Nevirapin-Mepha compresse a rilascio prolungato
Mepha Pharma AG
Composizione
Principi attivi
Nevirapina (anidra) 400 mg.
Sostanze ausiliarie
Cellulosa microcristallina, povidone, macrogol 7'000'000, macrogol 900'000, silice colloidale anidra, magnesio stearato.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
1 compressa a rilascio prolungato contiene: nevirapina (anidra) 400 mg.
Indicazioni/Possibilità d'impiego
Nevirapin-Mepha è indicato in associazione con almeno altri due medicamenti antiretrovirali per il trattamento di adulti e adolescenti a partire da 16 anni di età, infetti da HIV-1, in caso di inefficacia o intolleranza di altre terapie.
Sulla base dei dati derivanti da studi controllati e non controllati, durante i quali sono stati osservati casi di epatotossicità severi e potenzialmente letali, si raccomanda di non iniziare un trattamento con Nevirapin-Mepha in soggetti di sesso femminile con conta di CD4> 250 cellule/mm3 o in soggetti di sesso maschile con conta di CD4> 400 cellule/mm3 oppure di iniziarlo solo dopo aver attentamente ponderato il rapporto rischio-beneficio.
Posologia/Impiego
Nevirapin-Mepha deve essere somministrato solo sotto sorveglianza di uno specialista in trattamenti antivirali.
Le prime 18 settimane di terapia con nevirapina sono una fase critica, richiedente un monitoraggio intensivo dei pazienti per individuare tempestivamente la potenziale insorgenza di reazioni epatiche e cutanee potenzialmente letali. Non sono stati stabiliti i momenti ottimali per effettuare questi controlli. Alcuni esperti raccomandano più di un esame clinico al mese (ad es. dopo 2, 4, 6, 8, 12 settimane) e in particolare una determinazione dei parametri della funzionalità epatica prima di iniziare la terapia, nonché subito prima e due settimane dopo l'aumento della dose di nevirapina. Dopo le prime 18 settimane, i controlli devono essere proseguiti ad intervalli regolari e, in ogni caso, effettuati ogni qualvolta un paziente sviluppi segni o sintomi indicativi di epatite e/o ipersensibilità. Se si verificano aumenti dei valori degli enzimi epatici, consultare le rubriche «Controindicazioni» e «Avvertenze e misure precauzionali». La dose più bassa durante i primi 14 giorni («fase di induzione») può ridurre la comparsa di un'eruzione cutanea e deve essere rigorosamente rispettata.
Adulti e adolescenti a partire da 16 anni
In una cosiddetta fase di induzione di 14 giorni, la dose è di 200 mg di nevirapina (disponibile con un altro nome commerciale) al giorno. In seguito, la dose è di 200 mg due volte al giorno.
Pazienti attualmente trattati con nevirapina compresse 200 mg due volte al giorno
I pazienti già trattati con una terapia combinata di nevirapina compresse 200 mg due volte al giorno e con altri medicamenti antiretrovirali, che hanno raggiunto una soppressione virale sostenuta con questa terapia, possono passare a una terapia combinata di Nevirapin-Mepha compresse a rilascio prolungato 400 mg una volta al giorno e altri medicamenti antiretrovirali. In questo caso non è necessaria una fase di induzione con nevirapina compresse 200 mg una volta al giorno.
Le compresse a rilascio prolungato di Nevirapin-Mepha non devono essere frantumate né masticate. Nevirapin-Mepha compresse a rilascio prolungato possono essere assunte indipendentemente dai pasti.
Nevirapin-Mepha viene usato in associazione con almeno altri due medicamenti antiretrovirali, mai utilizzati in precedenza per il trattamento del paziente. A tale riguardo, è necessario rispettare le informazioni professionali dei medicamenti antiretrovirali impiegati.
Si raccomanda di convincere i pazienti della necessità di assumere Nevirapin-Mepha ogni giorno come prescritto. In caso di dose mancata, il paziente non deve raddoppiare la dose successiva, ma assumere la dose successiva appena possibile. Per prevenire la formazione di resistenza virale, Nevirapin-Mepha deve essere usato sempre in associazione con altri medicamenti antiretrovirali, mai utilizzati in precedenza per il trattamento del paziente. Per altre indicazioni riguardanti la terapia combinata, consultare la rubrica «Interazioni».
Indicazioni particolari
Qualora insorgano un'eruzione cutanea grave e/o un'epatite clinicamente manifesta e/o sintomi cutanei e/o epatici lievi associati a sintomi sistemici, quali febbre, formazione di vescicole, lesioni del cavo orale, congiuntivite, dolori muscolari o articolari, edemi o malessere generalizzato, nevirapina deve essere interrotta definitivamente. In caso di sintomi cutanei lievi nella fase di induzione a basso dosaggio con 200 mg/die della durata di 14 giorni, la dose non deve essere aumentata fino alla completa risoluzione dei sintomi. Eventuali eruzioni cutanee isolate devono essere attentamente monitorate (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).
Lo schema posologico di 200 mg una volta al giorno non deve essere continuato per più di 28 giorni. A quel punto è necessario cercare una terapia antiretrovirale alternativa senza nevirapina.
Interruzione della terapia
Se, per qualsiasi motivo, Nevirapin-Mepha è stato sospeso per più di 7 giorni, è necessario ricominciare con la fase di induzione di 14 giorni a basso dosaggio con nevirapina compresse 200 mg, prima di poter passare alla dose di mantenimento di 400 mg/die.
Istruzioni posologiche speciali
Bambini: l'efficacia e la tollerabilità di Nevirapin-Mepha nei bambini non sono state valutate.
Controindicazioni
Nevirapin-Mepha è controindicato in pazienti con ipersensibilità clinicamente significativa ad uno dei componenti del medicamento.
Nevirapin-Mepha non deve essere risomministrato ai pazienti che hanno sospeso il trattamento a causa di un'eruzione cutanea grave, un'eruzione cutanea associata ad altri sintomi sistemici, reazioni di ipersensibilità o epatite clinicamente manifesta in associazione con nevirapina. Per una definizione precisa consultare le rubriche «Avvertenze e misure precauzionali» e «Effetti indesiderati».
Pazienti con gravi disturbi della funzionalità epatica o renale (vedere «Farmacocinetica»).
I pazienti con compromissione epatica grave (classe C di Child-Pugh) oppure i pazienti che prima di iniziare la terapia presentano un valore ASAT e/o un valore ALAT maggiore di 5 volte il limite superiore della norma (ULN) devono essere trattati con Nevirapin-Mepha solo dopo che questi valori si sono stabilizzati a livelli al di sotto di 5 volte ULN. Nevirapin-Mepha non deve più essere utilizzato in pazienti che durante un trattamento con Nevirapin-Mepha abbiano mostrato un livello sierico di ASAT o ALAT maggiore di 5 volte il limite superiore della norma (ULN) e che, alla risomministrazione di Nevirapin-Mepha, abbiano mostrato nuovamente e rapidamente valori anormali della funzionalità epatica (vedere anche la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).
I dati disponibili di farmacocinetica suggeriscono che l'uso concomitante di rifampicina e Nevirapin-Mepha non è raccomandato (vedere «Interazioni»).
I prodotti fitoterapici contenenti erba di San Giovanni (Hypericum perforatum) non devono essere assunti in concomitanza con Nevirapin-Mepha a causa del rischio di una riduzione delle concentrazioni plasmatiche e degli effetti clinici di nevirapina (vedere «Interazioni»).
In caso di intolleranza ereditaria rara ad uno degli ingredienti, l'uso del medicamento è controindicato (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).
Avvertenze e misure precauzionali
Avvertenze generali relative alla mitigazione del rischio
Le prime 18 settimane di trattamento con nevirapina sono un periodo critico, che richiede uno stretto monitoraggio dei pazienti per individuare tempestivamente la potenziale insorgenza di reazioni cutanee severe e potenzialmente letali (inclusa la sindrome di Stevens-Johnson e la necrolisi epidermica tossica), nonché di grave epatite e/o insufficienza epatica. Il massimo rischio di insorgenza di questi eventi si verifica durante le prime 6 settimane di terapia. Tuttavia, il rischio di eventi epatici permane dopo questo periodo e il monitoraggio deve continuare a intervalli regolari.
I soggetti di sesso femminile, i pazienti non pretrattati con antiretrovirali e con conta elevata di CD4 (> 250 cellule/mm3 nelle donne adulte e > 400 cellule/mm3 negli uomini adulti) e i pazienti pretrattati con antiretrovirali e con conta elevata di CD4, a fronte della presenza di RNA dell'HIV-1 rilevabile nel plasma a concentrazioni ≥50 copie/ml, sono esposti ad un aumentato rischio di effetti indesiderati a livello epatico all'inizio della terapia con Nevirapin-Mepha.
In particolare le donne, comprese le donne in gravidanza, con conta di CD4> 250 cellule/mm3 sono notevolmente più a rischio (fino a 12 volte in più in base ai dati degli studi) di sviluppare effetti epatici indesiderati sintomatici, in gran parte associati ad eruzione cutanea, rispetto alle donne con conta di CD4 inferiore. Questi effetti possono mostrare una progressione eventualmente anche dopo la sospensione di nevirapina. Si sono verificati anche singoli casi con esito fatale. Un aumento del rischio è stato osservato anche negli uomini con conta di CD4> 400 cellule/mm3 rispetto a quelli con conta di CD4< 400 cellule/mm3 (6,3% vs max. 1,2% negli uomini con conta di CD4< 400 cellule/mm3). I pazienti che sviluppano segni o sintomi di un'epatite, di reazioni cutanee severe o di reazioni di ipersensibilità, devono sospendere Nevirapin-Mepha e sottoporsi immediatamente ad un esame medico. Il trattamento con Nevirapin-Mepha non deve essere ripreso dopo una grave reazione epatica, una reazione cutanea o una reazione di ipersensibilità.
Per il resto, la posologia, in particolare il basso dosaggio durante la fase di induzione di 14 giorni, deve essere rigorosamente rispettata (vedere anche «Posologia/impiego»).
Reazioni cutanee e reazioni di ipersensibilità
Reazioni cutanee gravi e potenzialmente letali, in alcuni casi con esito fatale, si sono verificate principalmente durante le prime 6 settimane di trattamento con nevirapina. Queste reazioni hanno incluso sindrome di Stevens-Johnson, necrolisi epidermica tossica e reazioni di ipersensibilità caratterizzate da eruzione cutanea, sintomi sistemici e interessamento degli organi interni. I pazienti devono essere attentamente monitorati durante le prime 18 settimane di terapia e, in particolare, devono essere tenuti sotto stretta osservazione per l'insorgenza di casi isolati di eruzione cutanea.
Nevirapin-Mepha deve essere interrotto definitivamente in tutti i pazienti che manifestano una grave eruzione cutanea oppure un'eruzione cutanea associata a sintomi sistemici (ad es. febbre, formazione di vescicole, lesioni del cavo orale, congiuntivite, edemi al viso, dolori muscolari o articolari o malessere generalizzato), compresa la sindrome di Stevens-Johnson o la necrolisi epidermica tossica. Nevirapin-Mepha deve essere interrotto definitivamente anche in tutti i pazienti con una reazione di ipersensibilità (eruzione cutanea associata a sintomi sistemici, quali febbre, dolori muscolari o articolari, linfoadenopatia e interessamento degli organi interni, come epatite, eosinofilia, granulocitopenia e disturbi della funzionalità renale).
In casi rari è stata osservata rabdomiolisi in pazienti che hanno manifestato reazioni cutanee o epatiche associate all'uso di nevirapina.
In uno studio clinico, l'uso concomitante di prednisone (40 mg/die nei primi 14 giorni del trattamento con nevirapina compresse 200 mg) è stato associato a reazioni cutanee potenziate in relazione all'incidenza e alla gravità. Si sconsiglia la co-somministrazione di prednisone o di altri glucocorticoidi per prevenire eruzioni cutanee associate a Nevirapin-Mepha.
Se si manifesta un'eruzione cutanea durante la fase di induzione di 14 giorni con nevirapina compresse 200 mg, la dose giornaliera di nevirapina deve essere aumentata solo dopo la completa risoluzione dell'eruzione cutanea. In caso di interruzione della terapia, vedere «Posologia/impiego». Nei pazienti con eruzione cutanea potenzialmente associata ad un trattamento con Nevirapin-Mepha, si raccomanda di controllare i valori epatici ASAT e ALAT. In caso di aumento moderato o severo di questi valori (ASAT o ALAT > 5 volte ULN), si deve interrompere Nevirapin-Mepha definitivamente. L'uso di nevirapina a dosaggi superiori a quelli raccomandati può aumentare l'incidenza e la gravità delle reazioni cutanee.
Lo stesso principio vale nel caso in cui si lasci trascorrere troppo tempo tra l'insorgenza dei primi sintomi e la consultazione del medico curante e nel caso in cui si disattendano le prescrizioni posologiche relative alla fase di induzione. Sembra che le donne presentino un rischio maggiore rispetto agli uomini di sviluppare un'eruzione cutanea, indipendentemente dalla composizione della terapia (con o senza nevirapina).
Informazioni importanti per i pazienti
I pazienti devono essere informati che la principale reazione tossica a Nevirapin-Mepha è quella cutanea e che tale reazione si verifica specialmente entro le prime 6 settimane di terapia. Devono essere avvisati di informare immediatamente il proprio medico curante in merito a qualsiasi episodio di eruzione cutanea.
I pazienti con resistenza genotipica o fenotipica a nevirapina non devono essere trattati con Nevirapin-Mepha.
Si devono informare i pazienti che, qualora insorga un'eruzione cutanea durante la fase di induzione di due settimane, la dose non può essere aumentata alla posologia di due volte al giorno fino alla completa risoluzione dell'eruzione cutanea.
Lo schema posologico di 200 mg una volta al giorno non deve essere continuato per più di 28 giorni. A quel punto è necessario cercare una terapia antiretrovirale alternativa senza nevirapina.
Qualsiasi paziente che manifesti una grave eruzione cutanea oppure un'eruzione cutanea associata a sintomi sistemici (ad es. febbre, formazione di vescicole, lesioni del cavo orale, congiuntivite, edemi al viso, dolori muscolari o articolari o malessere generalizzato), deve interrompere la terapia e sottoporsi immediatamente a un esame medico.
Il trattamento con Nevirapin-Mepha non deve essere ripreso in questi pazienti.
Effetti sul fegato
Nei pazienti trattati con nevirapina si sono verificati casi di epatotossicità grave e potenzialmente letale, compresa epatite fulminante fatale. Le prime 18 settimane di trattamento con Nevirapin-Mepha sono un periodo critico, che richiede uno stretto monitoraggio dei pazienti. Il rischio di complicanze epatiche è massimo nelle prime 6 settimane di terapia. Comunque, il monitoraggio deve continuare durante tutto il trattamento.
In casi rari è stata osservata rabdomiolisi in pazienti che hanno manifestato reazioni cutanee o epatiche associate all'uso di nevirapina.
Il sesso femminile, la conta di CD4+ elevata all'inizio della terapia con nevirapina in pazienti non pretrattati e la conta di CD4 elevata unitamente a RNA dell'HIV-1 rilevabile nel plasma sono associati ad un maggior rischio di eventi avversi a livello epatico.
In uno studio retrospettivo, le donne, comprese le donne in gravidanza, con conta di CD4> 250 cellule/mm3, hanno mostrato un rischio 12 volte maggiore di complicanze epatiche sintomatiche rispetto alle donne con conta di CD4< 250 cellule/mm3 (11% vs 0,9%). Un aumento del rischio è stato osservato anche negli uomini con conta di CD4> 400 cellule/mm3 rispetto a quelli con conta di CD4< 400 cellule/mm3 (6,3% vs 1,2% negli uomini con conta di CD4< 400 cellule/mm3).
Casi di epatotossicità grave (compreso un caso di insufficienza epatica che ha richiesto il trapianto) si sono verificati anche in soggetti non infetti da HIV, trattati con dosi multiple di nevirapina in profilassi post-esposizione (un'indicazione non riconosciuta).
Monitoraggio dei parametri della funzionalità epatica
L'aumento dei livelli di ASAT o ALAT (> 2,5 volte ULN) e/o un'epatite B o C preesistente all'inizio della terapia antiretrovirale con nevirapina è associato in generale ad un maggiore rischio di effetti collaterali a livello epatico. Anomalie della funzionalità epatica sono state riportate con nevirapina, alcune già nelle prime settimane di terapia. Aumenti asintomatici degli enzimi epatici sono stati descritti frequentemente e non costituiscono necessariamente una controindicazione all'uso di Nevirapin-Mepha. Aumenti asintomatici dei livelli di gamma-GT non costituiscono una controindicazione al proseguimento della terapia.
Prima dell'inizio della terapia e durante le prime 18 settimane di trattamento si raccomanda di effettuare un attento monitoraggio dei parametri della funzionalità epatica. Successivamente, la frequenza dei controlli va riadattata periodicamente in base alle condizioni del paziente e, in ogni caso, ogni qualvolta un paziente sviluppi segni o sintomi indicativi di epatite e/o ipersensibilità.
Non è necessario modificare lo schema di monitoraggio nei pazienti già in terapia con nevirapina compresse 200 mg due volte al giorno che passano a Nevirapin-Mepha compresse a rilascio prolungato una volta al giorno.
ASAT o ALAT > 5 volte ULN
Prima di iniziare il trattamento con nevirapina: si deve iniziare il trattamento solo dopo la stabilizzazione dei valori di ASAT/ALAT a livelli inferiori a 5 volte ULN.
Dopo l'inizio del trattamento con nevirapina: Nevirapin-Mepha deve essere sospeso immediatamente se i valori di ASAT o ALAT aumentano > 5 volte ULN. Se i valori epatici ritornano ai valori iniziali e se non insorgono segni o sintomi clinici di un'epatite né evidenze di altre disfunzioni organiche, è possibile riprendere il trattamento con nevirapina previa valutazione caso per caso.
La ripresa del trattamento con nevirapina deve avvenire con una posologia iniziale di 200 mg al giorno (disponible con un altro nome commerciale) ed essere monitorata con controlli clinici e analisi di laboratorio più frequenti durante i primi 14 giorni (vedere «Posologia/impiego, Interruzione della terapia»); successivamente, è possibile somministrare una dose di 400 mg al giorno (una compressa a rilascio prolungato di Nevirapin-Mepha).
Se si ripresentano rapidamente valori epatici anormali, Nevirapin-Mepha deve essere interrotto definitivamente e non deve più essere risomministrato.
ASAT o ALAT > 2,5 volte ULN
Nel caso in cui compaiano valori come questi prima o durante il trattamento, è necessario monitorare i valori epatici più spesso nell'ambito dei regolari controlli. Sia i medici che i pazienti devono prestare particolare attenzione ai segni iniziali o ai riscontri clinici di un'infiammazione epatica, come inappetenza, nausea, ittero, bilirubinuria, feci alcoliche, epatomegalia o sensibilità epatica. I pazienti devono essere istruiti di rivolgersi al medico nel caso in cui manifestino questi sintomi.
In caso di manifestazioni sintomatiche di epatite, quali inappetenza, nausea, vomito e ittero, associate a riscontri di laboratorio come valori epatici moderatamente o fortemente alterati (eccetto i valori di gamma-GT), il trattamento con nevirapina deve essere interrotto e non può più essere ripreso.
Informazioni importanti per i pazienti
I pazienti devono essere informati che le reazioni epatiche rappresentano importanti reazioni di tossicità a Nevirapin-Mepha e richiedono pertanto un controllo particolarmente attento durante le prime 18 settimane di terapia. Devono essere avvisati di sospendere Nevirapin-Mepha e di sottoporsi immediatamente ad un accertamento medico (che includa test della funzionalità epatica) da parte del loro medico curante qualora insorgano sintomi indicativi di epatite (ad es. inappetenza, nausea, ittero, urine scure, feci chiare, sensibilità in corrispondenza della regione epatica).
In caso di aumento delle transaminasi e proseguimento della terapia, il paziente deve essere nuovamente informato su come comportarsi se compaiono reazioni cutanee e di ipersensibilità (vedere sopra).
Osteonecrosi
Sebbene l'eziologia sia considerata multifattoriale (tra cui impiego di corticosteroidi, consumo di alcol, immunosoppressione grave, elevato indice di massa corporea), sono stati segnalati casi di osteonecrosi soprattutto nei pazienti con malattia da HIV in stadio avanzato e/o esposti per un periodo prolungato ad una terapia antiretrovirale combinata (cART). I pazienti devono essere avvisati di rivolgersi al medico in caso di comparsa di disturbi, dolore e rigidità alle articolazioni o difficoltà nel movimento.
Sindrome da riattivazione immunitaria
Nei pazienti infetti da HIV con grave immunodeficienza, al momento dell'istituzione di una terapia antiretrovirale combinata può insorgere una reazione infiammatoria a patogeni opportunistici asintomatici o residui e causare gravi condizioni cliniche o l'aggravamento dei sintomi. Tipicamente, queste reazioni sono state osservate entro le prime settimane o i primi mesi dall'inizio di una terapia antiretrovirale combinata. Esempi significativi sono la retinite da citomegalovirus, le infezioni micobatteriche generalizzate e/o localizzate e la polmonite da Pneumocystis. Sono state riportate anche malattie autoimmuni (ad es. la malattia di Basedow-Graves). Tuttavia, le malattie autoimmuni hanno un tempo di insorgenza variabile e possono verificarsi anche molti mesi dopo l'inizio del trattamento. Ogni sintomo infiammatorio deve essere valutato e, se necessario, opportunamente trattato.
Altre avvertenze
I pazienti devono essere monitorati da medici esperti nel trattamento dell'infezione da HIV, che siano in grado di rilevare tempestivamente infezioni opportunistiche o altre complicanze di un'infezione da HIV. A tutt'oggi, gli effetti a lungo termine di nevirapina non sono ancora noti. Non è stato dimostrato se il rischio di trasmissione dell'HIV diminuisca durante il trattamento con nevirapina.
Nevirapin-Mepha è metabolizzato in gran parte dal fegato; i metaboliti di nevirapina sono eliminati principalmente per via renale. I parametri farmacocinetici richiamano alla prudenza durante la somministrazione di Nevirapin-Mepha a pazienti con insufficienza epatica moderata (classe B di Child-Pugh). Nevirapin-Mepha non deve essere somministrato a pazienti con insufficienza epatica grave (classe C di Child-Pugh).
Non sono disponibili dati sull'uso di Nevirapin-Mepha compresse a rilascio prolungato in pazienti con insufficienza epatica.
Nei pazienti con insufficienza renale dializzati, la terapia con nevirapina deve essere integrata con 200 mg di nevirapina dopo ogni trattamento di dialisi. I parametri farmacocinetici indicano che ciò compensa l'effetto della dialisi sulla clearance di nevirapina. I pazienti con CLcreat ≥20 ml/min non necessitano di un aggiustamento della dose di Nevirapin-Mepha (vedere «Farmacocinetica»). Non sono disponibili dati sull'uso di Nevirapin-Mepha compresse a rilascio prolungato in pazienti con insufficienza renale.
Si sconsiglia di assumere estratti di iperico durante il trattamento con nevirapina (vedere «Controindicazioni»). Si raccomanda di prestare attenzione anche ad altre interazioni (vedere la rubrica «Interazioni»).
Nei pazienti infetti da HIV, la terapia antiretrovirale combinata è stata associata ad una redistribuzione dei grassi corporei (lipodistrofia), che può portare a perdita di tessuto adiposo localizzata nel viso e negli arti, aumento di tessuto adiposo intra-addominale, ipertrofia del seno e accumulo di grasso dorsocervicale (gobba di bufalo).
Le donne che assumono Nevirapin-Mepha non devono usare come unico metodo anticoncezionale metodi contraccettivi ormonali diversi dal medrossiprogesterone acetato depot (DMPA), poiché nevirapina potrebbe ridurne le concentrazioni plasmatiche (vedere «Interazioni»). Per questa ragione, e per ridurre il rischio di trasmissione del virus HIV, si raccomanda l'uso di contraccettivi di barriera (per esempio profilattici). Inoltre, se viene effettuata una terapia ormonale post-menopausale durante l'uso di Nevirapin-Mepha, è necessario monitorarne l'effetto terapeutico.
La terapia antiretrovirale combinata è associata a disturbi del metabolismo, quali ad es. ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, resistenza insulinica, iperglicemia e aumento dei livelli di lattato.
Avvertenze in caso di uso concomitante con altri medicamenti (per ulteriori indicazioni vedere la rubrica «Interazioni»)
Nevirapin-Mepha può alterare i livelli plasmatici di altri medicamenti e altri medicamenti possono alterare i livelli plasmatici di Nevirapin-Mepha. Si sconsiglia la co-somministrazione di Nevirapin-Mepha con i seguenti medicamenti: efavirenz, rifampicina, ketoconazolo, etravirina, rilpivirina, elvitegravir (in associazione con cobicistat), erba di San Giovanni; se non co-somministrato con ritonavir a basso dosaggio: fosamprenavir, saquinavir, atazanavir.
Occasionalmente, le sostanze ausiliarie di Nevirapin-Mepha compresse a rilascio prolungato vengono escrete sotto forma di residui molli rigonfi che potrebbero assomigliare a compresse intatte. Questi involucri delle compresse espulsi non hanno alcuna influenza sui livelli ematici né sull'effetto del medicamento.
Interazioni
I seguenti dati si riferiscono all'uso di nevirapina compresse, ma riguardano prevedibilmente tutte le forme farmaceutiche.
Nevirapina è un induttore degli enzimi epatici del citocromo P450 (CYP3A, CYP2B). È possibile quindi che la co-somministrazione con medicamenti metabolizzati in misura rilevante da CYP3A o CYP2B possa ridurne le concentrazioni plasmatiche (vedere «Farmacocinetica»). Potrebbe essere necessario un aggiustamento della dose se un paziente già in trattamento stabile con medicamenti metabolizzati da CYP3A o CYP2B inizia una terapia con nevirapina.
L'assorbimento di nevirapina non è compromesso dall'assunzione di alimenti, antiacidi o medicamenti contenenti un tampone alcalino.
I dati relativi alle interazioni sono indicati per la maggior parte come variazioni percentuali (medie geometriche) con un intervallo di confidenza al 95% (IC 95%).
Principi attivi per area terapeutica | Interazioni | Raccomandazioni riguardanti la co-somministrazione |
ANTI-INFETTIVI | ||
Antiretrovirali | ||
NRTIs | ||
Didanosina | Didanosina AUC ↔ | Nevirapina e didanosina possono essere co-somministrati senza aggiustamenti posologici. |
Lamivudina | Non vi sono differenze nella clearance apparente e nel volume di distribuzione di lamivudina, il che suggerisce che nevirapina non abbia alcun effetto d'induzione sulla clearance di lamivudina. | Nevirapina e lamivudina possono essere co-somministrati senza aggiustamenti posologici. |
Stavudina | Stavudina AUC ↔ | Nevirapina e stavudina possono essere co-somministrati senza aggiustamenti posologici. |
Tenofovir | I livelli plasmatici di tenofovir rimangono invariati. Tenofovir non ha alcun effetto sui livelli di NVP. | Nevirapina e tenofovir possono essere co-somministrati senza aggiustamenti posologici. |
Zalcitabina | Zalcitabina AUC ↔ | Nevirapina e zalcitabina possono essere co-somministrati senza aggiustamenti posologici. |
Zidovudina | Zidovudina AUC ↓24 (da ↓69 a ↑83) | Nevirapina e zidovudina possono essere co-somministrati senza aggiustamenti posologici. |
NNRTIs | ||
Efavirenz | Efavirenz AUC ↓28 (da ↓34 a ↓14)a | Si sconsiglia la co-somministrazione di efavirenz e nevirapina poiché può aumentare il rischio di insorgenza di effetti indesiderati (vedere anche «Avvertenze e misure precauzionali»). Inoltre, la co-somministrazione non migliora l'efficacia rispetto alla somministrazione di ciascun NNRTI in monoterapia. In vitro, la co-somministrazione di nevirapina con efavirenz ha mostrato una forte attività antagonista anti-HIV-1 (vedere anche «Proprietà/effetti»). |
Inibitori della proteasi | ||
Atazanavir/ritonavir | Atazanavir 300/100 mg: | In caso di assunzione di atazanavir con nevirapina, la posologia deve essere di 400 mg di atazanavir con ritonavir a basso dosaggio (100 mg). |
Darunavir/ritonavir | Darunavir AUC ↔ | Darunavir/ritonavir aumenta le concentrazioni plasmatiche di nevirapina a seguito di un'inibizione del CYP3A4. Poiché la differenza non è considerata clinicamente significativa, darunavir può essere co-somministrato con nevirapina in associazione con 100 mg di ritonavir senza aggiustamenti posologici. |
Fosamprenavir | Amprenavir AUC ↓33 (da ↓45 a ↓20)a | Nevirapina non deve essere co-somministrato con fosamprenavir se quest'ultimo non è associato con ritonavir (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»). |
Fosamprenavir/ritonavir | Amprenavir AUC: variazione non significativa | Se nevirapina viene co-somministrato con 700/100 mg di fosamprenavir/ritonavir due volte/die, non sono necessari aggiustamenti posologici. |
Indinavir 800 mg ogni 8 ore | Indinavir AUC ↓31 (da ↓64 a ↑30) | Non sono state raggiunte conclusioni cliniche definitive riguardo ai possibili effetti dell'uso concomitante di nevirapina con indinavir. Si raccomanda di considerare un aumento della dose di indinavir a 1000 mg ogni otto ore quando indinavir viene co-somministrato con 200 mg di nevirapina due volte/die. Non sono attualmente disponibili risultati che dimostrino la differenza tra l'effetto antiretrovirale a breve o a lungo termine di 1000 mg di indinavir ogni otto ore più 200 mg di nevirapina due volte/die e l'effetto antiretrovirale di 800 mg di indinavir ogni otto ore e 200 mg di nevirapina due volte/die. |
Lopinavir/ritonavir | Lopinavir AUC ↓27 | Sebbene la rilevanza clinica di questa osservazione non sia stata completamente studiata, si raccomanda un aumento della dose a 533/133 mg di lopinavir/ritonavir (4 capsule) due volte/die insieme a un pasto in caso di co-somministrazione con nevirapina. |
Nelfinavir | Nelfinavir: nessuna variazione clinicamente significativa dei parametri farmacocinetici di nelfinavir dopo co-somministrazione con nevirapina. | Nevirapina e nelfinavir possono essere co-somministrati senza aggiustamenti posologici. |
Ritonavir | La co-somministrazione porta a una variazione clinicamente significativa dei livelli plasmatici di ritonavir o nevirapina. | Nevirapina e ritonavir possono essere co-somministrati senza aggiustamenti posologici. |
Saquinavir | Saquinavir AUC ↓38 (da ↓47 a ↓11)a | Nevirapina non deve essere co-somministrato con saquinavir se quest'ultimo non è associato con ritonavir (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»). |
Saquinavir/ritonavir | I dati limitati disponibili con capsule di gelatina molle di saquinavir boosterato con ritonavir non suggeriscono alcuna interazione clinicamente significativa fra saquinavir boosterato con ritonavir e nevirapina. | Nevirapina e saquinavir possono essere co-somministrati senza aggiustamenti posologici. |
Tipranavir/ritonavir | Non sono stati condotti studi d'interazione specifici. I dati limitati derivanti da uno studio di fase IIa in pazienti infetti da HIV hanno mostrato una riduzione clinicamente non significativa pari al 20% della Cmin di TPV. Non sono attese interazioni significative tra nevirapina e tipranavir in associazione con ritonavir a basso dosaggio. | Nevirapina e tipranavir possono essere co-somministrati senza aggiustamenti posologici. |
Inibitori di fusione | ||
Enfuvirtide | Non sono attese interazioni farmacocinetiche clinicamente significative tra enfuvirtide e i medicamenti metabolizzati dagli enzimi del CYP450. | Dato il percorso metabolico di enfuvirtide non sono attese interazioni. In caso di co-somministrazione di enfuvirtide con nevirapina non sono raccomandati aggiustamenti posologici. |
Maraviroc | Maraviroc AUC ↔ | Il confronto con i valori di controllo precedenti indica che Maraviroc 300 mg due volte/die può essere somministrato con nevirapina senza aggiustamenti posologici. |
Inibitori dell'integrasi | ||
Raltegravir | Non sono disponibili dati clinici. | Dato il percorso metabolico di raltegravir non sono attese interazioni. In caso di co-somministrazione di raltegravir con nevirapina non sono raccomandati aggiustamenti posologici. |
Antibiotici | ||
Claritromicina | Claritromicina AUC ↓31 (da ↓57 a ↑9) | In caso di co-somministrazione di claritromicina con nevirapina non sono raccomandati aggiustamenti posologici per nessuno dei due medicamenti. Si raccomanda, tuttavia, uno stretto monitoraggio delle variazioni dei valori di funzionalità epatica. In caso di trattamento dei pazienti con il complesso intracellulare del Mycobacterium avium si deve valutare una terapia alternativa alla claritromicina, poiché il metabolita attivo non è efficace in questo caso. |
Rifabutina | Rifabutina AUC ↑17 (da ↓53 a ↑191) | In caso di co-somministrazione di rifabutina con nevirapina non sono raccomandati aggiustamenti posologici. A causa dell'elevata variabilità interpersonale, in alcuni pazienti può verificarsi un considerevole aumento dell'esposizione a rifabutina e, quindi, un conseguente maggior rischio di tossicità di rifabutina. Pertanto, la co-somministrazione dei due medicamenti deve avvenire con cautela. |
Rifampicina | Rifampicina Cmax e AUC: nessuna variazione significativa. | Nevirapina e rifampicina non devono essere co-somministrati. |
Antimicotici | ||
Fluconazolo | Fluconazolo AUC ↔ | In caso di co-somministrazione è richiesta cautela ed è necessario un attento monitoraggio dei pazienti a causa del rischio di aumentata esposizione a nevirapina. |
Itraconazolo | Itraconazolo AUC ↓61 | In caso di co-somministrazione di nevirapina e itraconazolo deve essere considerato un aggiustamento della dose di itraconazolo. |
Ketoconazolo 400 mg 1 volta/die | Ketoconazolo AUC ↓72 (da ↓95 a ↑101) | Ketoconazolo e nevirapina non devono essere co-somministrati (vedere anche «Avvertenze e misure precauzionali»). |
ANTIACIDI | ||
Cimetidina | Nevirapina Cmin ↑7 | I dati limitati non indicano la necessità di aggiustamenti posologici in caso di co-somministrazione di nevirapina con cimetidina. |
ANTITROMBOTICI | ||
Warfarin | L'interazione tra nevirapina e l'antitrombotico warfarin è complessa. In caso di co-somministrazione possono verificarsi sia aumenti che riduzioni del tempo di coagulazione. | L'effetto risultante dell'interazione può cambiare durante le prime settimane di co-somministrazione oppure dopo la sospensione di nevirapina. È richiesto pertanto uno stretto controllo dei parametri della coagulazione. |
CONTRACCETTIVI | ||
Medrossiprogesterone | DMPA AUC ↔ | Nevirapina e DMPA possono essere co-somministrati senza aggiustamenti posologici. La co-somministrazione di nevirapina non ha alterato la soppressione dell'ovulazione da parte di DMPA. |
Etinilestradiolo (EE) | EE AUC ↓20 (da ↓57 a ↑52) | Le donne che assumono nevirapina non devono usare contraccettivi ormonali orali come unico metodo anticoncezionale (vedere anche «Avvertenze e misure precauzionali»). |
ANALGESICI/OPPIOIDI | ||
Metadone | Metadone AUC ↓65 (da ↓82 a ↓32) | Nei pazienti trattati contemporaneamente con nevirapina e metadone sono stati riportati casi di sindrome da astinenza di oppioidi. I pazienti in terapia con metadone che iniziano un trattamento con nevirapina devono essere tenuti sotto osservazione per l'insorgenza di eventuali sintomi di crisi di astinenza e la dose di metadone deve essere aggiustata di conseguenza. |
MEDICAMENTI FITOTERAPICI | ||
Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum) | Le concentrazioni sieriche di nevirapina possono essere ridotte dall'uso concomitante di medicamenti fitoterapici contenenti erba di San Giovanni (Hypericum perforatum). Ciò è dovuto all'induzione di enzimi metabolizzanti e/o di proteine di trasporto del medicamento ad opera dall'erba di San Giovanni. | I medicamenti contenenti erba di San Giovanni e nevirapina non devono essere co-somministrati. Se un paziente sta già assumendo erba di San Giovanni, è necessario controllare i livelli di nevirapina e, se possibile, anche la carica virale, e sospendere l'assunzione dell'erba di San Giovanni. Dopo la sospensione dell'erba di San Giovanni, i livelli di nevirapina possono aumentare. Potrebbe essere necessario aggiustare la posologia di nevirapina. L'effetto induttivo può persistere per almeno 2 settimane dopo la sospensione dell'erba di San Giovanni (vedere anche «Controindicazioni»). |
§ = Cmin al di sotto del limite di rilevabilità del test
↑ = aumento, ↓ = diminuzione, ↔ = nessun effetto
a I dati sono riportati come medie geometriche con un intervallo di confidenza al 90% (IC 90%).
Maggiori informazioni
Studi in vitro su microsomi di epatociti umani hanno indicato che la formazione di metaboliti idrossilati di nevirapina non viene influenzata dalla presenza di dapsone, rifabutina, rifampicina e trimetoprim/sulfametossazolo. Ketoconazolo ed eritromicina hanno inibito significativamente la formazione di questi metaboliti. Non sono stati condotti studi clinici.
Si sconsiglia la co-somministrazione di nevirapina ed elvitegravir in associazione con cobicistat, come pure di nevirapina e NNRTIs (vedere anche «Avvertenze e misure precauzionali»).
Non stati condotti studi d'interazione tra nevirapina ed emtricitabina, abacavir, interferone (interferone pegilato alfa 2a e alfa 2b), entecavir, telbivudina, ma dato che questi medicamenti non influenzano il CYP3A4 e non vengono metabolizzati dal CYP3A4, è improbabile che possano verificarsi variazioni rilevanti dei parametri farmacocinetici di nevirapina.
Il medicamento deve essere utilizzato con cautela durante la gravidanza.
Gravidanza, allattamento
Gravidanza
I dati relativi a donne in gravidanza derivanti dal registro americano Antiretroviral Pregnancy Registry (1'171 esposizioni a nevirapina nel primo trimestre e/o 1'529 nel secondo/terzo trimestre) del giugno 2021 non hanno evidenziato né un aumento del tasso di malformazioni né tossicità fetale o neonatale. Tuttavia, mancano studi sufficienti e ben controllati sul trattamento dell'infezione da HIV-1 nelle donne in gravidanza. Gli studi di tossicità per la riproduzione non hanno dimostrato effetti teratogeni. Il medicamento deve essere utilizzato con cautela durante la gravidanza.
Nelle gestanti infette da HIV-1 l'emivita di nevirapina dopo una dose orale singola di 200 mg risulta aumentata (60–70 ore) e la clearance orale varia notevolmente (2,1 ± 1,5 L/ora; in base allo stress psicologico durante il parto).
I risultati di uno studio di farmacocinetica su 10 gestanti infette da HIV-1, che avevano ricevuto una dose orale singola di 100 o 200 mg di nevirapina 5,8 ore (mediana) prima del parto, hanno mostrato che nevirapina attraversa la placenta e viene escreta nel latte materno.
Data la maggiore incidenza di epatotossicità nei soggetti di sesso femminile, è opportuno tenerne conto in fase di decisione terapeutica (vedere la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).
Non ci sono sufficienti evidenze per confermare che l'assenza di un aumento del rischio di tossicità, riscontrata in donne pretrattate con antiretrovirali con carica virale non rilevabile (< 50 copie/ml di HIV-1 nel plasma) e con conta di CD4+ > 250 cellule/mm3 all'inizio del trattamento con nevirapina, si applichi anche alle donne in gravidanza. Tutti gli studi randomizzati focalizzati su questo aspetto hanno escluso le donne in gravidanza; anche negli studi di coorte e nelle meta-analisi le donne in gravidanza erano numericamente sottorappresentate.
Allattamento
L'allattamento al seno è sconsigliato alle madri infette da HIV per il rischio di trasmissione postnatale del virus HIV. Si consiglia alle madri che allattano al seno di sospendere l'allattamento in caso di trattamento con Nevirapin-Mepha.
Fertilità
Non sono disponibili dati sulla fertilità nell'uomo.
Negli studi di tossicità per la riproduzione è stata dimostrata una compromissione della fertilità nei ratti (vedere la rubrica «Dati preclinici»).
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine
Mancano studi specifici in merito agli effetti sulla capacità di guidare veicoli e sulla capacità di utilizzare macchine.
I pazienti devono essere tuttavia avvisati che, durante il trattamento con Nevirapin-Mepha, possono manifestarsi effetti indesiderati, come stanchezza. Si raccomanda pertanto cautela quando si guida un veicolo o si utilizzano macchine. Se si manifesta stanchezza, evitare attività potenzialmente pericolose quali la guida di veicoli o l'utilizzo di macchine.
Effetti indesiderati
Gli effetti indesiderati più comunemente osservati in associazione con la terapia con nevirapina nel corso di tutti gli studi sono stati eruzione cutanea (vedere sotto per maggiori informazioni), nausea, stanchezza, febbre, cefalea, vomito, diarrea, dolore addominale, mialgia e aumento dei valori epatici.
L'esperienza acquisita dopo l'introduzione sul mercato ha mostrato che gli effetti collaterali più severi sono i seguenti: sindrome di Stevens-Johnson (SJS), necrolisi epidermica tossica (TEN), grave epatite e/o insufficienza epatica e reazioni di ipersensibilità (sotto forma di eruzione cutanea associata ad altri sintomi sistemici, quali febbre, dolori articolari o muscolari e ingrossamento dei linfonodi, in aggiunta a interessamento degli organi interni con manifestazioni di epatite, eosinofilia, granulocitopenia e insufficienza renale acuta).
Le prime 18 settimane di trattamento sono un periodo critico che richiede uno stretto monitoraggio dei pazienti (vedere anche «Avvertenze e misure precauzionali»).
Cute e tessuto sottocutaneo
L'eruzione cutanea è l'effetto collaterale più comune di nevirapina. Negli studi clinici controllati, il 13,6% dei pazienti trattati con una terapia combinata ha manifestato un'eruzione cutanea riconducibile alla terapia con nevirapina. In questi studi clinici si è verificata un'eruzione cutanea nel 24% dei pazienti trattati con nevirapina rispetto a solo il 15% dei pazienti nei gruppi di controllo.
Reazioni cutanee intense o potenzialmente letali si sono verificate nell'1,7% dei pazienti trattati con nevirapina. Queste reazioni sono state osservate invece solo nello 0,2% dei pazienti nei gruppi di controllo.
L'eruzione cutanea insorge normalmente come manifestazione cutanea eritematosa maculo-papulosa da lieve a moderata, associata o meno a prurito e localizzata al tronco, al viso e alle estremità.
Sono state riportate reazioni allergiche quali anafilassi, angioedema e orticaria.
Le eruzioni cutanee possono manifestarsi isolate o insieme a una sindrome di ipersensibilità caratterizzata da un'eruzione cutanea associata a sintomi sistemici, quali febbre, artralgia, mialgia e linfoadenopatia, nonché ad una o più alterazioni dell'emocromo (eosinofilia, granulocitopenia) o compromissioni viscerali (epatite, disfunzioni renali). Nei pazienti trattati con nevirapina si sono verificate reazioni cutanee severe e potenzialmente letali, compresa la sindrome di Stevens-Johnson (SJS) e la necrolisi epidermica tossica (TEN). Sono noti casi fatali di SJS, TEN e reazioni di ipersensibilità.
La maggior parte dei casi di eruzione cutanea grave si è verificata entro le prime 6 settimane di trattamento; per alcuni pazienti è stato necessario il ricovero in ospedale e per un paziente si è dovuto ricorrere ad un intervento chirurgico.
Nello studio 1100.1486 (VERxVE), pazienti non pretrattati con antiretrovirali (naïve ad ART) hanno ricevuto una dose di induzione di nevirapina 200 mg una volta al giorno per 14 giorni (n=1068). Successivamente, sono stati randomizzati a ricevere nevirapina 200 mg due volte al giorno oppure nevirapina 400 mg una volta al giorno. Tutti i pazienti ricevevano tenofovir + emtricitabina come terapia di base.
I dati di sicurezza hanno incluso tutte le visite dei pazienti fino al momento in cui l'ultimo paziente ha completato le 144 settimane dello studio. Sono inclusi anche i dati di sicurezza derivanti dalla fase in aperto successiva alla settimana 144 (alla quale potevano partecipare i pazienti di entrambi i gruppi di trattamento che avevano completato la fase in cieco).
Eruzioni cutanee gravi o potenzialmente letali, considerate associate al trattamento con nevirapina, si sono verificate durante la fase di induzione con nevirapina nell'1,4% dei pazienti. Durante la fase randomizzata, eruzioni cutanee gravi si sono verificate nell'1,4% e nello 0,2% dei pazienti trattati rispettivamente con nevirapina compresse e nevirapina compresse a rilascio prolungato. Durante la fase randomizzata non sono state riportate eruzioni cutanee potenzialmente letali (Grado 4), considerate associate al trattamento con nevirapina.
In questo studio sono stati riportati sei casi di sindrome di Stevens-Johnson, verificatisi tutti tranne uno entro i primi 30 giorni di trattamento con nevirapina.
Nello studio 1100.1526 (TRANxITION), i pazienti trattati con nevirapina compresse 200 mg due volte al giorno per almeno 18 settimane sono stati randomizzati a ricevere nevirapina compresse a rilascio prolungato 400 mg una volta al giorno (n=295) o a rimanere in terapia con nevirapina compresse (n=148). In questo studio, in nessuno dei gruppi di trattamento sono state osservate eruzioni cutanee di Grado 3 o 4.
Apparato epato-biliare
Con nevirapina compresse sono stati osservati aumenti dei valori epatici (ALAT, ASAT, gamma-GT, bilirubina totale e fosfatasi alcalina), in alcuni casi già durante le prime settimane di trattamento. Gli aumenti dei livelli di gamma-GT sono generalmente asintomatici. Sono stati riportati anche casi di epatite (isolati o associati ad eruzione cutanea e/o altri sintomi sistemici), ittero e alcuni casi di epatotossicità grave o potenzialmente letale, compresa epatite fulminante fatale. In uno studio clinico, il rischio di eventi epatici nei pazienti trattati con nevirapina compresse per la durata di 1 anno è raddoppiato rispetto ai pazienti nel gruppo di controllo.
Nello studio 1100.1486 (VERxVE), pazienti naïve alla terapia hanno ricevuto una dose di induzione di nevirapina compresse 200 mg una volta al giorno per almeno 14 giorni; successivamente, sono stati randomizzati a ricevere nevirapina compresse 200 mg due volte al giorno o nevirapina compresse a rilascio prolungato 400 mg una volta al giorno. Tutti i pazienti ricevevano tenofovir + emtricitabina come terapia di base. Un criterio di inclusione era una conta di CD4 inferiore a 250 cellule/mm3 (donne) e/o inferiore a 400 cellule/mm3 (uomini). L'incidenza delle complicanze epatiche sintomatiche durante la fase di induzione è stata pari allo 0,5%. Dopo la fase di induzione, l'incidenza delle complicanze epatiche sintomatiche è stata pari al 2,4% con nevirapina compresse e all'1,6% con nevirapina compresse a rilascio prolungato.
L'incidenza delle complicanze epatiche sintomatiche era comparabile nei soggetti di sesso maschile e femminile.
Valori elevati di ASAT o ALAT e/o la sieropositività per l'epatite B e/o C sono risultati associati ad un aumento del rischio di effetti epatici indesiderati (sia per i pazienti trattati con nevirapina compresse che per quelli trattati con placebo). Dopo un anno di trattamento con nevirapina compresse, il rischio di eventi epatici era inferiore al 2% nei pazienti sieronegativi all'epatite B e/o C. Nelle prime 18 settimane di trattamento è fortemente raccomandato uno stretto controllo dei valori epatici; successivamente, questo controllo dovrà continuare a intervalli periodici (vedere «Posologia/impiego»).
In caso di aumento dei valori degli enzimi epatici, attenersi rigorosamente alle istruzioni riportate nella rubrica «Avvertenze e misure precauzionali».
In casi rari sono state riportate sindrome di insufficienza epatica e/o renale, anemia, neutropenia o artralgia. Sono stati osservati singoli casi di agranulocitosi.
Nei pazienti infetti da HIV, la terapia antiretrovirale combinata è stata associata ad una redistribuzione dei grassi corporei (lipodistrofia), che può portare a perdita di tessuto adiposo localizzata nel viso e negli arti, aumento di tessuto adiposo intra-addominale, ipertrofia del seno e accumulo di grasso dorsocervicale (gobba di bufalo).
La frequenza è definita come segue: molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1000, <1/100), raro (≥1/10'000, <1/1000), molto raro (<1/10'000).
Patologie del sistema emolinfopoietico:
Comune: Granulocitopenia.
Non comune: Anemia.
Disturbi del sistema immunitario
Comune: Ipersensibilità.
Non comune: Reazione anafilattica.
Raro: Reazione al medicamento con eosinofilia e sintomi sistemici.
Patologie del sistema nervoso
Comune: Cefalea.
Patologie gastrointestinali
Comune: Nausea, vomito, dolore addominale, diarrea.
Patologie epatobiliari
Comune: Epatite (compresi danni epatici gravi e potenzialmente letali).
Non comune: Ittero.
Raro: Epatite fulminante (eventualmente con esito fatale).
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Molto comune: Eruzione cutanea (12,51%).
Non comune: Orticaria, angioedema, sindrome di Stevens-Johnson, necrolisi epidermica tossica (eventualmente con esito fatale).
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Non comune: Artralgia, mialgia.
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione
Comune: Stanchezza, febbre.
Esami diagnostici
Comune Aumento dei valori epatici (alanina aminotransferasi, aspartato aminotransferasi, gamma-glutamiltransferasi).
Non comune Aumento della pressione arteriosa, riduzione dei valori del fosforo nel sangue.
I seguenti eventi sono stati osservati in associazione ad altri medicamenti antiretrovirali: ipertrigliceridemia, trombocitopenia, pancreatite e neuropatia periferica. Non è certo il nesso di causalità con la terapia con nevirapina.
Sono stati segnalati casi di osteonecrosi soprattutto nei pazienti con fattori di rischio generalmente noti, malattia da HIV in stadio avanzato o esposti per lungo tempo ad una terapia antiretrovirale combinata (cART). Non è nota la frequenza dell'insorgenza (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi effetto indesiderato sospetto, nuovo o serio, attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
Non è noto alcun antidoto per il sovradosaggio di Nevirapin-Mepha. Sono stati segnalati casi di sovradosaggio di 800-6000 mg/die fino a 15 giorni con nevirapina. Si sono verificati edema, eritema nodoso, stanchezza, febbre, cefalea, insonnia, nausea, infiltrati polmonari, eruzione cutanea, vertigini, vomito, aumento delle transaminasi e diminuzione del peso. Tutti i sintomi sono scomparsi con l'interruzione di nevirapina.
Proprietà/Effetti
Codice ATC
J05AG01
Meccanismo d'azione
Nevirapina è un «inibitore non nucleosidico della transcrittasi inversa» (NNRTI) del virus HIV-1. Nevirapina si lega direttamente alla transcrittasi inversa a livello del sito catalitico dell'enzima e blocca l'attività della DNA-polimerasi RNA-dipendente e DNA-dipendente. Nevirapina non compete con le matrici dell'RNA o i trifosfati nucleosidici, cioè non si verifica un'inibizione competitiva. Nevirapina non inibisce la transcrittasi inversa dell'HIV-2 e le DNA-polimerasi eucariotiche (come le DNA-polimerasi umane α, β, γ o δ).
Farmacodinamica
Negli studi clinici, il trattamento con nevirapina è risultato associato a un aumento del colesterolo HDL e ad un miglioramento generale dei rapporti colesterolo totale/HDL che, a sua volta, è associato a una riduzione del rischio cardiovascolare nella popolazione generale. Per mancanza di studi specifici sul ruolo di nevirapina nella variazione del rischio cardiovascolare nei pazienti infetti da HIV, l'impatto clinico di questi riscontri non è noto. La scelta del medicamento antiretrovirale deve essere guidata innanzitutto dall'efficacia antivirale.
Efficacia clinica
Studi clinici
L'efficacia clinica di nevirapina compresse a rilascio prolungato si basa sui dati a 24 settimane di uno studio randomizzato, in aperto, in corso su pazienti che sono passati dal trattamento con nevirapina compresse (due volte al giorno) a nevirapina compresse a rilascio prolungato (una volta al giorno) (TRANxITION – studio 1100.1526).
Passaggio da nevirapina compresse a nevirapina compresse a rilascio prolungato
TRANxITION (studio 1100.1526) è uno studio di fase III per valutare la sicurezza e l'efficacia antivirale nei pazienti che sono passati da nevirapina compresse a nevirapina compresse a rilascio prolungato. In questo studio in aperto, 443 pazienti, già in terapia antivirale combinata con nevirapina compresse 200 mg due volte al giorno e con concentrazione di RNA dell'HIV-1< 50 copie/ml, sono stati randomizzati nel rapporto 2:1 a ricevere nevirapina compresse a rilascio prolungato 400 mg una volta al giorno oppure nevirapina compresse 200 mg due volte al giorno. Metà dei pazienti ha ricevuto come terapia di base tenofovir + emtricitabina, mentre i restanti pazienti sono stati trattati con abacavir solfato + lamivudina o zidovudina + lamivudina. Prima dell'inclusione nello studio 1100.1526, l'esposizione a nevirapina compresse è stata di almeno 3 anni per circa la metà dei pazienti.
24 settimane dopo la randomizzazione nello studio TRANxITION, le concentrazioni di RNA dell'HIV-1 continuavano ad essere inferiori a 50 copie/ml nel 92,6% e 93,6% dei pazienti trattati rispettivamente con nevirapina compresse 200 mg due volte al giorno e nevirapina compresse a rilascio prolungato 400 mg una volta al giorno.
Sensibilità in vitro
In vitro, l'attività antivirale di nevirapina è stata misurata in diverse linee cellulari: nelle cellule mononucleate da sangue periferico, nei macrofagi derivati da monociti e nelle linee cellulari linfoblastoidi. Nell'ambito di studi più recenti su linfociti umani derivanti da sangue di cordone ombelicale e cellule renali embrionali, la concentrazione inibitoria al 50% (EC50) è risultata compresa tra 14 e 302 nM per gli isolati ottenuti in laboratorio e gli isolati clinici di HIV. In vitro, nevirapina ha mostrato un'attività antivirale verso gli isolati di HIV-1 del gruppo M con i sottotipi A, B, C, D, F, G e H e forme ricombinanti circolanti (CRF) CRF01_AE, CRF02_AG e CRF12_BF (valore EC50 medio di 63 nM). Nevirapina non ha mostrato in vitro un'attività antivirale verso gli isolati di HIV-1 del gruppo O e gli isolati di HIV-2.
Nevirapina in associazione con efavirenz ha mostrato in vitro una forte attività antagonista anti-HIV-1 ed effetti da additivi ad antagonisti con l'inibitore della proteasi ritonavir o l'inibitore di fusione enfuvirtide. Nevirapina ha mostrato un'attività anti-HIV-1 da additiva a sinergica in associazione con gli inibitori della proteasi amprenavir, atazanavir, indinavir, lopinavir, nelfinavir, saquinavir e tipranavir, l'NRTI abacavir, didanosina, emtricitabina, lamivudina, stavudina, tenofovir e zidovudina. L'attività anti-HIV-1 di nevirapina è stata antagonizzata in vitro da adefovir, un medicamento contro l'HBV, e da ribavirina, un medicamento contro l'HCV.
Resistenza
In vitro si sviluppano isolati di HIV con sensibilità ridotta da 100 a 250 volte rispetto a quella di nevirapina. Analisi genotipiche hanno mostrato l'esistenza di mutazioni nelle posizioni Y181C e/o V106A del gene della transcrittasi inversa dell'HIV-1 in funzione del ceppo virale e della linea cellulare utilizzata. Il tempo all'insorgenza di una resistenza a nevirapina in vitro non è stato influenzato dall'uso di nevirapina in combinazione con diversi altri NNRTIs. Gli isolati di HIV nei pazienti in trattamento con nevirapina e/o nevirapina più zidovudina sono cambiati sia in relazione al fenotipo che al genotipo durante un periodo compreso tra una settimana e 12 settimane. Dopo una settimana di monoterapia con nevirapina compresse, gli isolati di 3 pazienti su 3 hanno mostrato una riduzione della sensibilità in vitro a nevirapina. In alcuni pazienti sono state osservate mutazioni della transcrittasi inversa nelle posizioni degli aminoacidi 103, 106, 108, 181, 188 e 190 già 2 settimane dopo l'inizio della terapia. Al massimo dopo 8 settimane di monoterapia con nevirapina, indipendentemente dalla posologia, tutti gli isolati di HIV presentavano una riduzione della sensibilità a nevirapina in vitro superiore di 100 volte rispetto al valore iniziale. Inoltre, mostravano una o più delle mutazioni del gene della transcrittasi inversa associato alla resistenza a nevirapina (l'80% degli isolati aveva una mutazione in posizione 181).
L'analisi genotipica degli isolati di pazienti non pretrattati in fallimento virologico (n = 71), che hanno ricevuto nevirapina una volta al giorno (n = 25) o 2 volte al giorno (n = 46) in associazione con lamivudina e stavudina per la durata di 48 settimane (studio 2NN), ha mostrato che gli isolati di 8 pazienti su 25 o 23 pazienti su 46, rispettivamente, presentavano una o più delle seguenti mutazioni associate a resistenza a NNRTI: Y181C, K101E, G190A/S, K103N, V106A/M, V108I, Y188C/L, A98G, F227L e M230L.
L'analisi genotipica è stata effettuata sugli isolati di 86 pazienti non pretrattati con antiretrovirali, che avevano interrotto lo studio VERxVE (1100.1486) a causa di un fallimento virologico (rebound, risposta parziale) o di un evento indesiderato oppure che presentavano un aumento transitorio della carica virale durante lo studio. L'analisi dei campioni di questi pazienti, trattati con nevirapina compresse due volte al giorno o nevirapina compresse a rilascio prolungato una volta al giorno in associazione con tenofovir e emtricitabina, ha mostrato che gli isolati di 50 pazienti presentavano mutazioni di resistenza prevedibili in uno schema terapeutico basato su nevirapina. 28 di questi 50 pazienti hanno sviluppato una resistenza ad efavirenz e 39 una resistenza a etravirina (la mutazione di resistenza Y181C era la più comune). Non sono state riscontrate differenze in base al tipo di formulazione assunta (compresse due volte al giorno o compresse a rilascio prolungato una volta al giorno).
Due nuove sostituzioni sono state osservate nei codoni precedentemente associati alla resistenza a nevirapina: un paziente con sostituzione Y181I nel gruppo nevirapina compresse a rilascio prolungato e un paziente con sostituzione Y188N nel gruppo nevirapina compresse; la resistenza a nevirapina è stata confermata fenotipicamente.
Resistenza crociata
In vitro è stata osservata una rapida insorgenza di ceppi di HIV con resistenza crociata agli inibitori non nucleosidici della transcrittasi inversa (NNRTIs). I dati riguardanti le resistenze crociate tra l'NNRTI nevirapina e gli inibitori nucleosidici della transcrittasi inversa sono molto limitati. Da studi in vitro è emerso che in quattro pazienti gli isolati resistenti a zidovudina sono rimasti sensibili a nevirapina e che in sei pazienti gli isolati resistenti a nevirapina si sono mostrati sensibili a zidovudina e didanosina. È improbabile che si verifichi una resistenza crociata tra nevirapina e gli inibitori della proteasi di HIV dato il coinvolgimento di diversi enzimi.
È chiaramente confermata la resistenza crociata tra gli NNRTIs attualmente omologati. Alcuni dati relativi alla resistenza genotipica indicano che nella maggioranza dei pazienti resistenti ad un NNRTI i ceppi virali interessati presentano resistenze crociate ad altri NNRTIs. Sulla base dei dati attualmente disponibili si sconsiglia la somministrazione sequenziale degli NNRTIs.
Nevirapina non deve essere somministrata in monoterapia per il trattamento dell'infezione da HIV né aggiunta da sola a una terapia fallita. Come con tutti gli altri NNRTIs, anche con Nevirapin-Mepha in monoterapia si sviluppa rapidamente una resistenza virale. La scelta di un nuovo antiretrovirale per la terapia combinata con Nevirapin-Mepha deve tenere conto del possibile sviluppo di resistenze crociate. Quando si interrompe una terapia antiretrovirale combinata contenente Nevirapin-Mepha è necessario tenere conto della lunga emivita di nevirapina. Se vengono interrotti anche gli altri antiretrovirali con emivita più breve somministrati contemporaneamente a nevirapina, è possibile che persistano per settimane o anche più a lungo basse concentrazioni plasmatiche di nevirapina portando al successivo sviluppo di resistenze virali.
Farmacocinetica
Assorbimento
Nevirapina compresse a rilascio prolungato:
Dopo somministrazione orale a volontari sani e adulti infetti da HIV, nevirapina è ben assorbita (> 90%). La biodisponibilità assoluta in 12 adulti sani dopo somministrazione singola di una compressa da 50 mg è stata del 93 ± 9% (media ± DS) e dopo somministrazione singola di una soluzione orale del 91 ± 8%. Le concentrazioni plasmatiche massime di nevirapina pari a 2 ± 0,4 µg/ml (7,5 µM) sono state raggiunte entro 4 ore dalla somministrazione singola di una dose da 200 mg. Dopo somministrazione ripetuta di dosi tra 200 e 400 mg/die, le concentrazioni massime di nevirapina sembrano aumentare in modo lineare. Con la somministrazione di 400 mg di nevirapina al giorno (n = 242) sono state raggiunte concentrazioni di nevirapina minime stabili di 4,5 ± 1,9 µg/ml (17 ± 7 µM) in condizioni di stato stazionario.
Influenza degli alimenti e degli antiacidi sull'assorbimento
Dopo somministrazione di nevirapina (200 mg) a 24 adulti sani (12 donne, 12 uomini), sia con una colazione ad alto contenuto di grassi (857 kcal, 50 g di grassi, 53% di calorie derivanti dai grassi) sia con un antiacido (idrossido di magnesio e carbonato di calcio), l'entità dell'assorbimento di nevirapina (AUC) era comparabile a quella a digiuno con un tmax più lungo. In pazienti infetti da HIV-1 (n = 6), la concentrazione allo stato stazionario (AUC) di nevirapina non è stata modificata in misura significativa dalla somministrazione concomitante di didanosina, in una formulazione con un tampone alcalino. Nevirapina può essere somministrata con o senza alimenti, antiacidi o didanosina (ddl).
La farmacocinetica di nevirapina compresse a rilascio prolungato è stata valutata in uno studio di farmacocinetica con dosi multiple (studio 1100.1489) condotto su 24 pazienti infetti da HIV-1, che erano passati da un trattamento a lungo termine con nevirapina compresse a nevirapina compresse a rilascio prolungato. La AUC0-24,ss e la Cmin,ss di nevirapina, misurate dopo 19 giorni di somministrazione a digiuno di nevirapina compresse a rilascio prolungato 400 mg una volta al giorno, si sono attestate rispettivamente intorno all'80% e al 90% dei valori AUC0-24,ss e Cmin,ss misurati dopo la somministrazione di nevirapina compresse 200 mg due volte al giorno. La media geometrica della Cmin,ss di nevirapina è stata di 2770 ng/ml.
Durante la somministrazione di nevirapina compresse a rilascio prolungato con un pasto ad alto contenuto di grassi, la AUC0-24,ss e la Cmin,ss di nevirapina si sono attestate rispettivamente intorno al 94% e al 98% dei valori AUC0-24,ss e Cmin,ss misurati dopo la somministrazione di nevirapina compresse. Le differenze nella farmacocinetica di nevirapina osservate dopo la somministrazione di nevirapina compresse a rilascio prolungato a digiuno e non a digiuno non sono clinicamente significative. Nevirapin-Mepha compresse a rilascio prolungato può essere assunto indipendentemente dai pasti.
Distribuzione
Nevirapina è lipofila ed è presente soprattutto in forma non ionizzata a pH fisiologico. Dopo somministrazione endovenosa ad adulti sani, il volume di distribuzione apparente (Vdss) di nevirapina è risultato pari a 1,21 ± 0,09 l/kg, il che indica un'elevata distribuzione tissutale di nevirapina nell'uomo. Nevirapina attraversa la barriera placentare e viene escreta nel latte materno.
Si lega alle proteine plasmatiche per il 60%, raggiungendo una concentrazione tra 1 e 10 µg/ml. La concentrazione di nevirapina nel fluido cerebrospinale umano (n = 6) è risultata pari al 45% (± 5%) della concentrazione plasmatica. Questo rapporto corrisponde approssimativamente alla frazione non legata alle proteine plasmatiche.
Metabolismo
Studi in vivo nell'uomo e studi in vitro su microsomi di epatociti umani hanno mostrato che nevirapina è prevalentemente metabolizzata nel fegato (metabolizzazione ossidativa) dal sistema del citocromo P450 (CYP3A>CYP2B6) con formazione di diversi metaboliti idrossilati soggetti a glucuronazione.
Eliminazione
Dopo somministrazione singola di 50 mg di nevirapina 14C è stato recuperato circa il 91,4 ± 10,5% della dose radiomarcata. L'escrezione è avvenuta prevalentemente per via renale (tasso di recupero nelle urine dell'81,3 ± 11,1%, nelle feci del 10,1 ± 1,5%) sotto forma di coniugati glucuronici. L'escrezione renale svolge solo un ruolo subordinato (<3%) nell'eliminazione della sostanza madre.
Nevirapina è un induttore del CYP3A. Questa autoinduzione causa anche una riduzione dell'emivita terminale di nevirapina nel plasma da circa 45 ore (somministrazione singola) a circa 25–30 ore dopo somministrazione ripetuta (200–400 mg/die).
Occasionalmente, le sostanze ausiliarie di Nevirapin-Mepha compresse a rilascio prolungato vengono escrete sotto forma di residui molli rigonfi che potrebbero assomigliare a compresse intatte. Questi involucri delle compresse espulsi non hanno alcuna influenza sui livelli ematici né sull'effetto del medicamento.
Cinetica di gruppi di pazienti speciali
Pazienti anziani: la farmacocinetica di nevirapina negli adulti infetti da HIV non sembra essere influenzata dall'età (fascia d'età: 18–68 anni). Nevirapina non è stata tuttavia studiata in modo approfondito in pazienti di età superiore a 55 anni.
Bambini: nei bambini nevirapina viene metabolizzata più rapidamente che negli adulti.
Sesso: nell'ambito dello studio 2NN multinazionale è stata condotta una sottoanalisi di farmacocinetica su 1077 pazienti, comprendenti 391 donne. Rispetto ai soggetti di sesso maschile, quelli di sesso femminile presentavano una clearance di nevirapina inferiore del 13,8%. Questa differenza non è tuttavia clinicamente significativa. Poiché né il peso corporeo né l'indice di massa corporea (BMI) influenzano la clearance di nevirapina, l'influenza del sesso non può essere spiegato dalla corporatura.
Insufficienza renale: la farmacocinetica di dosi singole di nevirapina è stata confrontata in 23 pazienti con insufficienza renale lieve (50 ≤ CLcreat < 80 ml/min), moderata (30 ≤ CLcreat < 50 ml/min) o grave (CLcreat < 30 ml/min), compromissione renale o malattia renale in stadio terminale richiedente dialisi, e in 8 pazienti con funzionalità renale normale (CLcreat > 80 ml/min). La compromissione renale (lieve, moderata e grave) non ha modificato in maniera significativa la farmacocinetica di nevirapina. Tuttavia, i pazienti con malattia renale in stadio terminale dializzati hanno mostrato una riduzione del 43,5% dell'AUC di nevirapina durante una settimana di trattamento. È stato osservato anche un accumulo plasmatico di metaboliti idrossilati di nevirapina. I risultati suggeriscono che integrare la terapia con nevirapina con una dose supplementare da 200 mg di nevirapina dopo ogni trattamento di dialisi aiuta a compensare l'effetto della dialisi sulla clearance di nevirapina. I pazienti con CLcreat ≥20 ml/min non necessitano invece di un aggiustamento della dose di nevirapina.
Insufficienza epatica: è stato condotto uno studio allo stato stazionario che ha confrontato 46 pazienti con fibrosi epatica di grado lieve (n = 17; punteggio 1–2 della scala di Ishak), moderata (n = 20; punteggio 3–4 della scala di Ishak) o grave (n = 9; punteggio 5–6 della scala di Ishak, classe A di Child-Pugh in 8 pazienti, classe di Child-Pugh non applicabile in un paziente) come segno di insufficienza epatica. I pazienti esaminati hanno ricevuto una terapia antivirale con 200 mg di nevirapina 2 volte al giorno per almeno 6 settimane prima dei prelievi di sangue per l'analisi farmacocinetica, con una durata mediana della terapia di 3,4 anni. In questo studio, il profilo farmacocinetico di nevirapina e dei cinque metaboliti ossidativi con somministrazione di dosi multiple è risultato invariato. Tuttavia, circa il 15% di questi pazienti con fibrosi epatica presentava concentrazioni di valle di nevirapina superiori a 9'000 ng/mL (2 volte superiori il valore di valle medio usuale). I pazienti con compromissione epatica devono essere controllati attentamente in relazione all'insorgenza di tossicità indotta dal medicamento.
Uno studio di farmacocinetica condotto su pazienti negativi all'HIV con insufficienza epatica lieve o moderata (classe A di Child-Pugh, n = 6; classe B di Child-Pugh, n = 4), trattati con 200 mg di nevirapina, ha mostrato un aumento significativo dell'AUC di nevirapina in un paziente Child-Pugh B con ascite, suggerendo che i pazienti con maggiore compromissione della funzionalità epatica e ascite possono avere un rischio maggiore di accumulo di nevirapina nel circolo sistemico. Poiché nevirapina induce il proprio metabolismo, è probabile che questo studio a dose singola non rifletta l'impatto della compromissione epatica in caso di somministrazione di dosi multiple (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).
Sesso
Nello studio 1100.1486 sono stati valutati gli effetti del sesso sulla farmacocinetica di nevirapina compresse a rilascio prolungato. In entrambi i gruppi di trattamento (nevirapina compresse a rilascio prolungato e nevirapina compresse) i soggetti di sesso femminile tendevano ad avere concentrazioni di valle più alte (approssimativamente del 20–30%).
Origine etnica
Nello studio 1100.1486, in entrambi i gruppi di trattamento (nevirapina compresse e nevirapina compresse a rilascio prolungato, rispettivamente nella posologia di 400 mg/die, durata del trattamento 48 settimane), le concentrazioni di valle dei pazienti di etnia nera (n=80/gruppo) erano superiori di circa il 30% rispetto a quelle dei pazienti di etnia caucasica (da 250 a 325 pazienti/gruppo).
Non sono disponibili dati sull'uso di Nevirapin-Mepha compresse a rilascio prolungato in pazienti con disturbi della funzionalità renale o insufficienza epatica.
Dati preclinici
Negli studi di tossicità sono stati riscontrati casi di tossicità cutanea e linfopoietica in 2 specie (ratto e cane). Nel ratto sono emerse indicazioni che i danni cutanei osservati, e quindi probabilmente anche le reazioni cutanee ed epatiche clinicamente non rare e in parte a decorso grave, sono riconducibili alla formazione di complessi negli organi bersaglio dovuti alla tossicità dei metaboliti di nevirapina e quindi all'induzione di reazioni immunotossiche (idiosincrasia). Non sono tuttavia disponibili ulteriori studi preclinici. È quindi indispensabile rispettare esattamente le misure di mitigazione del rischio riportate nella rubrica «Avvertenze e misure precauzionali» e ponderare il potenziale beneficio rispetto ai rischi menzionati quando si utilizza nevirapina.
Negli studi di cancerogenicità, nevirapina ha aumentato l'incidenza dei tumori epatici nei ratti (a dosi fino a 35 mg/kg/die) e nei topi (a dosi fino a 750 mg/kg/die). Queste evidenze sono dovute più probabilmente al fatto che nevirapina è un forte induttore degli enzimi epatici, piuttosto che ad un meccanismo di azione genotossico.
Negli studi di mutagenicità, nevirapina non ha mostrato segni di un potenziale mutageno o clastogeno in una serie di test in vitro e in vivo. Gli studi di fertilità hanno riportato una riduzione della fertilità (danni ai testicoli). È stata supposta, ma non confermata, la reversibilità dei danni. La rilevanza clinica di questi dati non è nota.
Studi di tossicità per la riproduzione, condotti su ratti trattati con dosi che inducono un'esposizione sistemica (basata sui valori AUC) equivalente approssimativamente a quella della dose di nevirapina clinicamente raccomandata, hanno dimostrato una compromissione della fertilità.
Con l'uso di dosi superiori del 50% rispetto alle dosi terapeutiche nell'uomo è stata osservata una riduzione del peso dei feti alla nascita. Gli studi di tossicità per la riproduzione condotti su ratti femmine (25 mg/kg per via orale) e conigli femmine (100 mg/kg per via orale) gravide non hanno dimostrato effetti teratogeni.
Altre indicazioni
Stabilità
Il medicamento non dev'essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Precauzioni particolari per la conservazione
Conservare nella confezione originale, a temperatura non superiore a 30°C, non congelare e non tenere in frigorifero.
Tenere fuori dalla portata dei bambini.
Numero dell'omologazione
66318 (Swissmedic).
Confezioni
Nevirapin-Mepha compresse a rilascio prolungato: blister da 30 [A]
Titolare dell’omologazione
Mepha Pharma AG, Basel.
Stato dell'informazione
Novembre 2022.
Numero interno della versione: 4.1