Litak® 10
Composizione
Principi attivi
Cladribina (2-cloro-2’-deossi-b-D-adenosina; 2-CdA)
Sostanze ausiliarie
Cloruro di sodio, idrossido di sodio o acido cloridrico (per regolare il pH), acqua per preparazioni iniettabili per 5 ml, corrisp. a sodio max. 17,84 mg.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
Soluzione iniettabile o per infusione.
Flaconcino da 10 mg/5 ml.
Indicazioni/possibilità d’impiego
Trattamento della leucemia a cellule capellute.
Può essere utilizzato come terapia di seconda linea per il trattamento di pazienti affetti da patologie linfoproliferative refrattarie a basso grado di malignità (linfoma non-Hodgkin follicolare diffuso, leucemia linfatica cronica e morbo di Waldenström).
Posologia/impiego
La terapia con LITAK 10 deve essere somministrata solo sotto la sorveglianza di un medico con esperienza nel trattamento chemioterapico.
Posologia abituale
Leucemia a cellule capellute
La posologia raccomandata per la leucemia a cellule capellute prevede un singolo ciclo di somministrazione in bolo per via sottocutanea alla dose giornaliera di 0,14 mg/kg per 5 giorni consecutivi.
In alternativa è possibile un singolo ciclo di trattamento, della durata di 7 giorni consecutivi, con somministrazione per infusione endovenosa continua alla dose giornaliera di 0,1 mg/kg.
Linfoma non-Hodgkin, leucemia linfatica cronica e morbo di Waldenström
La posologia raccomandata prevede una somministrazione in bolo per via sottocutanea alla dose giornaliera di 0,1 mg/kg per 5 giorni consecutivi ad intervalli mensili. Le esperienze con un utilizzo di più di 3 cicli sono limitate.
Aggiustamento della dose a causa di effetti indesiderati/interazioni
Posologia in presenza di effetti collaterali
In caso di comparsa di tossicità grave la terapia con LITAK 10 deve essere sospesa o l'utilizzo deve essere interrotto fino alla scomparsa degli effetti collaterali. In caso di comparsa di infezioni deve essere iniziato il trattamento antibiotico del caso. Il trattamento di pazienti affetti da insufficienza midollare manifesta a causa di molteplici pretrattamenti o da infiltrazioni tumorali del midollo dovrà procedere solo con la dovuta cautela.
Prevenzione della sindrome da lisi tumorale
In presenza di grande massa tumorale si raccomanda di sottoporre il paziente ad una terapia profilattica con allopurinolo per controllare il livello dell’acido urico, ad un’idratazione adeguata e a un monitoraggio regolare della funzionalità renale. Di solito la terapia profilattica con allopurinolo inizia dal primo giorno del ciclo di chemioterapia. La dose orale quotidiana consigliata è di 100 mg di allopurinolo per 2 settimane. Nel caso di un incremento della uricemia oltre il valore normale, è possibile aumentare la dose di allopurinolo a 300 mg al giorno.
Istruzioni posologiche speciali
Pazienti con disturbi della funzionalità epatica
Non sono disponibili dati sul trattamento di pazienti con insufficienza epatica. Questi pazienti devono essere trattati con cautela.
Pazienti con disturbi della funzionalità renale
Non sono disponibili dati sul trattamento di pazienti con insufficienza renale. Questi pazienti devono essere trattati con cautela.
Bambini e adolescenti
La sicurezza e l’efficacia di LITAK 10 nei bambini e negli adolescenti non sono state dimostrate.
Modo di somministrazione
LITAK 10 è somministrato mediante iniezione sottocutanea o infusione endovenosa.
Per la preparazione e la manipolazione: vedere la rubrica «Altre indicazioni/Indicazioni per la manipolazione».
Controindicazioni
·Ipersensibilità al principio attivo o a una qualsiasi delle sostanze ausiliarie secondo la composizione
·Gravidanza e allattamento
Avvertenze e misure precauzionali
Mielotossicità
La cladribina è mielotossica. Il quadro emocromocitometrico dei pazienti dovrà quindi essere controllato durante il trattamento in modo regolare e dopo la conclusione del trattamento ad intervalli regolari durante i primi 2 – 4 mesi, per evidenziare tempestivamente eventuali effetti collaterali ematologici (anemia, neutropenia, trombocitopenia) nonché infezioni, emolisi ed emorragie o per seguire la normalizzazione dei valori ematici. I pazienti con mielodepressione manifesta devono essere trattati con cautela. Si consiglia accurata valutazione del beneficio terapeutico e dei rischi in pazienti con infezione in atto o con accresciuto rischio di infezione. A causa di un previsto aumento da accumulo della mielosoppressione, è richiesta cautela in caso di somministrazione di più cicli di LITAK 10.
In caso di comparsa di mielotossicità è necessaria un'interruzione della terapia in base alla gravità degli effetti. I bassi valori ematologici evidenziati nei pazienti affetti da leucemia a cellule capellute in fase attiva, in particolare il numero ridotto di granulociti neutrofili, determinano in oltre il 90% dei casi l’insorgere di gravi e transitorie neutropenie (< 1,0 x 109/l). L’impiego di fattori di crescita ematopoietici non promuove l’aumento dei neutrofili né la diminuzione degli episodi febbrili. La cladribina induce una grave e prolungata diminuzione dei livelli di linfociti T CD4 e CD8 positivi. A tutt'oggi non sono disponibili esperienza sulle possibili conseguenze a lungo termine di questa immunosoppressione.
Le infezioni opportunistiche diventavo manifeste in genere nelle prime settimane successive all'inizio della terapia. In pazienti immunocompromessi o pazienti con una agranulocitosi preesistente può risultare necessaria una profilassi antinfettiva prima del trattamento con cladribina.
La comparsa di febbre di origine sconosciuta viene osservata di frequente tra i pazienti affetti da leucemia a cellule capellute, ma raramente tra pazienti con altre neoplasie, e si manifesta prevalentemente durante le prime 4 settimane di terapia. Le cause delle manifestazioni febbrili devono essere ricercate mediante opportuni esami di laboratorio e radiologici. In caso di febbre conseguente ad infezione o agranulocitosi è indicato un trattamento antibiotico.
Nei pazienti che necessitano di trasfusioni di sangue si raccomanda che i pazienti ricevano gli emoconcentrati previamente irradiati, per prevenire una reazione di rigetto (graft-versus-host disease) correlata alla trasfusione.
Leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML)
Sono stati segnalati casi di PML, compresi casi fatali, con l’uso di cladribina. La PML è stata segnalata da 6 mesi a diversi anni dopo il trattamento con cladribina. In molti di questi casi è stata segnalata un’associazione con linfopenia prolungata. I medici devono considerare la PML nella diagnosi differenziale in pazienti che presentano segni o sintomi neurologici, cognitivi o comportamentali nuovi o in peggioramento.
La valutazione suggerita per la PML include consulto neurologico, risonanza magnetica del cervello e analisi del liquido cerebrospinale per il DNA del virus JC (JCV) mediante reazione a catena della polimerasi (PCR) o biopsia cerebrale con test del JCV. Una PCR negativa per il JCV non esclude la PML. Possono essere giustificati ulteriori controlli e valutazioni se non è possibile stabilire una diagnosi alternativa. I pazienti con sospetta PML non devono essere sottoposti a ulteriori trattamenti con cladribina.
Tumori secondari
Nei pazienti affetti da leucemia a cellule capellute è possibile che insorgano neoplasie maligne secondarie. La loro frequenza varia ampiamente dal 2% al 21%. Dopo trattamento con cladribina l’incidenza delle neoplasie maligne secondarie varia dallo 0% al 9,5% dopo un periodo di osservazione mediano che va da 2,8 a 8,5 anni. È essenziale monitorare regolarmente i pazienti sottoposti a trattamento con cladribina.
Compromissione della fertilità
Durante il trattamento e fino a 6 mesi dopo il trattamento, gli uomini sottoposti a trattamento con cladribina devono evitare di avere figli e farsi consigliare per la crioconservazione dello sperma prima del trattamento, a causa di possibile infertilità irreversibile dovuta alla terapia con cladribina (vedere anche rubrica «Dati preclinici»).
Questo medicamento contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per flaconcino con 5 ml di soluzione iniettabile o per infusione, cioè è essenzialmente "senza sodio".
Interazioni
A causa di un potenziale aumento della soppressione della attività midollare, la cladribina non deve essere somministrata contemporaneamente ad altri medicamenti mielosoppressivi. A causa del metabolismo intracellulare simile può verificarsi resistenza crociata con altri analoghi dei nucleotidi come fludarabina . Si sconsiglia pertanto la somministrazione simultanea di analoghi dei nucleotidi con cladribina. È stato dimostrato un aumento del rischio di infezioni gravi in presenza di uso combinato di corticosteroidi e cladribina. Pertanto non si devono somministrare contemporaneamente.
A causa di una probabile insorgenza di interazioni con medicamenti sottoposti a fosforilazione intracellulare (come agenti antivirali) o con inibitori dell'assorbimento di adenosina, si sconsiglia il loro uso contemporaneamente alla cladribina.
Gravidanza, allattamento
Gravidanza
Ci sono indicazioni chiare di rischi per il feto umano.
Gli studi condotti in vivo sugli animali e in vitro su linee cellulari umane hanno dimostrato che la cladribina ha effetti teratogeni e mutageni. Non sono stati condotti studi controllati sull'essere umano. L'utilizzo di LITAK 10 è assolutamente controindicato durante tutta la gravidanza. Se il trattamento è inevitabile, le pazienti in età fertile devono utilizzare un metodo contraccettivo affidabile durante il trattamento e nei 6 mesi successivi all’ultima dose di cladribina. Qualora la gravidanza iniziasse durante il trattamento la paziente deve essere informata dei possibili rischi per il feto.
Allattamento
Dati limitati derivanti da descrizioni di casi clinici hanno dimostrato che la cladribina è escreta nel latte materno. La quantità escreta non è stata ancora stabilita con precisione. Alla luce dei potenziali effetti indesiderati gravi nei lattanti, l’allattamento è controindicato durante il trattamento con LITAK 10 e per 1 settimana dopo l’ultima dose.
Fertilità
Agli uomini trattati con LITAK 10 deve essere raccomandato di non procreare durante il trattamento e fino a 6 mesi dopo la somministrazione dell'ultima dose.
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull’impiego di macchine
Non sono stati effettuati studi in merito agli effetti della cladribina sulla capacità di guidare veicoli o di utilizzare macchine. Tuttavia, LITAK 10 può fortemente compromettere le condizioni generali di salute. In presenza di tali condizioni, si raccomanda di astenersi dalla guida di veicoli o dall'uso di macchine.
Effetti indesiderati
Molto comune: ≥ 1/10
Comune: ≥ 1/100, < 1/10
Non comune: ≥ 1/1000, < 1/100
Raro: ≥ 1/10'000, < 1/1000
Molto raro: < 1/10'000
Gli effetti collaterali molto frequenti riportati di seguito sono stati osservati nel corso dei tre principali studi clinici con LITAK 10 effettuati su 279 pazienti in terapia per diverse indicazioni e in 62 pazienti affetti da leucemia a cellule capellute. I dati sulla frequenza si riferiscono al trattamento della leucemia a cellule capellute. In questo caso gli effetti indesiderati sono più frequenti di quelli delle altre patologie; ciò va spiegato in parte come conseguenza della patologia di base:
mielosoppressione, in particolare neutropenia grave (98%), trombocitopenia grave (50%), anemia grave (55%), immunosoppressione/linfopenia grave (95%), infezioni (58%) e febbre (fino al 64%).
La comparsa di eruzioni cutanee (2 - 31%) è segnalata principalmente tra i pazienti sottoposti a concomitanti trattamenti con medicinali notoriamente in grado di produrre tale disturbo (antibiotici e/o allopurinolo). Durante il trattamento con cladribina sono stati segnalati effetti collaterali a livello gastrointestinale quali nausea (5 - 28%), vomito (1 - 13%) e diarrea (3 - 12%) oltre ad affaticamento (2 - 48%), cefalea (1 - 23%) e perdita dell'appetito (1 - 22%). In casi molto rari è stata segnalata una sindrome da lisi tumorale e una reazione di rigetto (Graft-versus-Host disease) dopo trasfusioni.
Infezioni ed infestazioni
Molto comune: infezioni (27 - 58%). Possono insorgere infezioni opportunistiche con Pneumocystis carinii, Toxoplasma gondii, Listeria, Candida, Herpes virus, Cytomegalovirus e micobatteri atipici. Il 40% dei pazienti in terapia con LITAK al dosaggio di 0,7 mg/kg per ciclo di trattamento ha contratto delle infezioni risultate mediamente più gravi di quelle riscontrate nel 27% dei pazienti in terapia con un dosaggio più basso di 0,5 mg/kg per ciclo di trattamento. Il 43% dei pazienti affetti da leucemia a cellule capellute in terapia con un dosaggio standard ha evidenziato complicazioni di tipo infettivo, risultate gravi in un terzo dei casi (p.es. setticemia, polmonite).
Non nota: leucoencefalopatia progressiva multifocale
Tumori benigni, maligni e non specificati (cisti e polipi compresi)
Comune: tumori secondari
Patologie del sistema emolinfopoietico
Molto comune: pancitopenia/mielosoppressione (41%), trombocitopenia grave (21 - 50%), anemia grave (14 - 55%), neutropenia grave (37 - 98%)
Comune: petecchie, emorragie, epistassi
Raro: ipereosinofilia (con eruzione cutanea eritematosa, prurito ed edema del viso)
Disturbi del sistema immunitario
Molto comune: immunsoppressione (63%)
Non comune: anemia emolitica
Molto raro: reazione di rigetto (graft-versus-host-disease)
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Molto comune: perdita dell'appetito (22%)
Disturbi psichiatrici
Comune: stati di ansia
Non comune: confusione
Molto raro: depressione
Patologie del sistema nervoso
Molto comune: cefalea (23%), capogiri
Comune: insonnia
Non comune: sonnolenza, parestesia, debolezza, letargia, polineuropatia, atassia
Molto raro: attacchi epilettici, disturbi a carico del linguaggio e della deglutizione
Patologie dell'occhio
Non comune: congiuntivite
Molto raro: blefarite
Patologie cardiache
Comune: tachicardia, murmure cardiaco, ipotensione, ischemia miocardica
Raro: insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, apoplessia
Patologie vascolari
Non comune: flebite
Molto raro: embolia polmonare
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Molto comuni: suoni respiratori e toracici anomali, tosse
Comune: respiro corto, infiltrati polmonari interstiziali a prevalente eziologia infettiva
Non comune: faringite
Patologie gastrointestinali
Molto comune: nausea (28%), vomito (13%), costipazione, diarrea (12%)
Comune: dolore gastrointestinale, flatulenza, mucosite
Molto raro: ileo
Patologie epatobiliari
Comune: aumento reversibile e in prevalenza lieve dei livelli di bilirubina e transaminasi
Molto raro: colecistite, insufficienza epatica
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Molto comune: eruzione cutanea (31%), esantema localizzato, diaforesi
Comune: prurito, dolore cutaneo, eritema, orticaria
Molto raro: sindrome di Stevens-Johnson/sindrome di Lyell (necrolisi epidermica tossica)
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Comune: mialgia, artralgia, artriti, dolore osseo
Patologie renali e urinarie
Raro: insufficienza renale
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione
Molto comune: reazioni al sito di iniezione, febbre (fino al 64%), affaticamento (48%), brividi, astenia
Comune: edema, malessere, dolore
Non comune: cachessia
Molto raro: amiloidosi, sindrome da lisi tumorale
La maggioranza dei decessi imputabili al medicinale è dovuta a complicazioni infettive. Vi sono anche segnalazioni di eventi con esito fatale associati al trattamento chemioterapico con LITAK a causa di della comparsa di tumori maligni secondati, di accidenti cerebro- e cardiovascolari, di graft-versus-host disease conseguente a ripetute trasfusioni di sangue non irraggiato nonché di sindrome da lisi tumorale associata a iperuricemia, acidosi metabolica e insufficienza renale acuta.
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l’omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
Segni e sintomi
I sintomi di sovradosaggio osservati frequentemente sono nausea, vomito, diarrea, grave mielosoppressione (con anemia, trombocitopenia, leucopenia e agranulocitosi), insufficienza renale acuta, neurotossicità irreversibile (paraparesi/quadriparesi), nonché la comparsa delle sindromi di Guillain-Barré e Brown-Séquard. Sono state descritte complicazioni di neuro- e nefrotossicità in singoli pazienti sottoposti a trattamento con un dosaggio di 4 volte superiore a quello consigliato.
Trattamento
Non esiste un antidoto specifico. Provvedimenti idonei in caso di sovradosaggio di LITAK 10 sono l’interruzione immediata della terapia e l’avvio di appropriate procedure di supporto (trasfusioni, dialisi, emofiltrazione, terapia antibiotica, ecc.). In caso di sovradosaggio occorre sorvegliare attentamente i pazienti per almeno 4 settimane controllando con regolarità i rispettivi quadri ematologici.
Proprietà/effetti
Codice ATC
L01BB04
Meccanismo d’azione
LITAK 10 contiene il principio attivo cladribina, un agente citostatico della classe degli antimetaboliti. La cladribina è un analogo dei nucleotidi purinici e il suo nome chimico è 2-cloro-2’-deossi-β-D-adenosina (2-CdA). La sostituzione di un singolo atomo di cloro con un atomo di idrogeno in posizione 2 differenzia la cladribina dalla 2’-deossiadenosina naturale e rende la molecola resistente alla deaminazione da parte dell’adenosina deaminasi.
La cladribina è un profarmaco, che dopo somministrazione parenterale viene rapidamente captata all'interno delle cellule dove, in seguito alla fosforilazione da parte della deossicitidina cinasi (dCK), viene trasformata nel nucleotide attivo 2-cloro-deossiadenosina-5’-trifosfato (CdATP).
Il meccanismo d’azione della cladribina è riconducibile all’incorporazione di CdATP nel DNA: i processi di sintesi del nuovo DNA nelle cellule in fase proliferativa vengono bloccati e il meccanismo di riparo del DNA viene inibito con conseguente accumulo di frammenti del DNA e diminuzione della concentrazione di NAD e ATP anche nelle cellule quiescenti. Inoltre il CdATP inibisce la ribonucleotide riduttasi, ovvero l’enzima responsabile della conversione dei ribonucleotidi in deossiribonucleotidi. La morte delle cellule avviene per deplezione energetica e apoptosi.
Farmacodinamica
L’accumulo di CdATP attivo è particolarmente evidente nelle cellule caratterizzate da un’elevata attività della dCK e da bassi livelli di deossinucleotidasi, soprattutto nei linfociti e in altre cellule ematopoietiche. La citotossicità della cladribina è dose-dipendente. In tessuti non emopoietici la cladribina ha una minore efficacia, ciò spiega la bassa tossicità del citostatico al di fuori del sistema ematopoietico. La cladribina non ha evidenziato alcun effetto tossico su linee cellulari di tumori solidi. Contrariamente ad altri analoghi dei nucleotidi, la cladribina risulta tossica sia per le cellule in rapida proliferazione sia per le cellule quiescenti.
Efficacia clinica
Nessuna indicazione specifica.
Farmacocinetica
Assorbimento
In seguito a somministrazione in bolo sottocutaneo la tmax si raggiunge dopo 20 minuti e la biodisponibilià è del 100%.
Distribuzione
La farmacocinetica della cladribina può essere descritta con un modello a 2 o 3 compartimenti.
La cladribina ha un volume di distribuzione medio di 9,2 l/kg. La cladribina si lega alle proteine plasmatiche per un 25% circa con notevoli fluttuazioni individuali (5 - 50%). Le concentrazioni intratecali raggiunte sono pari a un 18 - 25% dei livelli plasmatici. La concentrazione intracellulare di cladribina è dalle 128 alle 375 volte più elevata di quella plasmatica.
Metabolismo
In seguito a fosforilazione prevalentemente da parte dalla deossicitidina chinasi, la cladribina intracellulare viene trasformata nel metabolita attivo CdATP e successivamente idrolizzata in cloroadenina inattiva.
Eliminazione
Il tempo di dimezzamento plasmatico terminale è in media di 7 - 19 ore. Nelle cellule leucemiche il tempo di dimezzamento intracellulare dei nucleotidi della cladribina di 15 ore misurato inizialmente aumenta in seguito fino a oltre 30 ore. La cladribina viene eliminata principalmente attraverso i reni.
Cinetica di gruppi di pazienti speciali
Disturbi della funzionalità epatica
Non esistono studi relativi all'impiego di LITAK 10 in pazienti con compromissione della funzionalità epatica.
Disturbi della funzionalità renale
Non esistono studi relativi all'impiego di LITAK 10 in pazienti con compromissione della funzionalità renale.
Pazienti anziani
L'impiego di LITAK 10 in pazienti di età superiore ai 75 anni non è ancora stato sperimentato.
Bambini e adolescenti
L'impiego di LITAK 10 nei bambini e negli adolescenti non è ancora stato sperimentato.
Dati preclinici
Negli studi condotti su scimmie del genere cynomolgus che prevedevano un’infusione endovenosa continua da 7 a 14 giorni, gli organi bersaglio erano il sistema immunitario (≥ 0,3 mg/kg/giorno), il midollo osseo, la cute, le membrane mucose, il sistema nervoso, i testicoli (≥ 0,6 mg/kg/giorno) e i reni (≥ 1 mg/kg/giorno). Se non fatali i dati risultanti hanno dimostrato che la maggior parte o la totalità di questi effetti sarebbero diventati lentamente reversibili dopo sospensione dell’esposizione.
Mutagenicità
La cladribina è mutagena per le cellule di mammifero in coltura, viene incorporata nei filamenti di DNA inibendone la sintesi e il riparo. A concentrazioni comprese tra 5nM e 20μM l’esposizione alla cladribina induce la frammentazione del DNA e la morte delle cellule in linee colturali normali e leucemiche.
Cancerogenicità
Non sono stati condotti studi a lungo termine sugli animali con lo scopo di stabilire il potenziale cancerogeno della cladribina. Sulla base dei dati disponibili non è possibile effettuare alcuna valutazione sul rischio di cancerogenesi nell’uomo correlato all’uso di cladribina.
Tossicità per la riproduzione
La cladribina è teratogena nei topi (a dosaggi di 1,5 - 3,0 mg/kg/giorno, somministrati tra il 6 e il 15 giorno di gestazione). Sono stati osservati effetti sull’ossificazione sternale a 1,5 e 3,0 mg/kg/giorno. Con dosaggio di 3,0 mg/kg/giorno sono stati osservati aumenti del riassorbimento, dimensioni ridotte dei nati vivi, riduzione del peso nei feti e aumento delle malformazioni fetali della testa, tronco e annessi. Nei conigli la cladribina è teratogena a una dose di 3,0 mg/kg/giorno, somministrati tra il 7 e il 19 giorno di gestazione). La somministrazione di questa dose ha provocato gravi anomalie agli arti e una riduzione significativa del peso fetale medio. È stata osservata inoltre un’ossificazione ridotta a un dosaggio di 1,0 mg/kg/giorno. Gli effetti della cladribina sulla fertilità non sono stati studiati negli animali. Tuttavia, uno studio di tossicità condotto nella scimmia cynomolgus (macachi) ha mostrato che la cladribina sopprime la maturazione delle cellule a rapida generazione, comprese le cellule testicolari.
Altre indicazioni
Incompatibilità
Il presente medicamento può essere somministrato soltanto in combinazione con i medicamenti (soluzione salina allo 0,9%) riportati alla voce «Indicazioni per la manipolazione». In caso di aggiunta di glucosio si deve tener conto di una degradazione del principi attivo. In caso di utilizzo della stessa linea di infusione per somministrare medicamenti diversi in sequenza, la linea dovrà essere lavata prima e dopo la somministrazione di LITAK 10.
Stabilità
Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Stabilità dopo apertura
Questo preparato non contiene conservanti. La soluzione deve essere utilizzata immediatamente dopo l'apertura del flaconcino. Se necessario, può essere conservata al massimo per 24 ore in frigorifero (2-8 °C), se somministrata mediante iniezione sottocutanea.
La stabilità chimico-fisica della soluzione per infusione diluita ad una concentrazione di 0,03 mg/ml in cloruro di sodio allo 0,9% è stata dimostrata per 30 giorni a una temperatura tra 4 °C e 25 °C. Per ragioni microbiologiche, la soluzione deve essere utilizzata immediatamente dopo la preparazione.
Indicazioni particolari concernenti l’immagazzinamento
Quando viene conservata a basse temperature si può formare un precipitato. Il precipitato può essere risolubilizzato portando le fiale a temperatura ambiente ed agitandole energicamente. Il principio attivo è termosensibile e non deve essere scaldato né messo in microonde.
Conservare in frigorifero (2-8 °C).
Conservare fuori dalla portata dei bambini.
Indicazioni per la manipolazione
Manipolazione di citostatici: per la manipolazione di LITAK 10, la preparazione della soluzione per infusione e lo smaltimento devono essere osservate le linee guida per i citostatici.
Uso sottocutaneo: la dose necessaria può essere prelevata direttamente con una siringa e iniettata non diluita per via sottocutanea. LITAK 10 deve essere scaldato a temperatura ambiente immediatamente prima dell'utilizzo.
Preparazione della soluzione per infusione e uso endovenoso: La dose giornaliera calcolata di LITAK 10 viene diluita con 500 ml di cloruro di sodio allo 0,9% ed infusa per via endovenosa nell'arco di 24 ore. Per il trattamento di 7 giorni la soluzione per infusione deve essere preparata fresca ogni giorno.
Numero dell’omologazione
55172 (Swissmedic)
Confezioni
Flaconcini da 10 mg/5 ml: 1 e 5 (A)
Titolare dell’omologazione
Lipomed AG
Fabrikmattenweg 4
4144 Arlesheim
Stato dell’informazione
Marzo 2026