Velbe®

Composizione

Principio attivo

Vinblastina solfato

Sostanze ausiliarie

Idrossido di sodio q.s. ad pH 3.5 - 5 (per la regolazione del pH), acido solforico q.s. ad pH 3.5 - 5 (per la regolazione del pH).

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Flaconcino contenente polvere per la preparazione di 10 mg di soluzione iniettabile.

Indicazioni/possibilità d’impiego

Morbo di Hodgkin di stadio III e IV,

linfoma non Hodgkin B e T, tricoleucemia,

sarcoma di Kaposi,

istiocitosi X,

carcinoma del testicolo in fase avanzata,

coriocarcinoma resistente ad altri agenti chemioterapici,

carcinoma mammario in fase avanzata che non risponde sufficientemente a misure endocrine o chirurgiche.

Velbe viene normalmente impiegato in combinazione con altri preparati.

Posologia/impiego

Velbe deve essere impiegato esclusivamente da medici esperti nella terapia antitumorale.

Velbe viene somministrato per iniezione endovenosa. Per la preparazione della soluzione iniettabile e la somministrazione v. «Altre indicazioni/Indicazioni per la manipolazione». Velbe non dev’essere somministrato più di una volta alla settimana.

 

La dose iniziale raccomandata per adulti è di 3,7 mg/m2. Successivamente la dose viene incrementata di 1,8 mg/m2 a settimana fino a una dose massima di 18,5 mg/m2 come monoterapia.

La dose iniziale raccomandata per bambini e adolescenti è di 2,5 mg/m2. Successivamente la dose viene incrementata di 1,25 mg/m2 a settimana fino a una dose massima di 12,5 mg/m2 come monoterapia.

Non appena si stabilisce la dose (monoterapia) in grado di provocare una leucopenia di 3’000/mm3, si deve somministrare come terapia di mantenimento settimanale una dose successiva più bassa.

Dato che può esserci variabilità nella dose di mantenimento, essa va regolata individualmente per ciascun paziente come descritto per la dose iniziale.

Terapia combinata:

Nella terapia combinata la dose massima è di 6 mg/m2 a seconda dello schema terapeutico adottato.

Istruzioni posologiche speciali

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica

Se il primo giorno di trattamento il paziente presenta insufficienza epatica, a seconda della concentrazione totale di bilirubina si dovranno utilizzare i seguenti dosaggi di vinblastina:

Bilirubina totale

Dose di vinblastina

<25 µmol/l

100%

25–50 µmol/l

50%

>50 µmol/l

Interrompere il trattamento con vinblastina

 

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

Non si richiedono adeguamenti di dosaggio.

Uso

La vinblastina dev’essere somministrata esclusivamente per via endovenosa e non per via intramuscolare, sottocutanea o intratecale. La somministrazione intratecale causa effetti neurotossici mortali.

La dose di vinblastina richiesta può essere iniettata nel deflussore di un’infusione endovenosa in corso o direttamente in vena. Se la cannula è correttamente inserita in vena, l’iniezione può essere eseguita nel corso di 1 minuto circa. Una eventuale iniezione paravasale può causare cellulite o flebite.

In caso di stravaso l’iniezione dev’essere immediatamente sospesa e l’eventuale dose rimanente dev’essere iniettata in un’altra vena (v. «Avvertenze e misure precauzionali», nonché «Altre indicazioni» Preparazione e somministrazione della soluzione iniettabile). A causa di un maggior rischio di sintomi irritativi, la vinblastina non va diluita in grandi quantità di solvente (p. es. 100-250 ml) e non dev’essere somministrata come infusione lenta (in 30-60 minuti o più).

Si sconsiglia la somministrazione di vinblastina nelle estremità, se sussiste un rischio elevato di trombosi (v. «Altre indicazioni» Preparazione e somministrazione della soluzione iniettabile).

Controindicazioni

Ipersensibilità nota nei confronti del principio attivo o di altri alcaloidi della Vinca.

Grave granulocitopenia.

Malattia di Charcot Marie Tooth.

Gravi infezioni non controllate. Tali infezioni devono essere controllate con terapia antisettica o antibiotica prima della somministrazione di vinblastina.

Somministrazione intratecale.

Gravidanza, allattamento.

Avvertenze e misure precauzionali

MORTALE SE ACCIDENTALMENTE SOMMINISTRATO PER VIA INTRATECALE - SOMMINISTRARE SOLO PER VIA ENDOVENOSA!

La vinblastina solfato è altamente tossica con un indice terapeutico basso.

Velbe causa depressione midollare. In particolare in presenza di preesistenti danni al midollo bisogna considerare la possibilità di marcati effetti sui leucociti. Se la conta leucocitaria scende al di sotto di 2’000/mm3, il paziente dev’essere monitorato attentamente per la possibile insorgenza di infezioni fino a quando il profilo leucocitario non sia migliorato. A seguito di un trattamento con vinblastina il nadir della conta dei granulociti si raggiunge da cinque a dieci giorni dopo l’ultima somministrazione. Successivamente il numero dei granulociti aumenta molto rapidamente e generalmente si normalizza dopo 7-14 giorni.

In presenza di cachessia o ulcerazioni cutanee, durante il trattamento con Velbe può insorgere una forte leucopenia; pertanto, se possibile, questo preparato non dovrebbe essere somministrato a pazienti anziani con questi sintomi.

Normalmente durante la terapia con Velbe il numero dei trombociti non diminuisce sensibilmente; tuttavia, si può verificare trombocitopenia (meno di 20’000 trombociti/mm3) in pazienti il cui midollo abbia già sofferto a causa di precedente radioterapia o chemioterapia oncolitica. Se invece il paziente non è stato precedentemente sottoposto ad altra chemioterapia o radioterapia, con Velbe solo molto raramente i valori dei trombociti scendono al di sotto di 20’000/mm3, anche in presenza di leucopenia di grado elevato.

In pazienti con infiltrazioni maligne del midollo osseo è stato osservato in varie occasioni un calo dei leucociti e dei trombociti anche dopo basse dosi di Velbe. In questi casi si sconsiglia di proseguire la terapia con il preparato.

La somministrazione giornaliera a lungo termine di vinblastina a basso dosaggio non è consigliata anche se la quantità totale settimanale corrisponde al dosaggio raccomandato. È molto importante attenersi allo schema posologico prescritto. La somministrazione di un multiplo della dose settimanale raccomandata, ripartita su sette dosi giornaliere per un lungo periodo di tempo, ha provocato convulsioni, gravi danni permanenti al sistema nervoso centrale e persino la morte.

In questo caso la vinblastina non dev’essere più utilizzata.

I pazienti con ridotta funzionalità epatica devono essere trattati con cautela, eventualmente modificando la dose (v. «Posologia/impiego»). Lo stesso vale nel caso in cui la chemioterapia sia abbinata alla radioterapia e il campo di radiazione comprenda il fegato. Eventualmente, per precauzione, non somministrare Velbe prima del termine della radioterapia.

In pazienti con cardiopatia ischemica si richiede cautela.

La contemporanea somministrazione di vinblastina con vaccini vivi attenuati, fenitoina e itraconazolo non è generalmente consigliata.

La somministrazione di Velbe a pazienti con preesistente malattia neuromuscolare, ma anche in caso di contestuale terapia farmacologica potenzialmente neurotossica, deve avvenire sotto stretto monitoraggio del dosaggio e degli effetti collaterali.

Dispnea acuta e broncospasmo grave sono stati riferiti dopo la somministrazione di alcaloidi della Vinca. Queste reazioni sono state osservate con maggior frequenza, quando l’alcaloide della Vinca veniva impiegato insieme alla mitomicina C e possono richiedere un trattamento aggressivo, specie in caso di preesistente disturbo della funzionalità polmonare. Queste reazioni possono insorgere da alcuni minuti a svariate ore dopo l’iniezione dell’alcaloide della Vinca e anche fino a 2 settimane dopo la somministrazione di mitomicina C. Potrebbe verificarsi dispnea progressiva richiedente terapia cronica. In questi casi l’alcaloide della Vinca non deve più essere somministrato.

Velbe può compromettere la capacità riproduttiva. Nei pazienti di sesso maschile è stata osservata aspermia, che con l’impiego della terapia combinata con Velbe/procarbazina/agente alchilante/prednisone risultava reversibile - eventualmente - per lo più solo dopo 2 anni di remissione senza terapia. L’amenorrea insorta in alcune pazienti con il suddetto trattamento combinato era spesso reversibile. Durante il trattamento e per un periodo fino a 6 mesi dopo la fine del trattamento, sia i pazienti uomini sia donne devono praticare una contraccezione sicura (v. «Gravidanza/allattamento»).

Durante il trattamento di induzione della remissione con vinblastina per i linfomi, i livelli sierici di acido urico possono aumentare. Pertanto bisogna monitorare gli acidi urici sierici e adottare le misure appropriate.

Durante il trattamento con vinblastina si deve evitare l’esposizione intensa ai raggi solari.

Bisogna fare attenzione per evitare il contatto della vinblastina con gli occhi.

Se durante l’iniezione endovenosa la soluzione di Velbe stravasa, può verificarsi necrosi. In caso di iniezione paravenosa bisogno interrompere immediatamente l’iniezione. Per disperdere più rapidamente nel tessuto paravenoso la soluzione stravasata e ridurre così i disturbi e il rischio di irritazione dei tessuti, si può iniettare localmente ialuronidasi e applicare calore moderato alla zona interessata.

A causa di effetti neurotossici mortali, Velbe non dev’essere somministrato per via intratecale. A seguito di accidentale somministrazione intratecale, si richiede un immediato intervento neurochirurgico per prevenire una paralisi ascendente con esito fatale (v. «Altre indicazioni/Indicazioni per la manipolazione»).

Misure precauzionali durante la ricostituzione

Durante la preparazione e l’impiego del medicamento bisogna adottare idonee misure precauzionali per la manipolazione di sostanze citostatiche, come per esempio indossare guanti, maschera facciale e occhiali di sicurezza. In caso di contatto con la pelle e la cornea, lavare subito la parte interessata con abbondante acqua.

Sodio

A seconda del suo utilizzo per la regolazione del pH, questo medicamento può contenere meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per flaconcino, cioè è praticamente «privo di sodio».

Interazioni

Con la cosomministrazione orale o endovenosa di fenitoina e combinazioni di chemioterapia antineoplastica, compresa la vinblastina, sono stati riferiti una riduzione del livello ematico della fenitoina e un aumento dell’attività convulsiva. L’interazione si deve probabilmente a una riduzione dell’assorbimento e/o un aumento del metabolismo e della eliminazione della fenitoina. Se la fenitoina viene impiegata in associazione con la vinblastina, può essere necessario modificare il dosaggio della fenitoina sulla base di regolari controlli dei livelli ematici.

Poiché la vinblastina viene metabolizzata tramite il CYP3A4, si richiede cautela in caso di contestuale trattamento con inibitori (p. es. ketoconazolo, itraconazolo, eritromicina), induttori (p. es. i preparati a base di iperico) e substrati di CYP3A4.

Per la combinazione vinblastina-mitomicina C sussiste il rischio di tossicità polmonare irreversibile, specialmente in presenza di tessuto già danneggiato. In combinazione con la mitomicina la vinblastina può causare insufficienza respiratoria acuta e infiltrazione polmonare. Sono stati riferiti casi di insufficienza respiratoria con infiltrati interstiziali polmonari con la combinazione di vinblastina, mitomicina C e progesterone (MVP).

Sono stati riportati casi di fenomeno di Raynaud e cancrena in seguito alla somministrazione concomitante di vinblastina e bleomicina, e altri eventi vascolari (quali infarto miocardico e ictus) in seguito al trattamento combinato con vinblastina, bleomicina e cisplatino.

La neurotossicità del cisplatino può essere potenziata dalla vinblastina.

Sono altresì possibili interazioni con le radiazioni sia durante sia dopo la radioterapia.

L’eritromicina può aumentare la tossicità della vinblastina.

L’uso concomitante di vinblastina e itraconazolo può aumentare il rischio di neurotossicità ed ileo paralitico.

I livelli sierici degli anticonvulsivanti possono essere ridotti da principi attivi citotossici quali la vinblastina.

La vinblastina può favorire l’assorbimento del metotrexato nelle cellule. Interazioni tra vinblastina, agenti alchilanti e metotrexato durante il ciclo cellulare possono portare a un aumento dell’effetto citotossico complessivo.

I pazienti che ricevono una chemioterapia citotossica non devono essere vaccinati con vaccini vivi, in quanto vi è il rischio di una malattia sistemica che può avere esito fatale. Questo rischio aumenta in soggetti già immunosoppressi a causa di malattie preesistenti. Ove disponibile, somministrare un vaccino inattivato.

Gravidanza, allattamento

Gravidanza

Non sono disponibili dati clinici sufficienti sull’uso di vinblastina in gravidanza. Il meccanismo d’azione farmacologico del medicamento fa supporre possibili effetti nocivi durante la gravidanza. Studi preclinici hanno dimostrato genotossicità, teratogenicità e altri tipi di tossicità per la riproduzione. La vinblastina non deve essere impiegata in gravidanza, a meno che non sia chiaramente necessario. Le donne in età fertile devono adottare una contraccezione sicura prima di iniziare la terapia con Velbe e per tutta la durata del trattamento. Se tuttavia dovesse verificarsi una gravidanza durante il trattamento con Velbe, avvalersi della possibilità di richiedere una consulenza genetica. La vinblastina è genotossica, per cui si consiglia una consulenza genetica anche nel caso in cui si desideri una gravidanza dopo la terapia.

Allattamento

Non è noto se la vinblastina passi al latte materno. Pertanto Velbe non dev’essere somministrato durante l’allattamento, oppure bisogna rinunciare all’allattamento al seno.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull’impiego di macchine

Gli effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull’impiego di macchine non sono stati studiati.

Effetti indesiderati

Gli effetti collaterali sono generalmente dose-dipendenti. Le reazioni avverse possono verificarsi maggiormente in pazienti con insufficienza epatica. A eccezione della perdita dei capelli, della leucopenia e dei disturbi neurologici, gli effetti collaterali non durano generalmente più di 24 ore.

Gli effetti indesiderati sono classificati secondo la classificazione sistemica organica MedDRA in base alla seguente convenzione: Molto comune (≥1/10); comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1000, <1/100); raro (≥1/10000, <1/1000); molto raro (<1/10000); frequenza non nota (non può essere stimata in base ai dati disponibili).

Patologie del sistema emolinfopoietico

Molto comune: la depressione midollare, in particolare leucopenia e granulocitopenia, è l’effetto collaterale più frequente e rappresenta un fattore di limitazione della dose. Il paziente dev’essere istruito ad informare immediatamente il medico in caso di infiammazioni della mucosa orale o della gola, nonché in caso di febbre o brividi.

Il nadir è atteso 5-10 giorni dopo l’ultima somministrazione di Velbe. La normalizzazione della conta leucocitaria si conclude generalmente dopo altri 7-14 giorni.

Comune: anemia, trombocitopenia.

Non nota: anemia emolitica.

Patologie endocrine

Raro: disturbi della secrezione dell’ormone antidiuretico dopo la somministrazione di dosi superiori a quelle raccomandate.

Disturbi psichiatrici

Non comune: depressione.

Non nota: psicosi.

Patologie del sistema nervoso

Comune: insensibilità alla punta delle dita di mani e piedi (parestesie), perdita dei riflessi tendinei profondi, neuriti periferiche, mal di testa, convulsioni, capogiro. Sono stati osservati casi di apoplessia (CVA = cerebrovascular accident) in pazienti che ricevevano una chemioterapia combinata con bleomicina, cisplatino e vinblastina.

Non nota: nevralgia (dolore al volto e alla mascella), neuropatia periferica, paresi delle corde vocali.

Patologie dell’occhio

Rischio di gravi erosioni epiteliali con blefarospasmo, gonfiore della palpebra e dei linfonodi preauricolari dopo il contatto con la cornea.

Patologie dellorecchio e del labirinto

Raro: ototossicità, danno vestibolare e uditivo dell’ottavo nervo cranico. Le manifestazioni comprendono sordità parziale o totale che può essere transitoria o permanente e disturbi dell’equilibrio come stordimento, nistagmo e vertigini.

Non nota: tinnito.

Patologie cardiache:

Raro: tachicardia sinusale, angina pectoris, blocco atrioventricolare, aritmia.

Non nota: sono stati riportati casi di infarto miocardico in pazienti riceventi terapia di combinazione con bleomicina, cisplatino e vinblastina.

Patologie vascolari

Sono stati osservati casi di ipertensione e grave ipotensione.

Sono stati riferiti casi di fenomeno di Raynaud in pazienti che ricevevano chemioterapia in combinazione con bleomicina, cisplatino e vinblastina per il trattamento di tumori del testicolo.

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Non comune: faringite.

Dopo la somministrazione di alcaloidi della Vinca sono stati riferiti broncospasmo e insufficienza respiratoria acuta. Queste reazioni sono state osservate per lo più con il trattamento combinato con mitomicina C. Tali reazioni possono insorgere da alcuni minuti a diverse ore dopo l’iniezione dell’alcaloide della Vinca (v. «Avvertenze e misure precauzionali»). A causa della tossicità polmonare di questa combinazione, possono verificarsi dispnea, alterazioni infiltrative e alterazioni della funzionalità polmonare. In questi casi entrambi i medicamenti devono essere immediatamente sospesi.

Patologie gastrointestinali

Molto comune: nausea, vomito.

Comune: stipsi, ileo, sanguinamento da preesistente ulcera, enterocolite emorragica, perdita di sangue dal retto, anoressia e diarrea.

Non nota: stomatite, mal di stomaco, dolori addominali, occlusione intestinale, faringite.

La nausea e il vomito possono essere gestiti per lo più facilmente con antiemetici.

Patologie epatiche e biliari

Non nota: fibrosi epatica.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Molto comune: perdita dei capelli, generalmente parziale. In alcuni casi si assiste alla ricrescita dei capelli già durante la terapia di mantenimento. Formazione di bolle nel cavo orale e sulla pelle.

Non nota: dermatite, fototossicità.

Patologie del sistema muscoloscheletrico, del tessuto connettivo e delle ossa

Non nota: dolori ossei e alla mascella, atrofia muscolare.

Patologie renali e urinarie

Non nota: ritenzione urinaria, microangiopatia trombotica con insufficienza renale.

Patologie dellapparato riproduttivo e della mammella

Non nota: ridotta fertilità, aspermia.

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Non comune: dolore nella sede del tumore, generale malessere.

Non nota: debolezza, febbre; lo stravaso nel tessuto sottocutaneo durante l’iniezione endovenosa della soluzione di vinblastina può causare cellulite, necrosi e tromboflebite. Si è manifestato dolore in sede di iniezione in particolare dopo l’iniezione in piccoli vasi.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l’omologazione del medicamento è molto importante. Essa

consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento.

Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare un nuovo o serio effetto collaterale sospetto tramite il portale online ElViS (Electronic Vigilance System).

Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

Gli effetti collaterali che si manifestano dopo la somministrazione di Velbe sono dose-dipendenti.

Sintomi:

Il sovradosaggio di vinblastina causa un aggravamento degli effetti indesiderati, in particolare della depressione midollare con leucopenia, e degli effetti neurotossici come le parestesie o la neuropatia periferica.

Trattamento

Non esiste un antidoto per la vinblastina. Il trattamento è sintomatico e di supporto.

È consigliabile sospendere l’uso di vinblastina. Ove necessario, occorre adottare misure generali di supporto. In caso di sovradosaggio si raccomanda il seguente trattamento:

1.Prevenzione degli effetti della «sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico», limitando l’introduzione di fluidi e somministrando un diuretico che agisca sulla funzione dell’ansa di Henle e del tubulo distale.

2.Somministrazione di un medicamento anticonvulsivante.

3.Dieta liquida per prevenire lileo.

4.Monitoraggio cardiocircolatorio.

5.Valutazione ematologica quotidiana.

6.Studi preclinici indicano che l’acido folico potrebbe avere un effetto protettivo. L’impiego di acido folico può seguire lo schema posologico seguente:
100 mg e.v. ogni 3 ore per 48 ore e ogni 6 ore per le 48 ore successive.

Non sembra che l’emodialisi riesca a rimuovere efficacemente la vinblastina.

A causa del suo profilo farmacocinetico, bisogna considerare che il livello elevato di vinblastina perduri per un periodo di almeno 72 ore.

Proprietà/effetti

Codice ATC:

L01CA01

Meccanismo dazione

La vinblastina fa parte della categoria degli alcaloidi della Vinca ed è un principio attivo oncolitico.

Farmacodinamica

La vinblastina si lega alla tubulina e interrompe la funzione microtubulare sia impedendo la polimerizzazione sia inducendo la depolimerizzazione dei microtubuli formati. In questo modo interviene nella normale riorganizzazione della rete microtubulare necessaria all’interfase e alla mitosi.  Oltre all’interruzione della mitosi gli alcaloidi della Vinca sembrano causare anche effetti citotossici su cellule non proliferanti nella fase G1 e S.

Farmacocinetica

La farmacocinetica della vinblastina è a tre fasi con grande variabilità interindividuale e intraindividuale:

·forte diminuzione della concentrazione (fase alfa, emivita 4 minuti)

·fase intermedia relativamente breve (fase beta, emivita 53 minuti)

·fase finale sensibilmente più prolungata (fase gamma, emivita 19,5 ore).

Distribuzione

Il volume di distribuzione della vinblastina è di 27,3 l/kg.

Il 44-75% della vinblastina solfato somministrata si lega alle proteine plasmatiche.

Inoltre si ha un intenso legame con gli eritrociti, i leucociti e i trombociti.

Metabolismo

La vinblastina viene metabolizzata principalmente nel fegato. Uno dei metaboliti attivi è la deacetilvinblastina. Al metabolismo partecipa il CYP3A4.

Eliminazione

L’emivita terminale della vinblastina è di 24,8 ore.

La clearance sistemica è 0,74 l/kg/h.

L’eliminazione della deacetilvinblastina solfato avviene prevalentemente per via biliare.

Circa il 20% della sostanza immodificata viene eliminato dai reni.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Non ci sono dati disponibili sulla farmacocinetica nei pazienti anziani, nei bambini e negli adolescenti, come pure in pazienti con insufficienza epatica e renale.

Dati preclinici

Studi sugli alcaloidi della Vinca hanno evidenziato mielotossicità dose-dipendente in test di tossicità acuta e cronica negli animali. Contestualmente possono verificarsi atrofia dei follicoli linfatici e della milza. A dosaggi elevati un aumento degli enzimi epatici può essere giudicato come un sintomo di epatotossicità. Per quanto riguarda la tollerabilità cardiovascolare degli alcaloidi della Vinca, dalla letteratura sono noti eventi con bassa incidenza come angina pectoris e infarto miocardico. L’interazione della vinblastina con l’apparato del fuso durante la divisione cellulare può causare un’erronea ripartizione dei cromosomi e la sostanza può quindi produrre effetti mutagenici. Si deve quindi ritenere che la vinblastina possa produrre effetti mutagenici anche nell’uomo. Non ci sono studi sulla cancerogenicità. In test su animali gli alcaloidi della Vinca sono risultati teratogeni ed embriotossici.

Altre indicazioni

Incompatibilità

Velbe può essere miscelato solo con i medicamenti elencati nel capitolo «Indicazioni per la manipolazione».

Stabilità

Velbe non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

 

Stabilità dopo apertura

La soluzione iniettabile ricostituita (v. sotto «Indicazioni per la manipolazione») è stabile sotto il profilo fisico e chimico per 24 ore, se conservata al riparo dalla luce a temperatura ambiente (15-25 °C). La soluzione non contiene conservanti e dal punto di vista microbiologico dovrebbe essere impiegata immediatamente dopo la preparazione; se necessario, può essere conservata in frigorifero (2-8 °C) per un massimo di 24 ore.

Indicazioni particolari concernenti l’immagazzinamento

Velbe va conservato in frigorifero (2-8 °C) al riparo dalla luce, nella confezione originale e fuori dalla portata dei bambini.

Indicazioni per la manipolazione

Indicazione per gli agenti citostatici

Per la preparazione, somministrazione e smaltimento della soluzione iniettabile, seguire le prescrizioni per gli agenti citostatici.

Preparazione e somministrazione della soluzione iniettabile

Gli agenti citostatici devono essere preparati per l’uso solo da personale specificamente addestrato e pratico nella gestione di citostatici. La preparazione della soluzione iniettabile e il riempimento delle siringhe devono essere effettuati solo nella zona a quest’uso deputata.

La polvere nel flaconcino viene ricostituita con 10 ml di cloruro di sodio allo 0,9%. La concentrazione della soluzione ottenuta è di 1 mg/ml.

 

Velbe deve essere somministrato solo per via endovenosa; eventuali stravasi possono causare necrosi (v. «Avvertenze e misure precauzionali»).

La dose calcolata per il paziente può essere iniettata nel deflussore dell’infusione di cloruro di sodio allo 0,9% in atto o direttamente in una vena. In entrambi i casi l’iniezione deve concludersi entro circa un minuto.

A causa dell’elevato rischio di trombosi, non è consigliabile iniettare Velbe per endovena nelle estremità, in cui le condizioni cardiocircolatorie siano alterate (p. es. in presenza di tumori invasivi o che esercitano pressione, flebite o varici).

 

A causa di effetti neurotossici mortali, Velbe non dev’essere somministrato per via intratecale. In caso di somministrazione intratecale accidentale, è necessario intervenire subito neurochirurgicamente per evitare una paralisi ascendente con conseguenze mortali.

In un piccolissimo numero di pazienti è stato possibile prevenire una paralisi potenzialmente fatale e la successiva morte. Si sono tuttavia verificate gravi conseguenze neurologiche e successivamente un recupero limitato.

Sulla base dei dati divulgati del trattamento di questi pazienti sopravvissuti, in caso di accidentale somministrazione intratecale di Velbe si dovrebbe avviare il seguente trattamento:

·Rimozione della maggior quantità possibile di liquido spinale senza correre rischi attraverso l’accesso lombare.

·Posizionamento di un catetere epidurale nello spazio subaracnoideo attraverso lo spazio intervertebrale al di sopra dell’accesso lombare iniziale ed irrigazione del liquido cerebrospinale con soluzione di Ringer lattato. È richiesto plasma fresco congelato (fresh frozen plasma). Non appena il plasma fresco congelato è disponibile, sostituire la soluzione di Ringer lattato con 25 ml di plasma congelato (fresh frozen plasma) per litro.

·Inserimento da parte di un neurochirurgo di un drenaggio o catetere intraventricolare e prosecuzione del lavaggio del liquido cerebrospinale con rimozione del liquido attraverso l’accesso lombare collegato a un sistema di drenaggio chiuso. La soluzione di Ringer lattato viene infusa in continuo, a 150 ml/ora, risp. 75 ml/ora dopo laggiunta del plasma congelato.

La velocità dell’infusione dev’essere aggiustata in modo tale da mantenere nel liquido cerebrospinale una concentrazione proteica pari a 150 ml/dl.

Sono state inoltre adottate le seguenti misure, senza che la loro utilità fosse direttamente dimostrata:

una infusione di 10 g di acido glutammico nell’arco di 24 ore, seguita da una somministrazione orale giornaliera di 3x 500 mg di acido glutammico per la durata di 1 mese.

100 mg di acido folico come iniezione in bolo, seguiti da un’infusione di 24 ore di 25 mg di acido folico/ora, e successivamente 4x 25 mg di acido folico e.v./giorno per una settimana.

50 mg di piridossina sono stati infusi per via endovenosa ogni 8 ore per 30 minuti.

Non è chiaro che ruolo abbiano svolto queste sostanze nella riduzione della neurotossicità.

Numero dell’omologazione

27821 (Swissmedic)

Confezioni

Flaconcino contenente polvere per la preparazione di 10 mg di soluzione iniettabile: 1 [ A ]

Titolare dell’omologazione

Spirig HealthCare AG, 4622 Egerkingen.

Stato dell’informazione

Dicembre 2023.