Pentacarinat®
Composizione
Principi attivi
Pentamidini Diisethionas.
Sostanze ausiliarie
Aqua ad iniectabilia q.s.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
Polvere per soluzione iniettabile/infusione o per soluzione per inalazione tramite nebulizzatore 1 flacone contiene 300 mg di pentamidina isetionato (polvere).
Indicazioni/possibilità d’impiego
Pentacarinat per via parenterale (IM o EV): trattamento della polmonite da Pneumocystis jirovecii (chiamata anticamente polmonite da Pneumocystis carinii) in caso di controindicazioni al cotrimossazolo (ipersensibilità, resistenza terapeutica).
Pentacarinat per via inalatoria: prevenzione secondaria della polmonite da Pneumocystis jirovecii in caso di controindicazioni al cotrimossazolo (ipersensibilità, resistenza terapeutica).
Posologia/impiego
Le indicazioni posologiche per la pentamidina isetionato si riferiscono al sale e non al contenuto di pentamidina base.
Posologia abituale
Per maggiori informazioni, consultare il link riportato qui di seguito:
https://aidsinfo.nih.gov/guidelines/html/4/adult-and-adolescent-opportunistic-infection/321/pneumocystis-pneumonia
Si consiglia ai medici di seguire le direttive svizzere e internazionali in vigore.
Pentacarinat per via parenterale
In base alle direttive attuali, la via di somministrazione consigliata per il trattamento della polmonite da Pneumocystis jirovecii è la via endovenosa.
La somministrazione intramuscolare per il trattamento della polmonite da Pneumocystis jirovecii non è consigliata. L'inalazione è indicata solo per la prevenzione secondaria della polmonite da Pneumocystis jirovecii.
Le seguenti raccomandazioni posologiche si riferiscono agli adulti, ai bambini e ai neonati affetti da polmonite da Pneumocystis jirovecii:
4 mg di pentamidina isetionato/kg di peso corporeo al giorno (che corrispondono a 2,3 mg di pentamidina base/kg) somministrata mediante perfusione endovenosa in quanto la via intramuscolare non è consigliata. Generalmente sono sufficienti quattordici giorni di trattamento. In alcuni casi gravi, può essere necessario prolungare il trattamento, anche se non bisognerebbe mai sorpassare una durata massima di ventuno giorni.
Il paziente dovrebbe rimanere sdraiato prima, durante e dopo la somministrazione di Pentacarinat (a causa del calo della pressione arteriosa).
L'iniezione è praticata nel paziente sdraiato mediante perfusione endovenosa lenta per almeno due ore, sotto stretta sorveglianza del medico. Un'iniezione endovenosa diretta in bolo è assolutamente da evitare. Per via intramuscolare, somministrare la dose in un'unica iniezione.
Per le istruzioni che riguardano la manipolazione, vedere la rubrica «Altre indicazioni».
Pentacarinat somministrato per via inalatoria per la prevenzione secondaria della polmonite da Pneumocystis jirovecii
Il regime posologico raccomandato attualmente è il seguente:
300 mg di pentamidina isetionato ogni 4 settimane.
Osservazione importante: per le istruzioni che riguardano la manipolazione, vedere la rubrica «Altre indicazioni». Le istruzioni pratiche per la somministrazione per via inalatoria si trovano nella confezione.
Istruzioni posologiche speciali
Pazienti anziani: nessuna raccomandazione posologica particolare a causa della mancanza di esperienza in questo ambito.
Neonati e nati prematuri: non esistono dati su un'età minima per la somministrazione. In letteratura sono descritti utilizzi a partire dai 5 mesi.
Pazienti con disturbi della funzionalità epatica
Non esistono raccomandazioni posologiche particolari.
Pazienti con disturbi della funzionalità renale
(Clearance della creatinina <10 ml/min.): nei casi di polmonite da Pneumocystis jirovecii potenzialmente mortali, si raccomanda di impiegare una dose giornaliera di 4 mg/kg per 7-10 giorni, successivamente una dose analoga ogni due giorni, fino a un totale di almeno quattordici iniezioni. In situazioni meno gravi, è possibile somministrare la pentamidina ogni due giorni sin dall'inizio.
Controindicazioni
Ipersensibilità verso la pentamidina isetionato, soprattutto dopo orticaria o eritema polimorfo.
Avvertenze e misure precauzionali
Poiché il medicamento provoca effetti secondari importanti, occorrerebbe per quanto possibile diagnosticare la Pneumocystis jirovecii con certezza.
Pentacarinat deve essere somministrato con precauzione nei pazienti che soffrono di insufficienza renale o epatica, iper o ipotensione arteriosa, iper o ipoglicemia, leucopenia, trombocitopenia o anemia.
Per non far aggravare ulteriormente l'ipotensione o gli effetti nefrotossici, occorre controllare sempre la presenza di un'adeguata idratazione e un sufficiente apporto di elettroliti (diarrea concomitante nei pazienti affetti da AIDS!).
La pentamidina isetionato può comportare prolungamenti dell'intervallo QT. In casi isolati si sono osservate aritmie che insorgono tipicamente durante prolungamenti dell'intervallo QT, come torsioni di punta, dopo la somministrazione di pentamidina isetionato. Per questo motivo, Pentacarinat deve essere somministrato con prudenza nei pazienti affetti da malattia coronarica e con anamnesi nota di aritmie ventricolari, ipokaliemia e ipomagnesiemia,bradicardia (< 50 bpm) e somministrazione concomitante di sostanze che prolungano l'intervallo QT. Se l'intervallo QTc supera 500 millisecondi durante il trattamento, la funzionalità cardiaca dovrà essere costantemente monitorata. Se l'intervallo QTc supera i 550 millisecondi, si dovrà considerare un trattamento alternativo.
Sono state segnalate reazioni rare di ipersensibilità, compresi shock anafilattici, di cui alcuni con esito fatale. Se durante il trattamento con Pentacarinat si manifesta una reazione allergica grave, il medicamento deve essere sospeso e occorrerà adottare idonee misure.
Somministrazione per via parenterale
Sono stati riportati casi di decesso in pazienti che hanno ricevuto pentamidina isetionato per via intramuscolare o per via endovenosa in seguito a grave ipotensione, ipoglicemia, pancreatite acuta o aritmie cardiache (cfr. la rubrica «Effetti indesiderati» somministrazione parenterale). È necessario misurare la pressione arteriosa di base e somministrare Pentacarinat mentre il paziente è sdraiato. La pressione arteriosa è strettamente controllata a intervalli regolari durante la somministrazione di Pentacarinat e ciò fino alla fine del trattamento.
I seguenti valori biologici devono essere controllati con regolarità:
·urea e azoto nel sangue, creatinina serica: tutti i giorni per tutta la durata del trattamento;
·quadro ematico completo tutti i giorni di trattamento;
·glicemia a digiuno tutti i giorni di trattamento e a intervalli regolari alla fine del trattamento. In alcuni casi, l'iperglicemia e il diabete si sono manifestati diversi mesi dopo la fine del trattamento;
·esami epatici, soprattutto bilirubina, fosfatasi alcalina, aspartato aminotransferasi (SGOT) e alanina aminotransferasi (SGPT). Quando i valori di base sono normali e le modifiche registrate minime, è sufficiente eseguire una verifica settimanale. Anche quando i valori iniziali sono elevati o si alzano durano il trattamento, gli esami andrebbero eseguiti con cadenza settimanale, a meno che il paziente non riceva altri prodotti epatotossici, il che richiederebbe obbligatoriamente un controllo ogni 3-5 giorni;
·calcio sierico una volta alla settimana; livelli di magnesio due volte alla settimana.
·Monitoraggio della funzionalità renale (analisi delle urine e bilancio degli elettroliti ematici) una volta al giorno durante il trattamento. In caso di insufficienza renale, si consiglia di ridurre le dosi unitarie dal 30 al 50%;
·elettrocardiogramma a intervalli regolari.
Somministrazione per via inalatoria
I pazienti che ricevono Pentacarinat per via inalatoria devono essere strettamente sorvegliati a causa del rischio di sviluppare effetti indesiderati gravi (cfr. la rubrica «Effetti indesiderati» somministrazione per via inalatoria).
Dopo l'utilizzo di un nebulizzatore sono stati segnalati broncospasmi, soprattutto in pazienti con anamnesi di tabagismo o di asma. Questo effetto può essere tenuto sotto controllo o limitato dall'utilizzo di un broncodilatatore prima dell'inalazione.
I benefici della somministrazione di Pentacarinat per via inalatoria nei pazienti con rischio elevato di pneumotorace devono essere ponderati rispetto alle conseguenze cliniche di una tale manifestazione.
Interazioni
Ad oggi le interazioni di Pentacarinat con altre sostanze farmaceutiche non state indagate sistematicamente. Sono state descritte ipocalcemie severe dopo trattamento con pentamidina associata a Foscarnet. Particolare prudenza è d'obbligo in caso di somministrazione concomitante di pentamidina isetionato con sostanze note per causare un prolungamento dell'intervallo QT come le fenotiazine, gli antidepressivi triciclici, la terfenadina, l'astemizolo, l'eritromicina, l'alofantrina e i chinoloni (cfr. la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).
Gravidanza, allattamento
Gravidanza
Negli animali da laboratorio si è visto che piccole quantità di pentamidina isetionato attraversano la placenta. Non si può escludere un effetto embriotossico, alla luce dell'osservazione più frequente di malformazioni nei roditori (leggere anomalie scheletriche) dopo esposizione intrauterina alla pentamidina. Non ci sono esperienze nell'uomo. Pentacarinat non deve essere somministrato nella donna gravida, tranne in caso di assoluta necessità.
Allattamento
Se un trattamento con Pentacarinat si rende necessario durante l'allattamento, occorrerà procedere allo svezzamento.
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull’impiego di macchine
Pentacarinat influenza la concentrazione e la capacità di reazione del conducente; pertanto influisce notevolmente sulla capacità di condurre veicoli e utilizzare macchine.
Effetti indesiderati
Le frequenze degli effetti indesiderati sopraggiunti sono indicate qui di seguito:
«molto comune» (≥1/10), «comune» (da ≥1/100 a <1/10), «non comune» (da ≥1/1000 a <1/100,), «raro» (da ≥1/10 000 a <1/1000), «molto raro» (<1/10 000).
Somministrazione per via parenterale
Patologie del sistema emolinfopoietico
Comuni: leucopenia (occasionalmente: grave con riduzione al di sotto di 1000/mm³), trombocitopenia (occasionalmente: grave con riduzione sotto 20 000 mm³), anemia.
Rare: neutropenia.
Disturbi del sistema immunitario
Molto rari: si sono verificate reazioni di ipersensibilità tra cui reazioni anafilattiche e choc anafilattico, di cui alcune con esito fatale, angioedema, edema di Quincke, sindrome di Stevens-Johnson, epidermolisi tossica, reazione di Herxheimer grave.
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Molto comuni: ipoglicemia (6-40%) raramente grave e potenzialmente letale.
Le ipoglicemie sono attribuite a un effetto tossico della pentamidina sulle cellule pancreatiche beta con rilascio di insulina; raramente presenti all'inizio del trattamento, più frequenti al 5-7° giorno o successivamente, necessitano soprattutto di qualche giorno di trattamento e di sorveglianza (ad es. glucosio per via endovenosa). Iperglicemia: a seguito di un effetto tossico contro le cellule beta, può insorgere un diabete insulino-dipendente dopo qualche settimana, se non addirittura dopo qualche mese. Ipercalcemia (fino al 19%)
Comune: iperkaliemia, ipocalcemia, ipomagnesemia.
Patologie del sistema nervoso
Comuni: vertigini.
È stata segnalata una parestesia degli arti e del viso nonché una ipoestesia periorale a seguito di somministrazione per via endovenosa di pentamidina nel bambino e nell'adulto. Tali casi sono insorti durante l'infusione endovenosa o immediatamente dopo la fine dell'infusione e sono scomparsi al termine o all'interruzione di quest'ultima.
Patologie cardiache
Rare: reazioni che mettono in pericolo di vita quali aritmie, tachicardia ventricolare, crisi cardiaca e prolungamenti dell'intervallo QT.
Sono stati segnalati casi isolati di torsioni di punta, dopo la somministrazione di pentamidina isetionato. Altri effetti rari sono le palpitazioni e le alterazioni dell'ECG, nonché casi isolati di bradicardia, alcuni dei quali con esito fatale.
Patologie vascolari
Comuni: ipotensione (ortostatica) (circa 5%) che può essere in parte un pericolo per la vita. Quando vengono rispettate le condizioni per la somministrazione endovenosa (l'infusione deve protrarsi per almeno 2 ore), la frequenza della reazione è sovrapponibile a quella con somministrazione intramuscolare.
Non comuni: sincope, eritema, ipertensione e vasculite.
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche:
Molto rare: crisi d'asma
Patologie gastrointestinali
Comuni: nausea, perdita di appetito, vomito, diarrea, dolori addominali.
Rare: pancreatite, disturbi del gusto.
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Comuni: esantema.
Non comuni: esantema maculo-papuloso, orticaria, prurito.
Patologie renali e urinarie
Molto comuni: disturbi della funzionalità renale (circa 25%), compresa molto raramente insufficienza renale acuta, macroematuria.
Patologie sistemiche e alterazioni del sito di somministrazione
Molto comuni (fino al 18%): dolori, infiammazioni, indurimento, soprattutto in caso di iniezione intramuscolare. Ascesso con reazione infiammatoria sterile e necrosi dei tessuti.
Non comuni: flebiti in caso di iniezioni endovenose.
Raramente si è osservata una rabdomiolisi dopo somministrazione di pentamidina isetionato per via intramuscolare.
Esami diagnostici
Molto comuni: in oltre il 20% di pazienti malati di AIDS si osserva un innalzamento della creatinina di 2,4-6 mg/dl o 200-500 μmol/l.
Molto comuni (24%): azotemia (BUN < 50 mg/dl).
Comuni: alterazioni degli enzimi epatici.
Somministrazione per via inalatoria
Gli effetti secondari sistemici si manifestano con una frequenza decisamente inferiore in caso di inalazione rispetto a trattamento sistemico.
Patologie del sistema emolinfopoietico
Proprio come avviene per la somministrazione parenterale, possono manifestarsi effetti collaterali ematologici occasionali dopo inalazione.
Patologie del sistema immunitario
Molto rare: si sono verificate reazioni di ipersensibilità tra cui reazioni anafilattiche e choc anafilattico, di cui alcune con esito fatale, angioedema, edema di Quincke, sindrome di Stevens-Johnson, epidermolisi tossica, reazione di Herxheimer grave.
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Molto comuni: iperglicemia.
Non comuni: ipoglicemia, ipercalcemia, ipocalcemia e alterazioni degli enzimi epatici.
Patologie del sistema nervoso
Molto comuni (fino al 50%): stato confusionale
Comuni: cefalee
Non comuni: vertigini.
Patologie cardiache
Rare: aritmie, palpitazioni e crisi cardiaca.
Casi isolati: bradicardia
Patologie vascolari
Non comuni: sincope, eritema, ipertensione e vasculite.
Casi isolati: ipotensione
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Molto comuni: tosse (38%), broncospasmo (15%) e difficoltà respiratorie (circa 70%). Come rimedio, è possibile utilizzare sedativi della tosse o broncodilatatori da assumere mediante inalazione.
Molto comuni: faringite, soprattutto in caso di utilizzo di concentrazioni elevate (circa 20%) Sensazione di bruciore alla faringe e alla trachea che può essere alleviata facendo una pausa durante l'inalazione e bevendo acqua fredda.
Non comuni: pneumotorace nei pazienti con anamnesi di polmonite da Pneumocystis carinii. Non è stato possibile dimostrare un nesso causale con la somministrazione di pentamidina.
Molto rare: polmonite da eosinofili, crisi d'asma
Patologie gastrointestinali
Molto comuni: disturbi del gusto e perdita di appetito (circa 50-70%). Un sapore amaro o metallico in bocca che insorge perlopiù solo dopo le prime inalazioni e che scompare succhiando delle caramelle dopo l'inalazione.
Molto comuni: (circa 20%) nausea e vomito.
Comuni: diarrea e dolori addominali.
Rare: pancreatite.
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Molto comuni: esantemi (fino al 47%) occasionalmente orticaria, prurito ed esantema maculo-papuloso
Patologie renali e urinarie
Casi isolati: insufficienza renale.
Disturbi generali
Casi isolati: febbre, affaticamento.
Alterazioni elettrolitiche
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l’omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
Il trattamento in caso di sovradosaggio deve essere sintomatico.
Segni e sintomi
Si sono osservati disturbi del ritmo cardiaco, tra cui torsioni di punta, dopo sovradosaggio di pentamidina isetionato.
Proprietà/effetti
Codice ATC
P01CX01
Meccanismo d’azione
La pentamidina agisce essenzialmente per interazione con il DNA degli organelli cellulari (cinetoplasti di tripanosomi, Leishmania e mitocondri), per interferenza con il metabolismo dell'acido folico, per inibizione della sintesi dell'RNA e delle proteine nonché della glicolisi e delle reazioni che producono energia. Il meccanismo d'azione esatto non è ancora del tutto chiarito.
Spettro d'azione
Ceppi riconosciuti sensibili: Pneumocystis jirovecii (concentrazione inibitrice in vitro 0,3-9 mg/l).
Sensibili e mediamente sensibili: Trypanosoma brucei gambiense.
Mediamente sensibili o sensibili in maniera irregolare: Leishmania, Babesia. Generalmente resistenti: Trypanosoma cruzi, agente patogeno della malattia di Chagas. Possibilità di resistenza crociata con altre diamidine.
Farmacodinamica
Cfr. la rubrica «Meccanismo d'azione».
Efficacia clinica
La pentamidina, una diamidina aromatica, è utilizzata da molti anni come agente chemioterapico contro numerose parassitosi. Inizialmente è stata destinata al trattamento di affezioni tropicali occasionali da parte di protozoi, soprattutto le leishmaniosi viscerali (kala-azar) e cutanee, nonché allo stadio precoce emato-linfatico della tripanosomiasi, causata dal germe patogeno Tripanosoma gambiense. L'aumento della frequenza di infezioni polmonari da Pneumocystis jirovecii richiede il suo maggior utilizzo alle nostre latitudini per questa indicazione.
In caso di polmonite da Pneumocystis jirovecii, l'effetto clinico si manifesta solo dopo qualche giorno. Prima di cinque giorni di trattamento, un effetto insufficiente non dovrebbe giustificare una sostituzione del medicamento. In alcuni pazienti affetti da polmonite da Pneumocystis jirovecii, un'associazione con cotrimossazolo non ha migliorato l'efficacia del trattamento.
Farmacocinetica
Assorbimento
Le conoscenze attuali a disposizione sono incomplete.
Con l'infusione endovenosa di due ore con 4 mg/kg di peso corporeo di pentamidina isetionato si raggiunge un tasso plasmatico massimo di 500 ng/ml. Il tasso plasmatico diminuisce rapidamente al termine dell'infusione (in 2 o 6 ore, dal 10% al 5%). Dopo somministrazione intramuscolare, il tasso plasmatico massimo raggiunge 200 ng/ml dopo 30 minuti e diminuisce poi un po' meno velocemente (2,5 vs 5,5 ore più tardi, 25% vs 10%).
Distribuzione
I seguenti parametri farmacocinetici sono stati misurati per queste due vie di somministrazione:
| Via endovenosa | Via intramuscolare |
Clearance plasmatica (l/h) | 248 + 91 | 305 + 81 |
Emivita di eliminazione (h) | 6,4 + 1,3 | 9,4 + 2,0 |
Volume di distribuzione apparente (l) | 140 + 93 | 924 + 404 |
Volume di distribuzione apparente allo stato stazionario (l) | 821 + 535 | 2724 + 1066 |
Clearance renale (l/h) | 6,2 + 3,6 | 15,4 + 14,9 |
Alla luce del grande volume di distribuzione, è probabile che la pentamidina si accumuli in alcuni tessuti quali il fegato, il rene e il polmone. Si presume che in caso di somministrazione parenterale, nel polmone si raggiunga un'adeguata concentrazione solo dopo molti giorni. Dopo somministrazione ripetuta, l'emivita di eliminazione urinaria è di circa una settimana, come conseguenza della concentrazione elevata nei tessuti, rappresentando così un parametro più importante dell'emivita plasmatica. Il legame con le proteine plasmatiche è di circa 69%.
Metabolismo
Il metabolismo della pentamidina è poco noto.
Eliminazione
Ventiquattr'ore dopo una dose singola, meno del 10% viene eliminato in forma immodificata per via renale (QO circa 0,9). Il passaggio nel liquido cefalo- rachidiano, nella placenta e nel latte materno non è documentato nell'uomo.
Dati preclinici
Mutagenicità
La pentamidina isetionato può interagire in linea di principio con il DNA. Tuttavia, la sostanza non ha evidenziato alcuna anomalia in occasione di numerosi test di mutagenesi in vitro e in vivo.
Cancerogenicità
Non sono stati condotti studi sulla cancerogenicità a lungo termine.
Tossicità riproduttiva
Gli esami sugli effetti teratogeni nei conigli hanno dimostrato un effetto tossico limitato sul feto, spiegato in parte dall'effetto tossico materno.
Altre indicazioni
Incompatibilità
Dopo ricostituzione con acqua per preparazioni iniettabili, la pentamidina isetionato deve essere miscelata unicamente con soluzione glucosata (5%) o soluzione salina fisiologica (0,9%).
Stabilità
Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Stabilità dopo apertura
Dopo ricostituzione, il preparato deve essere conservato in frigorifero a una temperatura compresa tra 2°C e 8°C e utilizzata nelle ventiquattr'ore.
Per motivi microbiologici, il preparato pronto all'uso deve essere utilizzato subito dopo essere stato ricostituito. Il preparato rimane chimicamente e fisicamente stabile per ventiquattr'ore ore se viene conservato a una temperatura compresa tra 2 e 8°C (in frigorifero).
Precauzioni particolari per la conservazione
Conservare a temperatura ambiente (15-25°C) e al riparo dalla luce. Tenere fuori dalla portata dei bambini.
Indicazioni particolari concernenti l’immagazzinamento
Indicazioni per la manipolazione
Somministrazione per via parenterale
Il contenuto di un flacone (300 mg) deve essere diluito in 3-5 ml di acqua per soluzioni iniettabili. Per procedere con l'infusione endovenosa, la dose o il volume corrispondente devono essere ulteriormente diluiti in 50-250 ml di soluzione glucosata (5%) o in cloruro di sodio isotonico (0,9%). La soluzione finale deve essere somministrata per infusione lenta della durata di almeno due ore sotto controllo medico e a paziente sdraiato.
Inalazione
Le dosi consigliate si basano su studi clinici realizzati con l'inalatore Respirgard II della società Marquest Medical Products Inc. Tali risultati non sono facilmente trasferibili. Gli altri apparecchi idonei sono System Acorn 22 modificato della società Medic-Aid o apparecchi appropriati con compressore o dotati di fornitura di ossigeno da 6-10 l/min. Non si può concludere che gli altri tipi di inalatori siano ugualmente idonei e che fornirebbero i medesimi risultati clinici. Poiché gli agenti patogeni responsabili della polmonite da Pneumocystis jirovecii si trovano negli alveoli, è importante che le particelle disperse di pentamidina possano raggiungerli e che vi si depositino. Ciò è possibile solo se le particelle hanno una dimensione compresa tra 1 e 2 µm.
Se l'inalazione non viene eseguita correttamente (l'espirazione avviene ad esempio nell'atmosfera, assenza del filtro di espirazione), il Pentacarinat nebulizzato contamina l'atmosfera. La somministrazione per via inalatoria deve avvenire in un locale adeguatamente ventilato e occorre adottare le precauzioni del caso per evitare l'esposizione di altre persone eventualmente presenti. Solo le persone che indossano indumenti protettivi adeguati (maschera, occhiali e guanti di protezione) possono rimanere nel locale dove avviene l'aerosolterapia.
Poiché non si può escludere un effetto tossico sul feto, le donne incinte e quelle che non fanno uso di misure contraccettive adeguate, non devono occuparsi dei pazienti durante l'inalazione di Pentacarinat per motivi di sicurezza. Tale pericolo esiste per il Pentacarinat nebulizzato, ma non per la sua formulazione liquida.
Numero dell’omologazione
50635 (Swissmedic).
Confezioni
Pentacarinat polvere: 5 flaconi [A]
Titolare dell’omologazione
Future Health Pharma GmbH, 8620 Wetzikon
Stato dell’informazione
Dicembre 2020