Medrol®

Pfizer AG

Composizione

Principi attivi

Methylprednisolonum.

Sostanze ausiliarie

Compresse da 4 mg: lactosum monohydricum (80 mg), saccharum (1.5 mg), maydis amylum, calcii stearas.

Compresse da 16 mg: lactosum monohydricum (159 mg), saccharum (2.8 mg), maydis amylum, paraffinum liquidum, calcii stearas.

Compresse da 32 mg: lactosum monohydricum (318 mg), saccharum (5.6 mg), maydis amylum, paraffinum liquidum, calcii stearas.

Compresse da 100 mg: cellulosum microcristallinum, natrii amylum glycinas (71.4 mg, corrisp. a 2-3 mg natrium), methylcellulosum, magnesii stearas, E 132.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Compresse da 4 mg: 1 compressa contiene 4 mg di metilprednisolone. Compressa bianca con scanalatura decorativa.

Compresse da 16 mg: 1 compressa contiene 16 mg di metilprednisolone. Compressa bianca con scanalatura decorativa.

Compresse da 32 mg: 1 compressa contiene 32 mg di metilprednisolone. Compressa bianca con scanalatura decorativa.

Compresse da 100 mg: 1 compressa contiene 100 mg di metilprednisolone. Compressa azzurra con scanalatura decorativa.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Patologie endocrine

·Insufficienza corticosurrenale primaria o secondaria in caso di terapia concomitante con un mineralcorticoide (l'idrocortisone o il cortisone sono gli agenti di prima scelta. La sostituzione con i mineralcorticoidi è di particolare importanza nell'infanzia).

·Iperplasia corticosurrenale congenita.

·Tiroidite granulomatosa a cellule giganti (subacuta, non purulenta).

·Ipercalcemia nelle neoplasie maligne.

Collagenosi (malattie da immunocomplessi)

In caso di esacerbazione o come terapia di mantenimento in alcuni casi di: lupus eritematoso sistemico (e nefrite lupoide), cardite reumatica acuta, dermatomiosite sistemica (polimiosite), arterite a cellule giganti (polimialgia reumatica).

Patologie reumatologiche

Come terapia adiuvante per il trattamento a breve termine in caso di riacutizzazione o peggioramento di: osteoartrite post-traumatica, sinovite in presenza di osteoartrite, poliartrite cronica (artrite reumatoide), inclusa l'artrite reumatoide giovanile (in alcuni casi può essere necessaria una terapia di mantenimento a basso dosaggio), borsite acuta e subacuta, epicondilite, tenosinovite acuta aspecifica, artrite gottosa acuta, artrite psoriasica, spondilite anchilopoietica.

Patologie respiratorie

Sarcoidosi sintomatica, alveolite allergica, tubercolosi polmonare fulminante o generalizzata (con adeguata chemioterapia concomitante), pneumopatia eosinofila non controllabile con altre terapie (sindrome di Löffler), polmonite da aspirazione.

Patologie gastrointestinali

Per il superamento di fasi critiche di malattia nelle malattie intestinali infiammatorie: colite ulcerativa, morbo di Crohn.

Patologie ematologiche

Anemia emolitica autoimmune acquisita, porpora trombocitopenica idiopatica in età adulta, trombocitopenia secondaria in età adulta, eritroblastopenia (anemia specifica della serie rossa), anemia ipoplastica (eritroide) congenita.

Sindrome nefrosica

Negli stati edematosi, per l'induzione della diuresi e la riduzione della proteinuria nella sindrome nefrosica idiopatica non uremica o da lupus eritematoso.

Patologie dermatologiche

Pemfigo, grave eritema essudativo multiforme (sindrome di Stevens-Johnson), dermatite esfoliativa, grave psoriasi, dermatite erpetiforme bollosa, grave eczema seborroico, micosi fungoide.

Condizioni allergiche

Per il trattamento di stati allergici gravi o invalidanti non controllabili con le adeguate terapie convenzionali: malattia da siero, reazioni da ipersensibilità ai medicamenti, asma bronchiale, dermatite da contatto/eczema da contatto, dermatite atopica, rinite allergica stagionale o perenne, congiuntivite allergica.

Nell'asma acuto, Medrol deve essere somministrato in aggiunta al trattamento convenzionale e non in sua sostituzione.

Patologie oftalmiche

Gravi processi allergici e infiammatori acuti e cronici all'occhio: Herpes zoster oftalmico (solo in caso di superficie corneale intatta), irite e iridociclite, corioretinite, uveite posteriore diffusa e coroidite, neurite retrobulbare, oftalmia simpatica, infiammazioni a livello del segmento oculare anteriore, ulcere allergiche corneali marginali, cheratite.

Patologie neoplastiche

Per il trattamento palliativo di leucemie e linfomi nell'adulto nonché della leucemia acuta dell'infanzia.

Sistema nervoso

Edemi cerebrali nei tumori cerebrali (primari, da metastasi o a seguito di procedure chirurgiche o radioterapiche), riacutizzazioni di sclerosi multipla.

Patologie varie

Reazioni o crisi acute di rigetto di organi trapiantati.

Meningite tubercolare con blocco subaracnoideo in atto o latente (con uso concomitante di un'adeguata terapia antitubercolare).

Trichinosi con reazioni allergiche generalizzate come angioedema, orticaria nonché reazioni da ipersensibilità locali a livello del miocardio e del SNC.

Posologia/Impiego

Posologia abituale

La terapia corticosteroidea di norma integra una terapia di base, ma non la sostituisce. La posologia dovrebbe essere adattata in base alla gravità della malattia e alla reazione del paziente. Per ridurre gli effetti indesiderati, e non appena le condizioni del paziente lo consentono, deve essere definita la dose di mantenimento corretta diminuendo la dose iniziale con piccole riduzioni e a intervalli adeguati fino al raggiungimento della dose più bassa clinicamente ancora efficace.

Dopo il trattamento a lungo termine è necessaria un'interruzione graduale del medicamento.

A seconda della produzione di cortisolo nell'organismo, la dose giornaliera totale deve essere assunta preferibilmente la mattina prima delle ore 8.

Le compresse non devono essere divise in quanto non è possibile garantire il dimezzamento esatto della dose.

La dose iniziale di Medrol varia da 4 a 48 mg al giorno a seconda della patologia da trattare. Nei casi meno gravi solitamente sono sufficienti dosi più basse. In alcuni casi sono necessari dosaggi iniziali più alti, ad es. nell'edema cerebrale (200-1'000 mg/giorno), nei trapianti di organo (fino a 7 mg/kg/giorno) e nella terapia delle riacutizzazioni della sclerosi multipla.

Il dosaggio deve essere continuamente monitorato in quanto cambiamenti nel corso della malattia (come remissioni o esacerbazioni della malattia) e la risposta individuale del paziente al medicamento possono rendere necessario un aggiustamento della dose. Situazioni di stress non direttamente correlate alla patologia oggetto del trattamento rendono necessario un aumento temporaneo della dose di Medrol.

Nel caso in cui non si osservi un effetto terapeutico soddisfacente dopo un periodo di trattamento adeguato, Medrol dovrebbe essere interrotto e dovrebbe essere istituito un altro trattamento consolidato.

Posologia in caso di riacutizzazioni acute della sclerosi multipla

Secondo i dati pubblicati, la terapia endovenosa o orale con metilprednisolone può essere impiegata nel trattamento a breve termine delle riacutizzazioni della sclerosi multipla con la somministrazione di dosi da 500 mg/giorno a 1'000 mg/giorno per 3-5 giorni. Medrol può ridurre la durata delle riacutizzazioni, ma non ha alcun effetto sul tasso di riacutizzazioni o sulla progressione della disabilità nella sclerosi multipla. Dopo la somministrazione orale di alte dosi di metilprednisolone è stata riportata insonnia con una frequenza maggiore rispetto a quanto osservato con la somministrazione endovenosa. La somministrazione deve avvenire al mattino per ridurre la probabilità di disturbi del sonno. La terapia delle riacutizzazioni della sclerosi multipla deve essere somministrata preferibilmente per via endovenosa e sotto stretto controllo clinico (gastroprotezione, profilassi antitrombotica, pressione arteriosa, glicemia, elettroliti sierici).

Terapia a giorni alterni

Nella terapia a giorni alterni, il corticosteroide viene somministrato solo alla mattina ogni secondo giorno, raddoppiando però il dosaggio. Questo schema posologico consente un trattamento a lungo termine e riduce al contempo gli effetti indesiderati come la soppressione dell'asse ipofisi-surrene, lo sviluppo di uno stato cushingoide, i sintomi da sospensione di steroidi nonché l'inibizione della crescita nei bambini.

Istruzioni posologiche speciali

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica o ipotiroidismo

Nei pazienti con grave insufficienza epatica o ipotiroidismo, il metabolismo del metilprednisolone è ritardato e l'effetto può risultare potenziato. Può essere necessario ridurre la dose di conseguenza (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali» e «Farmacocinetica»).

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

Nei pazienti con funzionalità renale ridotta, i corticosteroidi devono essere impiegati con cautela. Tuttavia, non è necessario alcun aggiustamento della dose.

Pazienti anziani

Nei pazienti anziani può potenzialmente aumentare il rischio di osteoporosi e di ritenzione idrica (eventualmente con conseguente ipertensione) in caso di terapia corticosteroidea di lunga durata. Pertanto, i pazienti anziani devono essere trattati con cautela.

Bambini e adolescenti

Per il trattamento di infanti e bambini si utilizzano in genere dosi più basse. In questo contesto, la dose deve basarsi più sulla gravità della malattia e sulla reazione al trattamento che su età, peso corporeo o superficie corporea. Dal momento che la terapia a lungo termine con corticosteroidi causa un ritardo di crescita nei bambini, l'uso deve essere circoscritto ai casi gravi.

Solitamente, l'inibizione della crescita può essere evitata o almeno attenuata con una terapia a giorni alterni.

Controindicazioni

Ipersensibilità nota al metilprednisolone o a una qualsiasi delle sostanze ausiliarie secondo la composizione.

Infezioni micotiche sistemiche.

La somministrazione di vaccini vivi o vaccini vivi attenuati è controindicata nelle persone che ricevono dosi immunosoppressive di corticosteroidi.

Avvertenze e misure precauzionali

Le possibili complicazioni di una terapia corticosteroidea dipendono dal livello di dose e dalla durata della terapia. Deve pertanto essere eseguita per ogni singolo paziente una valutazione del rischio-beneficio individuale in relazione alla posologia e alla durata del trattamento, in cui si stabilisca anche se usare una terapia giornaliera o intermittente.

Effetti endocrini

Dosi farmacologiche di corticosteroidi somministrati per periodi prolungati possono condurre a una soppressione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (insufficienza corticosurrenale secondaria). L'entità e la durata dell'insufficienza corticosurrenale variano da paziente a paziente e dipendono da dose, frequenza, momento di somministrazione e durata della terapia glucocorticoidea. Questo effetto può essere ridotto da una terapia a giorni alterni.

In caso di stress inconsueti (ad es. grave malattia, interventi chirurgici maggiori, grave trauma ecc.), nei pazienti in terapia a lungo termine con corticosteroidi deve essere aumentata la dose di corticosteroidi ad azione rapida subito prima, durante e dopo la situazione di stress.

L'interruzione improvvisa dei glucocorticoidi può dar luogo a un'insufficienza corticosurrenale (talvolta con esito fatale). Pertanto, gli steroidi non devono essere interrotti improvvisamente, ma se ne deve ridurre la dose gradualmente.

Un'insufficienza corticosurrenale relativa può persistere ancora per mesi dopo l'interruzione della terapia. Se in questo lasso di tempo si verificano particolari situazioni di stress (ad es. gravi malattie, interventi chirurgici maggiori ecc.), la terapia ormonale deve essere ripristinata. Poiché anche la secrezione di mineralcorticoidi può essere limitata, se necessario dovrebbe essere considerata la somministrazione supplementare di un mineralcorticoide.

In caso di interruzione improvvisa dei glucocorticoidi può verificarsi anche una «sindrome da sospensione di steroidi» apparentemente indipendente da un'insufficienza corticosurrenale. Questa sindrome presenta sintomi come: anoressia, nausea, vomito, letargia, cefalea, febbre, dolore articolare, desquamazione della cute, mialgie, perdita di peso e/o ipotensione.

Nei pazienti con ipotiroidismo, l'effetto dei glucocorticoidi esogeni risulta potenziato.

Dopo la somministrazione sistemica di corticosteroidi sono state riportate crisi da feocromocitoma, a volte con esito fatale. Pertanto, i corticosteroidi dovrebbero essere somministrati solo dopo un'adeguata valutazione del rapporto rischio-beneficio nei pazienti con presenza nota o sospetta di feocromocitoma.

Qualora un paziente in trattamento con Medrol presenti potenziali sintomi di una crisi da feocromocitoma come crisi ipertensiva, insufficienza cardiaca, tachicardia, cefalea, dolore addominale e/o toracico, si dovrebbe pensare alla possibilità di un feocromocitoma non ancora diagnosticato.

Poiché i glucocorticoidi possono causare o peggiorare una sindrome di Cushing, il metilprednisolone dovrebbe essere evitato nei pazienti con malattia di Cushing.

Effetti immunosoppressivi/aumentata suscettibilità alle infezioni

I corticosteroidi possono aumentare la suscettibilità alle infezioni, mascherare i segni di un'infezione incipiente, aggravare infezioni già in atto, aumentare il rischio di riattivazione o di aggravamento di infezioni latenti (incluse quelle causate da parassiti) e durante la terapia corticosteroidea possono anche manifestarsi nuove infezioni. L'uso di corticosteroidi può quindi ridurre la resistenza ai patogeni e rendere più difficile la localizzazione di un'infezione. Tali infezioni possono essere lievi, ma anche gravi e a volte fatali. Il tasso di complicazioni infettive aumenta con l'aumentare delle dosi di corticosteroidi. In caso di gravi malattie infettive, deve essere garantita una copertura antibiotica o chemioterapica sufficiente.

I pazienti in trattamento con corticosteroidi devono essere monitorati per lo sviluppo di infezioni e, se necessario, deve essere presa in considerazione l'interruzione dei corticosteroidi o una riduzione della dose.

Nei pazienti trattati con corticosteroidi ad alte dosi, la risposta immunitaria può risultare compromessa, aumentando la suscettibilità alle infezioni micotiche, batteriche e virali.

I corticosteroidi possono aggravare le micosi sistemiche e pertanto devono essere somministrati solo in casi di emergenza per il controllo delle reazioni indesiderate dopo la terapia con amfotericina B.

I corticosteroidi devono essere usati con particolare cautela in pazienti con infezioni parassitarie note o sospette, come ad esempio un'infestazione da Strongyloides (Nematodi). In questi pazienti, l'immunosoppressione indotta dai corticosteroidi può portare a un'iperinfezione da Strongyloides e a disseminazione con estesa migrazione larvale, sovente associata a grave enterocolite e sepsi da Gram-negativi potenzialmente fatale.

Varicella e morbillo contratti durante un trattamento sistemico con corticosteroidi possono avere un decorso grave con esito fatale, in particolare nei bambini. La varicella richiede un trattamento immediato, ad es. con aciclovir e.v. Nei pazienti a rischio è indicata la profilassi con aciclovir o un'immunoprofilassi passiva con immunoglobuline anti-varicella-zoster.

Nei pazienti trattati con dosi immunosoppressive di corticosteroidi, la vaccinazione con vaccini vivi è controindicata. Possono invece essere effettuate vaccinazioni con vaccini inattivati o con vaccini contenenti frammenti di virus, ma l'efficacia di tali vaccini può risultare ridotta o nulla.

Per quanto riguarda le singole vaccinazioni, occorre tener conto delle relative raccomandazioni delle rispettive associazioni professionali.

Nei pazienti che non ricevono dosi immunosoppressive di corticosteroidi possono essere effettuate le necessarie vaccinazioni.

L'importanza dei corticosteroidi nel trattamento dello shock settico è controverso. L'uso di routine nello shock settico non è consigliato.

Medrol deve essere impiegato nei pazienti tubercolotici solo in caso di tubercolosi fulminante attiva o tubercolosi miliare e solo in combinazione con una terapia tubercolostatica adeguata. Qualora per i pazienti con tubercolosi latente o reattività tubercolinica risultino indicati i corticosteroidi, è necessario uno stretto controllo in quanto può verificarsi una riattivazione della malattia. In caso di terapia corticosteroidea a lungo termine questi pazienti devono ricevere una chemioprofilassi.

Effetti sul cuore/sulla circolazione

Nei pazienti con insufficienza cardiaca, i corticosteroidi sistemici devono essere impiegati con cautela e solo se assolutamente necessario.

Nei pazienti con fattori di rischio cardiovascolare preesistenti trattati con dosi elevate per lunghi periodi di tempo, gli effetti indesiderati dei glucocorticoidi come ipertensione o dislipidemia possono aumentare ulteriormente il rischio di eventi cardiovascolari. Pertanto, i corticosteroidi devono essere impiegati solo con cautela in questi pazienti nonché in pazienti con recente infarto miocardico. Se del caso, si deve mirare alla modifica del rischio e/o effettuare un ulteriore monitoraggio cardiaco. La frequenza delle complicazioni da terapia corticosteroidea può essere ridotta dall'uso di un dosaggio basso e/o della terapia a giorni alterni.

Nei pazienti con ipertensione, gli steroidi devono essere impiegati con cautela.

Sono state riportate trombosi, in particolare tromboembolie venose, in associazione all'uso di corticosteroidi. Pertanto, in pazienti con predisposizione nota o probabile a malattie tromboemboliche, i corticosteroidi devono essere usati con cautela.

Effetti sulla psiche

Durante il trattamento con corticosteroidi possono verificarsi disturbi psichici potenzialmente gravi che vanno dall'euforia all'insonnia, all'alterazione dell'umore e della personalità fino a gravi depressioni o psicosi manifeste. L'effetto dei corticosteroidi può determinare anche un peggioramento di disturbi dell'umore preesistenti nonché della tendenza alle psicosi. I sintomi si presentano solitamente entro alcuni giorni o settimane dall'inizio del trattamento.

La maggior parte delle reazioni si risolve dopo la riduzione della dose o l'interruzione, tuttavia può essere necessario un trattamento specifico. Effetti psichici indesiderati sono stati riportati anche dopo l'interruzione dei corticosteroidi.

I pazienti e i loro familiari devono essere invitati a contattare il medico qualora si manifestino sintomi psichici durante la terapia o durante la riduzione/interruzione, in particolare quando si sospetta la presenza di umore depresso o intenzioni di suicidio.

Effetti sul sistema nervoso

Nei pazienti con disturbi epilettici, i corticosteroidi devono essere impiegati solo con cautela.

I corticosteroidi devono essere usati con cautela nei pazienti con miastenia gravis. In particolare, nel trattamento della miastenia gravis con inibitori della colinesterasi, i glucocorticoidi possono ridurre l'effetto dell'inibitore della colinesterasi e aumentare il rischio di crisi miasteniche. Pertanto, il trattamento con inibitori della colinesterasi deve essere interrotto 24 ore prima della somministrazione di un corticosteroide (cfr. «Interazioni»).

In studi clinici controllati, i corticosteroidi a dosaggi elevati hanno portato all'accorciamento delle riacutizzazioni della sclerosi multipla, senza tuttavia influenzare il decorso della malattia e la prognosi.

Casi di lipomatosi epidurale sono stati riportati in associazione con l'uso di corticosteroidi, soprattutto in caso di uso a lungo termine a dosi elevate.

Effetti muscoloscheletrici

In associazione all'uso di dosi elevate di corticosteroidi sono state osservate miopatie acute che si sono verificate più frequentemente in pazienti con disturbi della trasmissione neuromuscolare (ad es. miastenia gravis) o in pazienti trattati in concomitanza con bloccanti neuromuscolari. Tali miopatie acute hanno un decorso generalizzato, possono interessare la muscolatura oculare e respiratoria e portare a tetraparesi.

Può verificarsi un aumento dei valori della creatinchinasi. Sono stati riportati casi di rabdomiolisi. Il miglioramento clinico o la guarigione dopo l'interruzione dei corticosteroidi può durare da settimane ad anni.

L'uso a lungo termine di corticosteroidi può condurre a osteoporosi, in particolare nei pazienti geriatrici o nelle donne in post-menopausa.

Sindrome da lisi tumorale (TLS)

In pazienti con neoplasie maligne (in particolare neoplasie ematologiche maligne, ma anche tumori solidi), durante il periodo di sorveglianza del mercato è stata riportata sindrome da lisi tumorale dopo l'uso di corticosteroidi sistemici in monoterapia o in combinazione con una chemioterapia. Si tratta di una condizione potenzialmente fatale che può manifestarsi in seguito alla rapida distruzione delle cellule tumorali. La TLS può essere accompagnata da un aumento di acido urico, potassio e fosfato nel siero nonché da una diminuzione del calcio nel siero. Come conseguenza, può manifestarsi un disturbo della funzionalità renale fino all'insufficienza renale acuta. Sono considerati fattori di rischio tumori con elevato carico tumorale e/o elevato tasso di proliferazione nonché una rapida risposta a una terapia citotossica.

Durante il trattamento con corticosteroidi, i pazienti ad alto rischio di TLS devono pertanto essere attentamente monitorati e devono essere adottate adeguate misure profilattiche (come, ad esempio, sufficiente idratazione).

Sono stati inoltre riportati casi in cui la TLS ha rappresentato la prima manifestazione di una neoplasia maligna sino ad allora non nota.

Corticosteroidi nella sclerodermia

Durante l'uso di corticosteroidi, nei pazienti con sclerosi sistemica è stata osservata un'aumentata incidenza di crisi renali acute. Trattasi di una complicazione potenzialmente letale che si accompagna, tra l'altro, a ipertensione maligna e proteinuria. Pertanto, i corticosteroidi devono essere impiegati solo con cautela in pazienti con sclerodermia.

Effetti oculari

Possibili effetti indesiderati dell'uso prolungato dei corticosteroidi sono esoftalmo, cataratta (in particolare nei bambini) e aumento della pressione intraoculare. Può infine svilupparsi un glaucoma manifesto con danneggiamento del nervo ottico. Pertanto deve essere considerato un esame oculistico periodico.

Il trattamento con glucocorticoidi può inoltre favorire le infezioni secondarie dell'occhio da virus o funghi.

A causa del rischio di perforazione della cornea, i corticosteroidi devono essere usati con particolare cautela e solo in presenza di superficie corneale intatta nei pazienti con infezioni dell'occhio da Herpes simplex.

La terapia corticosteroidea è stata anche associata all'insorgenza di corioretinite sierosa centrale, che può condurre al distacco della retina.

Reazioni da ipersensibilità

In casi rari, dopo la somministrazione di corticosteroidi possono verificarsi reazioni allergiche come reazioni cutanee, angioedema o reazioni anafilattiche/anafilattoidi. Pertanto, prima dell'uso, in particolare nei pazienti con allergie ai medicamenti note, devono essere adottate le misure precauzionali del caso.

Medrol 4 mg/16 mg/32 mg contiene lattosio da latte vaccino. Si raccomanda cautela nei pazienti con ipersensibilità nota o sospetta al latte vaccino o ai suoi componenti o ad altri derivati del latte, in quanto potrebbero contenere tracce di componenti del latte.

Effetti epatobiliari

Sono state riportate patologie epatobiliari potenzialmente reversibili dopo l'interruzione della terapia. Pertanto, è necessario un monitoraggio adeguato.

Pazienti con insufficienza epatica

Nei pazienti con grave insufficienza epatica il metabolismo del metilprednisolone è ritardato, tant'è che gli effetti desiderati e indesiderati possono risultare potenziati (cfr. «Posologia/impiego» e «Farmacocinetica»).

Trauma cranioencefalico

I corticosteroidi non devono essere impiegati per il trattamento di danni cerebrali di origine traumatica. I risultati di uno studio multicentrico hanno evidenziato una mortalità significativamente maggiore nei pazienti trattati con metilprednisolone rispetto al placebo sia a 2 settimane (rischio relativo 1.18, intervallo di confidenza al 95% 1.09-1.27) sia a 6 mesi dalla lesione (26% contro 22%). Non è stata accertata una correlazione causale con il trattamento a base di metilprednisolone.

Nell'edema cerebrale acuto, Medrol deve essere somministrato in aggiunta al trattamento convenzionale piuttosto che in sua sostituzione.

Altre avvertenze e misure precauzionali

·Ulcera peptica attiva o latente: i glucocorticoidi possono mascherare i sintomi di un'ulcera peptica, portando a una perforazione in gran parte asintomatica o a emorragie gastrointestinali acute. Il rischio di ulcera peptica aumenta con la combinazione di corticosteroidi e medicamenti antinfiammatori non-steroidei.

·Pancreatite: dosaggi elevati di corticosteroidi possono causare una pancreatite acuta.

·Metabolismo del glucosio: i corticosteroidi possono aumentare i livelli di glucosio nel sangue, peggiorare un diabete esistente e, in caso di terapia a lungo termine, aumentare il rischio di diabete mellito.

·Equilibrio idroelettrolitico: i corticosteroidi, in particolare a dosi medie ed elevate, possono causare ritenzione di sali e liquidi nonché un'aumentata escrezione di potassio. Potrebbe rendersi necessaria una restrizione del sale o una sostituzione del potassio.

·Insufficienza renale: i corticosteroidi devono essere impiegati con cautela nei pazienti con insufficienza renale.

·Trattamento concomitante con antinfiammatori non steroidei: l'acido acetilsalicilico e altri antinfiammatori non steroidei devono essere usati solo con cautela insieme ai corticosteroidi. In particolare, si raccomanda cautela con la somministrazione concomitante di acido acetilsalicilico in caso di ipoprotrombinemia.

·Altre patologie: si raccomanda cautela anche in caso di ascessi o altre infiammazioni purulente, colite ulcerativa aspecifica (in particolare in caso di minaccia di perforazione), diverticolite, recenti anastomosi intestinali, cirrosi epatica, tendenza alla trombosi o emicrania all'anamnesi.

·In pazienti in terapia corticosteroidea è stata riportata l'insorgenza di sarcomi di Kaposi. L'interruzione della terapia corticosteroidea può portare alla remissione clinica.

Uso in pediatria

Nei bambini e negli adolescenti, il trattamento a lungo termine con glucocorticoidi somministrato a dosi giornaliere multiple può inibire la crescita e lo sviluppo. Un trattamento di questo tipo richiede pertanto un'indicazione estremamente rigorosa. Il rischio di questi effetti indesiderati può essere ridotto con una terapia glucocorticoidea a giorni alterni.

In caso di terapia corticosteroidea prolungata sussiste nei bambini il rischio di aumento della pressione endocranica.

Interazioni rilevanti

Con l'uso concomitante del cobicistat, un principio attivo impiegato nella terapia delle infezioni da HIV e potente inibitore del CYP3A e inibitore di diverse proteine di trasporto, e corticosteroidi è stata riportata un'aumentata tossicità da steroidi fino a casi di sindrome di Cushing. Pertanto, Medrol deve essere usato insieme a cobicistat solo dopo un'attenta valutazione del rischio-beneficio. In questo caso, il paziente deve essere attentamente monitorato per possibili effetti indesiderati degli steroidi. Se possibile, deve essere considerata la scelta di uno steroide alternativo con metabolismo indipendente dal CYP3A.

Medrol deve essere usato con particolare cautela anche insieme ad altri potenti inibitori del CYP3A4 (cfr. «Interazioni»). Se necessario, aggiustare la dose dello steroide.

Indicazione per i diabetici

In caso di prescrizione a soggetti diabetici delle compresse da 4 mg, 16 mg e 32 mg deve esserne considerato il contenuto di zucchero.

Altre sostanze ausiliarie

Medrol 100 mg contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per compressa, cioè è essenzialmente «senza sodio».

I pazienti affetti da rara intolleranza ereditaria al fruttosio/galattosio, da deficit totale di lattasi o da malassorbimento di glucosio-galattosio o da insufficienza di sucrasi-isomaltasi non dovrebbero assumere Medrol 4 mg/16 mg/32 mg.

Interazioni

Interazioni farmacocinetiche

Influsso di altri medicamenti sulla farmacocinetica del metilprednisolone

Il metilprednisolone è un substrato del citocromo P450 (CYP) e viene metabolizzato principalmente dal CYP3A4. Il CYP3A4 catalizza la 6β-idrossilazione degli steroidi sia endogeni sia sintetici. Le interazioni con questo enzima possono pertanto influire sull'efficacia e/o sugli effetti indesiderati del metilprednisolone.

Inibitori enzimatici: la somministrazione concomitante con inibitori da moderati a forti del CYP3A4 (ad es. inibitori delle proteasi (come ritonavir), antimicotici azolici (come itraconazolo, voriconazolo), macrolidi (come la claritromicina), prodotti contenenti cobicistat, diltiazem, isoniazide, verapamil, ma anche il succo di pompelmo) può portare a un aumento dell'esposizione ai corticosteroidi. Il beneficio della somministrazione concomitante deve essere accuratamente valutato a fronte del potenziale rischio e i pazienti devono essere monitorati per quanto riguarda gli effetti collaterali dei corticosteroidi sistemici. Per evitare una tossicità da steroidi può essere necessaria una riduzione della dose di metilprednisolone.

Anche gli ormoni sessuali (ad es. etinilestradiolo, noretisterone) possono influire sulla clearance dei glucocorticoidi. In particolare, gli estrogeni possono potenziare l'effetto dei corticosteroidi. A dosaggi terapeutici di questi ormoni (contenuti ad es. nei contraccettivi ormonali) è tuttavia improbabile che si verifichi un'inibizione clinicamente rilevante degli enzimi CYP ad opera degli ormoni sessuali.

Induttori enzimatici: con la somministrazione concomitante di induttori del CYP3A4 (ad es. barbiturici, carbamazepina, fenitoina, primidone, rifampicina nonché preparati contenenti erba di San Giovanni (Hypericum perforatum)) si osserva un'accelerazione del metabolismo del metilprednisolone che ne può ridurre l'efficacia. Pertanto, può rendersi necessario un aumento della dose di metilprednisolone.

Substrati del CYP3A4: anche la somministrazione concomitante di altri substrati del CYP3A4 (ad es. benzodiazepine, ciclofosfamide, tacrolimus, aprepitant, fosaprepitant, diltiazem) può influire sulla clearance epatica del metilprednisolone e rendere necessario un aggiustamento della dose.

Con la somministrazione concomitante di metilprednisolone e ciclosporina si osserva un'inibizione reciproca del metabolismo. Pertanto, gli effetti indesiderati di entrambe le sostanze possono presentarsi con maggiore intensità. In particolare, con la somministrazione concomitante di metilprednisolone e ciclosporina sono state osservate con maggiore frequenza le convulsioni.

Influsso del metilprednisolone sulla farmacocinetica di altri medicamenti

I glucocorticoidi possono sia indurre sia inibire il CYP3A4 e quindi aumentare o diminuire le concentrazioni plasmatiche di altri substrati del CYP3A4. Ne sono degli esempi: aprepitant, fosaprepitant, etilnilestradiolo, noretisterone.

I glucocorticoidi possono indurre il metabolismo degli inibitori della proteasi dell'HIV e quindi portare a una riduzione dei loro livelli plasmatici.

Il metilprednisolone può aumentare la clearance e la velocità di acetilazione dell'isoniazide (inibitore del CYP3A4).

In caso di somministrazione prolungata a dosaggi elevati, i glucocorticoidi possono accelerare l'eliminazione dei salicilati, riducendone l'efficacia. Per contro, la riduzione della dose dei corticosteroidi può potenziare la tossicità dei salicilati.

L'acido acetilsalicilico deve essere usato solo con cautela insieme ai corticosteroidi nei pazienti con ipoprotrombinemia.

Interazioni farmacodinamiche

FANS: con la somministrazione concomitante di corticosteroidi e FANS può aumentare l'incidenza di ulcere ed emorragie gastrointestinali.

Immunosoppressivi: il metilprednisolone agisce in sinergia con altri immunosoppressivi come ad es. il metotrexato. Pertanto, in caso di somministrazione concomitante con tali immunosoppressivi può essere sufficiente una dose più bassa di corticosteroidi.

Inibitori dell'aromatasi: il trattamento prolungato con glucocorticoidi può potenziare la soppressione surrenalica indotta dall'aminoglutetimide.

Anticolinergici: l'atropina e altri anticolinergici possono aumentare ulteriormente una pressione intraoculare già aumentata dal metilprednisolone.

Simpaticomimetici: i corticosteroidi aumentano l'effetto e la tossicità dei simpaticomimetici come il salbutamolo.

Bloccanti neuromuscolari: i corticosteroidi possono influenzare l'effetto dei bloccanti neuromuscolari non depolarizzanti come ad es. il vecuronio. Sono state riportate un'antagonizzazione del blocco neuromuscolare e, con l'uso concomitante ad alte dosi, l'insorgenza di miopatie acute (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Inibitori della colinesterasi: i corticosteroidi possono ridurre l'effetto degli inibitori della colinesterasi nella miastenia gravis. Con l'uso concomitante di metilprednisolone e inibitori della colinesterasi come la neostigmina o la piridostigmina può presentarsi una crisi miastenica.

Anticoagulanti: l'effetto del metilprednisolone sugli antagonisti della vitamina K (ad es. warfarin*, acenocumarolo, fluindione*) è variabile. Sono stati riportati effetti potenziati o ridotti di questi anticoagulanti in caso di somministrazione concomitante con corticosteroidi. Pertanto, si deve controllare la coagulazione del sangue e, se ne necessario, aggiustare la dose di anticoagulanti.

* non omologato in Svizzera

Glicosidi cardiaci: la tossicità dei glicosidi digitalici è potenziata dalla somministrazione concomitante di corticosteroidi.

Antidiabetici: dato l'effetto diabetogeno dei glucocorticoidi, i livelli di glucosio devono essere monitorati in caso di somministrazione concomitante di insulina o di antidiabetici orali. Se del caso, aggiustare il dosaggio degli antidiabetici.

Antipertensivi: l'effetto antipertensivo è parzialmente ridotto dall'effetto mineralcorticoide dei corticoidi, il che può portare a un aumento dei valori della pressione arteriosa.

Medicamenti con effetti sull'equilibrio del potassio: con la somministrazione di corticosteroidi insieme a medicamenti che aumentano l'escrezione del potassio (ad es. furosemide, idroclorotiazide, amfotericina B, beta-simpaticomimetici o i derivati xantinici) sussiste un aumentato rischio di ipokaliemia. In questi pazienti si devono pertanto monitorare i livelli di potassio.

Psicofarmaci: l'effetto di ansiolitici e antipsicotici può essere ridotto. Se del caso, aggiustare la dose di queste sostanze.

Citostatici: l'efficacia del ciclofosfamide può essere ridotta.

Vaccini: i vaccini con virus vivi, come ad es. i vaccini antipolio, BCG, parotite, morbillo, rosolia e vaiolo possono risultare più tossici a causa dell'effetto immunosoppressivo dei corticosteroidi. Possono svilupparsi infezioni virali disseminate. La risposta immunitaria può risultare ridotta nei vaccini con virus uccisi.

Si raccomanda di consultare anche l'informazione professionale dei medicamenti co-somministrati.

Gravidanza, allattamento

Gravidanza

I corticosteroidi come il metilprednisolone devono essere utilizzati in gravidanza solo dopo un'accurata valutazione dei rischi e dei benefici.

Il metilprednisolone attraversa ampiamente la placenta. Non sono disponibili sufficienti studi in donne in gravidanza e le esperienze sulla sicurezza dell'uso del metilprednisolone durante la gravidanza sono insufficienti. In studi sugli animali la somministrazione di corticosteroidi durante la gestazione ha portato a malformazioni fetali (cfr. «Dati preclinici»). Non vi sono tuttavia evidenze nell'uomo che i corticosteroidi causino malformazioni congenite.

In neonati le cui madri avevano ricevuto una terapia a lungo termine con corticosteroidi durante la gravidanza sono state osservate cataratte.

In uno studio retrospettivo è stata constatata un'aumentata incidenza di basso peso alla nascita nei neonati le cui madri avevano ricevuto corticosteroidi durante la gravidanza. Il rischio di basso peso corporeo alla nascita o ritardo di crescita intrauterina sembra essere dose-dipendente e può essere ridotto mediante somministrazione di dosi di corticosteroidi più basse.

I neonati le cui madri hanno ricevuto dosi più elevate di steroidi durante la gravidanza devono essere attentamente monitorati per rilevare eventuali segni di insufficienza corticosurrenalica. Tuttavia, un'insufficienza corticosurrenalica clinicamente rilevante in neonati esposti in utero a corticosteroidi sembra essere rara.

Allattamento

Poiché il metilprednisolone viene escreto nel latte materno e può compromettere, tra l'altro, la funzionalità della corteccia surrenale e la crescita infantile, durante l'uso di Medrol non si dovrebbe allattare con latte materno.

Fertilità

Negli esperimenti sugli animali è stato dimostrato che i corticosteroidi compromettono la fertilità (cfr. «Dati preclinici»).

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Gli effetti dei corticosteroidi sulla capacità di guidare veicoli o sull'impiego di macchine non sono stati studiati. Durante il trattamento con corticosteroidi possono presentarsi effetti indesiderati come vertigini, capogiri, disturbi della vista e stanchezza. I pazienti interessati non dovrebbero guidare veicoli o utilizzare macchine.

Effetti indesiderati

Gli effetti indesiderati del metilprednisolone dipendono dalla dose e dalla durata del trattamento nonché dall'età, dal sesso e dalla malattia di base del paziente.

Si riportano di seguito, elencati secondo la Classificazione sistemica organica e, ove possibile, in ordine di frequenza, gli effetti indesiderati tipici dei corticosteroidi somministrati per via sistemica e che pertanto possono presentarsi anche con Medrol. Le frequenze sono definite come segue: molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1'000, <1/100), raro (≥1/10'000, <1/1'000), molto raro (<1/10'000), non nota (la frequenza non può essere stimata sulla base dei dati disponibili).

Infezioni ed infestazioni

Comune: infezioni.

Non nota: infezioni opportunistiche.

Patologie del sistema emolinfopoietico

Non nota: leucocitosi.

Disturbi del sistema immunitario

Non nota: reazioni da ipersensibilità (incluse reazioni anafilattiche o anafilattoidi), angioedema, ridotta reattività ai test cutanei.

Patologie endocrine

Comune: sindrome di Cushing.

Non nota: soppressione dell'asse ipotalamo-ipofisi- surrene, sindrome da sospensione di steroidi, sviluppo di una crisi da feocromocitoma nei pazienti con feocromocitoma preesistente (anche latente).

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Comune: ritenzione di sodio e liquidi, ipokaliemia.

Non nota: aumento dell'appetito (che può portare ad aumento di peso), ridotta tolleranza al glucosio, alcalosi ipokaliemica, acidosi metabolica, dislipidemia, lipomatosi.

Disturbi psichiatrici

Comune: disturbi dell'umore come umore depresso ed euforico.

Non nota: labilità affettiva, irritabilità, ansia, disturbi mentali, disturbi del comportamento, stati confusionali, alterazioni dell'umore e della personalità, dipendenza psichica, disturbi psicotici (come mania, sintomi deliranti, allucinazioni e schizofrenia o peggioramento di tali disturbi), idee suicide.

Patologie del sistema nervoso

Non nota: cefalea, vertigini, insonnia, amnesia, disturbi cognitivi, crisi convulsive, pressione endocranica aumentata (con papilledema [ipertensione endocranica benigna]), lipomatosi epidurale.

Patologie dell'occhio

Comune: cataratta.

Non nota: pressione intraoculare aumentata, glaucoma, esoftalmo, corioretinopatia.

Patologie dell'orecchio e del labirinto

Non nota: vertigini.

Patologie cardiache

Non nota: insufficienza cardiaca nei pazienti predisposti, aritmie.

Patologie vascolari

Comune: ipertensione.

Non nota: ipotensione, eventi tromboembolici.

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Non nota: singulto.

Patologie gastrointestinali

Comune: ulcera peptica (con possibile emorragia e perforazione).

Non nota: rigidità addominale, dolore addominale, nausea, vomito, diarrea, dispepsia, esofagite (inclusa l'esofagite ulcerativa), emorragie gastrointestinali, pancreatite (anche nei bambini), perforazione intestinale, peritonite.

Patologie epatobiliari

Non nota: aumento delle transaminasi e/o della fosfatasi alcalina.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Comune: acne, ecchimosi, atrofia cutanea.

Non nota: eritema, eruzione cutanea, iperidrosi, prurito, orticaria, strie, disturbi della pigmentazione, irsutismo, petecchie, pannicolite.

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Comune: debolezza muscolare, osteoporosi.

Non nota: artralgie, mialgie, miopatia, rabdomiolisi, atrofia muscolare, artropatia neuropatica, rotture di tendini (in particolare del tendine di Achille), fratture vertebrali da compressione, fratture patologiche, osteonecrosi.

Patologie renali e urinarie

Non nota: urea ematica aumentata.

Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella

Non nota: disturbi mestruali, alterazione della potenza erettile.

Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione

Comune: edemi periferici, alterazioni nella guarigione della ferita.

Non nota: stanchezza, malessere.

Sicurezza nei pazienti pediatrici

Il profilo di sicurezza del metilprednisolone nei bambini e negli adolescenti equivale essenzialmente a quello osservato negli adulti.

Inoltre, nei bambini sono stati osservati i seguenti effetti indesiderati:

Patologie endocrine

Comune: ritardo di crescita.

Disturbi psichiatrici

Comune: sbalzi d'umore, irritabilità, comportamento anormale.

Patologie del sistema nervoso

Comune: insonnia.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

I casi riportati di tossicità acuta dopo sovradosaggio di corticosteroidi sono rari, non è nota alcuna sindrome clinica da sovradosaggio acuto. Non è disponibile alcun antidoto specifico in caso di sovradosaggio. La terapia è di supporto e sintomatica. Il metilprednisolone è dializzabile.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

H02AB04

Meccanismo d'azione

Il metilprednisolone, il principio attivo di Medrol, è il derivato 6-metilico del prednisolone.

Farmacodinamica

Il metilprednisolone presenta proprietà antinfiammatorie e immunosoppressive nonché scarse proprietà mineralcorticoidi. L'effetto del metilprednisolone si basa, come per tutti i glucocorticoidi, sulla stimolazione della sintesi di proteine intracellulari specifiche. Queste sono biologicamente attive e responsabili degli effetti sistemici concreti. La durata dell'effetto antinfiammatorio dei glucocorticoidi è pari approssimativamente alla durata della depressione dell'asse ipofisi-ipotalamo-surrene.

L'effetto antinfiammatorio di 4 mg di metilprednisolone è pari a quello di 5 mg di prednisolone, 4 mg di triamcinolone, 0.6 mg di betametasone o 0.75 mg di desametasone.

Efficacia clinica

Nessuna indicazione.

Farmacocinetica

La farmacocinetica del metilprednisolone è lineare indipendentemente dalla via di somministrazione.

Assorbimento

Il metilprednisolone viene assorbito rapidamente. La concentrazione sierica massima normalmente viene raggiunta da 1.5 a 2.3 ore dall'assunzione orale. La biodisponibilità assoluta è di circa l'80%.

Distribuzione

Il volume di distribuzione è di circa 1.4 l/kg. Il metilprednisolone si lega alle proteine plasmatiche per circa il 77%. Il metilprednisolone attraversa sia la barriera ematoencefalica sia la barriera placentare e passa nel latte materno.

Metabolismo

Il metabolismo del metilprednisolone nel fegato è qualitativamente simile a quello del cortisolo. I principali metaboliti sono il 20β-idrossimetilprednisolone e il 20β-idrossi-6α-metilprednisolone.

Eliminazione

La clearance totale è di circa 5-6 ml/min/kg, l'emivita media di eliminazione è di circa 1.8-5.2 ore. L'emivita farmacologica tuttavia è di circa 12-36 ore. I metaboliti vengono escreti nelle urine sotto forma di glucoronidi, solfati e composti non coniugati. Quantità minime di metilprednisolone vengono escrete nelle feci.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Disturbi della funzionalità epatica

Una grave insufficienza epatica ritarda il metabolismo del metilprednisolone (cfr. «Posologia/impiego» e «Avvertenze e misure precauzionali»).

Disturbi della funzionalità renale

Il metilprednisolone è dializzabile.

Bambini e adolescenti

Nei neonati, la clearance plasmatica è inferiore rispetto ai bambini e agli adolescenti.

Ipoalbuminemia/iperbilirubinemia

Possono verificarsi concentrazioni non volutamente elevate di metilprednisolone non legato alle proteine.

Dati preclinici

Farmacologia di sicurezza

I dati preclinici degli studi convenzionali su farmacologia di sicurezza e tossicità per somministrazione ripetuta non evidenziano alcun rischio inatteso. Le tossicità osservate negli studi a somministrazione ripetuta corrispondevano a quelle attese con l'esposizione continua a steroidi surrenalici esogeni.

Il metilprednisolone non ha mostrato segni di potenziale sensibilizzante nei test sulle cavie.

Genotossicità

Non sono stati effettuati studi di genotossicità con il metilprednisolone.

Il metilprednisolone sulfonato, che ha una struttura simile al metilprednisolone, non ha avuto effetti mutageni con e senza attivazione metabolica nella Salmonella typhimurium a concentrazioni fino a 2'000 µg/piastra. Il metilprednisolone sulfonato non ha avuto effetti mutageni anche in un test di mutazione genica su cellule ovariche di criceto cinese a concentrazioni fino a 10'000 µg/ml.

Il metilprednisolone suleptanato non ha indotto sintesi del DNA inattese negli epatociti primari di ratto a concentrazioni fino a 1'000 µg/ml.

Inoltre, una revisione dei dati pubblicati indica che il prednisolone farnesilato (PNF), che ha una struttura simile al metilprednisolone, non ha avuto effetti mutageni con e senza attivazione metabolica nei ceppi di Salmonella typhimurium ed Escherichia coli a concentrazioni fino a 5'000 µg/piastra. In una linea cellulare di fibroblasti di criceto cinese, il PNF ha prodotto un lieve aumento dell'incidenza di aberrazioni cromosomiche strutturali dopo attivazione metabolica alla concentrazione massima testata di 1'500 µg/ml.

Cancerogenicità

Non sono stati effettuati studi di cancerogenicità con il metilprednisolone. I risultati dei test di cancerogenicità nel ratto con glucocorticoidi simili sono stati diversi. I dati pubblicati indicano che budesonide, prednisolone e triamcinolone acetonide possono aumentare l'incidenza di adenomi epatocellulari e carcinomi dopo somministrazione orale tramite l'acqua di abbeveraggio nei ratti maschi, con dosi inferiori alle dosi cliniche tipiche (calcolate su base mg/m2).

Tossicità per la riproduzione

Con la somministrazione di corticosteroidi nel ratto è stata osservata una riduzione della fertilità.

A ratti maschi è stato iniettato per via sottocutanea lo steroide corticosterone a dosi di 0, 10 e 25 mg/kg/giorno una volta al giorno per un periodo di 6 settimane e gli animali sono stati poi accoppiati con femmine non trattate. La dose elevata è stata ridotta dopo il giorno 15 a 20 mg/kg/giorno. È stato osservato un minor numero di tappi copulatori, probabilmente riconducibile a un peso ridotto degli organi accessori. Il numero dei siti di impianto e dei feti vivi è risultato ridotto.

Il potere di riduzione della fertilità dei singoli corticosteroidi è molto variabile, motivo per cui una valutazione quantitativa del rischio legato al metilprednisolone non è possibile.

La somministrazione di corticosteroidi a dosi equivalenti a quelle umane si è dimostrata teratogena in numerose specie animali. In studi corrispondenti è stato dimostrato che i glucocorticoidi come il metilprednisolone aumentano l'incidenza di malformazioni (palatoschisi, malformazioni scheletriche, anencefalia, difetti ventricolari, spina bifida) e di letalità embriofetale (ad es. aumento dei riassorbimenti) nonché di ritardi di crescita intrauterina.

Altre indicazioni

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Conservare fuori dalla portata dei bambini.

Conservare nella confezione originale a temperature non superiori a 25 °C per proteggere le compresse dalla luce e dall'umidità.

Numero dell'omologazione

24785 (Swissmedic).

Confezioni

Medrol 4 mg: confezione da 30 compresse con scanalatura decorativa. [B]

Medrol 16 mg: confezione da 10 compresse con scanalatura decorativa. [B]

Medrol 32 mg: confezione da 10 compresse con scanalatura decorativa. [B]

Medrol 100 mg: confezione da 10 compresse con scanalatura decorativa. [B]

Titolare dell’omologazione

Pfizer AG, Zürich.

Stato dell'informazione

Agosto 2025

LLD V028