Vagifem® 10 Microgrammi

Novo Nordisk Pharma AG

Composizione

Principi attivi

Estradiolum (ut Estradiolum hemihydricum)

Sostanze ausiliarie

Lactosum monohydricum, Maydis amylum, Magnesii stearas, Hypromellosum, Macrogolum 6000

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Compresse vaginali.

Ogni compressa vaginale contiene 10 µg di estradiolo (ut Estradiolum hemihydricum).

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Trattamento dell'atrofia vaginale causata da carenza di estrogeni nelle donne in post-menopausa.

L'esperienza terapeutica nelle donne al di sopra dei 65 anni è limitata.

Posologia/Impiego

Vagifem 10 µg compresse vaginali vengono somministrate con un applicatore intravaginale.

Dose iniziale: 1 compressa vaginale al giorno per due settimane.

Dose mantenimento: 1 compressa vaginale due volte alla settimana.

Il trattamento può essere iniziato in qualsiasi giorno.

In caso di dimenticanza di una dose, questa deve essere recuperata il prima possibile. Tuttavia, l'applicazione di una dose doppia deve essere evitata.

Per l'inizio e il proseguimento del trattamento dei sintomi menopausali, si deve usare la più bassa dose efficace per la durata più breve possibile (vedi anche «Avvertenze e misure precauzionali»).

Vagifem 10 μg è una terapia estrogenica locale e può essere utilizzata sia in donne isterectomizzate sia in donne non isterectomizzate.

Le infezioni vaginali devono essere trattate prima dell'inizio della terapia con Vagifem 10 μg.

Modo di somministrazione

Aprire la confezione blister dal lato dello stantuffo.

Inserire l'applicatore nella vagina fino a incontrare una certa resistenza (ca. 8-10 cm). Quindi premere lo stantuffo per rilasciare la compressa vaginale. Infine estrarre l'applicatore dalla vagina e gettarlo.

Istruzioni posologiche speciali

Pazienti anziane

L'adeguamento della dose in base all'età non è necessario.

Bambine e adolescenti

Nessuna indicazione per questa fascia di età.

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

Vagifem 10 µg non è stato studiato in pazienti con disturbi della funzionalità renale. Tuttavia, a causa della bassa esposizione sistemica durante l'applicazione vaginale, presumibilmente non è necessario alcun adeguamento della dose.

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica

Vagifem 10 µg non è stato studiato in pazienti con disturbi della funzionalità epatica. Vagifem 10 µg è controindicato nelle donne affette da gravi patologie epatiche.

Controindicazioni

·Carcinoma mammario attuale o pregresso oppure sospetto di carcinoma mammario

·tumori maligni attuali o pregressi correlati agli ormoni sessuali o sospetto di tali tumori (ad es. cancro endometriale)

·iperplasia dell'endometrio non trattata

·emorragia genitale non chiarita

·malattie tromboemboliche venose attuali o pregresse (per es. trombosi venosa profonda, embolia polmonare)

·malattie tromboemboliche arteriose attuali o recenti (per es. angina pectoris, infarto miocardico, ictus)

·trombofilia nota (ad es. carenza di proteina C, proteina S o antitrombina)

·patologie epatiche acute attuali o pregresse, fino a quando le relative prove di funzionalità epatica non si siano normalizzate

·porfiria

·gravidanza, allattamento

·ipersensibilità nota al principio attivo o a una delle sostanze ausiliarie

Avvertenze e misure precauzionali

La terapia di sostituzione ormonale (TOS) deve essere avviata solo per il trattamento dei sintomi post-menopausali che influiscono sulla qualità della vita. I benefici e i rischi devono essere attentamente soppesati per ogni singolo caso almeno una volta l'anno e la TOS deve essere proseguita solo finché i benefici sono maggiori dei rischi.

Esami medici

Ogni TOS deve essere preceduta da un esame delle condizioni cliniche generali e da un esame ginecologico approfondito (ghiandole mammarie incluse). Analogamente deve essere considerata l'anamnesi personale e familiare. Durante il trattamento si raccomanda di eseguire controlli regolari, la cui tipologia e frequenza devono dipendere dalla situazione di rischio individuale della paziente.

Motivazione dell'interruzione immediata della terapia

La terapia deve essere interrotta in caso di comparsa di una controindicazione e nelle seguenti situazioni:

·sintomi o sospetto di evento tromboembolico venoso o arterioso; tra i sintomi vi sono:

·prima comparsa di cefalea di tipo emicranico o aumento della frequenza di cefalee insolitamente forti

·improvvisi disturbi della vista e dell'udito

·aumento clinicamente rilevante della pressione arteriosa

·ittero o peggioramento della funzione epatica

·gravidanza

Circostanze che richiedono un monitoraggio particolare

In caso di presenza, manifestazione o peggioramento delle seguenti condizioni durante la gravidanza o durante un precedente trattamento ormonale, la paziente deve essere attentamente monitorata. Occorre tener conto del fatto che le seguenti situazioni o malattie possono ripresentarsi o peggiorare nel quadro della terapia estrogenica sistemica, in particolare:

·fattori di rischio di tumori correlati agli ormoni sessuali, come ad es. anamnesi di carcinoma mammario in una parente di primo grado

·anamnesi di iperplasia endometriale (vedi di seguito)

·leiomiomi o endometriosi

·anamnesi di tromboembolia o fattori di rischio associati (vedi di seguito)

·emicrania o (forte) cefalea

·ipertensione

·diabete mellito con o senza coinvolgimento vascolare

·disturbi del metabolismo lipidico

·patologie epatiche (per esempio, adenoma epatico)

·colelitiasi

·asma

·epilessia

·lupus eritematoso sistemico

·otosclerosi

Di seguito sono descritti i rischi osservati con la terapia sistemica di sostituzione degli estrogeni. Non è noto fino a che punto queste avvertenze e misure precauzionali siano trasferibili anche a una preparazione a basso dosaggio, applicata localmente, con basso assorbimento sistemico come Vagifem 10 μg. Tuttavia, è necessario prestare attenzione in particolare nell'uso prolungato o ripetuto di Vagifem 10 μg.

Iperplasia dell'endometrio e cancro endometriale

Il rischio di iperplasia dell'endometrio e cancro endometriale aumenta nelle donne non isterectomizzate se per periodi prolungati assumono estrogeni in monoterapia. Studi epidemiologici hanno rilevato un aumento, nella fascia di età 50-65 anni, del rischio assoluto di cancro endometriale di 5-55 casi aggiuntivi diagnosticati per 1'000 donne, in base alla durata e al dosaggio della monoterapia estrogenica. Dopo l'interruzione del trattamento, il rischio resta elevato per almeno 10 anni.

Durante il trattamento, specialmente durante la fase iniziale che prevede l'applicazione quotidiana di Vagifem 10 μg, è possibile un minimo assorbimento sistemico. Tuttavia, poiché i livelli plasmatici di estradiolo di solito non superano i normali livelli postmenopausali, la somministrazione di progestinici non è raccomandata.

Le pazienti non isterectomizzate con sanguinamenti anomali senza una causa nota o sottoposte a una precedente terapia estrogenica per via orale devono essere attentamente visitate prima di avviare la terapia con Vagifem 10 µg per escludere la presenza di cancro endometriale o di un'iperstimolazione dell'endometrio.

Di norma, la terapia di sostituzione estrogenica non deve essere prescritta per più di un anno senza un esame generale e ginecologico annuale. Se in qualsiasi momento durante la terapia si verifica un sanguinamento da sospensione o perdite di sangue, è necessario effettuare un'indagine per escludere una degenerazione maligna dell'endometrio. Ciò può includere una biopsia endometriale.

In tali casi, durante il trattamento con Vagifem 10 μg, la paziente deve essere invitata a contattare il medico.

Le pazienti con anamnesi di endometriosi devono essere trattate con cautela poiché una monoterapia estrogenica può condurre alla formazione di lesioni precancerose o cancerose in presenza di focolai endometriosi ci persistenti.

Rischio di cancro al seno

La terapia estrogenica sistemica può aumentare il rischio di carcinoma mammario. Nel caso di Vagifem 10 µg, la somministrazione per via vaginale e il basso dosaggio di estradiolo riducono tale rischio.

Tuttavia, tutte le donne dovrebbero sottoporsi a visite senologiche annuali da parte del medico e ad autoesami mensili del seno prima di iniziare la TOS e durante il trattamento. Le pazienti devono essere informate sui cambiamenti del seno da segnalare al medico.

Non è ancora noto se l'uso vaginale di estrogeni a basso dosaggio possa aumentare il rischio di recidiva nelle pazienti con un precedente carcinoma mammario.

Rischio di carcinoma ovarico

Diversi studi epidemiologici suggeriscono che la TOS potrebbe essere associata a un aumentato rischio di sviluppare un carcinoma ovarico epiteliale. Il rischio aumentato è stato riscontrato sia per la monoterapia estrogenica che per la TOS combinata. Mentre la maggior parte degli studi ha mostrato un aumento del rischio solo dopo un uso prolungato (cioè almeno 5 anni), una meta-analisi pubblicata nel 2015 (su un totale di 17 studi prospettici e 35 studi retrospettivi) non ha riscontrato tale correlazione con la durata d'uso.

Nello studio prospettico, randomizzato, controllato con placebo WHI c'è stato un aumento statisticamente non significativo del rischio [RR 1,41; IC 95% 0,75-2,66].

Poiché il carcinoma ovarico è molto più raro del cancro al seno, l'aumento assoluto del rischio è basso nelle donne che usano o hanno recentemente usato la TOS.

Malattie coronariche (CHD)

Ampi studi clinici non hanno mostrato alcun effetto favorevole della TOS nella profilassi primaria (studio WHI) o secondaria (studio HERS II) delle malattie cardiovascolari.

Lo studio WHI ha rilevato un leggero aumento del rischio di malattia coronarica nelle donne di età superiore ai 60 anni che hanno utilizzato una TOS combinata estrogeno-progestinica.

Per le donne isterectomizzate che hanno ricevuto una monoterapia estrogenica, tuttavia, non ci sono stati effetti significativi sul rischio cardiovascolare.

Ictus ischemico

In un sottogruppo dello studio WHI, n=10'739 donne isterectomizzate di età compresa tra 50 e 79 anni sono state trattate con la monoterapia con estrogeni equini coniugati (0,625 mg/giorno) o con placebo. Il periodo medio di osservazione era di 6,8 anni. La TOS ha mostrato un aumento del rischio di eventi cerebrovascolari (rischio relativo 1,39 [IC 95% 1,10-1,77]). Tale rischio aumentato è stato osservato dopo il primo anno di trattamento ed è rimasto per tutta la durata dello stesso.

Il rischio relativo è indipendente dall'età o dal tempo trascorso dalla menopausa. Tuttavia, poiché il rischio di base dell'ictus è altamente correlato all'età, il rischio complessivo aumenta con l'età delle donne in terapia con una TOS.

Tromboembolie venose

La TOS sistemica è associata a un aumentato rischio di tromboembolia venosa (TEV), in particolare di trombosi venosa profonda o embolia polmonare. Due studi randomizzati controllati (HERS e WHI) e diversi studi epidemiologici hanno mostrato un rischio da 2 a 3 volte maggiore nelle donne che hanno usato la TOS rispetto alle donne che non avevano mai ricevuto tale terapia. Il rischio sembra essere maggiore nel primo anno di utilizzo.

Nello studio WHI, il rischio di TEV è risultato aumentato nelle donne che ricevono quotidianamente estrogeni equini coniugati rispetto al braccio placebo. Ciò si applicava, tendenzialmente, anche al gruppo di trattamento che riceveva la monoterapia con estrogeni. Il rischio relativo di trombosi venosa profonda era di 1,47 [IC 95% 0,87-2,47], quello di embolia polmonare di 1,34 [IC 95% 0,70-2,55]. Le donne che hanno ricevuto una monoterapia estrogenica hanno avuto 30 TEV per 10'000 anni-paziente rispetto a 22 casi in donne non trattate.

Per le donne non trattate si stima che il numero di episodi di TEV in un periodo di 5 anni sia di 3 su 1'000 donne nel gruppo di età 50-59 e di 8 su 1'000 donne nel gruppo di età 60-69. Per le donne sane in terapia con la TOS da 5 anni, sono da aggiungere da 2 a 6 casi di TEV per il gruppo di età 50-59 anni e da 5 a 15 casi per il gruppo di età 60-69 anni su 1'000 donne.

Se compaiono sintomi o se si sospetta la presenza di un evento tromboembolico, il preparato deve essere immediatamente interrotto. Le pazienti devono essere incoraggiate a contattare immediatamente il proprio medico se notano eventuali sintomi di TEV (in particolare gonfiore doloroso di una gamba, dolore toracico improvviso o dispnea). Le pazienti con fattori di rischio per eventi tromboembolici devono essere attentamente monitorate. Se possibile, si devono considerare terapie alternative. Anche nelle donne che sono già in terapia con anticoagulanti, il rapporto rischio/beneficio di una TOS deve essere considerato con particolare attenzione.

I fattori di rischio per la TEV comprendono un'anamnesi personale o familiare di eventi tromboembolici (in particolare TEV in età giovanile nei genitori o in fratelli/sorelle), fumo, sovrappeso significativo (BMI >30 kg/m2), malattie maligne e lupus eritematoso sistemico. Anche il rischio di tromboembolia venosa aumenta con l'età.

Un'anamnesi con aborti spontanei ripetuti dovrebbe essere chiarita al fine di escludere una predisposizione alla trombofilia. Nelle donne con questa diagnosi, l'uso della TOS è controindicato.

Il rischio di TEV può essere temporaneamente aumentato in caso di immobilizzazione prolungata, di traumi gravi o di interventi chirurgici importanti. Nelle donne in trattamento con sostituzione ormonale, è necessario prestare la massima attenzione nell'adozione di misure profilattiche atte a evitare tromboembolia venosa dopo l'intervento chirurgico. In particolare, nel caso di interventi agli arti inferiori o nella zona addominale, deve essere presa in considerazione un'interruzione della TOS; nel caso di interventi programmati preferibilmente 4-6 settimane prima dell'operazione. Il trattamento deve essere riavviato solo dopo la ripresa completa della mobilità.

Altre precauzioni

Gli estrogeni possono causare ritenzione idrica; per questo nelle prime settimane di trattamento è necessario tenere sotto stretta osservazione le pazienti affette da disturbi della funzionalità cardiaca o renale. Gli estrogeni somministrati per via esogena possono scatenare o esacerbare i sintomi dell'angioedema ereditario e acquisito.

Non ci sono prove che la TOS migliori le funzioni cognitive. Lo studio WHI indica un aumento del rischio di probabile demenza nelle donne trattate con TOS sistemica combinata (estrogeni equini coniugati più medrossiprogesterone acetato) dopo i 65 anni di età. Non è noto in che misura questi risultati siano trasferibili anche a donne più giovani in post-menopausa o a preparati di TOS con altri principi attivi e/o altre vie di somministrazione.

Nelle donne con ipertrigliceridemia preesistente (soprattutto nelle forme familiari), in rari casi, è stato riportato un forte aumento dei trigliceridi plasmatici durante la terapia estrogenica, probabilmente associato a un aumento del rischio di pancreatite. Tali pazienti devono, pertanto, essere attentamente monitorate durante la TOS.

Le infezioni vaginali devono essere trattate prima dell'inizio della terapia con Vagifem 10 μg.

L'applicatore intravaginale può causare lievi lesioni locali, specialmente in donne con grave atrofia vaginale.

Se si utilizzano contemporaneamente prodotti in lattice (per es. profilattici), gli eccipienti contenuti (per es. stearati) possono ridurre la resistenza alla lacerazione e quindi compromettere la sicurezza di questi prodotti.

Interazioni

Grazie al bassissimo contenuto di estradiolo e all'applicazione locale di Vagifem 10 μg, sono improbabili interazioni clinicamente rilevanti.

Tuttavia, il metabolismo degli estrogeni può essere accelerato dalla concomitante somministrazione di sostanze che hanno un effetto induttivo sugli enzimi metabolizzanti dei medicamenti, in particolare sul citocromo P450, con conseguente possibile riduzione della loro efficacia. Tali principi attivi includono barbiturici, bosentan, carbamazepina, efavirenz, felbamato, griseofulvina, modafinil, nevirapina, oxcarbazepina, fenobarbital, fenitoina, primidone, rifabutina, rifampicina e topiramato, nonché l'erba di San Giovanni (Hypericum perforatum).

Ritonavir, amprenavir, nelfinavir e telaprevir presentano anche proprietà inducenti quando usati in associazione con ormoni steroidei.

Gravidanza, allattamento

Gravidanza

L'utilizzo di Vagifem 10 µg è controindicato in gravidanza. Qualora si verificasse o si sospettasse una gravidanza durante l'uso di Vagifem 10 µg, il trattamento deve essere interrotto immediatamente e si deve consultare il medico.

Negli studi sperimentali sugli animali sono emerse indicazioni di rischi fetali. Tuttavia, la maggior parte degli studi epidemiologici condotti finora, non ha fornito prove chiare di un effetto embriotossico o teratogeno dell'accidentale somministrazione di estrogeni durante la gravidanza.

Allattamento

Vagifem 10 µg non deve essere usato durante l'allattamento, poiché la produzione di latte può essere ridotta e la qualità alterata. Piccole quantità di principio attivo possono passare nel latte materno.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Non sono stati effettuati studi in merito. Tuttavia, non sono noti effetti indesiderati di una TOS sulla capacità di guidare veicoli o sulla capacità di utilizzare macchine.

Effetti indesiderati

Oltre 673 pazienti, di cui oltre 497 per un periodo superiore a 52 settimane, sono state trattate con Vagifem 10 µg nell'ambito di studi clinici.

Effetti indesiderati correlati agli estrogeni come la tensione mammaria, l'edema periferico e il sanguinamento post-menopausale sono stati raramente riportati durante la terapia con Vagifem 10 μg (con frequenza comparabile a quella del placebo) e si sono verificati principalmente all'inizio del trattamento.

Di seguito sono elencati gli effetti indesiderati osservati nei 3 studi clinici e/o durante la sorveglianza del mercato con l'impiego di Vagifem 10 µg, classificati secondo la classificazione sistemica organica MedDRA.

La frequenza secondo la seguente convenzione: Comune: (≥1/100, <1/10); non comune: (≥1/1000, <1/100); raro: (≥1/10'000, <1/1000); molto raro: (<1/10'000), non nota (basata principalmente su segnalazioni spontanee provenienti dalla sorveglianza del mercato; la frequenza esatta non può essere stimata).

Infezioni ed infestazioni

Non comune: micosi della vagina

Tumori benigni, maligni e non specificati (incl. cisti e polipi)

Non nota: carcinoma mammario

Disturbi del sistema immunitario

Non nota: reazioni di ipersensibilità generalizzate (per es. reazione/shock anafilattica/o)

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Non comune: aumento ponderale

Non nota: ritenzione idrica

Disturbi psichiatrici

Non nota: insonnia

Patologie del sistema nervoso

Comune: cefalea

Non nota: esacerbazione dell'emicrania

Patologie vascolari

Non comune: vampate di calore, aumento della pressione arteriosa

Non nota: trombosi venosa profonda

Patologie gastrointestinali

Comune: dolore addominale

Non comune: nausea

Non nota: diarrea

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Non comune: eruzione cutanea

Non nota: prurito, orticaria

Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella

Comune: secrezione vaginale, sanguinamento vaginale, altri fastidi alla vagina

Molto raro: tensione mammaria

Non nota: reazioni allergiche locali (come eritema o rash cutaneo), prurito genitale, dolore/bruciore vulvovaginale; lievi traumi locali causati dall'applicatore

Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione

Molto raro: edema periferico

In relazione al trattamento con estrogeni sistemici, sono stati riportati i seguenti effetti indesiderati (sui rischi gravi di una TOS vedi anche «Avvertenze e misure precauzionali»):

Iperplasia dell'endometrio, alterazioni della libido, depressione, crisi convulsive, probabile demenza (in caso di utilizzo di una TOS in donne di età superiore ai 65 anni), infarto miocardico, insufficienza cardiaca, apoplessia, peggioramento dell'asma, flatulenze, dispepsia, vomito, patologie della colecisti, cloasma, eritema multiforme, eritema nodoso, porpora vascolare, sensibilità mammaria, dolore al seno, ingrossamento del seno, aumento delle dimensioni dei miomi uterini.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi effetto indesiderato sospetto, nuovo o serio, attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

Vagifem 10 µg è esclusivamente per uso intravaginale. Il dosaggio dell'estradiolo è molto basso. È improbabile che si verifichi un sovradosaggio. Se, tuttavia, ciò si verificasse, il trattamento deve essere sintomatico.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

G03CA03

Meccanismo d'azione/farmacodinamica

Il principio attivo, il 17β-estradiolo di sintesi, è chimicamente e biologicamente identico all'estradiolo umano endogeno.

Induce e mantiene le caratteristiche sessuali femminili primarie e secondarie. L'effetto biologico del 17β-estradiolo viene espletato attraverso recettori specifici. Il complesso steroide recettore si lega al DNA cellulare ed induce la sintesi di specifiche proteine.

La maturazione dell'epitelio vaginale dipende dagli estrogeni. Gli estrogeni aumentano il numero di cellule superficiali e intermedie e riducono il numero di cellule basali nello striscio vaginale.

Gli estrogeni mantengono il pH vaginale nell'intervallo normale (4,5) che favorisce la crescita della normale flora batterica.

Efficacia clinica

Uno studio multicentrico di 12 mesi, in doppio cieco, randomizzato, a gruppi paralleli, controllato con placebo è stato condotto su n=309 pazienti per valutare l'efficacia e la sicurezza di Vagifem 10 µg nel trattamento dei sintomi di atrofia vaginale postmenopausale. Dopo 12 settimane di trattamento con Vagifem 10 μg, la variazione dal basale, confrontata con il trattamento con placebo, ha dimostrato significativi miglioramenti nei tre endpoint primari: indice di maturazione vaginale, normalizzazione del pH vaginale e sollievo dei sintomi urogenitali moderati/seri considerati più fastidiosi dalle pazienti.

Sicurezza clinica

La sicurezza endometriale di Vagifem 10 µg è stata valutata nello studio sopra menzionato e in un secondo studio multicentrico in aperto. In totale, 386 donne sono state sottoposte a biopsia dell'endometrio all'inizio e alla fine di un trattamento di 52 settimane. Il tasso di incidenza di iperplasia e/o carcinoma è stato dello 0,52% [IC 95% 0,06%, 1,86%], valore che non suggerisce un aumento di rischio.

Farmacocinetica

Assorbimento

Dopo la somministrazione vaginale, l'estradiolo viene assorbito senza effetto di primo passaggio. Questo si traduce in una bassa esposizione sistemica. Dopo una singola dose di 10 μg di Vagifem, il Cmax era di 23,35 pg/ml, la Cave (0-24 h) era di 9,39 pg/ml e l'AUC era di 225,35 pg*h/ml. Anche se la concentrazione plasmatica media di estradiolo è aumentata rispetto al basale, è, tuttavia, rimasta all'interno dell'intervallo fisiologico postmenopausale per l'intero periodo di trattamento di 12 settimane. Né per l'estradiolo né per i metaboliti estrone ed estrone solfato è stato rilevato un effetto cumulativo rilevante.

Distribuzione

La distribuzione dell'estradiolo esogeno è paragonabile a quella dell'estradiolo endogeno. Gli estrogeni sono distribuiti in tutto il corpo e si trovano generalmente in concentrazioni maggiori negli organi bersaglio degli ormoni sessuali.

L'estradiolo forma un legame proteico del 98%: è legato all'albumina per il 61% e alla globulina legante gli ormoni sessuali (SHBG) per il 37%.

Metabolismo

Gli estrogeni esogeni sono metabolizzati nella stessa maniera degli estrogeni endogeni. Le trasformazioni metaboliche hanno luogo principalmente nel fegato. L'estradiolo è convertito reversibilmente nel suo metabolita attivo estrone, e ambedue possono essere convertiti a estriolo, che è il maggior metabolita urinario. Nelle donne in postmenopausa, una porzione significativa degli estrogeni circolanti esistono come solfati coniugati, specialmente l'estrone solfato, che funge da riserva circolante per la formazione di altri estrogeni attivi.

Eliminazione

L'estradiolo, l'estrone e l'estriolo sono escreti nelle urine come glucuronidi e solfati. L'emivita di eliminazione è di circa 18 ore. L'estradiolo e i suoi metaboliti sono soggetti alla circolazione enteroepatica.

Dati preclinici

Studi preclinici su tossicità, genotossicità e potenziale cancerogeno con esposizione sistemica all'estradiolo a dosi ripetute non hanno fornito chiare prove di particolari rischi per l'uomo, anche se studi epidemiologici e studi su animali con l'estradiolo hanno mostrato un aumento del rischio di cancerogenicità. Negli animali da esperimento, l'estradiolo somministrato per via sistemica ha mostrato, già a dosi basse, un effetto embrioletale nonché una riduzione dose-dipendente della fertilità nei ratti. Studi tossicologici sulla riproduzione in ratti, topi e conigli non hanno fornito alcuna prova di un effetto teratogeno. Per l'esperienza nell'uomo, vedere «Gravidanza, allattamento».

Non è noto come ciò sia trasferibile a una terapia locale.

Indagini precliniche in conigli hanno dimostrato che Vagifem 10 µg è ben tollerato localmente e non provoca irritazione vaginale.

Altre indicazioni

Influenza su metodi diagnostici

Gli ormoni sessuali possono influenzare i risultati di alcuni esami di laboratorio come i parametri biochimici del fegato, della tiroide, della funzione renale e surrenale, i livelli plasmatici delle proteine leganti e della frazione lipidi/lipoproteine, i parametri del metabolismo dei carboidrati, della coagulazione e della fibrinolisi.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Conservare a temperatura ambiente (15-25°C). Non conservare in frigorifero. Conservare il contenitore nella scatola originale per proteggere il contenuto dalla luce.

Tenere fuori della portata dei bambini.

Numero dell'omologazione

49600 (Swissmedic)

Confezioni

Vagifem compresse vaginali 10 µg: 24. [B]

Titolare dell’omologazione

Novo Nordisk Pharma AG, Kloten

Domicilio: Zurigo

Stato dell'informazione

Marzo 2025