NovoNorm®

Novo Nordisk Pharma AG

Composizione

Principi attivi

Repaglinidum.

Sostanze ausiliarie

Poloxamerum 188, Povidonum K25, Megluminum, Maydis amylum, Calcii hydrogenphosphas, Cellulosum microcrystallinum, Glycerolum 85%, Polacrilinum kalicum, Magnesii stearas, Ferrum oxydatum (E172, compresse flavum [a 1 mg] e rubrum [a 2 mg]).

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Compresse.

NovoNorm 0.5 mg

Compresse bianche da 0.5 mg di repaglinide.

NovoNorm 1.0 mg

Compresse gialle da 1.0 mg di repaglinide.

NovoNorm 2.0 mg

Compresse rosse da 2.0 mg di repaglinide.

Le compresse di repaglinide sono rotonde, convesse e stampigliate con il logo Novo Nordisk (bue Apis).

Indicazioni/Possibilità d'impiego

NovoNorm (repaglinide) è indicato per il trattamento di adulti con diabete mellito di tipo 2 la cui glicemia non può essere controllata in maniera soddisfacente tramite dieta, esercizio fisico e riduzione del peso da soli.

La repaglinide può essere anche utilizzata in associazione con metformina o con tiazolidindioni nel caso in cui la glicemia non possa essere controllata in maniera soddisfacente con la monoterapia.

Una terapia combinata con repaglinide e insulina è indicata per il trattamento di adulti con diabete di tipo 2 in cui sulfaniluree o repaglinide da soli non garantiscono un sufficiente controllo della glicemia.

La terapia deve essere effettuata in aggiunta alla dieta e all'esercizio fisico.

Posologia/Impiego

Repaglinide deve essere somministrata prima di ogni pasto principale. Le dosi di solito sono assunte circa 15 minuti prima del pasto ma il momento dell'assunzione può variare in un intervallo che va da immediatamente prima a 30 minuti precedenti il pasto (ossia nella fase preprandiale di 2, 3 o 4 pasti al giorno). I pazienti che saltano un pasto (o fanno un pasto in più) devono essere istruiti a togliere (o aggiungere) la dose corrispondente a quel pasto.

La dose di repaglinide è regolata su base individuale al fine di ottimizzare il controllo della glicemia. In aggiunta al normale automonitoraggio della glicemia e/o della glicosuria effettuato dal paziente stesso, il medico deve controllare regolarmente i livelli di glicemia a digiuno e di emoglobina glicosilata per determinare la dose minima efficace per il paziente. È necessario un controllo regolare della glicemia per individuare i casi nei quali non sia stata raggiunta una adeguata riduzione dei livelli glicemici alla dose massima raccomandata (fallimento primario) e per individuare i casi nei quali si ha una perdita della capacità di controllare adeguatamente la glicemia dopo un primo periodo in cui il medicamento è stato efficace (fallimento secondario).

Inizio della terapia

La dose da somministrare deve essere stabilita dal medico curante in base al fabbisogno del paziente. La dose iniziale consigliata è di 0.5 mg prima di ogni pasto principale. Il periodo di aumento della dose in caso di regolazione insufficiente della glicemia a digiuno deve essere almeno di due settimane.

Terapia di mantenimento

La massima dose singola raccomandata è di 4 mg, assunta prima dei pasti principali. La massima dose giornaliera totale non deve superare i 12 mg. Negli studi clinici, un controllo soddisfacente della glicemia è stato di solito raggiunto nell'intervallo tra 1.5-3.0 mg/giorno.

Utilizzo in pazienti che assumono altri antidiabetici orali

I pazienti trattati con altri ipoglicemizzanti orali possono passare direttamente al trattamento con la repaglinide, sebbene non esista un'equivalenza della dose tra repaglinide e gli altri ipoglicemizzanti orali. La dose necessaria deve essere determinata mediante titolazione individuale, come nel caso dei pazienti non pretrattati. La massima dose iniziale raccomandata per i pazienti che passano al trattamento con la repaglinide è di 1 mg da assumere prima dei pasti principali.

In associazione con la metformina o tiazolidindioni, la dose iniziale di repaglinide è di 0.5 mg prima dei pasti principali. L'aggiustamento della dose deve essere stabilito sulla base della risposta glicemica come per la monoterapia. In questo caso, il dosaggio della metformina va lasciato invariato e la dose di tiazolidindione deve essere titolata in base ai livelli di glicemia. L'incidenza di ipoglicemia è maggiore con l'associazione; per questo motivo, all'inizio si raccomanda di monitorare attentamente i valori della glicemia.

Terapia combinata con repaglinide e insulina

Quando si passa dalla monoterapia con repaglinide all'associazione con l'insulina, la dose di repaglinide deve essere combinata con un'iniezione serale di insulina lenta. La dose di insulina deve essere regolata secondo il fabbisogno (in base alle variazioni dei livelli glicemia e di HbA1c). Anche la dose di repaglinide potrebbe essere abbassata. In caso di passaggio dalle sulfaniluree, iniziare con una dose di repaglinide da 1 mg/somministrazione. Le esperienze con l'insulina derivanti da studi clinici sono limitate a una dose serale massima di 28 UI di insulina lenta.

Istruzioni posologiche speciali

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

La repaglinide viene eliminata principalmente attraverso la bile. Meno dell'8% di una dose di repaglinide viene escreto attraverso i reni. La clearance plasmatica totale di repaglinide in pazienti con ridotta funzionalità renale è ridotta, vale a dire che l'AUC e l'emivita aumentano (vedi «Farmacocinetica»;). Poiché la sensibilità all'insulina può essere ancora più elevata nei pazienti diabetici con compromissione della funzionalità renale, in questi pazienti il trattamento deve essere iniziato con una dose bassa che va aumentata con cautela.

Bambini e adolescenti

La sicurezza e l'efficacia di repaglinide nei bambini e negli adolescenti di età inferiore ai 18 anni non sono state ancora stabilite. Non è disponibile nessun dato (vedi anche «Controindicazioni»).

Pazienti anziani e pazienti con disturbi della funzionalità epatica

Nei pazienti anziani e nei pazienti con insufficienza epatica l'AUC di repaglinide risulta aumentata (vedi «Farmacocinetica»). Non sono stati condotti studi clinici in pazienti di età superiore ai 75 anni o in pazienti con insufficienza epatica. Pertanto, in questi gruppi di pazienti la terapia con repaglinide non è consigliata.

Pazienti debilitati o malnutriti

Nei pazienti malnutriti, la dose iniziale dovrebbe essere la dose standard, mentre la dose di mantenimento deve essere attentamente regolata per evitare reazioni ipoglicemiche.

Controindicazioni

Nota ipersensibilità alla repaglinide o a una delle sostanze ausiliarie di NovoNorm. Diabete di tipo 1, peptide C negativo; chetoacidosi diabetica con o senza coma; gravidanza e allattamento; bambini e adolescenti sotto i 18 anni; gravi disfunzioni epatiche; uso concomitante di gemfibrozil (vedi «Interazioni»).

Avvertenze e misure precauzionali

La repaglinide deve essere prescritta solo nel caso in cui, nonostante dieta, attività fisica e riduzione di peso adeguati, persistano un controllo glicemico insufficiente e sintomi di diabete.

Ipoglicemia

La repaglinide, come gli altri secretagoghi dell'insulina, può causare ipoglicemia. Le reazioni di solito mostrano un decorso lieve e possono essere trattate facilmente assumendo carboidrati. In casi gravi che richiedono l'assistenza di terzi, può essere necessaria l'infusione di glucosio. Come per qualsiasi trattamento antidiabetico, il verificarsi di tali reazioni dipende da fattori individuali come le abitudini alimentari, il dosaggio, l'esercizio fisico e lo stress.

Anche le interazioni con altri medicamenti possono aumentare il rischio di ipoglicemia (vedi «Interazioni»). Casi di ipoglicemia sono stati riportati in pazienti trattati in concomitanza con repaglinide e metformina o tiazolidindioni.

Nelle associazioni di farmaci con repaglinide che aumentano il rischio di ipoglicemia, è necessario monitorare attentamente il livello della glicemia.

Associazione con secretagoghi dell'insulina o con insulina

Il trattamento combinato con secretagoghi dell' insulina o con insulina comporta un aumento del rischio di ipoglicemia.

È necessaria cautela nel trattamento dei pazienti a rischio cardiaco. Soprattutto in caso di associazione con l'insulina, si deve tener conto del fatto che i fattori di stress cardiaco vengono aumentati dall'ipoglicemia.

In uno studio comparativo di 1 anno, l'incidenza di tali eventi nel trattamento con repaglinide non era superiore all'1%, ad eccezione dell'angina pectoris (1.8%). L'incidenza totale degli eventi cardiovascolari (ipertensione, ECG anormale, infarto del miocardio, aritmie e palpitazioni) era <1% e non differiva tra repaglinide e le sostanze di controllo. In studi controllati a 1 anno, non è stata osservata una maggiore incidenza di gravi effetti collaterali cardiovascolari e tassi di mortalità rispetto ad altri antidiabetici orali.

In uno studio epidemiologico è stata osservata una maggiore incidenza di sindrome coronarica acuta nel gruppo dei pazienti trattati con repaglinide. Tuttavia, non è stato confermato un nesso causale con il trattamento con repaglinide.

Con il passare del tempo, in molti pazienti, la capacità di ridurre la glicemia da parte di un ipoglicemizzante orale diminuisce. Questo evento può dipendere da un peggioramento del diabete o da una ridotta risposta al medicinale. Questa situazione, conosciuta come fallimento secondario, va distinta dal fallimento primario nel quale il medicinale è inefficace sin dall'inizio. Prima di classificare un paziente come soggetto in fallimento secondario bisogna verificare la dose, l'aderenza alla dieta e l'esercizio fisico.

La repaglinide agisce attraverso specifici siti di legame con un'azione breve sulle cellule beta. Un effetto di repaglinide nel fallimento secondario di altri secretagoghi dell'insulina non è stato dimostrato in studi clinici.

In particolare l'associazione con tiazolidindioni ha comportato un aumento di peso. Questo aumento è stato superiore a quello derivante dalla monoterapia con tiazolidindioni. Questo dato proviene da uno studio di 24 settimane. Il peso corporeo deve, pertanto, essere controllato regolarmente.

Non sono stati effettuati studi sulla terapia combinata con altri secretagoghi dell'insulina e acarbosio.

Fattori stressanti come febbre, traumi, infezioni o interventi chirurgici possono portare a un deterioramento del controllo della glicemia nei pazienti trattati con antidiabetici orali e può essere necessario interrompere il trattamento con repaglinide e somministrare temporaneamente insulina.

Interazioni

Il metabolismo di repaglinide è influenzato da una serie di medicamenti. Pertanto, il medico deve tener conto di possibili interazioni.

Il metabolismo e quindi la clearance della repaglinide possono essere alterati da inibitori e induttori di CYP3A4 e CYP2C8. Prestare particolare attenzione quando vengono somministrati contemporaneamente sia inibitori di CYP2C8 sia di CYP3A4 insieme alla repaglinide.

Sulla base di dati ottenuti da studi in vitro, la repaglinide sembra essere un substrato per l'assorbimento epatico attivo (proteina OATP1B1 trasportatore di anioni organici). Le sostanze inibitrici dell'OATP1B1 potrebbero aumentare le concentrazioni plasmatiche di repaglinide, come è stato dimostrato per la ciclosporina.

L'effetto ipoglicemizzante della repaglinide può essere aumentato e/o prolungato dalle seguenti sostanze: gemfibrozil, claritromicina, itraconazolo, ketoconazolo, trimetoprim, ciclosporina, deferasirox, clopidogrel, inibitori delle monoaminossidasi (inibitori delle MAO), beta-bloccanti non selettivi, inibitori dell'enzima di conversione dell'angiotensina (ACE-inibitori), salicilati, FANS, octreotide, alcool e steroidi anabolizzanti (vedi «Avvertenze e misure precauzionali»).

La combinazione di repaglinide (dose singola di 0.25 mg) con gemfibrozil (600 mg due volte al giorno), un inibitore del CYP2C8, ha comportato, in volontari sani, un aumento di 8.1 volte dell'AUC di repaglinide e un aumento di 2.4 volte di Cmax. La concentrazione plasmatica della repaglinide a 7 ore è aumentata di 28.6 volte dall'assunzione di gemfibrozil. L'emivita è stata prolungata da 1.3 a 3.7 ore. L'assunzione concomitante di gemfibrozil e repaglinide è controindicata (vedi «Controindicazioni»).

La somministrazione concomitante di trimetoprim (160 mg due volte al giorno), un debole inibitore del CYP2C8, e di repaglinide (una dose singola di 0.25 mg), ha aumentato AUC, Cmax e t½ della repaglinide (1.6 volte, 1.4 volte e 1.2 volte rispettivamente) senza effetti statisticamente significativi sulla glicemia con una dose di repaglinide inferiore alla dose terapeutica. Dosi superiori a 0.25 mg di repaglinide e 320 mg di trimetoprim possono essere somministrate solo con un attento monitoraggio della glicemia e dei parametri clinici.

La rifampicina, un potente induttore del CYP3A4 ma anche del CYP2C8, agisce sia come induttore che come inibitore nel metabolismo della repaglinide. Un pre-trattamento di sette giorni con rifampicina (600 mg), seguito da somministrazione concomitante di repaglinide (una dose singola di 4 mg) al settimo giorno diminuisce del 50% la AUC (effetto induttivo e inibente combinati). Quando la repaglinide è stata somministrata 24 ore dopo l'ultima dose di rifampicina, è stata osservata una riduzione dell'AUC della repaglinide del 80% (effetto solo induttivo).

L'uso concomitante di rifampicina e repaglinide potrebbe pertanto rendere necessario il monitoraggio della glicemia fino a 2 settimane dopo la sospensione della rifampicina. Va tenuto conto che altri induttori, come fenitoina, carbamazepina, fenobarbital e l'erba di San Giovanni possono avere un effetto simile.

Inibitori del CYP3A4: la somministrazione simultanea di 200 mg di ketoconazolo ha aumentato AUC e Cmax della repaglinide di 1.2 volte.

La somministrazione simultanea di 100 mg di itraconazolo, un inibitore del CYP3A4, ha aumentato l'AUC di 1.4 volte.

La somministrazione simultanea di 250 mg di claritromicina ha aumentato lievemente l'AUC di repaglinide di 1.4 volte e Cmax di 1.7 volte.

In uno studio condotto su volontari sani, la somministrazione concomitante di repaglinide (una dose singola da 0.25 mg) e di ciclosporina (dosi ripetute da 100 mg) ha aumentato l'AUC e la Cmax di repaglinide, rispettivamente, di circa 2.5 volte e 1.8 volte. Non essendo stata esaminata l'interazione con dosaggi di repaglinide più alti di 0.25 mg, l'uso concomitante di ciclosporina con repaglinide deve essere evitato. Se tale associazione è ritenuta necessaria, si deve effettuare un attento monitoraggio della glicemia e dei parametri clinici (vedi «Avvertenze e misure precauzionali»).

In uno studio condotto su volontari sani, la somministrazione concomitante di deferasirox (30 mg/kg/giorno, 4 giorni), un debole inibitore del CYP2C8 e del CYP3A4, e di repaglinide (dose singola, 0.5 mg) ha determinato, nei confronti del gruppo di controllo, un aumento dell'esposizione sistemica alla repaglinide (AUC) fino a 2.3 volte (90% CI [2.03-2.63]), un aumento di 1.6 volte (90% CI [1.42-1.84]) della Cmax e una diminuzione esigua, ma significativa, dei valori glicemici. Poiché non è stata stabilita l'interazione con dosaggi più alti di 0.5 mg di repaglinide, l'uso concomitante di deferasirox e repaglinide deve essere evitato. Se è necessario l'uso in associazione, deve essere effettuato un attento monitoraggio clinico e dei livelli glicemici.

In uno studio di interazione condotto su volontari sani, la somministrazione concomitante di clopidogrel (300 mg al giorno 1 e 75 mg al giorno per i 2 giorni successivi), un inibitore del CYP2C8, e repaglinide (dose singola di 0.25 mg al giorno 1 e 3) ha aumentato l'esposizione sistemica alla repaglinide (AUC0-∞) rispettivamente di 5.1 volte e di 3.9 volte ed è stata osservata una diminuzione esigua, ma significativa, dei valori glicemici.

I farmaci β-bloccanti possono mascherare i sintomi dell'ipoglicemia.

La somministrazione concomitante di cimetidina, nifedipina, estrogeni o simvastatina con la repaglinide, tutti substrati del CYP3A4, non ha alterato significativamente i parametri farmacocinetici della repaglinide.

L'effetto ipoglicemizzante della repaglinide può essere ridotto dalle seguenti sostanze: contraccettivi orali, rifampicina, barbiturici, carbamazepina, tiazidici, corticosteroidi, danazolo, ormoni tiroidei e simpaticomimetici.

Deve essere presa in considerazione una potenziale interazione anche quando la repaglinide è usata con altri medicamenti secreti in prevalenza attraverso la bile.

In caso di trattamento simultaneo con diversi farmaci o dopo l'interruzione delle terapie, le variazioni dei livelli di zucchero nel sangue devono essere attentamente monitorate.

Gravidanza, allattamento

Non sono stati effettuati studi con repaglinide in donne in gravidanza o in allattamento. La sicurezza di repaglinide in gravidanza non può quindi essere valutata. In studi su animali, repaglinide non ha mostrato, finora, alcun effetto teratogeno, ma è stata evidenziata embriotossicità.

In generale, si raccomanda di passare durante la gravidanza a una terapia del diabete con insulina.

Repaglinide non deve essere somministrata durante la gravidanza. Non è noto se repaglinide venga escreta nel latte materno umano. Repaglinide è controindicata durante l'allattamento al seno.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

NovoNorm non ha alcun influsso diretto sulla capacità di condurre veicoli e sulla capacità di utilizzare macchine, tuttavia può provocare ipoglicemie. I pazienti devono essere resi consapevoli del rischio di ipoglicemia e devono essere esortati a prestare particolare attenzione durante la guida e l'uso di macchinari. Ciò è particolarmente importante nei pazienti che hanno una percezione ridotta o assente dei sintomi di allarme di un'ipoglicemia o che hanno spesso un'ipoglicemia. In questi casi è necessario prestare particolare attenzione durante la guida e l'uso di macchine.

Effetti indesiderati

Gli effetti indesiderati più frequentemente riportati sono variazioni dei livelli di glucosio nel sangue, ad esempio ipoglicemia. Il verificarsi di queste reazioni dipende da fattori individuali, quali abitudini alimentari, il dosaggio, l'esercizio fisico e lo stress.

Sulla base dell'esperienza con la repaglinide e con altri ipoglicemizzanti, sono stati osservai gli effetti indesiderati elencati di seguito. La frequenza è definita con le categorie: comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1'000, <1/100); raro (≥1/10'000, <1/1'000); molto raro (<1/10'000) e in singoli casi (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Disturbi del sistema immunitario

Molto raro: reazioni allergiche.

Reazioni di ipersensibilità generalizzata (ad es. reazioni anafilattiche) o reazioni immunologiche come la vasculite.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Comune: ipoglicemia.

In singoli casi: coma ipoglicemico (vedi anche «Avvertenze e misure precauzionali»).

Patologie dell'occhio

Molto raro: disturbi transitori della vista.

È noto che le fluttuazioni dei livelli di glicemia possono provocare disturbi transitori della vista, specialmente all'inizio del trattamento.

Patologie cardiache

Raro: eventi cardiovascolari.

Nel diabete di tipo 2, il rischio di eventi cardiovascolari è aumentato (vedi anche «Avvertenze e misure precauzionali»).

Patologie gastrointestinali

Comune: dolore addominale e diarrea.

Molto raro: vomito e stipsi.

In singoli casi: nausea.

Patologie epatobiliari

Molto raro: aumento degli enzimi epatici, disturbi della funzionalità epatica.

In casi molto rari è stata osservata una grave disfunzione epatica, ma non è stata dimostrata alcuna associazione causale con repaglinide. Durante il trattamento con la repaglinide sono stati riportati casi isolati di aumento degli enzimi epatici. La maggior parte dei casi erano lievi e transitori e solo pochissimi pazienti sono stati costretti a interrompere la terapia a causa di tale aumento.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

In singoli casi: reazioni di ipersensibilità come eritema, prurito, rash cutanei e orticaria.

Non c'è motivo di sospettare un'allergia crociata con le sulfaniluree a causa della diversità nella struttura chimica.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

Un sovradosaggio può comportare una marcata riduzione dei livelli di zucchero nel sangue e sintomi ipoglicemici come vertigini, sudorazione, tremori, cefalea, ecc. In caso di comparsa di tali disturbi, è necessario adottare misure adeguate per aumentare il livello di zucchero nel sangue, ad esempio assumendo carboidrati. Un'ipoglicemia grave con convulsioni, perdita di coscienza o coma deve essere trattata con glucosio somministrato per via endovenosa.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

A10BX02

Meccanismo d'azione

Il principio attivo, la repaglinide, è un secretagogo orale dell'insulina. La repaglinide riduce rapidamente i livelli di glicemia stimolando la secrezione di insulina da parte del pancreas. A tal fine, è necessario che la produzione endogena di insulina sia ancora presente.

Come le sulfaniluree, repaglinide chiude i canali ATP potassio-dipendenti della membrana delle cellule β-pancreatiche, ma attraverso siti di legame diversi. Questa azione depolarizza le cellule beta e provoca l'apertura dei canali del calcio. Il risultante aumento del flusso intracellulare di calcio stimola la secrezione di insulina delle cellule beta.

Nei pazienti con diabete di tipo 2, la secrezione insulinica in risposta ai pasti si è verificata entro 30 minuti dalla somministrazione orale della repaglinide, da cui risulta una riduzione della glicemia per l'intera durata del pasto I livelli aumentati di insulina si sono normalizzati dopo il pasto. I livelli plasmatici della repaglinide sono diminuiti rapidamente, facendo riscontrare, nel plasma dei diabetici di tipo 2, basse concentrazioni del principio attivo 4 ore dopo la somministrazione.

Nei pazienti con diabete di tipo 2, è stata rilevata una riduzione dose-dipendente della glicemia con dosi di repaglinide da 0.5 a 4 mg.

Farmacodinamica

Vedi anche sotto «Meccanismo d'azione».

Efficacia clinica

Vedi anche sotto «Meccanismo d'azione».

Farmacocinetica

Assorbimento

La repaglinide è rapidamente assorbita nel tratto gastrointestinale, provocando un altrettanto rapido aumento della concentrazione plasmatica della sostanza attiva. Il picco plasmatico (Cmax) si verifica entro un'ora dalla somministrazione e in seguito diminuisce rapidamente a causa della breve emivita; la repaglinide viene completamente eliminata dopo 4-6 ore.

Non sono state osservate differenze clinicamente significative nella farmacocinetica della repaglinide quando questa è stata somministrata 0, 15 o 30 minuti prima di un pasto o in condizioni di digiuno. La repaglinide è caratterizzata da una biodisponibilità media assoluta del 63%.

Distribuzione

Repaglinide ha un basso volume di distribuzione pari a 30 l (compatibile alla distribuzione nei fluidi intercellulari) e ha un elevato legame con le proteine plasmatiche (superiore al 98%).

Negli studi clinici è stata osservata un'elevata variabilità interindividuale (60%) delle concentrazioni plasmatiche della repaglinide. La variabilità intraindividuale è da bassa a moderata (35%).

Metabolismo

La repaglinide viene completamente degradata in vari metaboliti nel fegato tramite apertura ossidativa dell'anello, idrossilazione, dealchilazione e glucuronizzazione. La biotrasformazione ossidativa è catalizzata da CYP2C8 e CYP3A4. I principali metaboliti sono inattivi.

Eliminazione

L'emivita di eliminazione plasmatica (t½) è di circa un'ora. Repaglinide e i suoi metaboliti sono escreti principalmente per via biliare. Meno dell'1% del medicinale è presente nelle feci come sostanza inalterata. Una piccola frazione (meno dell'8%) della dose somministrata è riscontrabile nelle urine, soprattutto sotto forma di metaboliti.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

La concentrazione di repaglinide è più elevata nei pazienti con insufficienza epatica e nei diabetici di tipo 2 anziani: l'AUC (± SD) dopo la somministrazione di una dose singola di 2 mg è 31.4 ng/ml/ora (± 28.3) nei volontari sani e 117.9 ng/ml/ora (±83.8) nei diabetici di tipo 2 anziani. Nei pazienti con insufficienza epatica, l'AUC ammonta a 304.9 ng/ml/ora (± 228.0) dopo la somministrazione di una dose singola di 4 mg, ed è quindi chiaramente più elevata che nelle persone sane.

Dopo 5 giorni di trattamento con repaglinide (2 mg x 3 volte al giorno) in pazienti con grave compromissione della funzionalità renale (clearance della creatinina: 20-39 ml/min.), si è riscontrato un significativo raddoppio dell'AUC e dell'emivita rispetto ai pazienti con funzione renale normale. Nell'insufficienza renale molto grave (clearance della creatinina <20 ml/min) i dati sono limitati.

Dati preclinici

I dati preclinici non hanno messo in evidenza particolari rischi per l'uomo sulla base degli studi convenzionali sulla sicurezza farmacologica, tossicità a dosi ripetute, genotossicità e cancerogenicità.

Nei feti e neonati di ratto esposti ad alte dosi durante l'ultimo periodo della gravidanza e durante l'allattamento è stato osservato un anomalo sviluppo degli arti. La repaglinide è stata rilevata nel latte degli animali.

Altre indicazioni

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Precauzioni particolari per la conservazione

Conservare fuori dalla portata dei bambini.

Conservare nella confezione originale.

Conservare a temperatura ambiente (15-25 °C).

Numero dell'omologazione

54571 (Swissmedic).

Confezioni

Compresse bianche da 0.5 mg: confezione in blister da 90 (B)

Compresse gialle da 1.0 mg: confezione in blister da 90 (B)

Compresse rosse da 2.0 mg: confezione in blister da 90 (B)

Titolare dell’omologazione

Novo Nordisk Pharma AG, Kloten

Domicilio: Zürich

Fabbricante

Novo Nordisk A/S, DK-2880 Bagsværd

Stato dell'informazione

Luglio 2020.