzo di contrasto basato su gadolinio per la risonanza magnetica per immagini (RMI) pesata in T1 del fegato.

Primovist deve pertanto essere utilizzato solo quando le informazioni diagnostiche sono necessarie e non possano essere acquisite con una risonanza magnetica per immagini (RMI) senza intensificazione del contrasto e quando sia indispensabile un imaging in fase tardiva.

Posologia/Impiego

Solo per somministrazione endovenosa.

Si deve usare la dose più bassa possibile che consente di ottenere un'intensificazione del contrasto sufficiente a fini diagnostici.

Adulti

0,1 ml di Primovist per kg di peso corporeo (corrispondente a 25 µmol per kg di peso corporeo).

Primovist è una soluzione acquosa pronta all'uso che deve essere somministrata non diluita mediante iniezione in bolo per via endovenosa alla velocità di ca. 2 ml/sec tramite un ago a grande lume o un catetere (si raccomanda un calibro di 18-20). Dopo l'iniezione del mezzo di contrasto la cannula endovenosa dovrebbe essere lavata con soluzione salina fisiologica.

Nausea e vomito sono effetti collaterali noti associati alla somministrazione di mezzi di contrasto. Pertanto, nelle 2 ore precedenti l'esame i pazienti non devono più mangiare nulla al fine di ridurre il rischio di aspirazione.

Ogni qualvolta possibile, il mezzo di contrasto dovrebbe essere somministrato con il paziente in posizione distesa.

Una volta conclusa l'iniezione, il paziente deve essere monitorato per almeno mezz'ora, poiché l'esperienza con i mezzi di contrasto indica che la maggioranza degli effetti indesiderati si manifesta in questo lasso di tempo.

Dopo l'iniezione in bolo di Primovist, con le immagini a contrasto dinamico durante le fasi arteriosa, portale-venosa e di equilibrio si usano le differenze nel pattern di contrasto temporale delle diverse lesioni epatiche per raccogliere informazioni sulla loro classificazione (benigna/maligna) e sulla caratterizzazione specifica. Migliora inoltre la visualizzazione delle lesioni epatiche ipervascolari.

La fase epatocellulare ritardata inizia all'incirca 10 minuti dopo l'iniezione (negli studi clinici, i dati sono stati ottenuti per la maggior parte 20 minuti dopo l'iniezione), la finestra diagnostica dura almeno 120 minuti. La finestra diagnostica scende a 60 minuti nei pazienti emodializzati e nei pazienti con aumentati valori di bilirubina (>3 mg/dl); in questi ultimi il contrasto epatocitario può essere ridotto (vedere anche «Interazioni»).

L'intensificazione con contrasto del parenchima epatico durante la fase epatocellulare è di ausilio nell'identificazione del numero, della distribuzione segmentale, della visualizzazione e della delineazione delle lesioni epatiche, migliorandone di conseguenza il rilevamento. I differenti pattern di intensificazione del contrast/washout delle lesioni epatiche concorrono alle informazioni della fase dinamica. L'escrezione epatica di Primovist determina un'intensificazione del contrasto delle strutture biliari.

Per ulteriori indicazioni sull'uso di Primovist si rimanda a «Altre indicazioni/Indicazioni per la manipolazione».

Istruzioni posologiche speciali

Bambini e adolescenti

Finora non sono disponibili dati clinici sulla sicurezza e sull'efficacia nei pazienti sotto i 18 anni, pertanto non si raccomanda l'utilizzo di Primovist in questi pazienti.

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

L'esposizione a gadoxetato disodico nei pazienti con disturbi moderati della funzionalità renale è aumentata di circa il 50%. Tuttavia, non si raccomandano aggiustamenti della dose.

Prima di riprendere l'utilizzo, nei pazienti con un disturbo della funzionalità renale si dovrebbe osservare un periodo di tempo sufficientemente lungo a consentire l'eliminazione del mezzo di contrasto dall'organismo (vedere «Farmacocinetica»). Nei pazienti che presentano un grave disturbo della funzionalità renale si deve valutare con attenzione il profilo rischio-beneficio, poiché in tali casi l'eliminazione del contrasto è nettamente ritardata (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica

Nei pazienti con insufficienza epatica lieve e moderata non si raccomandano aggiustamenti della dose. Nei pazienti che presentano un grave disturbo della funzionalità epatica, in particolare pazienti con livelli enormemente elevati di bilirubina sierica (>3 mg/dl), la concentrazione plasmatica e l'emivita sono aumentate e si accompagnano a una netta riduzione dell'escrezione epatobiliare e a una ridotta intensità del segnale epatico.

Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o a una qualsiasi delle sostanze ausiliarie secondo la composizione.

Avvertenze e misure precauzionali

Si devono osservare le regole di sicurezza consuete per la risonanza magnetica per immagini (RMI), ad es. escludere la presenza di pacemaker cardiaci e di impianti ferromagnetici.

Ipersensibilità

Come per altri mezzi di contrasto endovenosi, con Primovist possono verificarsi reazioni anafilattoidi/di ipersensibilità o altre reazioni idiosincrasiche, che possono manifestarsi a livello cardiovascolare, respiratorio e cutaneo ed evolvere fino a reazioni gravi, incluso lo shock.

I pazienti con reazioni allergiche/allergoidi in anamnesi e i pazienti con asma bronchiale sono presentano un rischio elevato di reazioni gravi (sono state riferite condizioni potenzialmente fatali e/o decessi).

In pazienti con predisposizione allergica, la decisione di utilizzare Primovist deve basarsi su una valutazione particolarmente attenta del rapporto rischio-beneficio.

La maggioranza di queste reazioni di ipersensibilità insorge entro mezz'ora dalla somministrazione del mezzo di contrasto, pertanto si raccomanda un attento monitoraggio del paziente dopo la procedura.

Per il trattamento di reazioni di ipersensibilità si devono avere pronti la terapia e il materiale occorrenti e si devono effettuare preparativi per eventuali misure di emergenza. In rari casi possono subentrare reazioni ritardate (a distanza di ore e fino ad alcuni giorni) (vedere «Effetti indesiderati»).

I pazienti che durante l'assunzione di beta-bloccanti manifestano queste reazioni possono sviluppare resistenza agli effetti dei beta-agonisti.

Disturbi della funzionalità renale

In pazienti sani, il gadoxetato disodico viene eliminato in parti uguali per via renale ed epatobiliare.

Prima della somministrazione di Primovist si dovrebbe verificare in tutti i pazienti la presenza di un disturbo della funzionalità renale tramite un esame dell'anamnesi e/o l'esecuzione di esami di laboratorio.

Nei pazienti che presentano un grave disturbo della funzionalità renale si deve valutare con attenzione il profilo rischio-beneficio, poiché in tali casi l'eliminazione del contrasto è ritardata. Prima di riprendere l'utilizzo, nei pazienti con un disturbo della funzionalità renale si dovrebbe osservare un periodo di tempo sufficientemente lungo a consentire l'eliminazione del mezzo di contrasto dall'organismo.

Il gadoxetato disodico può essere eliminato dall'organismo mediante emodialisi.

Il 30% circa della dose somministrata viene eliminato dall'organismo in un'unica seduta di dialisi di 3 ore, a partire da un'ora dopo l'iniezione. Nei pazienti con un disturbo della funzionalità renale in stadio terminale il gadoxetato disodico è stato eliminato quasi completamente con la dialisi e l'escrezione biliare entro il periodo di osservazione di 6 giorni, per la maggior parte entro 3 giorni.

Nei pazienti dializzati si dovrebbe prendere in considerazione un'emodialisi dopo la somministrazione di Primovist per accrescere l'eliminazione del mezzo di contrasto.

Casi di fibrosi sistemica nefrogenica (NSF) associati all'utilizzo di alcuni mezzi di contrasto contenenti gadolinio sono stati osservati in pazienti con grave disturbo acuto o cronico della funzionalità renale (GFR <30 ml/min/1,73 m²) e disturbo acuto della funzionalità renale di qualsiasi grado dovuti a sindrome epatorenale o nel pre-operatorio di un trapianto di fegato. Benché, data la doppia via di eliminazione (renale ed epatobiliare), l'esposizione sistemica dell'organismo al gadolinio sia più limitata rispetto ad altri mezzi di contrasto escreti esclusivamente per via renale, sussiste la possibilità che anche con Primovist possa subentrare NSF. Pertanto, in questo gruppo di pazienti il medicamento deve essere utilizzato soltanto dopo un'attenta valutazione.

Sicurezza cardiaca

Si consiglia cautela nella somministrazione di Primovist a pazienti affetti da malattie cardiovascolari gravi poiché i dati finora disponibili a riguardo sono limitati.

I dati preclinici non evidenziano segnali di sicurezza particolari. Durante la somministrazione di altri complessi a base di gadolinio per la RMI sono state tuttavia osservate alterazioni dell'ECG o prolungamenti del QTc a carattere transitorio, la cui rilevanza clinica non è chiara. Tali studi non sono disponibili per Primovist. Per sicurezza è richiesta cautela nell'utilizzo di Primovist:

·in pazienti con sindrome congenita del QT o relativa anamnesi familiare,

·in pazienti che hanno già sviluppato aritmie con l'uso di medicamenti che prolungano la ripolarizzazione,

·in pazienti in trattamento con un medicamento che prolunga la ripolarizzazione come ad es. antiaritmici di classe III (ad es. amiodarone, sotalolo),

·in pazienti con ipokaliemia non trattata.

Intollerabilità locale

L'accidentale somministrazione intramuscolare può causare reazioni di intollerabilità locale quali la necrosi focale e deve essere pertanto assolutamente evitata (vedere «Dati preclinici»).

Accumulo nell'organismo

Dopo la somministrazione di gadoxetato disodico, il gadolinio può accumularsi nel cervello e in altri tessuti dell'organismo (ossa, fegato, reni, cute) con possibili aumenti dose-dipendenti dell'intensità del segnale T1-pesato nel cervello, in particolare a livello di nucleo dentato, globo pallido e talamo. Le conseguenze cliniche non sono note. I possibili vantaggi diagnostici dell'utilizzo di gadoxetato disodico in pazienti che necessitano di scansioni ripetute devono essere valutati in rapporto al possibile deposito di gadolinio nel cervello e in altri tessuti.

Rischi associati all'uso intratecale

Primovist non deve essere utilizzato per via intratecale. Con l'uso intratecale sono stati segnalati casi gravi, pericolosi per la vita e fatali, principalmente con reazioni neurologiche (ad es. coma, encefalopatia, convulsioni).

Altri componenti

Questo medicamento contiene 118 mg di sodio per siringa preriempita equivalente a 5,9% dell'assunzione massima giornaliera raccomandata dall'OMS che corrisponde a 2 g di sodio per un adulto. Da tenere presente in pazienti che seguono un regime alimentare iposodico.

Interazioni

Interferenza con inibitori di OATP (inibitori del polipeptide di trasporto degli anioni organici)

Studi preclinici hanno evidenziato che le sostanze appartenenti alla classe dei medicamenti anionici, ad es. rifampicina, impediscono l'assorbimento epatico di Primovist e riducono pertanto l'effetto di contrasto epatico.

Uno studio d'interazione condotto su soggetti sani ha mostrato che la somministrazione concomitante dell'inibitore di OATP eritromicina non ha influenzato né l'efficacia né le proprietà farmacocinetiche di Primovist. Non sono stati effettuati ulteriori studi clinici d'interazione con altri medicamenti.

Effetti di livelli elevati di bilirubina o ferritina nei pazienti

Livelli elevati di bilirubina (>3 mg/dl) o ferritina possono ridurre l'effetto di contrasto epatico di Primovist. Se Primovist viene usato in questi pazienti, la risonanza magnetica per immagini deve concludersi entro 60 minuti dalla sua somministrazione.

Gravidanza, allattamento

Gravidanza

Sono disponibili solo dati clinici limitati sull'uso di Primovist in donne in gravidanza che, per ragioni metodologiche, non consentono una valutazione conclusiva della sua sicurezza durante la gravidanza.

Tracce di agenti di contrasto a base di gadolinio (GBCA) possono attraversare la barriera placentare e portare all'esposizione del feto.

I rischi potenziali di esiti anomali della gravidanza non sono noti in quanto non sono stati condotti studi clinici adeguati e ben controllati con Primovist in donne in gravidanza.

Studi sugli animali con dosi clinicamente rilevanti non hanno fornito evidenze di tossicità per la riproduzione dopo somministrazione ripetuta (vedere «Dati clinici»).

Primovist non deve essere somministrato durante la gravidanza, a meno che ciò non sia inequivocabilmente necessario.

Allattamento

I mezzi di contrasto contenenti gadolinio vengono escreti nel latte materno in minime quantità. A dosi cliniche non sono previsti effetti sul lattante a causa della piccola quantità escreta nel latte e dello scarso assorbimento a livello intestinale.

Il medico e la madre che allatta devono decidere se proseguire o sospendere l'allattamento per 24 ore dopo la somministrazione di Primovist.

I mezzi di contrasto contenenti gadolinio possono attraversare la barriera placentare con conseguente esposizione fetale. Nell'uomo non sono disponibili dati clinici sufficienti per una valutazione conclusiva dell'associazione tra mezzi di contrasto contenenti gadolinio e conseguenze dannose per il feto.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Non noti.

Effetti indesiderati

Il profilo di sicurezza di Primovist si basa sull'esperienza con oltre 1'900 pazienti nell'ambito di studi clinici e sui dati raccolti in seguito all'omologazione sul mercato. Gli effetti indesiderati osservati più frequentemente (≥0,5%) sono nausea, cefalea, sensazione di caldo, aumento della pressione arteriosa e stordimento. La maggioranza degli effetti indesiderati è stata di intensità da lieve a moderata. Lo shock anafilattoide è stato la reazione più grave. In rari casi, sono state osservate reazioni allergiche a esordio ritardato (a distanza di ore o diversi giorni).

Le frequenze sono definite come segue:

Comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1'000, <1/100); raro (≥1/10'000, <1/1'000).

Gli effetti indesiderati osservati dopo l'introduzione sul mercato e per i quali non è stato possibile ricavare dati sulla frequenza sono elencati senza indicazioni sulla frequenza.

Disturbi del sistema immunitario

Reazioni di ipersensibilità/anafilattoidi (sono stati segnalate condizioni potenzialmente fatali e/o decessi, ad es. shock anafilattoide), ipotensione, gonfiore faringolaringeo, orticaria, edema facciale, rinite, congiuntivite, dolore addominale, ipoestesia, starnuti, tosse, pallore.

Disturbi del sistema nervoso

Comune: cefalea.

Non comune: capogiri, stordimento, disgeusia, parestesia, alterazione dell'olfatto.

Raro: tremore, acatisia.

È stata osservata irrequietezza.

Patologie cardiache

Raro: blocco di branca, palpitazione.

È stata osservata tachicardia.

Patologie vascolari

Comune: pressione arteriosa aumentata, vampate.

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Non comune: difficoltà di respirazione (dispnea [sono stati segnalate condizioni potenzialmente fatali e/o decessi], distress respiratorio.

La sindrome da distress respiratorio acuto e l'edema polmonare sono stati osservati con altri mezzi di contrasto a base di gadolinio.

Patologie gastrointestinali

Comune: nausea.

Non comune: vomito, bocca secca.

Raro: fastidio in bocca, ipersalivazione.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Non comune: arrossamento, prurito.

Raro: esantema maculopapulare, iperidrosi.

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Non comune: dolore dorsale.

Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione

Non comune: dolore al torace, reazioni in sede di iniezione (inclusi: stravaso, bruciore, sensazione di freddo, irritazione, dolori), sensazione di caldo, brividi, stanchezza, alterato benessere.

Raro: malessere.

Casi di fibrosi sistemica nefrogenica (NSF) sono stati segnalati per alcuni mezzi di contrasto contenenti gadolinio (vedere anche «Avvertenze e misure precauzionali»).

Dopo la somministrazione di Primovist, in meno dell'1% dei pazienti è stato riscontrato un lieve aumento dei livelli di ferro e di bilirubina nel siero. Tuttavia i valori non sono saliti a più di 2-3 volte il valore basale ed entro 1-4 giorni sono ritornati ai livelli iniziali in assenza di qualsiasi sintomo.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

Singole dosi di gadoxetato disodico da 0,4 ml/kg (100 µmol/kg) di peso corporeo sono state ben tollerate.

Nell'ambito di studi clinici, in un numero limitato di pazienti è stata usata una dose di 2,0 ml/kg (500 µmol/kg) di peso corporeo. Questi pazienti hanno manifestato più frequentemente effetti collaterali, ma non sono stati osservati nuovi effetti indesiderati.

In considerazione del piccolo volume (max. 10 ml) e del minimo assorbimento gastrointestinale nonché sulla base dei dati di tossicità acuta, è assolutamente improbabile che si verifichi un'intossicazione a causa di un'accidentale assunzione orale del mezzo di contrasto. Non sono stati riportati casi di sovradosaggio.

In caso di sovradosaggio accidentale, Primovist può essere eliminato dall'organismo mediante emodialisi. Tuttavia non vi sono evidenze che un'emodialisi sia adatta per la prevenzione di una fibrosi sistemica nefrogenica (NSF) (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).

In caso di sovradosaggio si raccomanda in via precauzionale un monitoraggio della funzionalità cardiaca (incluso un ECG). Per sicurezza si deve monitorare la funzionalità renale.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

V08CA10

Meccanismo d'azione

Il gadoxetato disodico (complesso formato dal gadolinio (III) e dal ligando acido etossibenzil-dietilentriamina-pentacetico (EOB-DTPA) è un mezzo di contrasto paramagnetico per la risonanza magnetica per immagini (RMI). L'etossibenzil-dietilentriamina-pentaacetato forma un complesso stabile con lo ione gadolinio paramagnetico caratterizzato da grande stabilità in vivo e in vitro (costante di stabilità termodinamica: log KGdL = 23,46). Il gadoxetato disodico è un composto idrofilo, ottimamente idrosolubile, con un coefficiente di ripartizione tra l'n-butanolo e il tampone a pH 7,6 di circa 0,011.

Nell'imaging dinamico precoce come pure nella successiva fase epatocellulare Primovist migliora il rilevamento delle lesioni epatiche (ad es. numero, dimensioni, distribuzione segmentale e visualizzazione) e fornisce informazioni supplementari sulla classificazione e sulla caratterizzazione delle lesioni epatiche focali, aumentando la sicurezza diagnostica.

La riduzione del tempo di rilassamento spin-reticolo dei nuclei atomici eccitati indotta dallo ione gadolinio determina, nella spettroscopia protonica di risonanza magnetica con l'uso di sequenze pesate in T1, un aumento dell'intensità del segnale e pertanto un maggiore contrasto in determinati tessuti.

Anche a basse concentrazioni, il gadoxetato disodico porta a una netta riduzione dei tempi di rilassamento a causa di una marcata relassività. La relassività di gadoxetato disodico, esaminata in vitro a condizioni fisiologiche e con potenze clinicamente rilevante (1,5 e 3,0 T), è compresa nell'intervallo di 5,4-7,3 l/(mmol·sec) (vedere tabella 1).

Tabella 1: Intervallo della relassività in T1 l/(mmol·sec) di GBCA, esaminato in vitro a condizioni fisiologiche con potenza di 1,5 e 3 T

 

GBCA macrociclici

GBCA lineari

Potenza di campo (T)

Gadobutrolo

Acido gadoterico

Gadoteridolo

Gadodiamide

Gadobenato

Gadoxetato

1,5

4,6-5,2

3,6-3,9

4,1-4,3

4,3-4,5

6,2-6,3

6,9-7,3

3,0

4,4-5,0

3,3-3,5

3,4-3,7

3,5-4,0

5,0-5,5

5,4-6,2

 

La stabilità del complesso dei diversi GBCA è stata esaminata in vitro a condizioni fisiologiche. Le quantità di ioni gadolinio liberi presenti in gadoxetato sono basse, il che indica l'elevata stabilità di complesso dei GBCA a condizioni fisiologiche (vedere tabella 2).

Tabella 2: Rilascio di gadolinio (Gd) dopo 15 giorni in siero umano non precedentemente trattato (a pH 7,4 e a 37 °C) e velocità iniziale di rilascio di Gd, determinati mediante analisi HPLC-ICP-MS (intervallo di confidenza al 95% in parentesi)

Classe strutturale di GBCA

INN

Rilascio di Gd3+ dopo 15 giorni (%)

Velocità iniziale (%/giorno)

Lineare-non ionico

Gadodiamide

20 (17-20)%

0,16 (0,15-0,17)%/giorno

Lineare-ionico

Gadobenato dimeglumina

1,9 (1,3-2,1)%

0,18 (0,13-0,38)%/giorno

Gadoxetato disodico

1,1 (0,8-1,2)%

0,07 (0,05-0,08)%/giorno

Macrociclico

Gadobutrolo

Tutte le misurazioni sono risultate al di sotto della soglia di determinazione
(ovvero < 0,1 % dopo 15 giorni)

Gadoteridolo

Gadoterato meglumina

 

Farmacodinamica

Vedi anche sotto «Meccanismo d'azione».

Efficacia clinica

Nessun dato disponibile.

Farmacocinetica

Il gadoxetato disodico si comporta nell'organismo come altri complessi biologicamente inerti, altamente idrofili, escreti per via renale ed epatobiliare.

Assorbimento

Dopo somministrazione endovenosa, il profilo concentrazione plasmatica-tempo di gadoxetato disodico è caratterizzato da un calo biesponenziale. Il gadoxetato disodico si distribuisce nello spazio extracellulare (volume di distribuzione allo stato stazionario di ca. 0,21 l/kg). La sostanza presenta solo un basso legame con le proteine plasmatiche (inferiore al 10%).

Studi sugli animali

Nei ratti è stato dimostrato che la barriera emato-liquorale è un possibile punto d'ingresso per i i GBCA. Tutti i GBCA possono attraversare in misura analoga e in quantità trascurabili la barriera emato-liquorale e raggiungere il cervello. Questo riscontro è stato valutato e pubblicato nella letteratura più recente.

È stato dimostrato che i mezzi di contrasto a base di gadolinio (GBCA), incluso l'acido gadoxetato, non passano la barriera emato-encefalica intatta nel ratto e inoltre attraversano la barriera placentare soltanto in misura limitata.

Presenza di gadolinio nel cervello e nell'organismo:

Il gadoxetato disodico è un mezzo di contrasto contenente gadolinio lineare. Studi hanno mostrato che, dopo somministrazione di mezzi di contrasto contenenti gadolinio, il gadolinio si accumula nell'organismo, compresi il cervello e altri tessuti ed organi.

Con mezzi di contrasto contenenti gadolinio lineari, ciò può determinare – in maniera dose-dipendente – un aumento delle intensità del segnale in immagini RM pesate in T1 del cervello, in particolare a livello di nucleo dentato, globo pallido e talamo. Dati non clinici indicano che piccole, eppur significative, quantità di gadolinio vengono rilasciate da mezzi di contrasto contenenti gadolinio lineari e possono legarsi a molecole endogene. Studi pubblicati hanno documentato nelle scansioni native un netto aumento dell'intensità del segnale anche dopo somministrazione di gadoxetato disodico in presenza di una normale funzionalità epatica e renale e di una barriera emato-encefalica intatta.

In alcuni studi su tessuti effettuati in parte post-mortem, dopo somministrazione di diversi mezzi di contrasto contenenti gadolinio (inclusi mezzi di contrasto lineari e macrociclici) sono state rilevate tracce di gadolinio per un tempo prolungato (nel cervello, nelle ossa, nella cute, nel fegato e in altri tessuti e organi). La rilevanza clinica di questi reperti non è nota.

Distribuzione

Vedi anche sotto «Assorbimento».

Metabolismo

Il gadoxetato disodico non viene metabolizzato.

Eliminazione

Il gadoxetato disodico viene escreto completamente, in egual misura per via renale ed epatobiliare.

Dopo sette giorni dall'iniezione endovenosa di Gd-EOB-DTPA, nell'organismo di ratti e scimmie è stata ritrovata una quantità sensibilmente inferiore all'1% della dose somministrata. Le concentrazioni massime sono state ritrovate nel fegato e nei reni.

Nell'essere umano, l'emivita di gadoxetato disodico a dosi comprese tra 0,01 e 0,1 mmol/kg è di circa 1 ora. È stata dimostrata una clearance sierica totale (Cltot) di ca. 250 ml/min, mentre la clearance renale (Clr) è di ca. 120 ml/min. Questo valore corrisponde anche all'incirca alla velocità di filtrazione glomerulare in soggetti sani.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

In pazienti con disturbo moderato della funzionalità renale è stato osservato un aumento dell'area sotto la curva (AUC) a 237 µmol × h/l (rispetto 160 µmol × h/l in soggetti sani). In pazienti con insufficienza renale terminale, l'emivita è risultata significativamente prolungata (ca. 20 ore) e l'area sotto la curva (AUC) è aumentata a circa 903 µmol × h/l. Nel periodo di osservazione di 6 giorni, ca. il 55% della dose radioattiva somministrata è stato ritrovato nelle feci, di cui la maggior parte entro 3 giorni.

In pazienti con disturbo della funzionalità epatica da lieve a moderato sono stati osservati un aumento da lieve a moderato della concentrazione plasmatica, dell'emivita e dell'escrezione urinaria nonché un calo dell'escrezione epatobiliare rispetto a soggetti con funzionalità epatica normale.

Nei pazienti che presentano un grave disturbo della funzionalità epatica, in particolare pazienti con livelli enormemente elevati di bilirubina sierica (>3 mg/dl), la concentrazione plasmatica e l'emivita sono aumentate e si accompagnano a una netta riduzione dell'escrezione epatobiliare e a una ridotta intensità del segnale epatico.

Il gadoxetato disodico può essere eliminato dall'organismo mediante emodialisi. Con una dialisi della durata media di ca. 3 ore, a partire da 1 ora dopo la somministrazione, il 30% circa della dose di gadoxetato disodico è stato eliminato con l'emodialisi.

Dati preclinici

I risultati preclinici degli studi convenzionali su tossicità sistemica, genotossicità e potenziale di sensibilizzazione da contatto non hanno evidenziato alcun rischio particolare per l'essere umano.

Tollerabilità sistemica

Studi di tollerabilità sistemica con somministrazione endovenosa giornaliera ripetuta non hanno fornito dati a sfavore del singolo utilizzo di Primovist per scopi diagnostici nell'uomo.

Studi di tossicità acuta sugli animali non hanno evidenziato alcun rischio di tossicità acuta con la somministrazione di Primovist.

Genotossicità, cancerogenicità

Studi di genotossicità (studi di mutazione a livello di geni, cromosomi e genoma) con Primovist non hanno fornito evidenze di un potenziale mutageno né in vivoin vitro.

Non sono stati effettuati studi per la valutazione del potenziale cancerogeno di Primovist. Poiché Primovist viene somministrato generalmente soltanto una volta a un paziente a scopo di diagnosi e non presenta né proprietà genotossiche né effetti tossici sul tessuto a crescita rapida, questi studi non sono stati considerati necessari.

Tossicità per la riproduzione

La somministrazione endovenosa ripetuta di dosi elevate (dose pari a 80 volte la dose umana, calcolata sulla base del peso corporeo) di Primovist in studi sullo sviluppo embriofetale ha provocato embriotossicità nei conigli (aumento del numero delle perdite post-impianto).

Tollerabilità locale e potenziale di sensibilizzazione da contatto

Studi sperimentali di tollerabilità locale con Primovist dopo somministrazione intravascolare (endovenosa ed endoarteriosa) e somministrazione paravenosa hanno evidenziato una buona tollerabilità locale. La somministrazione intramuscolare ha tuttavia provocato reazioni di intollerabilità locali, incluse emorragia interstiziale, edemi e necrosi focale dei fasci muscolari, e va pertanto essere assolutamente evitata nell'uomo (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).

In studi sugli effetti antigenici e di sensibilizzazione da contatto non sono emerse evidenze di un potenziale di sensibilizzazione di Primovist.

Altre indicazioni

Incompatibilità

Poiché per questo medicamento non sono stati condotti studi di compatibilità, non lo si deve somministrare in combinazione con altri medicamenti.

Influenza su metodi diagnostici

Per via del complesso libero caloxetato trisodico contenuto nella soluzione del mezzo di contrasto, determinazioni del ferro sierico con metodi complessometrici (ad es. titolazione complessometrica con Ferrozine) possono restituire falsi valori (troppo alti o troppo bassi) fino a 24 ore dopo l'esame con Primovist.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Stabilità dopo apertura

Primovist è stabile dal punto di vista chimico e fisico. Per ragioni microbiologiche, Primovist deve tuttavia essere utilizzato immediatamente dopo l'apertura. La soluzione di mezzo di contrasto che non viene interamente consumata nel corso di un esame deve essere gettata.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Non conservare a temperature superiori a 30°C.

Non conservare in frigorifero e non congelare.

Conservare fuori dalla portata dei bambini.

Indicazioni per la manipolazione

Ispezione visiva della soluzione

Questo medicamento deve essere ispezionato visivamente prima dell'uso.

Primovist è una soluzione trasparente, da incolore a giallo pallido, pronta all'uso.

Il mezzo di contrasto non deve essere usato in presenza di marcate alterazioni di colore o particelle in sospensione o se il contenitore è difettoso.

La siringa preriempita deve essere prelevata dalla confezione e preparata per l'iniezione di contrasto deve essere aspirata immediatamente prima dell'esame.

La soluzione di mezzo di contrasto che non viene interamente consumata nel corso di un esame deve essere gettata.

Numero dell'omologazione

56936 (Swissmedic)

Confezioni

1× 10 ml (in siringa preriempita da 10 ml) (B)

Titolare dell’omologazione

Bayer (Schweiz) AG, Zurigo

Stato dell'informazione

Giugno 2025.