Gemcitabin-Teva liquid

Teva Pharma AG

Composizione

Principi attivi

Gemcitabina sotto forma di gemcitabina cloridrato.

Sostanze ausiliarie

Acido cloridrico, acqua per preparazioni iniettabili.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Concentrato per soluzione per infusione:

Flaconcino con concentrato per soluzione per infusione da 200 mg/5 ml, 1 g/25 ml e 2 g/50 ml.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

La gemcitabina è indicata

·per il trattamento palliativo di pazienti con carcinoma del polmone non a piccole cellule avanzato o metastatico;

·per il trattamento di pazienti con adenocarcinoma pancreatico localmente avanzato (stadio II o III) o metastatico. Ciò vale anche per pazienti precedentemente trattati con 5-FU;

·per il trattamento del carcinoma della vescica inoperabile, localmente avanzato o metastatico, in combinazione con cisplatino;

·in combinazione con carboplatino per il trattamento di pazienti con carcinoma ovarico recidivante dopo una terapia a base di platino conclusa da almeno 6 mesi;

in combinazione con paclitaxel per il trattamento di pazienti con carcinoma mammario inoperabile, localmente recidivante o metastatico, che hanno presentato una recidiva dopo una chemioterapia adiuvante/neoadiuvante. La precedente chemioterapia doveva includere un'antraciclina, se non clinicamente controindicata.

Posologia/Impiego

Gemcitabin-Teva liquid deve essere utilizzato solo da medici esperti in chemioterapia oncologica.

Gemcitabin-Teva liquid concentrato per soluzione per infusione deve essere somministrato dopo diluizione come infusione endovenosa nell'arco di 30 minuti (per la preparazione e la somministrazione delle soluzioni: cfr. «Altre indicazioni/Indicazioni per la manipolazione»).

Carcinoma del polmone non a piccole cellule

Monoterapia

La dose raccomandata è di 1000 mg/m². La dose deve essere somministrata una volta a settimana per tre settimane, seguite da una pausa di una settimana. Questo ciclo di quattro settimane va quindi ripetuto. La dose può essere ridotta su base individuale a seconda della tollerabilità.

La monoterapia deve essere presa in considerazione solo se una terapia combinata con cisplatino non è possibile.

Terapia combinata

La gemcitabina è stata esaminata nella terapia combinata con cisplatino per due regimi posologici.

1.Nel ciclo di 3 settimane, la gemcitabina viene somministrata alla dose di 1250 mg/m² nei giorni 1 e 8 di ogni ciclo di 21 giorni. La dose può essere ridotta su base individuale a seconda della tollerabilità.

2.Nel ciclo di 4 settimane, la gemcitabina viene somministrata alla dose di 1000 mg/m² nei giorni 1, 8 e 15 di ogni ciclo di 28 giorni. La dose può essere ridotta su base individuale a seconda della tollerabilità.

Il cisplatino deve essere somministrato a una dose di 100 mg/m² e.v. dopo l'infusione di gemcitabina il giorno 1 di ogni ciclo.

Carcinoma pancreatico

La dose raccomandata di gemcitabina è di 1000 mg/m². La dose deve essere somministrata una volta a settimana per 7 settimane, seguite da una pausa di una settimana. Ulteriori cicli devono essere effettuati settimanalmente per una durata di 3-4 settimane. La dose può essere ridotta a seconda della tossicità manifestata dal paziente.

Carcinoma della vescica

La dose raccomandata è di 1000 mg di gemcitabina/m². Tale dose deve essere somministrata nei giorni 1, 8 e 15 di ogni ciclo di trattamento di 4 settimane in combinazione con cisplatino. Il cisplatino deve essere somministrato a una dose raccomandata di 70 mg/m² il giorno 1, seguito da gemcitabina, oppure il giorno 2 di ogni ciclo di 28 giorni. Questo ciclo di quattro settimane va quindi ripetuto. La dose può essere ridotta su base individuale a seconda della tollerabilità.

Carcinoma ovarico

Somministrazione di 1000 mg/m² di gemcitabina nei giorni 1 e 8 di ogni ciclo di 21 giorni. Dopo la gemcitabina, il carboplatino deve essere somministrato il giorno 1 in modo da ottenere un'AUC target di 4,0 mg/ml × min.

Carcinoma mammario

La dose raccomandata è paclitaxel 175 mg/m² come infusione endovenosa della durata di 3 ore il giorno 1, seguito da gemcitabina 1250 mg/m² i giorni 1 e 8 di ogni ciclo di trattamento di 21 giorni.

Aggiustamento della dose a causa di tossicità ematologica

In base alla tossicità ematologica riscontrata, la dose può essere ridotta durante un ciclo di trattamento in corso o in occasione del ciclo di trattamento successivo. Gli adattamenti della dose devono essere stabiliti dall'oncologo. Prima di ogni dose devono essere controllate la conta piastrinica e la conta leucocitaria o granulocitaria. In caso di tossicità ematologica, la dose di gemcitabina può essere ridotta o sospesa come segue:

Conta granulocitaria assoluta (×106/l)

 

Conta piastrinica (×106/l)

% della dose piena

>1000

e

>100'000

100

500-1000

oppure

50'000-100'000

75

<500

oppure

<50'000

Sospensione

 

Prima della somministrazione della combinazione di gemcitabina e paclitaxel, la paziente deve avere una conta granulocitaria assoluta di almeno 1500 (× 106/l).

Istruzioni posologiche speciali

Compromissione della funzionalità epatica e renale: la gemcitabina deve essere utilizzata con cautela nei pazienti con insufficienza epatica o compromissione della funzionalità renale. Non sono stati effettuati studi in pazienti con compromissione significativa della funzionalità epatica o renale.

Pazienti anziani: non è necessario alcun aggiustamento della dose nei pazienti anziani.

Bambini e adolescenti: non sono disponibili dati di studi clinici sufficienti per la valutazione dell'efficacia e della sicurezza nei bambini e negli adolescenti.

Controindicazioni

Ipersensibilità alla gemcitabina, gravidanza/allattamento.

Avvertenze e misure precauzionali

La gemcitabina deve essere utilizzata con cautela nei pazienti con insufficienza epatica o compromissione della funzionalità renale. Durante il trattamento con gemcitabina, la funzionalità epatica e renale, incluse le transaminasi e la creatinina sierica, devono essere controllate ogni 4-8 settimane, più frequentemente in caso di sospetto clinico di funzionalità compromessa.

La somministrazione di gemcitabina in pazienti con concomitanti metastasi epatiche o cirrosi epatica oppure epatite o alcolismo all'anamnesi può portare a un'esacerbazione dell'insufficienza epatica di base.

La gemcitabina deve essere infusa nell'arco di 30 minuti. È stato dimostrato che un tempo di infusione prolungato (>60 min) e un aumento della frequenza di somministrazione aumentano la tossicità (motivo: marcato aumento del volume di distribuzione).

La gemcitabina può portare a depressione midollare; questa si manifesta con leucopenia, trombocitopenia e anemia. La depressione midollare è di breve durata, ma può rendere necessaria una riduzione della dose o la sospensione del preparato (cfr. «Posologia/impiego»).

Nei pazienti che ricevono gemcitabina, la conta piastrinica e la conta leucocitaria o granulocitaria devono essere controllate prima di ogni dose e, se necessario, la dose deve essere ridotta e/o ritardata (cfr. «Posologia/impiego»).

La conta ematica periferica può ancora peggiorare anche dopo l'interruzione del preparato.

Raramente è stata riportata la sindrome emolitico-uremica (HUS). La gemcitabina deve essere interrotta ai primi segni di anemia emolitica microangiopatica, quali ad es. rapida riduzione dell'emoglobina con concomitante trombocitopenia, aumento della bilirubina sierica, della creatinina sierica, del BUN o dell'LDH. L'insufficienza renale può risultare irreversibile anche dopo l'interruzione della terapia e rendere necessaria la dialisi.

Molto raramente è stata riportata tossicità vascolare incl. segni clinici di vasculite e gangrena. Nei pazienti con patologie autoimmuni, la gemcitabina deve pertanto essere somministrata con cautela.

In pazienti che hanno ricevuto gemcitabina in monoterapia o in combinazione con altri citostatici è stata riportata una sindrome da perdita capillare, con conseguenze anche gravi. La gemcitabina deve essere interrotta e devono essere adottate misure di supporto qualora durante la terapia si manifesti una sindrome da perdita capillare. Nella letteratura, la sindrome da perdita capillare è stata associata a sindrome da distress respiratorio acuto dell'adulto (ARDS).

Durante il trattamento con gemcitabina in monoterapia o in combinazione con altri chemioterapici è stata osservata la sindrome da encefalopatia posteriore reversibile (PRES). Nella maggior parte dei pazienti trattati con gemcitabina affetti da PRES sono state riportate ipertensione acuta e attività convulsiva, ma possono manifestarsi anche altri sintomi quali ad esempio cefalea, letargia/apatia, confusione e cecità. La diagnosi di PRES viene effettuata mediante tomografia a risonanza magnetica (RM). Alla comparsa di sintomi indicativi di PRES, la gemcitabina deve essere interrotta e devono essere adottate misure di supporto, ad esempio riduzione della pressione arteriosa e terapia con antiepilettici per prevenire danni cerebrali.

I pazienti trattati con anticoagulanti devono essere attentamente monitorati.

In alcuni pazienti che hanno sviluppato edemi durante la terapia con gemcitabina sono successivamente comparsi gravi effetti collaterali cutanei nell'area edematosa, con formazione di necrosi. Pertanto, nei pazienti che sviluppano edemi, la prosecuzione della terapia richiede cautela.

Reazioni avverse cutanee gravi (SCAR)

In associazione al trattamento con gemcitabina sono state riportate reazioni avverse cutanee gravi (severe cutaneous adverse reactions, SCAR), tra cui la sindrome di Stevens-Johnson (SJS), la necrolisi epidermica tossica (TEN o sindrome di Lyell), la reazione da farmaco con eosinofilia e sintomi sistemici (sindrome DRESS) e la pustolosi esantematica acuta generalizzata (PEAG). Queste reazioni possono essere potenzialmente letali o fatali (cfr. «Effetti indesiderati»). I pazienti devono essere informati dei segni e dei sintomi di queste reazioni avverse cutanee gravi e instruiti a consultare immediatamente il proprio medico qualora manifestino tali segni o sintomi. Se si manifestano segni e sintomi indicativi di queste reazioni, la gemcitabina deve essere interrotta immediatamente e, se del caso, deve essere presa in considerazione una terapia alternativa.

Se un paziente ha manifestato una reazione avversa cutanea grave in associazione all'uso di gemcitabina, il trattamento con gemcitabina non deve essere ripreso in alcun momento successivo.

Interazioni

Non sono state riportate interazioni di gemcitabina con altri medicamenti. Non sono stati effettuati studi specifici di interazione farmacologica.

Radioterapia

Sulla base dei risultati di studi preclinici e clinici, la gemcitabina ha un effetto radiosensibilizzante.

Quando somministrata in concomitanza o a distanza ≤7 giorni (dose di 1000 mg/m² fino a 6 settimane in associazione con radioterapia toracica in pazienti con carcinoma del polmone non a piccole cellule) è stata osservata una tossicità marcata sotto forma di mucositi gravi e potenzialmente letali, in particolare esofagite, colite e polmonite, soprattutto in pazienti sottoposti a radioterapia radicale con ampio volume bersaglio (volumi medi di radioterapia pari a 4795 cm³). Eventualmente, in caso di radioterapia concomitante, la gemcitabina può essere somministrata a dosi ridotte (radioterapia toracica a dosi di 66 Gy con gemcitabina 600 mg/m² quattro volte e cisplatino 80 mg/m² due volte in 6 settimane). Lo schema terapeutico ottimale per la somministrazione sicura di gemcitabina con dosi terapeutiche di radioterapia non è ancora stato stabilito.

Se somministrata in sequenza a distanza >7 giorni, a parte il richiamo da radiazioni, non vi sono evidenze di un aumento della tossicità con la somministrazione di gemcitabina. La somministrazione di gemcitabina può iniziare dopo la regressione degli effetti acuti della radioterapia o almeno una settimana dopo la radioterapia.

Gravidanza, allattamento

Donne in età fertile/contraccezione nelle donne e negli uomini

Le donne in età fertile devono usare metodi contraccettivi affidabili durante il trattamento con Gemcitabin-Teva liquid e per 6 mesi dopo la fine del trattamento. Gli uomini devono usare misure contraccettive affidabili ed evitare di procreare durante il trattamento con Gemcitabin-Teva liquid e per 3 mesi dopo la fine del trattamento.

Gravidanza

Non sono stati effettuati studi controllati in donne in gravidanza. Gli studi sperimentali sugli animali hanno mostrato tossicità riproduttiva e genotossicità (cfr. «Dati preclinici»). Il medicamento è controindicato durante la gravidanza.

Allattamento

Non è noto se la gemcitabina sia escreta nel latte materno. Il rischio per il bambino allattato non può essere escluso. Pertanto, l'allattamento deve essere interrotto durante il trattamento con Gemcitabin-Teva liquid.

Fertilità

Gli effetti della gemcitabina sulla fertilità umana non sono noti. In studi sperimentali sugli animali sulla fertilità, la gemcitabina ha causato ipospermatogenesi reversibile nei maschi (cfr. «Dati preclinici»).

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

A causa degli effetti indesiderati di Gemcitabin-Teva liquid, quali stanchezza, nausea e vomito, si raccomanda cautela nella guida di veicoli e nell'utilizzo di macchine.

Effetti indesiderati

Infezioni ed infestazioni

Raro: infezioni e sepsi.

Sistema emolinfopoietico

Molto comune: granulocitopenia di grado 3/4 (25,9%).

Comune: neutropenia febbrile.

Raro: sindrome emolitico-uremica (HUS).

Molto raro: trombocitopenia con necessità di sostituzione, microangiopatia trombotica.

Sistema immunitario

Non comune: broncospasmo.

Molto raro: reazioni anafilattiche, edema della faccia, edema angioneurotico.

Sistema nervoso

Molto raro: sindrome da encefalopatia posteriore reversibile (PRES) (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Vasi sanguigni

Molto comune: edemi o edemi periferici (30%).

Molto raro: tossicità vascolare incl. vasculite e gangrena. Sindrome da perdita capillare.

Pochi casi di ipotensione, infarto miocardico, scompenso cardiaco, aritmie; non è tuttavia stato dimostrato inequivocabilmente che la gemcitabina abbia un effetto cardiotossico.

Sistema respiratorio

Comune: tossicità polmonare, dispnea.

Non comune: polmonite interstiziale (associata a infiltrati polmonari); in questi casi, la gemcitabina deve essere interrotta. Gli steroidi possono migliorare la situazione.

Raro: edema polmonare, sindrome da distress respiratorio dell'adulto (ARDS), alveolite. Se si verificano questi eventi, va considerata l'interruzione della gemcitabina. L'uso precoce di misure di supporto può migliorare la situazione.

Disturbi gastrointestinali

Molto comune: nausea e nausea con vomito (33%; richiede trattamento nel 20% dei pazienti).

Comune: stomatite, diarrea, stipsi.

Fegato e bile

Molto comune: aumento delle transaminasi epatiche (AST e ALT) e della fosfatasi alcalina (66%).

Comune: aumento della bilirubina.

Raro: aumento della gamma-glutamiltransferasi (GGT).

Molto raro: epatotossicità con insufficienza epatica ed esito fatale.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Molto comune: eruzione cutanea (25%), alopecia (13%).

Comune: prurito.

Raro: desquamazione, formazione di vescicole, ulcerazione.

Molto raro: reazioni cutanee gravi compresa la necrolisi epidermica tossica (TEN o sindrome di Lyell), eritema essudativo multiforme, sindrome di Stevens-Johnson.

Frequenza non nota: pustolosi esantematica acuta generalizzata, reazione da farmaco con eosinofilia e sintomi sistemici (sindrome DRESS).

Reni e vie urinarie

Molto comune: proteinuria ed ematuria di grado lieve (50%).

Raro: sindrome emolitico-uremica.

Alcuni casi di insufficienza renale acuta.

Patologie generali e reazioni in sede di somministrazione

Molto comune: sindrome simil-influenzale (20%), stanchezza (10%).

Pochi casi di irritazione tissutale durante o dopo l'infusione nella sede di somministrazione, finora nessun caso segnalato di necrosi in sede di somministrazione.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

Finora non è noto alcun antidoto per la gemcitabina. Sono state somministrate dosi singole fino a 5,7 g/m² come infusione endovenosa nell'arco di 30 minuti a distanza di due settimane, con tossicità clinicamente accettabile. In caso di sospetto sovradosaggio, controllare il quadro ematologico del paziente; se necessario, avviare una terapia sintomatica.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

L01BC05

Meccanismo d'azione/Farmacodinamica

La gemcitabina (2'-deossi-2',2'-difluorocitidina dFdC) è un citostatico appartenente al gruppo degli antimetaboliti.

Viene metabolizzata a livello intracellulare dalle nucleoside-chinasi nei nucleotidi attivi difosfato (dFdCDP) e trifosfato (dFdCTP), che inibiscono la sintesi del DNA. Innanzitutto, dFdCDP e dFdCTP inibiscono la ribonucleotide reduttasi, che catalizza la formazione dei deossinucleotidi trifosfati. L'inibizione di questo enzima porta a una riduzione delle concentrazioni dei deossinucleotidi, in particolare del dCTP, necessario per la sintesi del DNA. In second'ordine, il dFdCTP compete con il dCTP per l'incorporazione nel DNA, e la riduzione della concentrazione intracellulare di dCTP potenzia ulteriormente questo effetto (autopotenziamento). In misura limitata si assiste anche a un'incorporazione nell'RNA. La DNA polimerasi epsilon non è in grado di rimuovere il dFdCTP dal DNA e di riparare le catene del DNA in allungamento. Dopo l'incorporazione del dFdCTP nel DNA viene aggiunto un ulteriore nucleotide alla catena di DNA in allungamento. Si verificano quindi un'inibizione completa dell'ulteriore sintesi del DNA (interruzione mascherata della catena) e infine la morte cellulare programmata (apoptosi).

In diverse colture di cellule tumorali murine e umane, la gemcitabina mostra una significativa attività citotossica. Mostra un effetto specifico per fase del ciclo cellulare, uccide principalmente le cellule durante la sintesi del DNA (fase S) e, in determinate circostanze, blocca il passaggio dalla fase G1 alla fase S. In vitro, l'effetto citotossico della gemcitabina dipende dalla concentrazione e dal tempo.

In animali con tumori, l'effetto antitumorale della gemcitabina dipende dal regime posologico. Se somministrata giornalmente, la gemcitabina porta alla morte degli animali e mostra soltanto una bassa attività antitumorale. Somministrata ogni tre o quattro giorni, la gemcitabina può essere somministrata a una posologia non letale, che possiede un'eccellente attività antitumorale contro diversi tumori del topo.

Efficacia clinica

Carcinoma del polmone non a piccole cellule

In uno studio randomizzato di fase III con regime di trattamento di 4 settimane, la durata media della sopravvivenza è stata di 9,1 mesi nel braccio gemcitabina/cisplatino (260 pazienti). Il tempo medio alla progressione della malattia è stato di 5,6 mesi (IC 95% 4,6-6,1 mesi). Il tasso di risposta complessiva è stato del 31% (3 CR, 77 PR, IC 95% 25-36%).

In uno studio randomizzato di fase III con regime di 3 settimane, la durata media della sopravvivenza è stata di 8,7 mesi nel braccio gemcitabina/cisplatino (69 pazienti). Il tempo medio alla progressione della malattia è stato di 6,9 mesi (IC 95% 5,0-8,1 mesi). Il tasso di risposta complessiva è stato del 41% (0 CR, 28 PR, IC 95% 29-53%).

La monoterapia deve essere presa in considerazione solo se una terapia combinata con cisplatino non è possibile.

Carcinoma della vescica

In uno studio randomizzato di fase III, la durata media stimata della sopravvivenza complessiva è stata di 13,8 mesi (IC 95% 12,3-15,8 mesi) nei pazienti trattati con gemcitabina/cisplatino. La probabilità di sopravvivenza stimata a oltre 12 mesi è stata del 58,4%.

Il tempo medio alla progressione della malattia è stato di 7,4 mesi (IC 95% 6,6-8,1 mesi).

Il tasso di risposta complessiva è stato del 49,4%, CR 12,2% e PR 37,2% (IC 95% 41,7%-57,1%). La durata media della risposta è stata di 9,6 mesi (IC 95% 8,0-10,8 mesi).

Carcinoma ovarico

In uno studio comparativo randomizzato di fase III, 356 pazienti con carcinoma ovarico recidivante dopo pregressa terapia a base di platino terminata da almeno 6 mesi sono state trattate con gemcitabina più carboplatino (GCb) o carboplatino (Cb) nell'ambito di un regime di 21 giorni. Il tempo mediano alla progressione della malattia è stato di 8,6 mesi (IC 95% 8,0-9,7 mesi) nel braccio GCb e di 5,8 mesi (IC 95% 5,2-7,1 mesi) nel braccio Cb.

Carcinoma mammario

529 pazienti con recidiva dopo pregressa terapia adiuvante con un regime a base di antraciclina sono state trattate con gemcitabina più paclitaxel (1250 mg/m² o 175 mg/m²) o con paclitaxel in monoterapia. Il trattamento è durato fino alla progressione della malattia. La terapia combinata è risultata superiore vs paclitaxel in monoterapia per i seguenti endpoint: il tempo alla progressione della malattia è stato di 5,4 vs 3,5 mesi (hazard ratio (HR) 0,734, 0,607-0,889; p= 0,0015), la percentuale di risposta è stata del 39,3% vs 25,6% e la sopravvivenza mediana è stata di 18,6 mesi vs 15,8 mesi (HR 0,817, 0,667-1,000; p= 0,0489).

Farmacocinetica

La farmacocinetica della gemcitabina è lineare e può essere descritta mediante un modello bicompartimentale.

Distribuzione

Il legame della gemcitabina con le proteine plasmatiche è trascurabile. Il volume di distribuzione dipende dal sesso e aumenta con l'aumentare della durata dell'infusione. Allo stato stazionario è di circa 50 l/m² con una durata di infusione inferiore a 70 min e aumenta fino a 370 l/m² con una durata di infusione maggiore.

Metabolismo

La gemcitabina è rapidamente metabolizzata dalla citidina deaminasi nel fegato, nel rene, nel sangue e in altri tessuti nel metabolita principale inattivo 2'-deossi-2',2'-difluorouridina (dFdU), reperibile nel plasma.

Nell'ambito del metabolismo intracellulare della gemcitabina si formano gemcitabina mono, di e trifosfato (dFdCMP, dFdCDP, dFdCTP), di cui dFdCDP e dFdCTP sono sostanze attive. Finora, i metaboliti intracellulari non sono stati recuperati nel plasma e nelle urine.

Eliminazione

L'eliminazione avviene quasi completamente attraverso le urine (99% della dose somministrata), prevalentemente sotto forma di dFdU e per meno del 10% sotto forma di gemcitabina immodificata. L'emivita della gemcitabina dipende dal volume di distribuzione, dal sesso (maggiore nelle donne rispetto agli uomini) e dall'età. In caso di infusione di breve durata è di 32-94 min, con un'infusione di lunga durata è di 245-638 min. La clearance varia, in caso di infusione di breve durata, tra 30 l/h/m² e 92 l/h/m². Nelle donne è circa del 25% più bassa rispetto agli uomini.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Nei pazienti anziani, sia donne sia uomini, la clearance è ridotta.

La farmacocinetica della gemcitabina non è stata esaminata in pazienti con insufficienza epatica. Negli studi clinici (sul carcinoma del polmone non a piccole cellule e sul carcinoma pancreatico), nei pazienti con transaminasi (ALT e AST) aumentate non è stata osservata alcuna correlazione tra l'alterazione dei parametri epatici e la Cmax della gemcitabina o del dFdU.

Non sono disponibili studi in pazienti con insufficienza renale.

Dati preclinici

Cancerogenesi, mutagenesi, fertilità

In un test in vivo, la gemcitabina ha causato danni citogenetici. In vitro, la gemcitabina ha indotto una mutazione in avanti in un test su linfoma murino (L5178Y). In topi maschi è stata osservata un'ipospermatogenesi reversibile dipendente dalla dose e dalla frequenza di somministrazione. Sebbene negli studi sugli animali la gemcitabina abbia avuto un effetto sulla fertilità maschile, non sono stati osservati effetti sulla fertilità femminile. Finora non sono stati effettuati studi a lungo termine sugli animali per valutare la cancerogenicità della gemcitabina.

In topi gravidi, la gemcitabina ha indotto palatoschisi, peso fetale ridotto e tasso di sopravvivenza della prole ridotto. In conigli gravidi, la gemcitabina è stata associata a embriotossicità e, alla posologia più alta, anche a una bassa incidenza di malformazioni.

Altre indicazioni

Incompatibilità

Gemcitabin-Teva liquid concentrato per soluzione per infusione può essere miscelato soltanto in combinazione con i medicamenti riportati nella rubrica «Somministrazione del concentrato per infusione» (cfr. sotto).

Stabilità

Il medicamento non dev'essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Conservare nella confezione originale e in frigorifero (2-8°C). Tenere fuori dalla portata dei bambini. La soluzione per infusione diluita non contiene conservanti. La stabilità chimico-fisica del preparato pronto all'uso dopo la diluizione in una soluzione di sodio cloruro allo 0,9% (2 mg/ml, 12 mg/ml e 25 mg/ml di gemcitabina) è stata dimostrata per 28 giorni a una temperatura di 2-8°C e a temperatura ambiente (15-25°C) in sacche per infusione in PVC o PE. Per ragioni microbiologiche, il preparato pronto all'uso deve essere utilizzato immediatamente dopo la diluizione. Se necessario, può essere conservato per un massimo di 24 ore in frigorifero (2-8°C) e a temperatura ambiente (15-25°C).

Indicazioni per la manipolazione

La gemcitabina deve essere somministrata come infusione endovenosa nell'arco di 30 minuti.

In caso di stravaso, l'infusione deve essere subito interrotta e ripresa in un'altra vena. Non sono necessarie misure locali, poiché finora non sono stati osservati danni tissutali dovuti alla gemcitabina.

Somministrazione del concentrato per infusione

Gemcitabin-Teva liquid (concentrato per soluzione per infusione) può essere somministrato direttamente o, se necessario, diluito con soluzione di NaCl allo 0,9%.

Manipolazione di citostatici

Nella manipolazione di Gemcitabin-Teva liquid, nella preparazione della soluzione e nello smaltimento occorre osservare le norme relative ai citostatici.

Numero dell'omologazione

65005 (Swissmedic).

Confezioni

Gemcitabin-Teva liquid 200 mg/5 ml:

1 flaconcino con concentrato per soluzione per infusione. [A]

Gemcitabin-Teva liquid 1 g/25 ml:

1 flaconcino con concentrato per soluzione per infusione. [A]

Gemcitabin-Teva liquid 2 g/50 ml:

1 flaconcino con concentrato per soluzione per infusione. [A]

Titolare dell’omologazione

Teva Pharma AG, Basel.

Stato dell'informazione

Settembre 2026.

Numero interno della versione: 6.1